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venerdì 23 dicembre 2016

Rujada Atzori: un vulcano di scrittrice!


Provate a immaginare la forza inarrestabile della fantasia e della creatività di uno scrittore di talento. Questa energia ha nome, cognome e un gran senso dell’umorismo: si tratta di Rujada Atzori, una giovane autrice che, con la sua sottile ironia e le sue irresistibili trame d’amore, ha conquistato ormai centinaia di lettrici e lettori, grazie anche al passaparola sul Web e sui Social Network.
Classe 1990 e origini sarde, Rujada ha scoperto la passione per la scrittura da giovanissima e ha deciso di dedicarvisi con quello slancio speciale, fatto di impegno e incoscienza, che preclude ai grandi successi.
Dal self publishing, che le ha permesso di farsi notare per le sue capacità di narratrice, ha ottenuto numerose collaborazioni con medi e grandi editori, come la Butterfly Edizioni, per la quale è un’autrice di punta, e Rizzoli You Feel, e ha instaurato profonde amicizie con molte colleghe autrici, che sono sfociate in vari progetti a quattro mani, per la gioia di lettrici e lettori. Ciò che colpisce di Rujada Atzori, oltre allo stile frizzante e ironico e ai personaggi impossibili da dimenticare, è l’incredibile inesauribilità delle storie da raccontare, sempre originali e creative, ma, allo stesso tempo, costruite con l’accortezza di un’autrice di esperienza e inglobate in strutture narrative di magistrale precisione.
Inarrestabile, proprio come un vulcano, la capacità di Rujada dedicarsi a più progetti contemporaneamente le garantisce una continuità e una prolificità che fanno invidia ai grandi autori professionisti e le assicurano un ruolo di primo piano tra le scrittrici più seguite della nuova generazione, soprattutto sul Web. Insomma, quando esce una nuova storia di Rujada Atzori, non passa mia inosservata!  



Dal self publishing, alla grande editoria con Rizzoli, passando per la Butterfly Edzioni, la casa editrice per la quale hai pubblicato numerosi best sellers: che autrice sei? Ti lasci trasportare dall’ispirazione in ogni momento possibile, o hai un metodo collaudato al quale non puoi rinunciare?

Innanzitutto grazie mille per questa intervista! Che autrice sono? In realtà non lo so, tendo al genere ironico, ma perché mi viene spontaneo pensare, dire e scrivere in questo modo, visto che in primis sono così: amo ridere e ho sempre la battuta pronta.
Non ho nessun metodo: penso alla trama, la scrivo e poi inizio la stesura, infatti ho una marea di file sul mio computer, alcune storie scritte a metà, altre concluse e altre ancora da rivedere.


Quando e da dove nasce la tua esigenza di scrivere? È ancora possibile oggi, secondo te, fare della scrittura un mestiere a tempo pieno? Tu come ti barcameni tra le varie collaborazioni che porti avanti con tanta soddisfazione?

La voglia di scrivere nasce nel 2011. Si tratta di una storia che ancora non ho pubblicato e non so quando lo farò, visto che in parte è vera. È stata 2quella storia” e la mia fervida fantasia ad avvicinarmi al mondo della scrittura.
Sarebbe davvero bello poter dedicare il mio tempo solo ed esclusivamente alla scrittura e fare della mia passione anche un mestiere a tempo pieno, ma è impossibile…
Come mi barcameno? Bella domanda… Quando scrivo qualcosa a quattro mani, ci passiamo il file su Facebook, scriviamo capitoli alterni e, ogni volta che mi arriva nuovo materiale, apro il documento e scrivo, lasciandomi trasportare! Spesso scrivo più storie contemporaneamente: una un giorno, una un altro giorno, o, se necessario, anche entrambe nello stesso giorno. Detto così sembra impossibile, ma non lo è!



L’amore non passa mai di moda e il rosa è, senza dubbio, la tua dimensione più congeniale, in tutte le sue sfaccettature. Cosa pensi di questo genere: a cosa è dovuto tanto successo e a quali bisogni dei lettori risponde?

Io penso che il rosa andrà sempre alla grande, perché noi donne siamo sognatrici. Ammetto che io adoro anche i thriller, soprattutto quelli psicologici, però il rosa è il rosa e venderà sempre, le classifiche parlano chiaro.


Quanto c’è di vero nei personaggi e nelle esilaranti vicende che racconti? Come delinei, in generale, trame e protagonisti? Hai autori di riferimento che hanno contribuito alla tua formazione di autrice? Svelaci qualche tuo segreto…

Di vero? Oltre alla gatta psycho-killer di “Una sorpresa per te”, c’è il mio carattere, il modo di parlare delle protagoniste dei libri, i pensieri, i gesti…
Come ho scritto prima, butto giù la trama, cerco di avere in mente il finale, altrimenti non riesco a scrivere, poi i personaggi si creano da soli, anche perché io inizialmente pianifico alcuni personaggi principali, ma poi se ne aggiungono sempre altri: un amico, un’amica, l’antipatico della situazione, l’antagonista e così via.
Una delle mie autrici di riferimento è Bianca Cataldi che continuerò a citare, perché la sua scrittura mi fa sciogliere il cuore ogni volta che leggo un suo libro. Leggo anche la Hoover e tante altre che adoro, più o meno famose.
Quali sono i miei segreti? Eh, eh… se te li dicessi, poi dovrei ucciderti!



