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mercoledì 10 gennaio 2018

Tania Paxia: le “strane” logiche della scrittura

Le storie sono al centro di tutto. E quando le storie sono romantiche, divertenti e imprevedibili come quelle che scrive Tania Paxia, anche le “strane” logiche della scrittura hanno un senso, prendendo in prestito uno dei titoli dei suoi romanzi più apprezzati dai lettori, “Le strane logiche dell’amore”, Newton Compton.
Saper mettere al centro dei propri obiettivi di scrittrice semplicemente quello di essere letta, a prescindere dal supporto, è la filosofia di quest’autrice dallo stile ironico e graffiante. Dopo essersi cimentata a lungo nel fantasy, Tania Paxia si è messa alla prova, quasi per gioco, anche con il romance, il genere che l’ha portata dal selfpublishing a confrontarsi con “nuove” logiche, quelle del grande mercato editoriale, senza mai perdere il suo spassoso disincanto e la capacità di far sorridere attraverso gli intrecci che vivono i suoi personaggi.
Per quanto, all’apparenza, fantasy e romance siano due generi diametralmente opposti, l’impronta di Tania è ben chiara in ogni sua storia nella quale spiccano sempre la forte personalità dei protagonisti e quell’aura magica di un destino inaspettato, in cui tutto ciò che accade sembra casuale, ma, in fondo, ci piace pensare che sia semplicemente ad attenderci. Come quando Cameo, la protagonista di “Le strane logiche dell’amore”, si ritrova dalle mani quel libro misterioso dal quale avranno inizio tutte le sue avventure. O quando May, la protagonista di “Ti amo già da un po’” e “Ti amo ma non lo sai”, decide di tornare nella sua cittadina d’origine e inizia a fare i conti con un amore non ancora dimenticato che ha ignorato per troppo tempo, nonostante abbia segnato la sua adolescenza. Sono solo attimi di vita quotidiana, apparentemente come tanti altri e simili a quelli vissuti da ciascuno di noi, ma che, nelle storie di Tania cambiano la vita di due eroine degne di popolare l’inarrestabile fantasia di noi lettori, già in attesa della prossima avventura…


 Romantici equivoci, sogni da realizzare e un imprevedibile destino sempre pronto a metterci lo zampino: questi sono solo alcuni degli ingredienti dei tuoi romanzi, storie di vita quotidiana, ma con protagonisti eccezionalmente vividi. Da cosa nasce la tua esigenza di scrivere? Che scrittrice sei: segui l’ispirazione in qualunque momento della giornata o hai un metodo collaudato al quale non puoi rinunciare?

La scrittura per me è sempre stata una necessità senza la quale non avrei mai avuto l’opportunità di sfogare tutte le mie ansie quotidiane; questa esigenza nasce quindi dal bisogno di trovare un metodo antistress per evadere – anche se per mezz’ora o, nei casi più fortunati, poche ore – dalla realtà.
Dunque… per quanto riguarda l’ispirazione, dipende. Sono sempre stata abituata a scrivere ovunque e a qualunque ora del giorno – porto sempre con me il mio fedelissimo portatile – per cui a volte scrivo tutto quello che mi passa per la testa, di getto, e poi lo correggo con calma nel tempo libero o, se proprio non sono convinta, durante la prima rilettura del capitolo. Quando mi capita di scrivere nel weekend o di notte me la prendo comoda e mi posso “permettere” un attimo di riflessione in più. E allora sì che incominciano i dubbi e i dilemmi della serie: “L’avrò scritta giusta questa frase?” oppure “Si capisce cosa intendo oppure ho ancora scritto in taniesco e riesco a decifrarlo solo io?”. Mi capita di trovare nel testo riflessioni della “me passata” che consiglia la “me presente” per eventuali modifiche. Sono un po’ confusionaria, lo so, ma alla fine tutto prende forma e trova il posto giusto.



May e Cameo: ragazze apparentemente molto diverse tra loro, ma protagoniste ugualmente indimenticabili delle tue storie. Come le definiresti? In generale, come delinei i personaggi dei tuoi romanzi e le vicende che li coinvolgono?

Sì, May e Cameo sono due ragazze diverse, ma hanno in comune qualche lato del carattere, come per esempio l’inclinazione a volerci vedere chiaro in determinate situazioni, la caparbietà e anche l’istinto (o il fiuto investigativo, in entrambi i casi). Un’altra cosa che le accumuna è l’ironia, ma questo perché io sono ironica per natura, quindi riverso qualche pizzico di me in ogni personaggio, anche secondario! In ogni libro ho lasciato un pezzettino del mio carattere o qualcosa che mi è davvero capitato nella vita. Per lo più prendo spunto dai sogni, ma anche da piccoli avvenimenti che mi sono davvero successi, come per esempio aver ricevuto un certo libro in anteprima. Cameo Pink è nata nel preciso istante in cui mi sono ritrovata tra le mani quel romanzo in particolare…



Per saper scrivere bene, occorre, certamente, leggere tanto. Quali sono le tue autrici e i tuoi autori di riferimento? Come mai hai deciso di dedicarti a un genere così amato come il rosa e cosa caratterizza il suo stile in questo senso?

