martedì 10 marzo 2015

Adriana Assini: storia di Donne, Veleni e Giustizia


Scrittrice, acquerellista e studiosa dell’Universo femminile: Adriana Assini si racconta in occasione della presentazione del suo romanzo “Un sorso di arsenico”, edito da Scrittura & Scritture, che si terrà sabato 14 marzo, alle ore 18, presso la Galleria dell’Associazione Artistica e Culturale ABC art, in Roma. La Giornata Internazionale della Donna è appena trascorsa, ma ogni giorno è quello giusto per riflettere su questi temi, soprattutto in compagnia di un buon libro.

Sappiamo che per la stesura di un romanzo storico è necessario un lungo periodo di ricerca: come ti sei imbattuta nel personaggio di Giulia Tofana? Chi era davvero e perché hai deciso di raccontare la sua storia?

Spesso ho l’impressione che i personaggi mi vengano incontro, pretendendo la mia attenzione, per affidare alla mia “penna” la loro storia. Così è stato con Giulia, con la quale ho avuto il primo approccio un giorno d’estate, alle prese con le parole crociate. La definizione recitava più o meno: “fattucchiera e avvelenatrice del XVII secolo”. Incuriosita, mi sono messa sulle sue tracce, scoprendo aspetti interessanti sul suo conto e sull’epoca i cui visse. In primis, il particolare che le sue clienti fossero tutte donne. Un argomento che meritava di essere approfondito e che avrebbe poi rivelato uno spaccato di mondo davvero interessante...

Giulia e tutte le altre donne presenti nel romanzo si confrontano con un mondo interamente declinato al maschile che spesso non sa rendere loro giustizia né nella vita di tutti i giorni, né nelle aule di tribunale. Che differenze noti con una società come la nostra che negli ultimi anni ha coniato il termine femminicidio? Cosa è cambiato da allora e cosa sta cambiando adesso?

Fortunatamente, il mondo è andato avanti, evolvendosi in ogni campo, anche per quanto riguarda la condizione femminile. Al contrario di quanto accadeva nei secoli scorsi, oggi le donne hanno... quasi gli stessi diritti degli uomini. “Quasi”, perché le discriminazioni ancora le perseguitano, sia sul posto di lavoro che nella vita privata. Non solo. L’emancipazione delle donne, la loro autonomia, la loro indipendenza fanno ancora paura a molti uomini, che temono  di perdere il loro antico predominio, in famiglia e fuori. Ritengo che, purtroppo, la legge sia ancora timida nel tutelare le donne e che la politica – con una schiacciante maggioranza di uomini al ‘comando’ – non affronti seriamente il problema. Per crescere, maturare, migliorare e, di conseguenza, prevenire, occorre prima di tutto educare. Ma la scuola, azzoppata dai tagli, è in serio affanno e il suo ruolo in triste declino. 

Oltre a essere una scrittrice molto prolifica, sei anche un’acquarellista di grande talento: si può ancora essere artisti al giorno d’oggi? Come coniughi queste passioni solo apparentemente molto diverse?

La morte dell’arte viene annunciata ciclicamente, affermando che tutto è stato detto, inventato
sperimentato. Per quanto mi riguarda resto dell’idea che ci sia arte ogni qualvolta che - semplicemente - un’opera è capace di destare interesse, coinvolgimento, emozione.
Il tempo è tiranno, ma con il tempo s’impara a gestirlo, secondo le esigenze e le priorità  del momento. Scrivere e dipingere sono due forme del  narrare, che nel mio caso seguono strade diverse  ma non opposte. Nei romanzi prediligo, infatti, le storie vere o comunque ambientate in contesti storici reali, mentre nella pittura lascio spazio alla fantasia, attingendo liberamente dal pozzo inesauribile dei miti, favole, leggende. È davvero una bella esperienza poter raccontare tante storie, ora con la penna ora con il pennello.

