Foto di Davide Cerati |
Per
essere un buon musicista, il talento non è tutto: parola di Francesca Dego. Classe 1989, diplomata
con lode al Conservatorio di Milano, oggi Francesca Dego è considerata una
delle più grandi violiniste italiane. Il suo talento cristallino l’ha portata a
girare il Mondo, tra concerti ed esibizioni di ogni genere, riuscendo così a
realizzare il suo sogno di bambina: vivere di musica e per la musica.
Francesca, infatti, ha iniziato a suonare il violino sin da bambina,
assecondando una dote naturale di cui la sua famiglia si è accorta
immediatamente. Oltre alla predisposizione innata, tuttavia, diventare un
musicista professionista comporta disciplina, impegno e ore e ore di studio per
raggiungere livelli di eccellenza che vanno mantenuti solo con l’esercizio
quotidiano, anche quando si è in tournée in giro per il Mondo. In occasione
della recente incisione integrale delle Sonate
di Beethoven, per la Deutsche Grammophon (Universal Music), assieme alla pianista e collega
Francesca Leonardi, Francesca Dego ci ha raccontato cosa significa essere una
musicista professionista al giorno d’oggi e cosa si prova a calcare i
palcoscenici, da una parte all’altra del Globo, con un unico e fedele punto di
riferimento: il violino.
Il tuo percorso da
violinista di incredibile talento ti sta portando a girare il Mondo, un
concerto dopo l’altro: quando e da dove nasce la tua esigenza di fare musica?
Cosa vuoi esprimere attraverso le corde del tuo violino?
La
mia passione per la musica, e in particolar modo per il violino, è nata grazie
e mio padre, Giuliano Dego, che è uno scrittore, ma ha studiato violino da
dilettante e lo ha sempre suonato con impegno solo per amore della musica. Sono
cresciuta ascoltandolo suonare e anche sentendo cantare mia madre che, pur non
essendo una professionista, ha sempre avuto un grande talento per la lirica. La
passione per la musica classica, quindi, fa parte della mia famiglia sin da
prima della mia nascita e, di conseguenza, anche il mio percorso è iniziato con
grande naturalezza. I miei genitori si sono accorti subito che avevo il
cosiddetto “orecchio assoluto”, cioè la capacità innata di riconoscere e
replicare le note che ascoltavo. Ho iniziato a cantare fin da piccola e a tre
anni ho già cominciato a prendere confidenza col violino, iniziandone lo studio
vero e proprio l’anno successivo. A impostarmi tecnicamente, all’inizio, è
stato proprio mio padre, poi, visti i miei miglioramenti, sono stata affidata a
grandi insegnanti che hanno contribuito alla mia formazione.
La
musica è sempre stata la mia fedele compagna di vita. Non ho memoria di cosa
facessi prima di imparare a suonare, avendo cominciato da molto piccola, quindi
la musica, per me, è sempre stata un altro linguaggio per esprimere me stessa,
oltre alle parole. Ho un’indole timida, anche se non sembrerebbe, visto che,
per lavoro, mi interfaccio quotidianamente con un pubblico e questo solo grazie
al violino che, da un lato mi consente di esprimermi al meglio, dall’altro mi
ha regalato da subito grande sensibilità ed empatia verso le emozioni. Fare
musica, in fin dei conti, significa saper raccontare una storia fatta di gioie
e dolori, anche se non si sono vissute in prima persona, proprio come fa uno
scrittore. Dire che la musica per me sia tutto è quasi riduttivo: tra le ore
che dedico allo studio e le esibizioni è davvero la mia vita.
Non solo concerti ed esibizioni,
la vita del musicista richiede studio costante, impegno e sacrifici. Quanto è
importante la formazione continua, accanto all’estro artistico, per chi volesse
intraprendere questa professione?
La
formazione continua è la cosa, in assoluto, più importante per chiunque voglia
fare il musicista di professione, soprattutto per quanto riguarda la musica
classica. Lo strumento deve diventare un vero e proprio prolungamento del
violinista ed è importante iniziare da bambini. Naturalmente bisogna avere un
talento naturale: ci sono bambini portati per la musica e altri più propensi
verso altre discipline. Se dovessi fare un paragone, lo studio di uno strumento
non è molto diverso dall’allenamento sportivo: il concerto o la gara sono solo
la punta dell’iceberg, sotto ci sono ore e ore di allenamento e preparazione,
con impegno ed entusiasmo. Senza esercitarsi quotidianamente, nella musica,
come nello sport, non si può mantenere sempre lo stesso livello di eccellenza:
ecco perché lo studio è così importante. Spesso il pubblico non immagina cosa
ci sia dietro a un’esibizione e si gode il momento più bello di questo
mestiere, tralasciando la fatica che tutto ciò comporta per un professionista,
tra studio e viaggi per il mondo. Tutto ciò, ovviamente, implica anche una
grandissima soddisfazione per i professionisti: personalmente suonare è quello
che ho sempre voluto fare nella vita e il piacere che ne deriva, per me, è
sempre superiore al sacrificio, altrimenti non mi sarei dedicata totalmente
alla musica con tale dedizione.