Sembra strano, ma non ho mai amato particolarmente il genere rosa come lettrice; questo perché, fino a qualche anno fa, non mi ero mai avvicinata sul serio al romance, nel senso che le uniche autrici di cui io abbia mai letto qualcosa – moderno e non di base classica – per quanto riguarda il genere rosa sono state Sophie Kinsella e Lauren Weisberger col mitico “Il diavolo veste Prada”. Tutto il resto per me era un mistero. A scuola sono stata indirizzata verso un certo tipo di lettura definita dai più “letteratura impegnata” (dai classici, alla narrativa moderna). Forse è per questo che a un certo punto ho sentito la necessità di evadere e dedicarmi ad altro, come per esempio al fantasy. Anche quella è letteratura impegnata, per chi non lo sapesse. Solo perché in alcuni testi vengono citate creature immaginarie o fatti non appartenenti a questo mondo non vuol dire che abbiano minore importanza dal punto di vista psico-filosofico. Molti fantasy hanno una base filosofica e svariati richiami alla psiche, alle religioni o alla mitologia. Forse a confondere è la parola usata per definire un genere così vasto che va dai mondi alternativi, passa attraverso la magia e rivive anche nei “sogni”. I miei primi lavori sono stati dei romanzi in cui la magia è l’elemento centrale, ma mi sono ispirata anche ai miti e alle leggende. E dato che ho tanta fantasia le mie amiche hanno visto bene di lanciarmi una sorta di sfida: “Basta con questi fantasy, scrivi un rosa se ne sei capace!”. Sono una persona cocciuta – una testona! – e pur di non perdere la scommessa ho scritto la mia prima commedia a tinte rosa (Sono io Taylor Jordan!). E mi sono divertita un sacco! Ma proprio tantissimo! Così ho continuato per quella strada, perché sorridere mentre scrivi è una delle cose più belle del mondo.



Dal successo sul Web, a una collaborazione collaudata con un grande editore: facciamo un bilancio del tuo percorso d’autrice tra difficoltà e obiettivi raggiunti. Che consigli daresti a un giovane aspirante esordiente?

Il vero obiettivo è far leggere quello che scrivo. Il canale attraverso il quale avviene per me è indifferente, purché sia lecito e non a pagamento. Si è scrittori a prescindere dal marchio o non marchio in copertina. Le storie sono al centro di tutto. Nel mercato editoriale non funziona così, lo so bene, ma il mio pensiero è e resta questo. Ho sempre scritto per passione e per far divertire gli altri con le storie che mi saltano in testa. Non ho mai pensato (e non lo penso tuttora) di essere all’altezza della situazione. Cioè, è sempre stato un sogno irraggiungibile quello di avere un mio romanzo esposto nelle librerie. È il sogno di qualsiasi racconta-storie; passare dal digitale e dalla stampa ondemand agli scaffali è stato un salto nel buio ma non è sicuramente la fine di tutto il percorso. Da quanto ne so, certe occasioni capitano poche volte nella vita e bisogna imparare a riconoscere le buone possibilità dalle false speranze, perché il “fitto bosco”, Cappuccetto Rosso ci insegna, “è sempre pieno di insidie”. Per adesso sono stata fortunata, sarà che ho fiuto come May e Cameo! Ma anche qui ci vado con i piedi di piombo.
Per quanto riguarda i consigli, non so se sono in grado di elargire suggerimenti, ma alcune cose le ho imparate con l’esperienza (vedi “a forza di capocciate”): rimanere con in piedi per terra sempre e comunque perché non si è mai “arrivati”. E non fermarsi mai ai “no” o “Il tuo lavoro non è nelle nostre corde”. Le corde di cosa, non l’ho mai capito (che abbia contattato delle filarmoniche e non degli editori?), ma l’importante è non arrendersi mai e poi mai nell’inseguire i propri sogni. Basta avere tanta, tantissima, pazienza. “Che poi”, mi sono sentita dire, “se lo hai scritto non vuol dire che qualcuno debba pubblicarlo”. Faccio da sola, non ti preoccupare! Grazie al selfpublishing sono riuscita a raggiungere tante persone che mi hanno scaldato il cuore e che altrimenti non avrei mai avuto il piacere di conoscere attraverso i loro messaggi, le piccole recensioni e anche attraverso le critiche, che non fanno mai male.


A cosa stai lavorando attualmente? Svelaci quali sono i tuoi progetti per il futuro.


