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martedì 29 marzo 2016

Letizia Lopez: il vero “Mostro” è l’indifferenza della Società


Sono trascorsi quasi tre mesi da quando la Procura della Repubblica di Roma ha disposto la riesumazione della salma di Andrea Ghira, sepolto a Melilla, in Spagna, col nome di Massimo Testa De Andres. La richiesta di nuovi esami è stata fatta da Stefano Chiriatti, Avvocato della famiglia Lopez, per sapere se davvero quelle spoglie appartengono all’unico tra gli assassini del Circeo che è sempre riuscito a sfuggire al carcere, vivendo da latitante. I primi esami, che per le autorità spagnole hanno accertato l’identità di Ghira più dieci anni fa, non hanno mai convinto la famiglia Lopez, che ora, con accertamenti scientificamente più avanzati, si augura di avere risposte più certe.  
In attesa che questi risultati aggiungano un nuovo tassello a quello che tutti conosciamo come il “massacro del Circeo”, è difficile tenere i conti in questa storia ingarbugliata. Un giallo che non è un giallo, perché i nomi degli assassini si conoscono sin dal primo istante, ma che, per le vicende giudiziarie che ne sono seguite, è l’emblema di una giustizia beffarda, spesso ben lontana dalla verità.
Sono trascorsi oltre quarant’anni da quel 29 settembre 1975, quando, in una villa a San Felice Circeo, sul litorale laziale, Angelo Izzo, Gianni Guido e Andrea Ghira, tre giovani della cosiddetta Roma bene, seviziano per oltre un giorno due ragazze di diciannove e diciassette anni, Rosaria Lopez e Donatella Colasanti. Quando Donatella viene nascosta nel bagaglio della Fiat 127, intestata al padre di Gianni Guido, è ancora viva. Si è finta morta per evitare il colpo di grazia e questa piccola astuzia, figlia della paura e della necessità, le salva la vita, finché le sue grida vengono sentite da alcuni passanti che la tirano fuori da quell’auto, ferita e ricoperta di sangue. Per Rosaria, invece, non c’è più nulla da fare. Sua sorella, Letizia Lopez, ricorda come, solo poche settimane prima, ha letto sui giornali la vicenda di Milena Sutter, la tredicenne, figlia dell’industriale, rapita e uccisa a Genova, e ha pensato che certe cose accadano solo ai ricchi. Non può credere alle sue orecchie, quando le raccontano in che tranello è caduta Rosaria, una ragazza come tante, con una vita davanti.
Sono poco più di venti gli anni che Gianni Guido trascorre in carcere, a fronte di una condanna a trent’anni, molti dei quali passati da latitante in Sud America. Dopo essere stato estradato in Italia a metà degli anni Novanta, Guido ha concluso la sua pena nel 2009 e ora è libero.
Sono quattordici gli anni che aveva Valentina Maiorano, trucidata nel 2005, assieme alla madre, Maria Carmela Linciano, da Angelo Izzo, quando gli viene concessa la semilibertà. Ora Izzo sta scontando l’ergastolo, ma la sua personalità istrionica e disturbata continua a metterlo al centro delle cronache, suscitando molte polemiche.
Numeri su numeri, anni su anni rubati alla vita di una giovane, Rosaria Lopez, che non ha potuto esaudire nessuno dei suoi sogni e che, a causa delle maglie troppo larghe della nostra giustizia, ancor oggi aspetta una nuova verità, continuando a vivere nel ricordo della sorella, Letizia Lopez.


Chi era Rosaria e quanto spesso pensi a lei?

Rosaria era una ragazza semplice, molto dolce e premurosa. È cresciuta in collegio e aveva tanti sogni nel cassetto che, purtroppo, non si sono realizzati. La penso sempre, in ogni momento della giornata. In particolare, quando mi capita di leggere sui giornali che una giovane donna ha subito violenza o è stata uccisa per mano di un uomo, il mio pensiero corre a mia sorella e il dolore per la sua perdita si rinnova.