Arriva un momento nella vita di ogni opera, sia essa un acquarello o un romanzo, in cui questa smette di essere esclusiva proprietà dell’artista che l’ha creata e diventa parte integrante della sensibilità di chi ne fruisce. Come ti rapporti con questo fenomeno? Che spunti ricevi dal tuo pubblico?

È sempre gratificante trovare rispondenze negli “occhi” di chi guarda - qualora si tratti di un quadro - o attraverso le osservazioni di chi legge, nel caso di un romanzo. Ma può anche capitare qualcosa di completamente differente, come quando chi usufruisce dell’opera ne percepisce messaggi apparentemente a me estranei. In questi casi, mi sorprendo ma lascio che sia, immaginando che se una persona coglie e “sente” una determinata emozione, quel sentire - in qualche modo - stava dentro l’opera. Credo che anche questo aspetto attenga all’imponderabile mondo dell’arte, che si nutre di una molteplicità di linguaggi, tanto manifesti quanto nascosti.

Che scrittrice sei? Qual è il tuo modo di lavorare e quali sono i tuoi progetti per il futuro? Svelaci, se puoi, a chi darai voce nel tuo prossimo romanzo…

Una scrittrice appassionata, capace di calarsi a fondo nel periodo raccontato e nell’animo dei suoi personaggi. Lavoro molte ore al giorno, dividendomi tra lettura di documenti, saggi, scartoffie d’epoca e la scrittura. Uso il computer ma non abbandono la penna. Ho un paio di nuovi romanzi in fase di limatura. Uno, incentrato su una storia realmente accaduta. L’altro, di pura fantasia, ambientato in un contesto storico meticolosamente documentato. 

INFORMAZIONI GENERALI SULLA PRESENTAZIONE:

Titolo dell’opera: Un Sorso di Arsenico
Autore: Adriana Assini
Editore: Scrittura & Scritture
Sede dell’evento: Galleria dell’Associazione Artistica Culturale ABC art
Via: Viale Guglielmo Massaia 23b – Garbatella – Roma
Organizzazione e presentazione:  Alessandra Rinaldi e Mauro Rubini
Ospiti partecipanti: Adriana Assini (autrice)
Data: 14 MARZO 2014
Ore: 18:00

L’OPERA:

“‘Venere plebea scolpita in marmo pario...’, Giulia Tofana fa illecito commercio della sua bellezza come del suo ingegno e mette a punto la formula di un micidiale veleno confezionato in fiaschette che “con fierezza allinea sulla cassapanca”. Ma trafficare coi veleni non è facile e quando delle fiale non ne viene fatto un uso sapiente e le morti cominciano a diventare scomode, si apre la caccia alle streghe e Giulia lascia la natia Palermo, dominata dai viceré spagnoli e dalla peste, per trasferirsi nella Roma barocca di papa Urbano VIII, dove alla maestosità delle feste si alterna la ferocia delle esecuzioni in piazza. All'ombra del cupolone, la bella siciliana veste alla moda, impara a scrivere e con l'aiuto di fra Nicodemo, l'appoggio dello speziale Aniceto, la connivenza di nobili e porporati, incrementa i suoi traffici di morte. Divisa tra l'amore di due uomini, sempre in bilico tra la voglia di obbedire soltanto ai suoi istinti e il desiderio di diventare una rispettabile dama, inseguirà a lungo e senza remore i suoi sogni, sfidando le leggi della Santa Inquisizione con un insolito epilogo.”

L’AUTRICE:

“Adriana Assini vive e lavora a Roma. Sulla scia di passioni perdute, gesta dimenticate, vite fuori dal comune, guarda al passato per capire meglio il presente. Dipinge splendidi acquarelli e ha pubblicato diversi romanzi storici, tra cui Le rose di Cordova (2007), Un sorso di arsenico (2009), Il mercante di zucchero (2011) e La riva verde (2014), tutti editi da Scrittura & Scritture”.


domenica 8 marzo 2015

Antonio Amitrano e la Onlus Il Pensatore: la lotta contro l'osteosarcoma nel ricordo di Matteo


