lunedì 18 giugno 2018

“Di Ilde ce n’è una sola” di Andrea Vitali, inesauribile tessitore di trame



Il ritrovamento fortuito di una Carta d’Identità, un marito sospettoso e una giovane moglie dal caratterino spigoloso: ecco i principali ingredienti dell’ultimo romanzo di Andrea Vitali, “Di Ilde ce n’è una sola”, edito da Garzanti e disponibile anche in formato e-book.
È l’estate del 1970 e fa particolarmente caldo, quando Oscar, operaio in cassa integrazione, viene informato che qualcuno ha ritrovato la Carta d’Identità della giovane e stravagante moglie, dalla personalità piuttosto volubile: Ilde Ratti. E sarà proprio per evitare discussioni con la Ilde che il povero Oscar, assai diffidente, inizierà a indagare sulla faccenda, forse anche per ammazzare il tempo, suo malgrado, nelle lunghissime giornate di calura estiva che sembrano non dare tregua nemmeno a un incolpevole cassintegrato come lui, costretto in casa tutto il giorno.


La vicenda, che giungerà a un epilogo inaspettato, è narrata con la maestria e l’umorismo sagace che gli affezionati lettori del pluripremiato Andrea Vitali ormai conoscono bene: lo stile è scorrevole e discorsivo, i personaggi esilaranti e incredibilmente realistici e le vicende fin troppo quotidiane, ma, forse proprio per questo, ancor più in grado di catturare la curiosità del lettore. Vitali non ha bisogno di scomodare brutali assassini o avventurosi amanti per attirare l’attenzione dei suoi ammiratori: vera protagonista di tutti i suoi romanzi è la vita lacustre della piccola provincia italiana e il brulicare di personaggi unici e di vicende ai limiti dell’incredibile che vi gravitano attorno. Non per questo, però, possiamo dire che i romanzi di Andrea Vitali siano tutti uguali. Questo, più che prolifico, inesauribile tessitore di trame sa stupirci ogni volta con una trovata diversa. Complice lo stile squisitamente narrativo, unito alla brevità dei capitoli dal ritmo incalzante, l’autore ci porta per mano in quello che si vede essere un mondo che ama e che, per quanto possa sembrar stretto, non deve essere poi così male se è una tale fonte di ispirazione.


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