In questi anni qual è stato il momento più difficile, la situazione più assurda in cui vi siete trovati?

La circostanza più dolorosa e assurda in cui ci siamo trovati è stato l’isolamento cui ci ha condannati questa tragedia. Ci sono ancora tanta falsità e ipocrisia nella nostra società. I tempi per elaborare un lutto del genere sono lunghissimi per una famiglia e quasi mai vengono rispettati a causa dell’indifferenza che ci circonda. Sono poche le persone che ci sono state realmente accanto in questi anni. La maggior parte della gente pensa che determinate realtà non la riguardino e, semplicemente, si volta dall’altra parte, non provando neppure a calarsi nei panni di chi soffre. Altri, invece, si approfittano del dolore, a volte ci speculano addirittura, l’ho constatato a mie spese. E penso spesso anche a Donatella Colasanti, stroncata da un tumore a meno di cinquant’anni, che, al contrario di Rosaria, riuscì a salvarsi quella notte al Circeo, ma che poi, di fatto, è stata uccisa dall’indifferenza delle Istituzioni. Ricordo quante volte Donatella gridò il suo sdegno e la sua preoccupazione di fronte alla decisione di rimettere in libertà Angelo Izzo che, come sappiamo tutti, è tornato a uccidere. Donatella, a modo suo, aveva ammonito l’opinione pubblica, ma non è servito a nulla. La violenza, prima di esplodere, dà sempre dei segnali che vanno capiti e ascoltati, perché ciò che conta davvero è solo la prevenzione di queste tragedie. I ragazzi violenti sono il frutto della nostra mala società, ecco perché il mio appello va soprattutto alle Istituzioni, affinché prestino più attenzione.   


Conosciamo tutte le vicende, giudiziarie e non solo, che, in questi anni, hanno coinvolto Angelo Izzo e Gianni Guido. Nelle ultime settimane l’attenzione si è concentrata di nuovo su Andrea Ghira: quali novità vi hanno portato a contestare l’esame del DNA fatto sulla salma riesumata nel 2005 in un cimitero spagnolo e che gli inquirenti hanno identificato in Andrea Ghira? Potrebbe essere, invece, ancora vivo e tuttora realmente latitante?

La nostra opposizione risale già al 2005 col ricorso alla Corte Europea, che ha portato ad alcuni risultati in passato. Ci è sembrata assurda, sin da subito, l’approssimazione dei risultati del DNA fatti allora e la facilità con cui sono stati accettati dagli inquirenti e dalle autorità spagnole. Abbiamo bisogno di maggior certezza, è necessario essere sicuri che la salma sepolta in Spagna sia davvero di Andrea Ghira e finché qualcuno non mi darà questa sicurezza, non ci crederò.
Dopo tanti anni, non ci aspettavamo più che qualcuno ci desse retta. Se oggi la Procura ci ha ascoltati e ha deciso di riaprire il caso è, senza dubbio, grazie alla perseveranza del nostro Avvocato, Stefano Chiriatti. Abbiamo fiducia nella nostra consulente, la genetista Marina Baldi, e confidiamo che, finalmente, questa volta si accerti a chi appartengano i resti riesumati a Melilla. Ci hanno spiegato che le procedure per estrarre il DNA da uno scheletro sono lunghe e nient’affatto semplici, ma siamo in attesa dei risultati a giorni.


Come si fa a non essere solo arrabbiati per l’incertezza della giustizia e a continuare a cercare la verità, dopo tanti anni?

La mia rabbia è una spinta ad andare avanti. È una rabbia verso le Istituzioni, soprattutto, che vorrei fossero più attente e più lungimiranti. Non è solo il destino che ha subito mia sorella a farmi sentire così, ma tutta la violenza che ci circonda e che deve essere fermata. Nessuno ci protegge, siamo lasciati soli e questo è assurdo
In queste settimane, ad esempio, mi ha colpito molto il caso di Luca Varani, il povero giovane torturato e ucciso a Roma. Anche qui le persone coinvolte sono giovani, ma comunque senza scrupoli e spesso si nascondono dietro all’uso di stupefacenti.
Possibile che le Istituzioni non possano far nulla per prevenire queste tragedie, molto spesso annunciate? I veri mostri sono l’indifferenza e il disinteresse della nostra società e delle nostre Istituzioni.