In occasione del Concerto per Matteo: Jazz e tanto altro ancora, che si terrà domenica 15 marzo, presso la Chiesa Valdese di Piazza Cavour 32, in Roma, alle ore 18, abbiamo incontrato Antonio Amitrano, il Fondatore e Presidente della Onlus Il Pensatore, che, con la collaborazione della For Matthew Jazz Band, organizza ogni anno questo evento musicale con l’obiettivo di raccogliere fondi e tenere alta l’attenzione sulla ricerca per la cura dell’osteosarcoma, un tipo raro di tumore che colpisce soprattutto bambini e adolescenti. Ma chi era Matteo Amitrano, Il Pensatore? Lo abbiamo chiesto a chi, con l’aiuto di tanti cuori e tante menti, ne tiene vivo il ricordo: suo padre.

Come nasce l’esigenza di fondare l’Associazione e di cosa vi occupate principalmente? Chi era Matteo Il Pensatore e chi è oggi? Raccontaci la vostra storia.

La Onlus “Il Pensatore” è nata per ricordare Matteo, mio figlio, che nell’aprile 2008 è morto dopo aver combattuto per sette anni la sua lotta con l’osteosarcoma, un tumore raro che colpisce le ossa di bambini e adolescenti. Ad oggi sono sconosciute le cause di questa malattia che annualmente in Italia colpisce circa 150 persone. Le cure negli ultimi anni hanno avuto un notevole incremento ed oggi, grazie ad un protocollo integrato chirurgico-chemioterapico, guarisce  circa il 60% dei malati. È di pochi giorni fa la notizia di un intervento chirurgico effettuato al CTO di Torino in cui è stato possibile impiantare una protesi di bacino a un giovane malato di osteosarcoma. L’intervento, impensabile fino a non molto tempo fa, è stato reso possibile dalla realizzazione, dopo attenti studi, di una protesi che ha sostituito la parte del bacino attaccata dal tumore. Matteo è stato tra quelli che non ce l’hanno fatta. I numerosi interventi chirurgici e i potenti chemioterapici non sono riusciti ad invertire sul corso del suo destino.  Nella sua pur breve vita Matteo ha realizzato tanto, riuscendo ad arrivare alle soglie di una laurea in Fisica che l’Università di Roma “La Sapienza” gli ha conferito alla memoria, riconoscendo il suo brillante curriculum di studio che l’osteosarcoma ha interrotto a pochi mesi dalla discussione della tesi. Matteo era volontario di Emergency e si era interessato ai bambini soldato in Sierra Leone, problema che oggi si sta manifestando in tutta la sua drammaticità. Matteo ha avuto una vita breve, ma intensa e, pur in piena consapevolezza della gravità della propria malattia, non ha esitato a mettersi in gioco in esperienze artistiche, come cinema e teatro, e di vita vissuta. Il Pensatore è stato il nome che abbiamo voluto dare alla Onlus che lo ricorda perché meglio evoca Matteo in quei tanti suoi momenti in cui, sin da piccolo, era assorto in un pensiero, un progetto da realizzare.

Raro non è sinonimo di impossibile, neppure per quel che riguarda la salute, ma troppo spesso le statistiche sembrano farla da padrone anche nella Sanità Pubblica. Come possiamo smettere di essere vittime dei numeri e quale ruolo giocano le Onlus in questa partita?

