Ho il forte presentimento che molti di noi
abbiano atteso questo momento con ansia per giorni, mesi, addirittura anni.
Ebbene, l’attesa è finita: il magico potere della luccicanza è tornato a popolare i nostri incubi di insaziabili
lettori con “Doctor Sleep”,
l’attesissimo seguito di “Shining” di Stephen
King, edito in Italia da Sperling
& Kupfer. Dopo più di trent’anni dalla pubblicazione del suo
capolavoro, il re del brivido firma uno dei sequel più attesi degli ultimi
decenni, lasciando ancora una volta il suo pubblico senza fiato.
Come abbiamo letto in numerose interviste
rilasciate per la promozione del romanzo, i personaggi inquietanti che
popolavano l’Overlook Hotel, magistralmente reso sullo schermo dal film
capolavoro di Stanley Kubrick interpretato dall’indimenticabile Jack Nicholson,
hanno tormentato le notti del maestro dell’horror per molti anni dopo la
pubblicazione di “Shining”, tanto da spingerlo a riportarli in vita in questo romanzo
che inizia esattamente dove si era interrotto il precedente, dopo l’incendio
del lugubre hotel.
A quella tragedia sono scampati Richard
Hallorann, cuoco dell’albergo, Wendy Torrance, moglie del custode invernale
Jack Torrance, morto nel vano tentativo di fermare le fiamme, e il loro
figlioletto, Danny Torrance, rimasto miracolosamente illeso nel corpo, ma non
nell’anima. Il protagonista del romanzo è proprio un Dan ormai cresciuto, ma
ancora profondamente segnato da ciò che accadde all’Overlock. Dan, dopo anni
passati allo sbando in giro per l’America, cercando di combattere contro
un’eredità paterna fatta di alcolismo, violenza e depressione, ha finalmente
messo radici in una piccola città del New Hampshire, trovando lavoro in un
ospizio. Aiutato da un gatto in grado di prevedere il futuro, Dan cerca di
accompagnare i vecchietti nell’ultima parte della loro vita, donandogli il
conforto che solo il potere della luccicanza
è in grado di dare, diventando Doctor Sleep, il Dottor Sonno.
Sarà l’incontro con la misteriosa Abra
Stone, dotata di un potere ancor più abbagliante del suo, a sconvolgere di
nuovo la fragile esistenza di Dan, riportando in superficie l’orrore di demoni
spaventosi che credeva ormai sepolti da tempo, ma che in realtà sono cresciuti con
lui.
King ricostruisce e approfondisce un mondo
demoniaco di presenze oscure che sono più vicine di quel che noi tutti vorremmo
credere, senza rinunciare al suo stile asciutto e diretto, spesso sarcastico e
distaccato, ma a tratti emozionante e perfino commovente. La capacità
dell’autore di farci entrare in una dimensione parallela, fatta di mostri
all’apparenza assolutamente inoffensivi e nascosti dietro facce comuni, ma in
realtà potenzialmente distruttivi e capaci di annientare la nostra volontà, è a
dir poco unica e la tensione è sempre palpabile anche mettendosi nei panni dei
personaggi che, nonostante le loro potenti capacità soprannaturali, sembrano
essere anche più vulnerabili di noi semplici esseri umani.
“Doctor Sleep” è un romanzo emozionante e coinvolgente
sin dalla prima pagina, irrinunciabile per gli appassionati ammiratori di King,
nonostante non tutti ne siano rimasti soddisfatti, ma ugualmente avvincente e
interessante anche per i più scettici che credono sia tutta fantasia. O,
meglio, vogliono credere. Buona lettura e sogni d’oro!
Estate 1973, Heaven’s Bay, Carolina del Nord. Il
giovane studente universitario Devin Jones, squattrinato e ingenuo, decide di
accettare un incarico stagionale a Joyland, un Luna Park moltogrande, per
guadagnare qualche dollaro e cercare di dimenticare Wendy Keegan, la ragazza
che gli ha spezzato il cuore, tradendolo. Inizia così “Joyland”, Sperling &
Kupfer, un romanzo tra i più atipici del re dell’horror, Stephen King.