A cosa stai lavorando attualmente? Raccontaci quali sono i tuoi programmi per il futuro.


Sono troppi! Oltre a quelli che sto scrivendo per conto mio, ci sono i libri con Vanessa Vescera, ne è appena uscito uno, “Quel bacio inaspettato” (La serie degli imprevisti) che è il primissimo, poi c’è quello con Antonella Maggio, “Conquistami se ci riesci” e un altro per me molto importante, ma non svelerò con chi lo sto scrivendo, “Remember”, il mio primo thriller.




domenica 13 novembre 2016

Cristina Migliaccio: un esordio su “ali di Farfalla”


Sono pochi gli editori che, al giorno d’oggi, danno fiducia agli autori emergenti, prendendosi cura di loro in modo tale da trasformarli da bruchi a farfalle. Tra le Case Editrici più attente, tuttavia, c’è, senza dubbio la Butterfly Edizioni che, rendendo giustizia al suo nome, ha permesso a molti scrittori di crescere e di spiegare le ali verso cieli colmi di soddisfazioni.
Tra gli esordienti delle ultime settimane, in classifica su tutte le principali piattaforme online ormai da più di un mese, c’è Cristina Migliaccio con la sua frizzante commedia romantica “Ti amo, stupido!”, una nuova esilarante dimostrazione che gli opposti sono destinati ad attrarsi, nonostante tutto.  
Rebecca e Scott non si vedono da anni quando, per uno strano scherzo del destino, si incontrano nuovamente nella loro città natale, dove Rebecca è costretta a fare ritorno dopo aver perso il suo posto di lavoro. Complici due cani a dir poco chiassosi, Scott e Becky tornano alle sane vecchie abitudini: litigare, litigare, litigare, in ogni occasione possibile. Ma siamo sicuri che, dietro al carattere apparentemente spigoloso della ragazza, non si nasconda, in realtà, una profonda sensibilità? Scott è sempre più incuriosito e, questa volta, non vuole lasciarsi sfuggire per nulla al mondo l’occasione di far breccia nel cuore di questa giovane donna che lo attrae almeno tanto quanto lo innervosisce.
Spassoso e divertente proprio come le grandi firme del genere, ma anche caratterizzato da un’identità ben precisa e già matura, quello di Cristina Migliaccio è uno degli esordi più riusciti degli ultimi mesi che ci auguriamo sia solo il primo romanzo di una fortunata serie, visto il successo di pubblico che questa giovane autrice sta avendo, anche grazie al passaparola della rete.



Equivoci, battibecchi e un’attrazione irresistibile: sono questi gli ingredienti di “Ti amo, stupido!”, Butterfly Edizioni, il tuo romanzo d’esordio. Raccontaci la genesi di questo libro: cosa ti ha ispirato durante la stesura?

Tutti i giorni sono costretta a passare davanti la casa di una signora che ha due cani da guardia sempre piazzati vicino il cancello e che non perdono mai l’occasione di abbaiarmi contro. Un giorno, presa dalla rabbia, gli ho urlato contro: “Stupidi cani!” e una lampadina mi si è accesa nel cervello. Ho pensato: “Perché non provare a scriverci qualcosa?” ed è così che è partita la trama di “Ti amo, stupido!”.

Quando e da dove nasce la tua esigenza di scrivere? Che autrice sei: segui l’ispirazione a qualunque ora del giorno o hai un metodo collaudato al quale non puoi rinunciare?

Ho scritto sin da piccola, ma i veri testi di senso compiuto sono arrivati durante l’adolescenza. Mi sono allenata molto con il Web, passando dai forum alla piattaforma di EFP, e sono profondamente grata a quel periodo perché è lì che ho capito quale sarebbe potuta essere la mia strada. Non tutti hanno ben chiaro cosa vogliono dalla vita, per me è stato facile capirlo, soprattutto perché è nato come un hobby, un’esigenza di mettere su carta le parole che avevo nella testa. In alcuni momenti ho trovato la scrittura molto terapeutica: riversare le proprie emozioni all’interno di una storia è ciò che poi la rende tua.
Della mia scrittura ho capito questo: se vado in cerca d’ispirazione, sicuramente non la troverò, per questo lascio che sia lei a trovare me. Ammetto che il più delle volte vengo colta dall’estro creativo nei momenti meno opportuni, perché non posso mai appuntarmi quello a cui ho appena pensato; infatti sono tantissime le idee finite nel dimenticatoio, e dire che giro sempre con un quaderno in borsa!