Le finalità della Onlus sono diverse. Dal punto di vista soggettivo è il tentativo di dare un senso ad un dolore che annichilisce. La perdita di un figlio è una voragine che rende difficile continuare a percorre i sentieri della vita. In un età in cui ero assolutamente inconsapevole di ciò che il destino ci stava preparando lessi una storiella zen in cui il discepolo, in procinto di intraprendere un viaggio, chiedeva un augurio al suo Maestro: “che possa morire prima tuo nonno, poi tuo padre ed infine tu”, fu l’augurio del Maestro. Il discepolo, contrariato dalla risposta, ne chiese spiegazioni al Maestro che disse: “quale disgrazia maggiore di un figlio che precede il padre nella morte?”. La Onlus è il tentativo di vivere lavorando affinché l’osteosarcoma non faccia più vittime. Obiettivo della Onlus è  sostenere la ricerca. La ricerca sull’osteosarcoma vive non solo le criticità proprie della ricerca nel nostro Paese, ma anche di tutte le problematiche della malattie rare. Tra queste le terapie orfane, ossia la difficoltà da parte di soggetti economici ad investire in ricerca in settori che hanno un ridotto sbocco sul mercato. È di tutta evidenza la necessità dell’intervento di soggetti terzi per i quali la ricerca è una speranza di vita. I freddi indici statistici che regolano l’attività economica dei grandi gruppi perdono significato quando riguardano le singole individualità. Il mio dolore non diminuisce perché la morte di Matteo rientra nella percentuale minoritaria di una malattia che ha un’incidenza bassissima tanto  da essere classificata  rara. Ogni persona è per chi gli vuole bene il tutto, che nessun indice statistico può portare al di sotto del 100%. La Onlus Il Pensatore attualmente sponsorizza due borse di studio presso il centro ricerche dell’Istituto Ortopedico Rizzoli di Bologna e partecipa al finanziamento dell’ufficio ricerche. La Onlus, inoltre, finanzia la gestione di una casa in cui, a titolo completamente gratuito, trovano ospitalità i genitori dei pazienti del reparto di chemioterapia dell’Istituto Rizzoli di Bologna.

Sensibilizzare la gente su determinati temi può sembrare semplice, ma è un impegno notevole che richiede determinazione e lavoro di squadra. Quali sono i principali ostacoli che incontrate quotidianamente nel vostro percorso?

La sensibilizzazione è difficile, specie in un tempo di crisi come quello che il nostro Paese sta attraversando, ma è soprattutto il clima di scetticismo e sfiducia che spesso coinvolge anche le iniziative umanitarie a creare le maggiori difficoltà. Quante volte si sente dire: “Chissà dove vanno a finire questi soldi!”. Purtroppo a volte i timori sono fondati e i fatti di cronaca rafforzano lo scetticismo. La sola risposta possibile è la trasparenza e la coerenza di atti moralmente irreprensibili. In questo senso le storie sane sono utili non solo al conseguimento di obiettivi importanti, ma anche al ristabilimento di un clima di fiducia e collaborazione che è il solo che può giovare alle malattie rare.

D’altro canto le manifestazioni di solidarietà sono tante e devono darvi grande soddisfazione. Ti va di raccontarci un episodio o un aneddoto che, in questi anni di attività, è rimasto nel tuo cuore?

In questi sette anni di storia della Onlus Il Pensatore tanti sono gli episodi che meriterebbero di essere ricordati. Per primi riaffiorano nella mia memoria “il salvadanaio di Luca” e “un bollettino postale particolare”. Luca è un bambino di cinque anni che vive sull’isola di Capri, dove si sono svolte diverse manifestazioni della Onlus. Luca, a margine di un evento, ci ha consegnato una bustina piena di monetine dicendo: “queste sono per l’ospedale”. La mamma ci ha poi raccontato che quello era il contenuto del salvadanaio dove Luca aveva messo “i suoi risparmi”. Tempo fa, invece, ci è arrivato un bollettino postale di piccolissimo importo, palesemente compilato da una persona anziana. Questo bollettino per noi è l’emblema del nostro motto: “ogni piccola goccia contribuisce a creare un grande mare”. Testimonia la volontà di partecipare ad un progetto, e ciò travalica l’entità della donazione il cui significato è motivo di speranza e di incoraggiamento.

L’incontro diretto con le persone è importantissimo per tenere alta l’attenzione sui temi che stanno a cuore all’Associazione. Proponete eventi di ogni tipo, dal teatro, alla musica: come nascono questi momenti di aggregazione e che spunti ne ricevete? Parlaci dei vostri programmi attuali e dei vostri progetti per il futuro.