Adesso sto ultimando l’ultimo libro di una serie che è stata già acquisita in parte dalla Newton Compton. Sto scrivendo anche il seguito di uno dei miei romanzi self, ma preferisco mantenere ancora un alone di mistero, perché non sono sicura se il tutto andrà a buon fine o meno! Ho anche dei fantasy in sospeso, ma purtroppo non riesco a trovare il tempo per ultimarli ed editarli come vorrei. Colpa anche della vista che in questo periodo non mi aiuta a stare davanti a uno schermo. La me talpina soffre. Ma continuo anche con gli occhi incrociati!

lunedì 11 gennaio 2016

Maria Masella: come si trasforma una Storia in un Romanzo


È aprile inoltrato, ma l’aria di primavera tarda ad arrivare: il Commissario Antonio Mariani non si sente più lo stesso. Nonostante sia passato del tempo, infatti, Mariani è ancora profondamente turbato a causa del grave incidente d’auto che ha rischiato di condannarlo a non camminare mai più e stenta a risollevarsi da uno stato di profonda depressione. L’unica che sa come scuoterlo è la moglie Francesca, con la quale ne ha passate davvero tante negli anni di matrimonio e che riesce a persuaderlo ad indagare sull’omicidio del quale è stata accusata l’Ispettore Lorenza Petri. Mariani, dopo essersi lasciato convincere, tenta di ricostruire l’accaduto, mettendo insieme i pezzi di un caso che è molto più complesso di quel che sembra, ma che riuscirà a fargli riscoprire il coraggio di essere sé stesso. Con “Mariani e le porte chiuse. Indagine a Campopisano”, Fratelli Frilli Editori, Maria Masella firma l’ultima emozionante avventura del Commissario Antonio Mariani, un personaggio che, noir dopo noir, abbiamo imparato a conoscere nella sua appassionante semplicità di uomo normale, in grado di fare dei propri difetti una spinta per non arrendersi mai. E ciò è vero ancor di più in quest’ultimo romanzo, nel quale Mariani dovrà fare i conti con sé stesso e con le proprie paure e debolezze. Maria Masella ci accompagna nel corso dell’indagine con il suo stile semplice e diretto, introspettivo ma avvincente, in grado di dare uno spessore unico a tutti i suoi personaggi. Oltre ai numerosi noir che hanno per protagonista il Commissario Mariani, infatti, l’autrice è indiscussa regina del romance italiano, sia storico, sia contemporaneo, con decine di coinvolgenti titoli pubblicati dai più grandi editori. Ma come si fa a barcamenarsi tra due generi così apparentemente diversi, come il noir e il romance? E qual è il suo segreto per trasformare una storia in un romanzo? Sarà lei stessa a svelarcelo, con quel pizzico di ironia che non deve mai mancare per fare del proprio talento una professione a tutto tondo.


In molti si chiedono quale sia il segreto di uno scrittore di talento, oltre alla fantasia e alla disciplina: tu che scrittrice sei? Segui l’ispirazione a qualunque ora del giorno o hai un metodo al quale non puoi rinunciare?

Sono curiosa, le persone mi piacciono, mi piace guardarle e ascoltarle. Ed è un ottimo stimolo (se non vogliamo usare la parola “fertilizzante”) per la fantasia. Se sono in crisi di idee (ogni tanto capita, anche solo per un dettaglio), un giro sul bus in ora di punta risolve il problema. A quanto ricordo ho sempre avuto molta fantasia, ho sempre sentito il piacere, anche fisico, di raccontare storie. Ancora adesso mi racconto una storia se di notte fatico a prendere sonno. Ma scrivere è diverso da raccontare storie, è necessario imparare il mestiere, quindi disciplina, mettendo in conto anche una buona dose di fatica fisica: gli scrittori soffrono di mal di schiena, cervicale, tunnel carpale. Per non parlare degli occhi! La disciplina è un discorso molto delicato, ogni scrittore ha il suo ritmo, i suoi tempi, i suoi metodi: sarebbe assurdo imporre una disciplina uguale per tutti, perché alla base del lavoro c'è sempre una forte componente di fantasia. Lavoro senza scaletta, diciamo che la stendo quando ho concluso la prima stesura, ma alcuni colleghi ottengono ottimi risultati predisponendola all'inizio.
Scrivo quando posso, quando ho tempo. Sono felice se recupero due ore al giorno. E se arriva un'idea quando non posso scrivere? Sono “filosofa”: se era buona rimarrà, altrimenti svanirà. Appunti? Mi fido più della mia capacità di ricordare un'idea, se buona, che della possibilità di ritrovare un qualsiasi oggetto fisico: perdo agende, foglietti, penne... D'altra parte su dieci storie che inizio non tutte arrivano alla fine, a volte le accantono e le riprendo dopo anni di latenza, forse sono maturate.

Dal noir, al romance: sono rare le autrici in grado di destreggiarsi in modo così efficace tra due generi solo apparentemente così diversi: tu come ci riesci? Da dove nasce questa esigenza di spaziare?