Come definiresti Rebecca e Scott, i protagonisti della tua storia, tanto diversi da non poter fare a meno l’uno dell’altra? In generale, come delinei i personaggi dei tuoi romanzi?

Come li definirei? Cane e gatto, tanto per cominciare!  Per quanto diversi, entrambi hanno in comune un grande difetto: la testardaggine. Rebecca è l’acidità in carne ed ossa e riversa tutta la sua negatività sul povero Scott (che in fin dei conti non le ha fatto proprio niente) il quale, invece, nonostante i musi lunghi e la lingua tagliente, cerca di scoprire la sua vera natura. Ho voluto creare due personaggi forti che fossero diversi, ma al tempo stesso simili tra loro, trovare un equilibrio nello squilibrio, due protagonisti che si sapessero tenere testa nella vita e nell’amore. In genere, ho un debole per i rapporti di odio-amore, è il mio stereotipo letterario (non a caso una delle mie scrittrici preferite è Susan Elizabeth Phillips che in questo è una vera e propria maestra) e cerco sempre di rendere al meglio questo rapporto fatto di battibecchi fino all’ultimo istante.

Per saper scrivere bene, occorre, certamente, leggere tanto: che generi e quali autori prediligi? Che libro c’è sul tuo comodino?

Sono un’appassionata di romanzi rosa, si può dire che tutto è iniziato ai tempi in cui divoravo i volumi de “Le ragazzine” finché non è arrivato il giorno in cui ho conosciuto Sophie Kinsella e il suo “Sai tenere un segreto?”. Non è stato il primo libro che ho letto di quest’autrice, ho iniziato con la serie di “I love shopping”, ma è con “Sai tenere un segreto?” che ho capito che il nostro sarebbe stato un lungo amore. Di recente scoperta è, invece, Susan Elizabeth Phillips, una donna meravigliosa dalla penna impeccabile che per me è diventato un punto di riferimento nell’universo romance. A differenza dei miei coetanei con la passione per Harry Potter, ho passato l’adolescenza tra i libri di Nicholas Sparks, riscoprendo il piacere della lettura e il potere del buon dramma. Come penna letteraria del nostro secolo, ammiro profondamente Carlos Ruiz Zafon e la sua serie de “L’ombra del vento”, ma se devo confessarvi qual è il libro sul mio comodino, non aspettatevi nulla di complesso e doloroso: “Voglio scrivere per Vanity Fair” di Emma Travet è la mia Bibbia!

A cosa stai lavorando attualmente? Svelaci quali sono i tuoi programmi per il futuro.


Ho il brutto difetto di iniziare tanto e finire poco.  Ci sarebbero così tanti potenziali romanzi da concludere o sviluppare, ma il più delle volte manca il tempo o l’ispirazione adatta. Attualmente mi sto dedicando alla stesura di un nuovo romance, anche se a dirla tutta non mi dispiacerebbe approfondire le vicende di Amelia e Bea, forse perché sono troppo affezionata a “Ti amo, stupido!” per lasciarli andare così in fretta! 


domenica 18 settembre 2016

Antonella Maggio: come sono diventata Scrittrice


Come si diventa scrittori al giorno d’oggi? Quali sono gli ostacoli che deve superare un autore emergente in un contesto editoriale sempre più diviso tra il cartaceo e il digitale? E il talento che ruolo occupa in questa interminabile partita a scacchi governata dalla fortuna? Abbiamo rivolto queste e molte altre domane ad Antonella Maggio, una scrittrice ormai affermata e molto apprezzata per il suo stile fresco e i suoi intrecci briosi, nei quali è facile immedesimarsi, soprattutto per i lettori più curiosi ed esigenti.
Non è da tutti gli autori confidare apertamente i segreti del loro successo, raccontando qual è stato il loro percorso, dai primi passi come emergenti, alle soddisfazioni derivanti dalle pubblicazioni sempre più numerose, ma Antonella Maggio si è confessata senza riserve, con la semplicità e la modestia che ancora la caratterizzano, nonostante il cammino fatto. Come in ogni mestiere, anche nella scrittura ciò che conta sono gli incontri, catalizzatori di sinergie in grado di far germogliare i frutti delle collaborazioni nate dall’impegno e dalla dedizione verso i lettori. A tal proposito, come sottolinea Antonella, la fiducia e la cooperazione tra autore ed editore sono fondamentali per lavorare serenamente. In particolare l’incontro con Argeta Brozi, fondatrice e Direttrice Editoriale della Butterfly Edizioni, è stato fondamentale per Antonella, soprattutto perché entrambe hanno saputo imparare l’una dall’altra, dando vita, oltre a una collaborazione lunga e fruttuosa, anche a una sincera amicizia.
Oltre a essere una delle autrici di punta della Butterfly Edizioni, Antonella Maggio scrive per molte altre case editrici, tra cui Rizzoli, per la collana Youfeel, un progetto interamente digitale che ha contribuito a lanciare con successo sul mercato dei big molti nuovi autori e che le ha permesso di mettersi alla prova nella collaborazione con molti editori dalle esigenze differenti: i primi passi di una carriera che, non abbiamo dubbi, sarà lunga e ricca di soddisfazioni.   