La Onlus si sostiene con il cinque per mille e grazie alle donazioni liberali dei suoi sostenitori. Diverse sono le iniziative che promuovono la raccolta di fondi. Tra le tante i club di lettura, ossia gruppi di persone che mensilmente si riuniscono per cenare  e discutere del libro precedentemente scelto insieme. Ogni partecipante alla serata contribuisce al finanziamento de “Il Pensatore” con un’offerta volontaria. In questi anni la compagnia teatrale “Li Buattari” e gli “InCantattori” ci hanno donato spettacoli. Nel 2008, inoltre, si è costituita la “For Matthew Jazz Band” che ogni anno ci regala un concerto che è il cardine delle iniziative della Onlus.  La prossima domenica 15 marzo alle ore 18 presso la Chiesa Valdese di piazza Cavour 32, in Roma, si terrà il concerto annuale della For Matthew Jazz Band. Un ricco programma musicale, che prevede tra l’altro un tributo a Pino Daniele, accoglierà gli ospiti della serata, che, come sempre, è ad ingresso libero, con offerta volontaria. La nostra speranza è che, anche quest’anno, in tanti vorranno essere presenti ad un evento all’insegna della buona musica e della solidarietà.


www.ilpensatoreonlus.it

lunedì 9 febbraio 2015

Anna Kappler e Matteo Dario Murana: due artisti in famiglia

Quando si dice essere una cosa sola si pensa sempre, con non poco cinismo, a qualcosa di difficilmente realizzabile e, ancor più, destinata a cedere alle ingiurie del tempo e della quotidianità. Alle porte del tanto discusso San Valentino, ci penseranno Anna Kappler e Matteo Dario Murana a dimostrarci che nella vita, come nell’arte, la condivisione è tutto. Insieme da oltre vent’anni, tra lavoro e famiglia, si sono lasciati contagiare l’un l’altro dalla passione per colori e pennelli e oggi non solo dipingono, ma espongono anche insieme e stanno facendo delle loro tele una splendida dichiarazione d’amore reciproco e di ricerca continua della propria dimensione interiore, tra le difficoltà e le gioie della vita di tutti i giorni.

È proprio il caso di dirlo: abbiamo due artisti in famiglia! Si tratta di una passione condivisa o uno ha contagiato l’altro? Dipingete mai insieme? Raccontateci come è nata quest’avventura e se traete ispirazione dalle stesse suggestioni.

Anna :
La mia è una passione che mi segue da sempre. Il primo regalo che ho fatto a quello che sarebbe poi diventato mio marito Matteo è stato un piccolo dipinto della nostra isola. Ho sempre dipinto, disegnato, plasmato materia, come un’evasione mentale, desiderio di realizzare un progetto, ma mai in modo così costante come oggi,  perchè gli impegni, di studio prima e di lavoro e famiglia poi, non me lo hanno permesso. Appena ho avuto la possibilità di riprendere in mano tele e pennelli è stata un’esplosione dell’anima, accompagnata da un grande desiderio di studiare e approfondire nuove tecniche.

Matteo :
Per me è andata diversamente. È una passione nata con l’osservazione di mia moglie che dedicava giornate intere all’applicazione e alla sperimentazione della pittura. Giorno dopo giorno mia moglie mi ha inconsapevolmente instillata la curiosità di provare e il desiderio di esprimermi con i colori. È un piacevole gioco che svolgiamo spesso insieme ed è divertente scambiarci impressioni e ispirazioni.

Anna, uno dei motivi ricorrenti nei tuoi quadri è senza dubbio il mare: lo spettatore sembra letteralmente immergersi negli azzurri delle tue acque. Cosa rappresenta per te questo elemento naturale ? Cosa vuoi comunicare ?

Il mare ha sempre fatto parte della mia vita ed è un elemento fondamentale. Il mare è la rappresentazione della vita stessa, con i suoi orizzonti infiniti, i colori, le luci e i riflessi, la forza delle onde che parlano delle emozioni, di quel senso di libertà e di movimento che mi appartengono.  E i suoi abissi, oscuri o coloratissimi, rappresentano i diversi stati dell’animo umano.  Ma se è vero che il mare è parte di me e dei miei quadri, è anche vero che la mia è una ricerca del concetto di libertà e di spazio che mi riporta ad una visione onirica.