All’interno del parco divertimenti Devin sembra
trovarsi perfettamente a proprio agio, in una sorta di universo parallelo, che gli restituisce serenità e
fiducia in se stesso. A circondarlo ci sono una serie di curiosi personaggi: la vedova Emmalina Showplaw,
che gli affitta una stanza, Lane Hardy, il burbero responsabile della Ruota del Sud, Rozzie Gold, in
arte Madame Fortuna, la sedicente zingara che predice il futuro e ogni tanto ci
azzecca, il Signor Easterbrook, l’ultranovantenne proprietario del parco e i
due coetanei Erin e Tom, studenti universitari come lui e ben presto
inseparabili amici.
In questo colorato mosaico di figli del carrozzone,
come si chiamano secondo la Parlata, il gergo usato da tutti i lavoranti del
parco, si nasconde anche un terribile segreto: Devin scopre, infatti, che dentro
al Castello del Brivido, una delle attrazioni del parco, sembra aggirarsi il
fantasma di Linda Gray, una ragazza uccisa barbaramente proprio al suo interno
quattro anni prima dal suo fidanzato, che non è stato mai catturato.
Devin vorrebbe vedere il fantasma di Linda a tutti
i costi, ma il suo cuore puro, appena guarito, è scosso ben presto dalle
emozioni provocate dalla bella e triste Annie Ross e dal suo figlioletto Mike, gravemente
malato, ma pieno di vita e dotato di un potere speciale.
Riuscirà Devin a difendere Heaven’s Bay dal male
oscuro che sembra minacciarla e a proteggere la donna della quale nel frattempo
si sta innamorando? E chi è l’assassino di Linda Gray?
“Joyland”, edito solo in edizione cartacea, per espressa
volontà dell’autore, è un romanzo anomalo per il re del brivido. Quello che
scrive, infatti, è un King nostalgico e poetico, che sembra ricordare, a
tratti, le pagine più commoventi de “Il Miglio Verde”, “Cuori in Atlantide” o “Le
ali della libertà”, ma con le atmosfere più leggere di alcuni racconti come
quelli presenti in “Stagioni diverse”, dai quali è stato tratto il film “Stand
by me” di Rob Reiner.
A narrare i fatti in prima persona è lo stesso
Devin, ormai adulto, che riesce a rileggere tutti gli avvenimenti di quel
periodo con gli occhi di un uomo che ha avuto la fortuna di crescere e
realizzare solo in parte le proprie aspirazioni, ma che nel
suo cuore è rimasto legato alla purezza e all’autenticità del ragazzo che è
stato, non vergognandosi di avere qualche rimpianto e rimorso.
Lo stile è come sempre scorrevole, ironico e
asciutto, ma puntuale nelle descrizioni ed efficace nei dialoghi, senza risultare prolisso o monotono. Gli
eventi che accadono hanno il ritmo della realtà: a tratti estremamente lenta, a volte così veloce e
avvincente, da lasciare senza fiato, e al lettore sembra davvero di subire i
cambiamenti che pian piano forgiano il carattere dello stesso Devin, in un’immedesimazione
totale, pagina dopo pagina. Una storia coinvolgente e appassionante, i cui veri protagonisti sono i sentimenti unici, e spesso
contrastanti, che caratterizzano il corso della vita di ognuno di noi, compresa
la paura...