La prima stesura di un romanzo mi lascia stanchissima e così, durante la revisione grossa (la prima, quando controllo la struttura e realizzo lo schema), cambiare genere è un riposo. Dovendo impegnarmi in qualcosa di molto diverso mi allontano dalla storia appena finita e, quando la riprendo, riesco a leggerla con un minimo di distacco. Ma, forse, dipende anche da un altro motivo: per anni ho insegnato matematica al liceo e in una mattinata passavo da una prima a una terza, da geometria ad algebra. A volte cinque salti in una giornata! Sono diventata saltatrice. E se la ragione fosse che cerco di rendere varia una vita altrimenti monotona? Chissà…
Fra l'altro i due generi sono diversi, ma richiedono entrambi: documentazione, coerenza, precisione... E soprattutto la necessità di mettere in scena personaggi vivi, non di cartapesta.

Sei riuscita a fare del tuo più grande talento una professione a tempo pieno: che ostacoli hai incontrato e incontri ancora adesso nel tuo percorso? Cosa significa, al giorno d’oggi, collaborare con molti editori e cosa significava quando hai iniziato? Dai un consiglio a chi vorrebbe seguire le tue orme.

A tempo pieno? Non del tutto! Oggi sono pensionata e vivo della pensione, i guadagni come scrittrice non sarebbero sufficienti. Inoltre sono infermiera e badante di un padre anziano e vedovo e sono figlia unica, quindi ho un bel da fare, oltre a dedicarmi alla scrittura.
Ostacoli quando ho cominciato? Moltissimi! Anno 1985: niente internet, i recapiti delle case editrici si cercavano sull'elenco telefonico. Ma anche oggi incontro almeno un ostacolo al giorno: mancanza di tempo, editori che puntano sempre più sulle novità. Un tempo un romanzo aveva una vita più lunga, ora devi cogliere l'attimo fuggente. Collaborare con molti editori non è semplice, stai mesi senza pubblicare nulla e poi ti trovi con due uscite in due giorni!
Dare un consiglio a chi vuole dedicarsi alla scrittura? Bella domanda! Scrivi se ti piace, direi a chiunque, altrimenti il gioco non vale la candela. Se lavori su due generi corri ancora più pericoli: è difficile essere presa sul serio dai lettori di noir, perché scrivi anche rosa e le lettrici di rosa temono che nei tuoi rosa ci sia troppo intreccio non amoroso, perché scrivi anche noir, insomma, può essere una bella sfida incontrare il favore di tutti. Inoltre, soprattutto se sei una donna, se nei tuoi noir presti attenzione alla vita privata dei protagonisti, e se, addirittura, scrivi anche romance, allora leggi che il tuo è un rosa-noir. E ti incavoli parecchio! Non ditemi che la vita privata di Salvo Montalbano non è uno dei motivi di interesse, eppure nessuno oserebbe dire che quelle storie sono rosa-noir! Quindi un consiglio: se scrivete di genere, concentratevi su uno soltanto.

Raccontaci la genesi del tuo nuovo romanzo, “Mariani e le porte chiuse”, Fratelli Frilli Editori: cosa ti ha ispirata durante la stesura? Come hai delineato e sviluppato negli anni il personaggio del Commissario Mariani?

Antonio Mariani è nato poco per volta, aggiungendo qualcosa in ogni romanzo. Nel primo è soltanto un commissario con una vita coniugale in crisi. In Morte a domicilio avevo in mente un assassino che uccide e vuole essere trovato, ma soltanto dopo aver compiuto la sua vendetta. Mariani è stato costruito in funzione di quella vendetta.
Il vero passo avanti è stato fatto con Primo, il prequel, quando Antonio ha acquistato un passato.
Per Mariani e le porte chiuse tutto è cominciato con una domanda: quale è il modo migliore di uccidere e farla franca? A raffica sono arrivate le altre: perché, se un accusato è innocente, rifiuta di difendersi? Come vedete più che domande tecniche o domande da rebus sono interrogativi sull'animo umano.
Da alcuni romanzi sto portando avanti il tema della verità, che mi affascina. Il mio primo noir si intitola Per sapere la verità, “sapere” non “scoprire”, ci sarà un motivo.

Ogni autore di talento deve essere anche un lettore curioso: tu che lettrice sei? Che generi preferisci?