Matteo, la poesia e il calore con cui riesci a rappresentare la grande città è davvero emozionante:  come hai scelto questo soggetto ? Cosa ti preme trasmettere ?

L’ispirazione nasce da un’emozione, da una sensazione, da un ricordo. La voglia di sperimentare l’uso delle tecniche pittoriche, il fascino delle notti romane, la passione per la fotografia e la vicinanza di un’insegnante come mia moglie mi hanno permesso di trasferire su tela le mie emozioni.  Sono esperimenti, giochi di colore.

Che artisti siete: riflessivi e ponderati o genio e sregolatezza? Spiegateci quali sono le tecniche che prediligete e come mai.

Anna :
Sono impulsiva e dipingo di getto. Quando arriva l’ispirazione la devo assolutamente esprimere a modo mio. Mi butto letteralmente sulla tela, senza un disegno di base, vado direttamente con colori, pennelli, spatole, materiale materico, sabbia, gesso. Tutto deve servire a realizzare il progetto che ho in mente,  fedele a quello che il mio istinto mi detta.

Matteo :
Calma e riflessione fanno parte di me e quindi anche nel mio modo di dipingere. Ogni linea e pennellata seguono un disegno stabilito su tela.     

Come conciliate la passione per l’Arte con gli impegni della vita di tutti i giorni? La vostra famiglia vi sostiene? In un mondo ideale abbandonereste tutto per dedicarvi esclusivamente all’Arte o la vostra ispirazione è strettamente legata alla vostra vita quotidiana ?

Anna:
Assolutamente slegata dal mondo lavorativo e dal quotidiano, la mia è un’immersione totale in un mondo fatto di emozioni e di colori. Ogni momento libero è dedicato alla mia passione e niente e nessuno me lo può negare. Per questo ringrazio la mia famiglia che si è ormai abituata a vedermi vagare per casa tra tele e colori e a mio marito che mi ha sempre lasciato libera di esprimermi accostando e adeguando il suo stile di vita al mio.

Matteo:
Credo che Anna abbia già espresso quello che io avrei voluto dire. La mia passione per la pittura è la sua,  completamente catturato tra immagini e desiderio di esprimermi tra i colori e le nostre tele. 

martedì 27 gennaio 2015

Giornata della Memoria: Consigli di Lettura per non dimenticare

Ciao a tutti!
Nella giornata dedicata alla Memoria, ecco alcuni personalissimi consigli di lettura: libri che narrano e spiegano la Shoah in modi molto diversi, dal racconto autobiografico, alla fiction narrativa. Pagine per emozionarsi, ognuno con la propria sensibilità, senza mai dimenticare quello che è stato.
Aspetto i vostri consigli!
Grazie,
Alessandra.







"Anni d'infanzia. Un bambino nei lager" di Jona Oberski, Giuntina

Jona ha appena due anni quando viene deportato, assieme ai suoi genitori, in un campo di concentramento nazista. Questa è la sua straziante storia, raccontata da un uomo ormai adulto, che ripercorre la sua infanzia con gli occhi ancora increduli e disincantati del bambino che è stato.










"L'angelo di Mauthausen" di Roberto Genovesi, Newton & Compton

In un campo satellite di Mauthausen, isolato a causa della neve, un serial killer uccide con incredibile ferocia le guardie naziste, lasciando, col loro sangue, dei messaggi tratti dalla Torah. Un viaggio allucinato negli abissi del terrore attraverso gli occhi di protagonisti che, per sfuggire all'orrore, dovranno mettere da parte le differenze razziali.






"Una bambina e basta" di Lia Levi, E/O

La storia di una bambina che per sfuggire agli orrori della guerra viene nascosta in un convento e del suo complicato rapporto con la madre. Un racconto delizioso e commovente che evidenzia la confusione dei bambini di fronte alla violenza dell'Olocausto.