Vancouver, America del Nord, quando la giovane
Georgia Malone, decide di entrare a far parte di un Club del libro tutto al
femminile ha perso il marito Anthony da poco tempo. Bella e inesperta, quanto
casta e timida, Georgia vede in questa nuova avventura e nelle sue nuove
compagne, Marielle, Kim e Lily, una piacevole via di fuga dagli impegni
lavorativi alla Dynamic Markenting, società astro nascente del settore per la
quale lavora. Da quando le hanno affidato la campagna pubblicitaria per la
Vital Sport, infatti, perfino il lavoro che ama tanto le sta dando qualche
grattacapo. Un grattacapo decisamente irresistibile di nome Woody Hanrahan,
giovane stella dell’hockey e nuovo volto del marchio sportivo più in voga di
tutto il Canada. Sexy, seduttore incallito e dai modi un po’ rozzi, che però
nascondono una grande sensibilità, Woody non potrebbe essere più diverso da
Georgia, precisa, puntuale e rigorosa in tutto, ma tra i due l’attrazione è
palpabile e travolgente fin da subito, tanto da portarli a vivere
un’emozionante, passionale e contrastata storia d’amore, che sembra avere molti
punti in comune con la storia di Lady Emma, la protagonista dell’ultimo libro
che Georgia e le sue amiche stanno leggendo per il Club del libro.
Pagina dopo pagina, sia Georgia, sia Lady Emma si
troveranno faccia a faccia con la passione e l’amore vero, che non lasciano
spazio a dubbi e incertezze. Sapranno entrambe aprirsi a questa nuova vita? Per
scoprirlo non ci resta che goderci questa frizzante avventura metropolitana
fino in fondo, magari proprio sotto il tanto agognato ombrellone.
Interessante, vero? Passione, amicizia, amore. O
forse ci sarà la fregatura?
Io mi sono lasciata tentare, sull’onda della
curiosità, ma i risultati sono stati a dir poco deludenti. “Una particolare specie di tentazione” della laureata in legge e in
psicologia, Savanna Fox, edito da Sperling & Kupfer, è un continuo e noiosissimo
ripetersi di luoghi comuni sotto ogni aspetto e senza neppure un briciolo di
verve nello stile piatto, banale e per nulla ironico. E quel che è peggio è che
si tratta del primo di una serie che ha per protagoniste le amiche del Club del
libro: The Girls Book Club Serie.
Ma andiamo con ordine: la passione. Lei: inesperta,
un tantino frigida ragazza dai capelli rossi, lui:
muscoloso sportivo e grande seduttore. Insieme
dovrebbero accendere la miccia dell’eros più spinto
ed emozionante, da far rimescolare il sangue a ogni
pagina. E invece accendono a malapena un cerino per una candela post blackout
emozionale. Scene di sesso mediocri e insipide, alternate a sbalzi emotivi
degni di due adolescenti, nemmeno tra i più emotivamente interessanti. Due protagonisti
che più insignificanti non si potrebbe.
L’amicizia. L’unico tratto interessante di tutto il
romanzo, il Club del libro, inizialmente in primo piano, cade totalmente nel
dimenticatoio dopo pochi capitoli. Delle tre malcapitate compagne di Georgia
non si sa praticamente più nulla già dalla metà del romanzo. Ognuna avrà spazio
in una storia a sé, ma non mi pare una ragione sufficiente per abbandonarle
così, a metà dell’opera. Marielle, la splendida ragazza di colore tutta movida
e bei ragazzi, che consiglierà alle compagne la lettura delle avventure di Lady
Emma, Lily, giovane sposa annoiata, dal piglio severo e dai noiosi gusti
letterari e Kim, studentessa di belle arti di origini cinesi con un fidanzato
turbolento, non sono altro che un diversivo stile telefilm anni Novanta, che
verrà ben presto dimenticato dalla bella Georgia, così come dalle sventurate lettrici.
E infine l’amore. Potrà mancare il lieto fine? Lady
Emma, farà capitolare il libertino Lord Vattelapesca, imprigionandolo nelle
trame d’amore? E, più di tutte, riuscirà Georgia (udite udite, detta George,
chissà perché poi) a vivere la sua passionale ed emozionante storia d’amore col
bell’imbusto dal cuore tenero, campione di hockey, che si chiama Woody, come il
picchio del cartoon?