Non leggo noir se lavoro in noir, non leggo rosa se lavoro in rosa. Con queste due uniche preclusioni, leggo qualsiasi cosa purché ben scritta (ovvio: parere personale). Non guardo cover, non leggo sinossi, ma leggo qualche pagina. Se il modo di scrivere mi soddisfa compro. Ho una passione per i libri d'arte, il mio hobby è la pittura.

www.mariamasella.it



lunedì 24 agosto 2015

Linda Kent: viaggio nel Romance e nei Sentimenti senza tempo


Delicata, poetica, evocativa: la penna di Linda Kent sa essere incisiva e soave nello stesso tempo, come solo quelle delle grandi autrici del passato sono state, da Jane Eyre a Georgette Heyer. Grazie al suo stile descrittivo e circostanziato, ogni romanzo di Linda Kent è una vera e propria esperienza sensoriale che, quasi come un viaggio, richiama i profumi e le atmosfere che tante di noi hanno sognato leggendo i grandi classici e riescono finalmente a riassaporare con gusto, grazie al talento di autrici preziose come Linda. Il romance, infatti, è un genere che nasce non solo dall’innata capacità di coniugare i sentimenti, ma anche da un profondo studio delle epoche e dei costumi nel quale sono ambientate le varie opere, cosa che le rende piccole perle d’inventiva, che seguono regole ben precise. Dalla brughiera del Devon, alle coste frastagliate della Cornovaglia, i romanzi di Linda Kent, tutti editi da Mondadori, anche in versione digitale, ci conducono attraverso buona parte del Regno Unito, seguendo le vicende di famiglie aristocratiche, eroine temerarie e gentiluomini che sembrano non esistere più. E se per Linda “quando si inizia a scrivere, è quasi impossibile smettere”, a noi lettrici accade esattamente la stessa cosa: una volta letto uno dei suoi romanzi non si può proprio rischiare di lasciarsi scappare il successivo!


Per scrivere bene occorrono passione, disciplina, talento e tanta curiosità, alimentata dallo studio costante e da numerose letture: tu che scrittrice sei? Segui l’ispirazione a qualunque ora del giorno o hai un metodo al quale non puoi rinunciare?

Ringrazio, prima di tutto, Alessandra Rinaldi per l’ospitalità sul blog “Fatti i fatti tuoi”: il contatto diretto con i lettori oggi è più facile e immediato grazie al Social Network, tuttavia il dialogo si limita spesso a un saluto o a un commento sotto forma di icona. L’intervista, invece, offre la possibilità di approfondire la conoscenza con un autore.
Nella tua domanda, hai individuato le “sorgenti” della scrittura: ognuna di loro è indispensabile e apporta il proprio contributo per la creazione dell’opera letteraria. Per quanto mi riguarda, seguo un metodo solo nella fase iniziale: raccolgo il materiale (storico, geografico, fotografico) che costituirà l’ossatura del romanzo, creo una sinossi e una scaletta dei capitoli (anche se entrambe provvisorie e suscettibili di cambiamenti anche notevoli), preparo le schede per definire i personaggi nelle loro caratteristiche fisiche e morali. La narrazione vera e propria, invece, a causa dei miei impegni di lavoro e di famiglia, non può seguire tempi ben precisi e quindi approfitto di ogni momento libero per scrivere, soprattutto durante il fine settimana o nelle giornate di festa.

Il romance è, senza dubbio, la tua dimensione più congeniale, un genere che richiede la capacità di declinare sentimenti universali in epoche a noi lontane: da dove nasce questa scelta? A quali esigenze risponde?

Ti racconto una storia. A dodici anni un’amica di famiglia che conosceva la mia passione per la lettura mi regalò Emma di Jane Austen; la cara signora, attratta dal disegno e dalla copertina rosa, credeva si trattasse di un racconto per bambine e pensò di aver sbagliato acquisto. Invece, per me si trattò di una rivelazione e mi procurai subito tutte le opere della scrittrice: appagavano il mio carattere “inguaribilmente romantico” e, nello stesso tempo, mi consentivano di conoscere un periodo storico che mi interessava; trattavano temi universali, ma con uno stile incomparabile per arguzia e ironia. Dalla Austen alle Sorelle Brontë, mi sono poi “nutrita” delle opere di tutti i grandi narratori del XIX secolo. Con voracità e insaziabile curiosità. Tuttavia, ritengo che libri quali Orgoglio e Pregiudizio, Persuasione o Jane Eyre siano ancora oggi insuperati per la loro ambivalenza: da un lato ci consentono di sognare (tingendosi d’azzurro, color di lontananza, direbbe Guido Gozzano), dall’altro, la loro attualità consente al lettore di immedesimarsi nella narrazione. Il romance e, in genere, tutta la narrativa sentimentale, discendono da questi capolavori attraverso una lunga filiazione di bravissime autrici, prima fra tutte Georgette Heyer. La loro influenza è tale da essersi estesa alla letteratura d’intrattenimento e alle commedie brillanti del grande schermo.

Sei riuscita a fare del tuo più grande talento un mestiere: che ostacoli hai incontrato e incontri ancora adesso nel tuo percorso? Cosa significa, al giorno d’oggi, collaborare con un grande Editore? Che consiglio ti senti di dare a chi volesse seguire le tue orme?