Quando e da dove nasce la tua esigenza di scrivere? Che scrittrice sei: segui l’ispirazione in qualunque momento della giornata o hai un metodo ben preciso al quale non puoi rinunciare?

Per prima cosa ringrazio Alessandra e il suo Blog per avermi ospitato, per me è davvero un onore. Sorrido quando leggo “la tua esigenza di scrivere”. Queste parole sintetizzano tutto alla perfezione, perché in realtà è proprio così, per me scrivere è diventato un bisogno primario, come quando da bambini si pensa al futuro e con convinzione si afferma di voler fare, ad esempio, l’astronauta. Io sognavo di fare altro, mi ci vedevo a scrivere un libro, ma credevo si trattasse di uno di quei sogni che il tempo ti fa dimenticare, invece, con la scrittura, ho trovato il mio posto nel mondo e se per una ragione qualsiasi non posso mettere nero su bianco le mie idee, vado nel panico, ma, nonostante tutto, non amo molto definirmi “scrittrice”. Mi piace semplicemente scrivere, assecondare la mia ispirazione, che arriva sempre nei momenti meno opportuni, o prendere in carico le trame che qualche volta mi affida Argeta Brozi, la mia editrice, senza seguire un metodo, lascio fare al mio istinto. 


Raccontaci il tuo percorso di autrice, dagli inizi a oggi: qual è il segreto del tuo successo? Svelaci qualche tuo segreto…


Ho scritto il mio primo romanzo oltre otto anni fa, ma il mio vero esordio è “Profumo d’amore a New York”, edito da Butterfly Edizioni. Fino a un anno fa non sapevo come muovermi, come pubblicizzarmi e propormi ai lettori o sul vasto mercato editoriale. Se oggi posso vantare una piccola cerchia di lettori è solo grazie alla mia casa editrice che ha saputo darmi tanto. Il segreto del mio successo è che non ci sono segreti! Mi sono semplicemente affidata a una casa editrice che non conoscevo, ma mi ispirava tanta fiducia ed è nato uno splendido rapporto di collaborazione. Ecco, la collaborazione è tutto, lavorare insieme per raggiungere un obiettivo comune non è solo un modo di dire. Io cerco di metterlo in pratica ogni giorno.



È ancora possibile oggi, secondo te, fare della scrittura un mestiere a tempo pieno? Cosa significa collaborare con diversi Editori? Dai un suggerimento a un giovane come te che volesse seguire le tue orme.

Partiamo dal presupposto che in una nazione dove i lettori scarseggiano, diventa impossibile vivere di scrittura e farne un mestiere. Io ho avuto la fortuna/sfortuna di ritrovarmi senza lavoro per problemi di salute e ho riempito il mio tempo con storie e parole. Oggi sono qui, mi piace quello che faccio, riesco ancora a dedicare tutto il mio tempo alla scrittura e spero di continuare in questo modo. Al momento collaboro con tre editori, in ordine Butterfly Edizioni, Les Flaneurs Edizioni e da pochissimo anche Rizzoli per la collana digitale Youfeel. Ognuno di loro mi ha dato tanto, mi spronano a fare meglio, a continuare a mettermi in gioco e, come ho già detto prima, adoro la collaborazione. L’unico suggerimento che posso dare a chi, come me, ama scrivere è quello di restare sempre con i piedi per terra, umili e non sentirsi mai arrivati per non perdere il piacere vero della scrittura.


Per saper scrivere bene occorre, certamente, leggere tanto: che generi e quali autori prediligi? Che libro c’è sul tuo comodino?


Io, infatti, mi reputo prima lettrice e solo dopo amante della scrittura. Le mie letture sono per lo più leggere, perché quando stringo un libro tra le mani, ho voglia di sognare, di vivere mille vite diverse, visitare posti nuovi per mano dei protagonisti e questo non toglie che anche una lettura meno impegnativa possa poi insegnarci qualcosa di nuovo. Per i generi vado un po’ a periodi, così come per gli autori. Questo, ad esempio, è il mio periodo romance al quale alterno qualche classico, perché solo ora, lontano dagli anni di studio, ne riesco ad apprezzare la bellezza e il senso. Sul mio comodino ci sono tanti libri incastrati come al gioco del Tetris e sono i cartacei delle mie colleghe e amiche che stimo tanto.

A cosa stai lavorando attualmente? Raccontaci quali sono i tuoi programmi per il futuro.