Che ruolo svolgono o potrebbe svolgere l’opinione pubblica e tutti i mezzi di informazione in questi casi così drammatici?

L’opinione pubblica dovrebbe essere più coerente e più coesa. L’opinione pubblica, oggi, sembra aver perso la propria identità. Si cela dietro ai luoghi comuni, che vanno dal vittimismo alla cattiveria, senza mai esporsi concretamente e subendo tutto. Quest’indifferenza ci logora profondamente, ma io continuerò a battermi, senza sosta, a sostegno della verità, della giustizia e della trasparenza, perché le vittime sono sempre i più deboli, come mia sorella, e vanno protetti.
I primi a contribuire per migliorare la nostra società potrebbero essere i genitori, che dovrebbero osservare i propri figli con occhio critico, per cercare di capire i segnali che mandano, senza essere ciechi per paura. Comprendo la tentazione di abbandonarsi al rifiuto delle debolezze dei propri figli, ma cercare di reagire sarebbe il modo migliore per aiutare le Istituzioni e la società intera, senza nascondersi.



Chi sarebbe oggi Rosaria? Qual è il tuo ricordo più vivo di lei?


È difficile dire chi sarebbe potuta diventare mia sorella, perché la vita è imprevedibile e ci mette di fronte a tante scelte. A volte i nostri sogni non si realizzano, ma comunque il destino ci sorprende. Ho così tanti ricordi di lei, ancora scolpiti nella mia memoria! Rosaria amava recitare e, di sicuro, vederla recitare mi avrebbe reso felice.

giovedì 27 agosto 2015

Marina Baldi: cos’è il DNA e perché è importante


Chi siamo? Da dove veniamo? Dove siamo diretti? Ai primi due di questi quesiti filosofici la Scienza ha risposto già da tempo. È l’Acido Desossiribonucleico, meglio conosciuto come DNA, a contenere la chiave delle nostre origini: quel patrimonio genetico che ci rende unici e irripetibili, pur manifestando in modo ineluttabile chi ci ha generati biologicamente.
Ma cos’è esattamente il DNA e perché è così importante il suo studio al giorno d’oggi? La Dottoressa Marina Baldi, Biologa e Genetista di grande professionalità ed esperienza, ha risposto in modo chiaro e esauriente a questa domanda che ci poniamo tutti sempre più spesso. La conoscenza costantemente più precisa dei nostri caratteri genetici, infatti, è sempre più rilevante anche nella nostra vita quotidiana, sia per la prevenzione e la cura della nostra salute fisica, sia per i grandi risvolti civili e penali che il nostro patrimonio genetico ha di fronte alla legge. Dalla paternità dei figli, alle prove scientifiche in caso di delitti, il DNA, se saputo raccogliere e analizzare, è un’inequivocabile firma del nostro essere e va sempre e comunque preso in considerazione, senza eccezioni di sorta, in tutti i campi e le sedi opportune.
Dove siamo diretti, invece? Nel cammino della conoscenza è arduo il compito di chi cerca di fare in modo che biologia, senso di appartenenza e colpevolezza procedano il più possibile di pari passo. Ecco, quindi, che a quest’ultima domanda dobbiamo lasciar rispondere solo la nostra coscienza, almeno per il momento e, forse, il più a lungo possibile.


Dopo gli studi di Biologia sei diventata specialista in Genetica Medica, ma che cos’è il DNA e perché è così importante avere consapevolezza del nostro patrimonio genetico al giorno d’oggi?