In realtà, per me scrivere non è mai diventato un vero e proprio mestiere: ancora oggi è solo una grande passione e questo mi consente di esprimermi con la massima libertà. Mi ritengo fortunata, perché la collaborazione con Mondadori, iniziata nel 2013, mi ha portato grandi soddisfazioni. La crisi dell’Editoria rende, però, sempre più difficile e incerta la via della pubblicazione con una grande Casa Editrice, mentre il boom del self-publishing ha aumentato enormemente la possibilità per un esordiente di farsi conoscere o, per un autore già affermato, di diffondere le sue opere rimaste nel cassetto. Si deve comunque considerare anche il rovescio della medaglia, cioè un volume immenso di produzione, offerta talvolta a costo irrisorio, che può stordire e confondere il lettore e che destina all’oblio le opere in un lasso di tempo sempre più breve. Tuttavia, a chiunque avverta il “sacro fuoco” della scrittura consiglio di non arrendersi, ma di munirsi di pazienza e di una buona dose di tenacia, rinforzarsi contro le delusioni e andare avanti. Cercando, sempre, di migliorare.

Con l’avvento sempre più deciso dell’ebook, anche nel nostro Paese, l’intera industria editoriale sta attuando molti cambiamenti. Tu che lettrice sei? Che generi preferisci? Non rinunceresti mai al profumo delle pagine fresche di stampa o ti affidi volentieri alle nuove tecnologie?

Sono una lettrice instancabile: adoro (ri)leggere i grandi classici della letteratura internazionale e li alterno con le più recenti proposte della narrativa italiana e straniera. Il formato elettronico offre un innegabile risparmio di costi e di spazio, ma la carta stampata, per me, resta insuperabile: possiedo un e-book reader, ma non mi regala affatto le stesse emozioni di un libro “vero”.

A cosa stai lavorando attualmente? In quali luoghi incantevoli ci condurrai nel tuo prossimo romanzo? Raccontaci quali sono i tuoi programmi per il futuro.

Ho terminato il prossimo romance, che spero si rivelerà una sorpresa gradevole per le mie lettrici. Mi piace spaziare nel tempo e affrontare nuove sfide; scrivere storie che, pur nel rispetto dei canoni tradizionali del genere, posseggano una loro originalità. Scelgo sempre luoghi che ho avuto la fortuna di visitare, con l’intento di trasmettere a chi legge le emozioni che ho provato in prima persona, anche se mi documento con cura per capire come risultassero all’epoca della narrazione.

Spero che questo quinto libro possa essere pubblicato nel 2016 ma, nel frattempo, ho già intrapreso la via di una nuova avventura. Ancora una volta diversa, sia per epoca storica che per ambientazione. Perché quando si inizia a scrivere è quasi impossibile smettere: forse dovrei avvisare le aspiranti autrici che la scrittura provoca assuefazione.

www.lindakentauthor.com

martedì 5 maggio 2015

Corinne Savarese: l’Ironia fa bene all’Amore


Cara Corinne Savarese, noi ti amiamo! Per dirla parafrasando il titolo di uno dei tuoi libri più letti. E Corinne ci ricambia decisamente! Brillante, ironica, e scrittrice di grande talento: i suoi libri sono amati dalle donne di tutte le età e non solo. Anche il pubblico maschile la apprezza per il suo senso dell’umorismo e la capacità di calarsi perfino nei panni di lor signori, con la giusta dose di sarcasmo. È un’acuta osservatrice della realtà di tutti i giorni ed è proprio questo che ci piace di più: saper ridere delle piccole sventure quotidiane è una grande qualità, soprattutto se c’è di mezzo Cupido, e saper far sorridere scrivendo di situazioni in cui chiunque potrebbe ritrovarsi catapultato è davvero esilarante. Ma cosa bolle in pentola? Quali nuove avventure all’insegna del vero amore ha in serbo per noi? Sarà la stessa Corinne a raccontarcelo, svelandoci qual è il suo segreto per farci sognare a occhi aperti.

Da mesi sei indiscussa regina nelle classifiche rosa dei principali portali di letteratura digitale, ma facciamo un passo indietro: da dove nasce l’urgenza di scrivere? Che autrice sei e quando ti sei resa conto che questa passione sarebbe diventata un mestiere?