Al momento sto terminando l’editing di tre romanzi che usciranno con le mie rispettive case editrici. Inoltre scrivo a quattro mani con due mie colleghe scrittrici e, anche se a rilento a rilento, procedo con una nuova storia che spero possa regalare nuove forti emozioni. Non so se si è capito, ma ne ho per le lunghe con la scrittura e le trame non fanno altro che moltiplicarsi…








domenica 4 settembre 2016

Nicola Antonio Imperiale: scrivo, ascoltando la “voce” del cuore


La scelta di scrivere può essere inconsapevolmente terapeutica, instillando in chi sceglie di mettersi a nudo, tra penna e inchiostro, il coraggio necessario per compiere scelte inaspettate e analizzare episodi del passato che racchiudono al loro interno molteplici significati. È proprio ciò che accade alla protagonista di “La coscienza del cuore”, Butterfly Edizioni, il primo romanzo di Nicola Antonio Imperiale. Si tratta di una ragazza come tante, nella quale è facile immedesimarsi, per la limpidezza con cui esamina la propria vita tra le pagine di quello che può assomigliare a un diario, ma è un vero e proprio flusso di coscienza. Col pretesto di scrivere una lettera a un amico del passato, che non è più parte della sua vita, la giovane protagonista, infatti, scrive a sé stessa e racconta il colorato mosaico della sua vita, tra incomprensioni familiari, problemi di cuore, amicizie complicate e lavoro precario. Tutti tasselli di una quotidianità che potrebbe attanagliare chiunque, privandolo dello slancio necessario per compiere le scelte giuste, ma che, paura dopo paura, non è altro che un elenco di sogni da realizzare.
Diretto e toccante, questo romanzo delicato e mai banale, nasce da un’esperienza di vita autobiografica che l’autore rielabora con originalità, capovolgendone il punto di vista e narrando il tutto da una prospettiva esclusivamente femminile con una sensibilità non comune. Dopo essersi messo alla prova con racconti e poesie, Nicola Antonio Imperiale, approda al romanzo con una struttura semplice, ma convincente, che promette la nascita di un autore di talento, in continua crescita e in grado di coinvolgere il lettore nel profondo.


Una ragazza di oggi e i piccoli, grandi problemi della sua vita quotidiana: una lettera a un amico che non c’è più è il pretesto ideale per l’inizio di un flusso di coscienza che ci fa immergere nel profondo della sua anima. Sono questi gli elementi di “La coscienza del cuore”, Butterfly Edizioni: raccontaci le genesi di questo romanzo, cosa ti ha ispirato durante la stesura e cosa vuoi comunicare?

Scrivere è vita, di conseguenza è la vita stessa a ispirare lo scrittore. Ora, tralasciando i sofismi, nel mio romanzo si racconta una storia vera, qualcosa che ho vissuto in prima persona. Naturalmente, alla vicenda è stato dato un po’ di “colore”, ma descrivo situazioni che nella loro semplicità possono “toccare” ognuno di noi. Proprio per questo, tutta la narrazione punta a far immedesimare il lettore, uomo o donna che sia, con la protagonista. Voglio far comprendere come sia facile capirsi, quando ci si ferma ad ascoltare l’altra persona e quanto invece sia deleterio dare per scontato che le proprie ragioni siano sempre quelle giuste.

Quando e da dove nasce la tua esigenza di scrivere? Che autore sei: segui l’ispirazione a qualsiasi ora del giorno o hai un metodo collaudato dal quale non puoi prescindere?

Ho iniziato a scrivere da piccolo, quando ero ancora un bambino e non ho mai smesso. Attraverso la scrittura riesco a esprimere sentimenti, dubbi e paure più recondite. L’ispirazione può toccarti a ogni ora del giorno, non c’è un momento particolare, bussa quando vuole. Io annoto e poi scrivo la sera per lo più. Dopo una giornata di emozioni lasciarsi andare alla scrittura è intimamente liberatorio.

L’intero romanzo è scritto completamente da un punto di vista femminile: come mai questa scelta originale e coraggiosa? È stato difficile immedesimarsi nei panni della protagonista?

Il motivo di questa scelta è nella sua genesi. Come ho già detto, è una storia che ho vissuto in prima persona, ma dal punto di vista maschile. Inizialmente, ho iniziato a elaborare il romanzo così. Purtroppo, mentre scrivevo, mi sono reso conto di riempire le pagine di rancore e pensieri negativi, non mi piaceva per niente. Pertanto ho cambiato punto di vista, cercando di vedere il tutto con gli occhi dell’altra persona, di lasciarmi andare a quella sensibilità che noi uomini tendiamo un po’ a sopprimere. Ho iniziato a chiedermi: “Che cosa pensava? Come ha reagito? Che cosa ha provato? E io cosa avrei fatto al suo posto?”. È stato un bellissimo “esperimento letterario” e, dopo le prime pagine, è stato davvero facile immedesimarmi.

Per saper scrivere bene occorre, senza dubbio, leggere molto: che generi e quali autori prediligi? Che libro c’è sul tuo comodino?