Fosse una domanda da un milione di euro,
probabilmente saremmo già tutte alle Maldive sotto l’ombrellone a leggere
qualcosa di meglio!
Il
connubio tra Storia dell’Arte e Narrativa è una delle forme di storytelling più interessanti e
sorprendenti che la letteratura di genere abbia sperimentato negli ultimi anni.
Può sembrare un’affermazione azzardata, visto che opere d’arte e monumenti sono
da sempre muti protagonisti di grandi
romanzi, attorno ai quali ruotano vicende che hanno fatto la Storia della
nostra Letteratura, ma la risonanza che questo espediente sta avendo sui grandi
numeri dei gruppi editoriali di tutto il mondo ha avuto un aumento vertiginoso,
almeno da quando un noto scrittore
statunitense ha deciso di mettersi a studiare le opere di Leonardo Da Vinci
e di costruirci attorno un mistero da risolvere. O meglio, da quando hanno
deciso di farci un film con un ancor più
noto attore statunitense.
Ma
lasciamo da parte paragoni audaci. Una cosa è certa: da sempre, quando un’opera
d’arte è protagonista di un intreccio di fantasia scritto con passione, è
impossibile non rimanerne stregati sin dalle prime pagine. Che si tratti di un mistery o di un romance poco importa. E quando a scrivere è qualcuno competente,
che di Arte ne capisce davvero e quindi ha tutte le carte in regola per mettere
la cultura a servizio della fantasia, questa unione magica è irresistibile.
È
esattamente questo che accade appena si inizia a leggere “Ma liberaci dal male”, Sperling
& Kupfer, il primo romanzo dello Storico dell’Arte Costantino D’Orazio.
Dopo
averci deliziati con le sue monografie dedicate a Caravaggio, Leonardo e
Raffaello, caratterizzate da uno stile semplice e colloquiale, ma puntuale e
attento, in grado di far entrare i lettori nel cuore della poetica più profonda di questi artisti così complessi, Costantino D’Orazio
si è cimentato con una storia di fantasia che, però, ruota attorno agli
affreschi della cosiddetta Aula Gotica dei Ss. Quattro Coronati, recentemente
scoperta. La protagonista della storia, l’ingenua, ma curiosa Virginia si rende conto che all’interno di questo ambiente così ricco di fascino,
accadono cose impensabili, che, pian piano sarà lei stessa a svelare al
lettore, in un crescendo di emozioni.
Chi,
oltre ad averne apprezzato i saggi e i programmi televisivi, abbia avuto il
piacere di ascoltare dal vivo
Costantino D’Orazio durante una delle sue lezioni o delle sue visite guidate,
sa bene la grande capacità dell’autore di trasmettere coinvolgimento e
interesse verso le storie che racconta e non faticherà a riconoscere anche in
questo romanzo l’entusiasmo che ne contraddistingue la penna, vibrante, ma
delicata, e la costruzione, solida, ma sufficientemente originale.
Virginia,
l’eroina protagonista del romanzo, è una giovane coraggiosa e determinata. Non
è una fede profonda a spingerla a ritirarsi in Convento, ma la ricerca del
proprio posto nel mondo, nel tentativo di mettere freno al suo stesso
temperamento tormentato. Tuttavia alcuni
strani segnali delle monache turbano la sua nuova vita all’interno delle mura
della Basilica, tra preghiera e silenzio. Solo la passione di Virginia per la
Storia dell’Arte continua a farla sentire viva e, quando grazie all’aiuto del
misterioso Andrea, un giovane in apparente ritiro spirituale, verrà a
conoscenza di una stanza affrescata celata all’interno del Convento, dove
accadono cose insolite, le vite di entrambi saranno destinate a cambiare per
sempre, in un crescendo di trepidazione, fino a un epilogo imprevedibile.