Ciao Alessandra. Prima di tutto permettimi di ringraziarti per questo tuo invito e la possibilità di parlare di me nel tuo blog. È un piacere e un onore.
Ho iniziato a scrivere poco più di due anni fa, come bisogno di esprimermi. Era un momento particolare della mia vita in cui ho sentito la necessità di esternare ciò che avevo dentro e così ho scritto un’autobiografia, che ovviamente rimarrà per sempre nel mio cassetto. Finita quella mi son resa conto che mi mancava scrivere e soprattutto, rileggendola, ho realizzato che avevo una vena ironica che usavo per affrontare anche i fatti più ostili. Mettevo ironia in tutto e mi sono stupita di me stessa, perché non mi sono mai reputata una persona di quelle capaci di intrattenere, anzi. Non so raccontare barzellette, evito di fare battute perché sono timida e penso sempre di non far ridere… ecco. È stata una sorpresa per me scoprire questo lato, molto nascosto, evidentemente.
J
Mi piace guardare il mondo, ciò che mi circonda, osservare le persone, i loro comportamenti, cosa li spinge a fare quello che fanno. Mi piace raccontare i personaggi, oltre alle storie. Analizzarli nel profondo. Dargli un’immagine a tuttotondo. I rapporti umani sono quello che prediligo nelle mie scritture. Infatti i miei libri sono principalmente questo. Cara cognata, ti odio! e Finché suocera non ci separi sono i miei primi due libri, pubblicati in self. Con loro sono stata notata e contattata poi per scrivere per la mia attuale Casa Editrice. Non ho mai realizzato, effettivamente, fino almeno alla fine del terzo libro, che ce l’avrei fatta. Che questo poteva davvero essere il mio lavoro. Sai, con quattro bambini non è semplice. Faccio moltissimi sacrifici. Scrivo di notte, fino a quando sveglio la famiglia per la colazione e poi affronto la giornata come una normale mamma.

Raccontaci la tua esperienza nel self publishing: come sei approdata a questo mondo? E, dopo il tuo grandioso successo con una grande Casa Editrice come Rizzoli, quali sono i pro e i contro di questi universi paralleli?

Essendo una divoratrice seriale di libri ero entrata in contatto con un’autrice self italiana per farle i complimenti dato che ho apprezzato molto la sua storia. Lei mi ha raccontato di come aveva pubblicato in self. Per me era una cosa assolutamente nuova, non sapevo ci si potesse pubblicare senza una Casa Editrice alle spalle. Mi ha dato la scintilla e il coraggio per buttarmi, nonostante mio marito fossero anni che ci provava. A volte semplicemente non è il momento giusto, altre, è proprio quello perfetto. Così ho iniziato a scrivere, senza grandi aspettative. Io ci ho provato, mi son buttata senza sapere minimamente che mondo fosse questo. Adesso mi darei dell’incosciente. Sono stata una kamikaze! Con il secondo romanzo, Finché suocera non ci separi, avevo già capito un po’ le dinamiche ed è stato più semplice. Nel frattempo ero stata contattata da una grande e importante agenzia letteraria per essere rappresentata da loro. Proprio poco prima dell’uscita del secondo romanzo è iniziata anche l’avventura con Rizzoli. Ero terrorizzata di non essere all’altezza. Il peso delle aspettative gravava sulle mie spalle, insieme a tutti i sacrifici fatti per scrivere il primo romanzo per loro, il mio terzo: (Es)Senza di te. La trama era deliziosa, per me. L’avevo nel cuore. Scriverlo è stato davvero faticoso perché i tempi erano ristrettissimi. Lavoravo tutte le notti dalla sera all’alba e di giorno revisionavo. Ero sfinita, ma sono stata felicissima di com’è andata. Poco dopo ho immediatamente dovuto mettermi sul quarto, senza respiro, Una Str… Ega sotto l’albero.
I pro e i contro tra self e Casa Editrice… è un tema spinoso e controverso, molto discusso. Sicuramente da ex self ero viziata ad avere un controllo totale sulle mie pubblicazioni: dal testo, alla copertina, al titolo e alle vendite. Con una Casa Editrice ci si affida a loro, si deve aver fiducia completa che faranno del tuo romanzo un ottimo lavoro, che lo renderanno appetibile. Non è stato facile per me, che sono un’amante dei titoli spumeggianti, quasi aggressivi, cedere questo ad altri, così come le copertine, che per i self avevo curato personalmente. Infatti Cara cognata, ti odio è stata fatta da una cara amica e collega, decisa insieme (Marie Albes), mentre per Finché suocera non ci separi è stata fatta proprio da me e da mio marito. Non sono una persona che vuole apparire tra la folla, ma mi piace che le mie copertine lo siano.
Le voglio colorate, che gridino “Guardami! Mi vuoi! Non puoi cedere. Toccami, annusami, prendimi!”, con Rizzoli ho dovuto lasciar andare tutto questo e, credimi, è stato davvero molto difficile. Così come tutta l’organizzazione dietro al battage pubblicitario prima della pubblicazione. Sono una persona precisissima e vorrei fare sempre tutto in maniera perfetta, con i miei tempi. Ecco, qui ho rischiato il collasso. Non avevo potere su nulla, non potevo organizzare niente. Ero completamente impotente. Dovevo solo aspettare. Però, nonostante tutto, non tornerei indietro. Sono felice e orgogliosa della strada che ho fatto, perché l’ho fatta con tanto sacrificio.

L’amore non passa mai di moda: i tuoi romanzi sembrano essere in grado di annullare le differenze generazionali, passando dalle madri alle figlie. Il rosa è, senza dubbio, la tua dimensione più congeniale: cosa pensi di questo genere? A cosa è dovuto tanto successo e a che esigenze risponde secondo te?