Pirandello, Zweig, Hesse e Saramago sono autori che amo tantissimo, ma in realtà non ho alcun genere preferito in particolare. Bisogna leggere un po’ di tutto, ogni libro ti fa vivere delle emozioni. Secondo me leggere un solo genere di libri è come privarsi della possibilità di conoscere emozioni diverse. A dire il vero, sul mio comodino ci sono tanti libri, le librerie di casa non bastano più e sono ormai al “collasso”. Ad ogni modo, il libro che amo di più in assoluto e che per me è il più “caro”, quello da tenere sul comodino, appunto, è “Le notti bianche” di Dostoevskij.

A cosa stai lavorando attualmente? Svelaci quali sono i tuoi progetti per il futuro.


Al momento sto lavorando a un romanzo corale, sono ancora a metà, ma spero di finire entro l’anno. Oltre a questo, ho in lavorazione un paio di raccolte di racconti. Ho il sospetto che non vi libererete facilmente di me!


domenica 17 luglio 2016

Argeta Brozi: la tentazione di… scrivere!


Il coraggio è la chiave per aprire tutte le porte. Ne è convinta Argeta Brozi, fondatrice e Direttrice Editoriale della Casa Editrice Butterfly Edizioni, ma anche talentuosa scrittrice attualmente in forza alla Newton Compton, in seguito all’uscita di “Tentazioni” il romanzo che, grazie alla forza del passaparola, le ha definitivamente spalancato le porte del successo.
“Tentazioni” è la storia di Ylenia, una ragazza delusa dalle storie d’amore che ha avuto, una più disastrosa dell’altra. È proprio dal desiderio di rivalsa, che Ylenia, assieme alla sua amica Laura, escogita un modo decisamente sopra le righe per prendersi una rivincita: tenterà di conquistare e sedurre i fidanzati di tutte le ragazze che si rivolgono a lei per mettere alla prova la lealtà e la fedeltà dei loro fidanzati. Tutto sembra procedere come un gioco esaltante, ma ben presto Ylenia si rende conto che la situazione è più complicata di quel che sembra, soprattutto quando conosce Brian, un ragazzo che sembra metterla alla prova ancora una volta, minando apparentemente la sua autostima, fino a un epilogo a sorpresa che lascerà tutti col sorriso sulle labbra.
La passione di Argeta per la scrittura si perde nella sua infanzia, quando già aveva le idee molto chiare su quello che sarebbe stato il suo futuro di autrice dallo stile pulito e brillante e sulla perseveranza che avrebbe avuto nel perseguire e realizzare i propri sogni. Dalla tastiera del PC, immersa nel mondo dei suoi personaggi di fantasia, alla decisione di fondare la Butterfly Edizioni, non è passato molto tempo, ma l’aver oltrepassato la barricata, vestendo i panni dell’editore, le ha conferito quell’esperienza che, assieme al talento, all’entusiasmo e al lavoro di squadra, hanno reso questa piccola Casa Editrice un vero gioiello dell’editoria indipendente, in grado di coniugare impegno e sacrifici a soddisfazione e grinta.



Come scriveva Oscar Wilde: “l’unico modo per liberarci di una tentazione è cedervi” e noi non abbiamo resistito. Abbiamo letto “Tentazioni”, Newton Compton, e siamo rimasti senza fiato. Raccontaci la genesi di questo romanzo: cosa ti ha ispirato durante la stesura?

Grazie, Alessandra, sono felice che il mio libro vi sia piaciuto! Forse sarebbe meglio dire cosa mi ha ispirato prima della stesura. Perché, solitamente, prima di mettermi a scrivere, ho bisogno di aver ben chiari in mente la storia, soprattutto i protagonisti, ciò che voglio comunicare e il finale. Infatti, prima di scrivere “Tentazioni”, ho pensato a questo libro per ben due anni: sapevo chi sarebbe stata la protagonista ma mi mancava la famosa “scintilla” che arrivò due anni dopo che ragionavo sulla storia, durante una discussione all'università circa i tradimenti. Un mio amico sosteneva che un uomo se voleva mentire e di conseguenza tradire, difficilmente sarebbe stato smascherato, io invece non ero d'accordo, perché sono convinta che la verità viene sempre fuori. In quel momento ho avuto un’illuminazione: mi è venuta in mente una scena che si trova verso metà libro, in cui Ylenia, la protagonista, parla con una sua cliente e le dice:

“Tutti gli uomini tradiscono.”
“Come fai a saperlo?”
“Te lo posso dimostrare.”