Il DNA è la molecola nella quale sono scritti tutti i nostri caratteri ereditari, le nostre caratteristiche fisiche, la nostra predisposizione ad ammalarci di una malattia piuttosto che un'altra e quanto e come durerà la nostra vita. Una piccola parte del DNA, invece, non riguarda caratteri ereditari, ma è costituita da sequenze estremamente variabili, caratteristica che consente di distinguere un individuo dall'altro. Quest'ultima é la parte che si analizza in campo forense. Conoscere il proprio patrimonio genetico è importante perché ci aiuta a prevenire le malattie, a scegliere la cura migliore, ad individuare il rischi di trasmettere una certa malattia ai propri figli.

Da quando le indagini scientifiche hanno assunto grande rilevanza, sia in ambito civile, sia in ambito penale, il ruolo dei periti è sempre più importante all’interno dei processi. Chi è il Genetista Forense e di cosa si occupa concretamente?

Il Genetista Forense è colui che individua ed analizza tracce biologiche, sia dal punto di vista morfologico, che da quello qualitativo, estraendo da esse il DNA ed analizzandolo in modo da ottenere profili genetici peculiari di un individuo ed utilizzabili per l'identificazione di un reo, per scagionare un innocente o per stabilire un rapporto di filiazione negli accertamenti di paternità.

Quale percorso formativo hai intrapreso per svolgere la tua professione e quanto è importante, nel tuo settore, tenersi costantemente aggiornati su tecniche in continua evoluzione?

Mi sono laureata in Biologia e poi specializzata in Genetica Medica. Successivamente, tra gli altri titoli, ho conseguito un Master di II Livello in Criminologia e Scienze Forensi e un altro, sempre di II Livello, in Genetica Forense. Queste sono materie in evoluzione perenne e le novità sono diffuse di continuo dai Centri di ricerca, direi quasi in modo quotidiano. Capisci quindi che l'aggiornamento è fondamentale ed imprescindibile per fare al meglio il proprio lavoro, dato che, oltretutto, una imprecisione o un errore può costare una condanna per un innocente o la libertà per un colpevole!

Nel corso della tua carriera ti sei occupata di moltissimi casi più o meno alla ribalta della cronaca. Raccontaci un episodio, un aneddoto, una storia che è rimasta particolarmente impressa nella tua memoria.

Ormai sono tanti anni che faccio questo lavoro ed ogni volta avviene qualcosa che rimane indelebile nel mio cuore... ma una delle emozioni più forti è stata per me la sera in cui ho saputo che era stato identificato l'assassino della Contessa Filo della Torre, il cui DNA era stato sotto il naso di tutti per venti anni e solo con la perizia ed accuratezza dei RIS era stato evidenziato. Mi sono battuta tanto con la famiglia e gli avvocati per far riaprire il caso e, successivamente, non farlo archiviare, però quella vicenda fu, per me, una grande lezione di vita, in quanto tutti eravamo convinti che l'autore del delitto fosse un'altra persona. Ho capito sulla mia pelle quanto sia pericoloso farsi un’idea preconcetta e quanto, invece, sia facile che ciò avvenga.

Che consiglio ti sentiresti di dare a chi volesse intraprendere il tuo stesso percorso professionale? Parlaci dei progetti nei quali sei attualmente impegnata e dei tuoi programmi per il futuro.

Il consiglio che do ai ragazzi che vogliono intraprendere questa professione è quello di studiare, impegnarsi in prima persona e di avere tanta umiltà. Non basta leggere gli atti di un processo per diventare esperti e nella vita c'è sempre da imparare. Anche io, nonostante i tanti anni di professione, cerco sempre di mettermi in discussione e di lavorare in collaborazione. E imparo sempre qualcosa di nuovo! A mio parere è l'unico modo per andare avanti e progredire umanamente e professionalmente. 

Attualmente sono impegnata in vari casi di cui, alcuni, molto complessi e, per la maggior parte dei quali, come puoi capire, non posso parlare diffusamente. Alcuni recenti, altri sono invece cold case che vengono rivalutati con le nuove tecnologie. Quanto al futuro, vorrei solo poter continuare così, giacché sono tanto fortunata da fare il lavoro che mi piace!

www.marinabaldi.it