Ma… come ho detto nella prima domanda non mi sarei mai aspettata tutto questo, sono partita così, perché sentivo di farlo, ma senza sapere cosa aspettarmi. Mi piace scrivere di storie di vita vera, portate un po’ al paradosso e soprattutto situazioni in cui ognuna di noi possa ritrovarsi. La serie “Cara, ti odio” è nata proprio per questo. Perché ognuna si ritrovasse nella protagonista, vittima di una cognata impossibile, o nella nuora vessata e tormentata dalla suocera. Ce ne saranno altri a seguire di questa serie, che non voglio assolutamente abbandonare, ma per il momento dovranno attendere. Credo sia per questo che sia le madri, che le figlie mi hanno letta. Certo, qualcuna potrà essersi rivista nell’antagonista e di conseguenza chiamata in causa… ecco, forse a quelle non devono essere piaciuti più di tanto!
Il genere rosa fa sognare ogni donna, rimanendo al tempo stesso legato alla realtà. È questo che fa del genere un genere amato. Le donne vogliono poter sognare, sapendo comunque che potrebbe accadere davvero. Si è così sempre di corsa: la famiglia, il lavoro, i trasferimenti casa/ufficio/casa – spesa – posta – o vattelapesca, che alla sera vogliamo qualcosa che rilassi la mente, che avvolga le nostre membra stanche e ci scaldi il cuore. Questo è il romance!

Per saper scrivere bene occorre, certamente, leggere tanto: che libro c’è sul tuo comodino? E se, come autrice, potessi appropriarti del romanzo scritto da una collega, quale sarebbe?

Sicuramente leggo tanto. In certi periodi sono arrivata a un libro al giorno e se ci penso è un po’ un peccato, calcolando quello che ci vuole per scriverlo. Sul mio comodino c’è Charlotte Brontë “Jane Eyre” il mio libro preferito in assoluto. Mi ricorda la mia infanzia, quando l’ho letto per la prima volta in prima media. Ogni volta che sento il titolo mi ritrovo bambina, e avverto dentro il calore delle emozioni che mi diede allora, le sensazioni, e subito sto così bene. È meraviglioso quello che un libro può fare anche a distanza di così tanti anni, non trovi? Ovviamente a seguire viene Jane Austen, con Orgoglio e Pregiudizio, l’Abbazia di Northanger, Emma e gli altri…
Se potessi appropriarmi di un libro di una collega? Non ci ho mai pensato, però spesso, mentre leggo, penso “Oddio, questa sì che sa scrivere, mica come me! Io non arriverò mai a questi livelli. Ma che scrivo a fare?” e allora è meglio non pensarci, prima di essere tentata di appendere la penna al chiodo. J

Quanto c’è di vero nei personaggi e nelle esilaranti vicende che racconti? Cosa ti ispira maggiormente? Svelaci qualche progetto per il futuro.

Di vero, in genere, nulla. Preferisco ispirarmi ai caratteri. Diciamo che mi piace pensare al carattere di una persona e su questo, costruire la storia, inventare quello che farebbe una persona in base a com’è, le sue reazioni. La psicologia ha una grande parte nei miei libri.
A volte mi basta un’immagine perché nasca una trama nuova. Oppure una frase che mi colpisce. Come dicevo amo i titoli e quasi sempre intitolo ogni cosa nella mia vita. Questo mi fa sorridere, è come se dessi titoli a tutto, come se fossi una giornalista che deve intitolare un articolo. E allora magari mi colpisce uno di questi titoli che dico, così per gioco, e via: il libro è già scritto nella mia mente in un batter d’ali.
Progetti per il futuro… attualmente sto scrivendo due romanzi contemporaneamente, di generi diametralmente opposti. Sto sperimentando un genere molto diverso dal mio solito, è una scommessa con me stessa che mi terrorizza, ma io amo le sfide, amo spingermi sempre oltre. Anzi, spesso mi butto proprio in qualcosa che mi spaventa, per dimostrare a me stessa che posso farcela. Ho bisogno di questa adrenalina nella mia vita, altrimenti così piatta. Cosa assurda, vero? Quattro figli e una vita piatta. Non ci crede nessuno, finché non capisce che io non sono solo una mamma, ma anche una donna. Ed è quello che voglio sentirmi, sempre!
Oltre a questi due romanzi, partecipo a un progetto a più mani con altri colleghi. È una cosa nuova per me e divertente. Speriamo ne esca qualcosa di interessante.

Altra cosa nuova, che mi elettrizza, è un altro progetto, che sta prendendo piede ultimamente, è una nuova sceneggiatura che stiamo iniziando io e un’altra collega, per una serie. Sono davvero entusiasta all’idea di ampliare i miei orizzonti a questo nuovo esperimento. Il tema… ironia a tutto campo, amore e segreti!

Corinne Savarese