È stato come un film: da queste battute ho visto tutto il libro e dato una sferzata alla storia. Sapevo cosa avrei scritto, anche se durante la stesura parecchie scene sono state inaspettate anche per me, come, ad esempio, l'arrivo, non previsto, del migliore amico Cristian, che avrà un ruolo molto importante nel seguito di “Tentazioni”, attualmente in scrittura. Dall'episodio all'università ho impiegato solo cinquantasette giorni per scrivere tutto il romanzo che consta di quasi quattrocento pagine. C'è da dire che avevo più tempo allora…

Che scrittrice sei e quando ti sei resa conto che questo talento sarebbe potuto diventare un mestiere? Come e da dove nasce la tua esigenza di scrivere?

Avevo solo nove anni quando dissi ai miei che da grande sarei diventata una scrittrice. Ho sempre avuto le idee piuttosto chiare fin da piccola, ma soprattutto, sono sempre stata costante nel raggiungere i miei obiettivi, tant'è che ho realizzato praticamente quasi tutti i sogni che mi ero prefissata. Ne ho in sospeso solo due: quello di diventare una pianista e di aprire un negozio per vendere libri e giocattoli, però questo l'ho fatto in parte, visto che mi occupo di libri perché ho una casa editrice. Alle elementari i miei maestri dicevano a tutti che avevo una grande fantasia per la mia età e che, sicuramente, sfruttandola, avrei fatto grandi cose. Nel tempo non sono cambiata: l’Italiano è rimasta la mia materia preferita e non vedevo l'ora di scrivere temi. A volte, durante gli esami, scrivevo pure i temi per alcuni amici, anche se so bene che non si dovrebbe fare! Mi piaceva così tanto scrivere, che nelle tre ore che ci dava l'insegnante io, di solito, riuscivo a scrivere almeno tre temi (che prendevano buoni voti), di cui uno mio. Dentro di me sapevo che questa sarebbe stata la mia strada, anche se pensavo di raggiungere certi obiettivi molto più tardi nell'età, anche se ho iniziato a pubblicare a soli 15 anni.
Scrivere per me è come respirare: mi viene naturale, ogni giorno la mia mente crea nuove trame per nuovi libri. Per mancanza di tempo ora le regalo ai miei autori, così almeno non rimangono chiuse nel cassetto!

Oltre a essere un’autrice prolifica, sei fondatrice e Direttrice Editoriale di Butterfly Edizioni, una Casa Editrice indipendente molto attenta agli autori emergenti. Cosa significa essere un editore in un Paese nel quale si legge sempre meno? Quando e come hai deciso di intraprendere questo percorso e quali ostacoli hai incontrato e incontri ancora oggi sul tuo cammino?

Dirigo la Butterfly dal 10 gennaio del 2011, da non crederci: sono passati più di cinque anni e sono letteralmente volati! Come ho detto più sopra, ho sempre amato i libri, ma il desiderio di poter lavorare in una casa editrice è nato negli anni, dopo le mie difficoltà di scrittrice a trovare un editore che mi sostenesse realmente e non solo una volta ogni tanto. Non avevo mai pensato di aprire un'attività tutta mia, per svariati problemi, tra cui, non ultimo, il fatto che non avevo un lavoro ai tempi, visto che avevo venticinque anni quando ho aperto la Butterfly Edizioni e quindi non avevo soldi da investire. Per cui, all'inizio, decisi di propormi a qualche editore, ma, già prima di questo, ero un punto di riferimento per tanti autori: mi veniva spontaneo aiutare gli emergenti come me, facevo interviste, recensioni, articoli, promozione, editing, tutto in maniera gratuita. Lavorai dunque per un paio di editori e poi un altro mi contattò e feci queste esperienze per circa quattro anni, sempre gratuitamente. Mia madre però - che ha sempre avuto grande fiducia nelle mie capacità - mi disse che così mi buttavo via, che non era giusto che dessi le mie idee agli altri senza avere nulla in cambio e diciamo pure che mi aprii gli occhi, dicendomi una frase che cambiò decisamente la mia vita: “Perché non apri una casa editrice tua e usi le tue idee per te? Se va bene, ti crei un lavoro. Se va male, impari qualcosa di nuovo”. Mia madre era molto ottimista e io non ero da meno! Detto fatto: pochi mesi dopo aprii la Butterfly, mio padre mi fece un piccolo prestito per i primi pagamenti e da lì in poi ho fatto tutto con le mie sole forze e idee, perché quelle non devono mancare mai! Tre anni dopo riuscii a restituire tutto a mio padre, perché sono una di quelle che vuole farcela da sola a tutti i costi e non vuole avere “debiti”, e ora l'80% dei libri che pubblichiamo entrano in classifica vendendo migliaia di copie. Le difficoltà sono le stesse di tutti gli editori piccoli, soprattutto indipendenti: la distribuzione è della grande editoria e noi piccoli siamo costretti a rimediare con distributori medio-piccoli, dunque arrivare in libreria è ancora più complicato. perché non hanno spazio per tutti, visto che ci sono più di 100.000 pubblicazioni annue, e, solitamente, i libri degli emergenti pubblicati da piccoli editori vengono tenuti dentro gli scatoloni nonostante distributore e casa editrice facciano pubblicità. Diciamo pure che riceviamo tante porte sbattute in faccia a volte solo perché “siamo piccoli”! I lettori sono sempre meno, anche perché gli stessi soldi valgono meno a causa della crisi mai passata e spesso anche i lettori stessi sono un ostacolo, perché comprano a occhi chiusi i libri pubblicati dei big, pensando che – solo perché pubblicati da loro – sono migliori degli altri. Inoltre capita che i lettori acquistino i self, cioè coloro che si autopubblicano, perché – oltre al basso prezzo che hanno – poverini, sono self e non hanno l'appoggio di un editore, ma noto, invece, che sono reticenti a credere nei piccoli editori.
Insomma è una giungla, dove bisogna andare avanti nonostante ai piedi si abbiano dei bei massi che rallentano il cammino... La scelta di aprire la Butterfly Edizioni, più che una decisione consapevole, è stata una follia, ma è la più bella follia che abbia mai fatto!