Sei riuscita a fare di un
sogno un vero e proprio mestiere a un livello d’eccellenza: è ancora possibile
oggi, secondo te, fare della musica una professione a tempo pieno? Qual è il
segreto per bilanciare e conciliare carriera e vita privata? Fai un bilancio
della tua esperienza, tra ostacoli e soddisfazioni.
Con
amore, impegno e un pizzico di fortuna, è possibile diventare musicisti
professionisti anche in un periodo economicamente difficile come quello che
stiamo passando. Ci sono tanti giovani di talento che si stanno facendo strada
in questo settore e non bisogna dimenticare che ci sono tanti sbocchi
professionali per un musicista: dall’orchestra, all’insegnamento. La maggior
parte dei miei compagni di Conservatorio oggi hanno un’occupazione soddisfacente
in questo campo, anche in ambiti molto diversi. Di sicuro fare il solista,
incidere dischi e viaggiare per il mondo è meno frequente, ma si può vivere di
musica in molti modi e con altrettanta soddisfazione. Ci vuole grande
determinazione per entrare in questo settore e altrettanta per rimanervi e
vedere che tanti compagni di studi sono riusciti a realizzarsi è stato per me
un grandissimo piacere, oltre che una speranza per il futuro. Ricordo quando i
miei genitori mi misero in guardia, da piccola, spiegandomi che la musica è una
disciplina competitiva, soggetta a giudizi e delusioni, ma niente è impossibile
mettendoci tutto l’impegno necessario e io non mi opporrei mai al desiderio di
un bambino di coltivare questa passione, col sogno che, da grande, possa
diventare il suo mestiere.
Foto di Davide Cerati |
Raccontaci un episodio,
un aneddoto, una storia che, nel tuo percorso da musicista, è rimasta
particolarmente scolpita nella tua memoria e nel tuo cuore.
Ricordo
davvero tanti episodi che mi hanno cambiata, nel corso dei miei studi e della
mia vita, e che mi hanno aiutata a crescere e a maturare, comprese tante frustrazioni,
dai concorsi andati male, alle critiche poco costruttive. Tuttavia quello che
più resta nel cuore sono sempre i bei ricordi, in particolar modo gli incontri
coi grandi colleghi e direttori d’orchestra, spesso miei miti, coi quali ho
avuto la possibilità di fare musica, duettando. Anche il rapporto coi miei
Maestri, Daniele Gay e Salvatore Accardo, mi ha dato tanto, non solo in qualità
di allieva, ma soprattutto dal punto di vista emotivo.
Uno
dei ricordi più belli risale ai miei sedici anni, quando ebbi la possibilità di
suonare la Sinfonia Concertante di Mozart al Teatro dell’Opera di Tel Aviv con
uno dei più grandi violinisti viventi, Shlomo Mintz.
Questa
esposizione al pubblico, sin da piccola, mi ha dato tante emozioni, ma mi ha
reso anche fragile sotto molti punti di vista, quindi è difficile selezionare
un episodio tra i tanti ricordi che conservo gelosamente. Anche l’incisione
degli album, assieme alla collega Francesca Leonardi, con la Deutsche
Grammophon, una delle più importanti case discografiche per quel che riguarda
la musica classica, è stata una delle soddisfazioni più grandi che abbia mai
avuto, oltre che una grande opportunità di lavoro al di fuori delle esibizioni
e dei concerti.
A cosa stai lavorando
attualmente? Svelaci i tuoi progetti per il futuro.
Dopo
aver debuttato a Londra, in aprile, con la Philarmonia Orchestra, con
grandissima soddisfazione, ho avuto molte date in giro per l’Europa e per l’Italia
e, attualmente, mi trovo in Sud America per una serie di esibizioni. Nei
prossimi mesi, inoltre, sarò in Giappone per un nuovo tour asiatico.
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