Uno Storico dell’Arte prestato alla Narrativa, anche se, in
fin dei conti, non sei riuscito a stare troppo lontano del tuo mondo neppure
questa volta! Come nasce l’esigenza di scrivere “Ma liberaci dal male”,
Sperling & Kupfer, un romanzo che ha tra i suoi protagonisti soprattutto gli affreschi dell’Aula Gotica dei Ss.
Quattro Coronati? Cosa ti ha ispirato durante la stesura?
Io
sono affascinato dal dubbio e dalla scoperta, due elementi che spesso convivono
nell'Arte. Direi che cerco soprattutto quelle opere che suscitano domande e non
danno risposte sempre chiare e definite. Una qualità che troviamo sia nell'arte
antica, che in quella contemporanea.
Gli
affreschi nascosti all'interno del Monastero dei Ss. Quattro Coronati sono
ancora oggi un vero enigma. Mi sono parsi subito un soggetto che non avrei
potuto esaurire con un saggio, perché avrei tradito il loro fascino e la loro
identità. Così ho pensato che un'avventura fosse il modo migliore per farli
conoscere.
Dopo numerosi saggi,
facciamo un bilancio di questa prima esperienza da romanziere: che autore sei?
Come definiresti Virginia, la protagonista della storia, e in che modo hai
costruito tutti gli altri personaggi di fantasia? Pensi che tornerai a
cimentarti con la narrativa in futuro?
Sono
un autore onnivoro, se così si può
dire. Credo di aver attinto da tanti generi per questo romanzo: il thriller, il
giallo, il romanzo di formazione, l'avventura, il dramma... la verità è che
credo che, per il momento, sia prematuro trarre un bilancio da questa
esperienza...
Virginia
mi ha permesso di mettermi nei panni di tutti quegli appassionati d'arte che
guardano le opere spinti dalle loro emozioni, senza avere il filtro, spesso
micidiale, della conoscenza. È attratta dagli affreschi, ma non sa come
collocarli nella storia. In lei rivedo tante persone a cui parlo tutti i
giorni, curiose, interessate e libere di interpretare l'arte con il proprio
cuore.
Se
tornerò a dedicarmi alla narrativa? Esiste già un'altra storia, ma non so se e
quando diventerà un libro.
L’arte in Tv: se ne parla
abbastanza e nel modo giusto? Essendo tra i divulgatori più amati del settore,
pensi che bisognerebbe dedicare più spazio a questi temi, soprattutto in un
Paese ricco di Storia come il nostro? E come?
Senza
dubbio bisognerebbe dedicare più spazio all’arte in televisione. Bisognerebbe
però investire in programmi culturali con mezzi adeguati, come quelli degli Angela.
Altrimenti, il rischio è sempre quello di proporre un'offerta poco competitiva
e attraente. La televisione è uno strumento con un proprio linguaggio, che non
può essere tradito.
In
Italia, purtroppo, sono ancora molto rare queste occasioni.
Raccontaci il tuo
percorso come Curatore del MACRO – Museo d’Arte Contemporanea Roma: c’è un
episodio, un aneddoto, una storia che è rimasta particolarmente impressa nel
tuo cuore di uomo, oltre che di studioso?
Ogni
volta che incontro Marisa Merz, eccezionale artista a cui abbiamo dedicato una
commovente mostra al Macro, per me è un'esperienza straordinaria. Il regalo più
prezioso che questo lavoro meraviglioso potesse farmi!
A
cosa stai lavorando attualmente? Svelaci quali sono i tuoi progetti per il
futuro.
Sarà un'estate intensa:
dal 12 giugno curerò una rubrica quotidiana dedicata alle meraviglie d'Italia
su Uno Mattina (Raiuno) e dal 15 luglio torna su Radio2 il mio programma Bella
davvero (ogni sabato e domenica dalle ore 12 alle 14), che quest'anno condurrò
con Catia Donini. E poi, sto lavorando ad un nuovo saggio, ma ne riparleremo
presto, spero.