Tra l’avvento del digitale e il costante aumento delle autopubblicazioni, come riesce a barcamenarsi un editore che vuole premiare il talento dei nuovi autori? Cosa sta accadendo all’Editoria del nostro Paese e che consiglio ti senti di dare a chi volesse seguire le tue orme in questo settore?

Se c'è una cosa che ho capito, lavorando come editore, è che il mercato dell'editoria ha cambiamenti anche da un mese all'altro, figuriamoci negli anni, e che quasi niente è “prevedibile”. Io ogni anno cerco di creare qualcosa di “nuovo”, sono un piccolo editore e punto tutto sulle idee, ma seguo molto anche le richieste degli autori e dei lettori. Ad esempio, dopo anni di richieste da parte di self di voler ripubblicare i loro libri con la Butterfly Edizioni, quest'anno abbiamo creato una collana appositamente per loro chiamata “Love self”, dove, però, i protagonisti saranno i lettori, perché leggeremo soprattutto i romanzi da loro suggeriti. Poi, sempre quest'anno, ho ideato un concorso per premiare i lettori più attivi: se qualcuno ha letto uno o più libri della Butterfly e li pubblicizzerà nei gruppi di Facebook, su Twitter e Instagram, o lascerà recensioni sui Blog e sugli Store con l'hashtag #ioleggobutterfly, il lettore più dinamico potrà vincere un anno di libri gratis e un buono Amazon da spendere come preferisce. Secondo me la carta vincente per essere editore è quella di sapersi reinventare ogni volta e di seguire ciò che il mercato chiede. Nel 2011-2012 andava molto il genere fantasy e quasi tutto il mio catalogo era composto da fantasy, ora vanno di moda i romance e quindi mi sono orientata verso la pubblicazione dei romance, domani? Non lo so! Anche se non cedo alla richiesta del pubblico di pubblicare erotici per una mia fissazione decisamente troppo lunga da spiegare…
Che consigli posso dare ai nuovi arrivati? Di buttarsi, ma in modo razionale, perché niente è semplice, nulla è scontato e soprattutto una volta che apri un'attività ti fai tanti nemici, così come succede ad alcuni autori self di successo che vengono presi di mira e quindi bisogna essere tanto pazienti e tanto caparbi nel non farsi scoraggiare. E, soprattutto, bisogna ricordarsi che ci sono tante spese, soprattutto se fate come me che, inizialmente, per quasi quattro anni ho fatto solo cartacei e di ottima qualità, arrivando a fare anche cinquecento copie per titolo, col rischio che poi restino invendute e di finire in perdita. Per un editore ci sono tutte le spese di un'azienda e quindi bisogna valutare che per guadagnare come un operaio medio, bisogna creare un giro di soldi di almeno il doppio. In una parola sola? Auguri!

A cosa stai lavorando attualmente? Svelaci quali sono i tuoi progetti per il futuro e le nuove iniziative di Butterfly Edizioni.

Per quanto riguarda la scrittura, sto scrivendo il seguito di “Tentazioni” e sto lavorando per la prima volta, riuscendoci, a un testo a quattro mani di cui non posso svelare ancora nulla. Ho già pronte circa tre o quattro trame che vorrei scrivere da sola, ma chissà quando avrò tempo, visto che già sto facendo penare i lettori che attendono il seguito di “Tentazioni”!
Per la Butterfly, oltre alle nuove iniziative cui accennavo prima, posso dire che ho tantissime nuove uscite e sono certa che molti di loro diventeranno dei bestseller. Sono in uscita i primi due libri di due autrici self publishing nella nuova collana “Love self” che sono: “Mai lontana dal tuo cuore” di Barbara Morgan e “In fuorigioco per te” di Eleonora Mandese, due romanzi che adoro!
Inoltre sto continuando a regalare trame create da me per alcuni autori su cui punto e ho dimostrato più volte che la collaborazione tra autore ed editore è l'unica arma vincente!