"Il giardino dei Finzi-Contini" di Giorgio Bassani, Feltrinelli

Un narratore sconosciuto ci guida attraverso i suoi ricordi d'infanzia raccontando l'amicizia con Alberto e Micol, figli dei Finzi-Contini, e di come le Leggi Razziali e la guerra distruggeranno una vita che sembrava perfetta. Sullo sfondo, le giornate spensierate passate dai giovani nell'immenso giardino della famiglia. 

lunedì 26 gennaio 2015

Fabio Sanvitale e Armando Palmegiani: investigatori d’eccezione in una Roma d’altri tempi


Quattro storie per non dormire direbbero gli esperti e noi, che di storie ce ne intendiamo, vi assicuriamo che il quarto libro della premiata ditta Fabio Sanvitale e Armando Palmegiani merita davvero di essere letto da tutti gli appassionati del crimine e della cronaca nera che hanno un particolare attaccamento per la Capitale. “Sangue sul Tevere. Storie di serial killer, valige e canari”, Sovera Edizioni, racconta, infatti, le storie di Cesare Serviatti, Vincenzo Teti, Pietro De Negri e dello Squartatore del ’76, vicende spesso poco note e sulle quali, senza dubbio, non si è detto proprio tutto, almeno fino alla stesura di questo libro.
Ma lasciamoci svelare dallo stesso Fabio Sanvitale, non solo scrittore, ma anche giornalista investigativo di grande esperienza, tutti i retroscena su questo testo, al quale ha contribuito anche il Professor Vincenzo Mastronardi, criminologo di grande fama.

Fabio, dopo tre libri che vertevano sulla trattazione di un unico caso, con Armando Palmegiani avete deciso di districarvi tra più storie con un unico denominatore comune: il fiume Tevere. Cosa vi ha spinto a dividervi in quattro? È forse un modo originale di raccontare la Roma più torbida del secolo appena trascorso?

Direi di no. Il punto di partenza è stato scoprire che a Roma, nell’ultimo secolo, hanno operato più depezzatori, cioè assassini che, dopo aver ucciso, hanno fatto a pezzi le loro vittime per vari motivi. Subito ci è balzata agli occhi la storia di Pietro De Negri, la più recente. E quella di Vincenzino Teti. Poi Armando s’è ricordato di Serviatti, una storia del tempo dei treni a carbone. E io ho tirato fuori dagli archivi della memoria quella dello Squartatore del ’76, che viene dalla mia infanzia. Ci sarebbe da chiedersi che infanzia ho avuto.

Trattandosi di casi di cronaca l’analisi e lo studio preliminare degli atti sono, senza dubbio, fondamentali, sia prima, sia durante la stesura del libro. Quanto tempo occupa, di solito, questa ricerca? E, in particolare, quale caso trattato in “Sangue sul Tevere” ha richiesto maggiormente le tue energie?

Trovare gli atti, esaminarli: ci vogliono settimane. Parliamo di migliaia e migliaia di pagine per ogni caso. Poi bisogna leggere tutto, pagina per pagina. Quindi mesi di lavoro minuzioso. Ma non basta, bisogna cercare altre fonti: i quotidiani, le biblioteche, altri libri, se esistono, nastri di vecchie trasmissioni tv, parlare con i parenti, i testimoni ancora viventi. Per questo è la vicenda del “canaro” che ci ha portato via più tempo: abbiamo scelto di confrontarci con la famiglia di Giancarlo Ricci, la vittima. Per raccontarla in modo diverso. E questo confronto è durato mesi.

Dal giornalismo, al teatro, passando per numerosi libri, la tua è una vita dedicata alla scrittura, con una predilezione particolare per la cronaca nera. Da dove nasce questa passione? E in quali altri progetti ti stai cimentando al momento?

Ho sempre saputo che da grande avrei scritto. Lo decisi quando andavo alle superiori, semplicemente perché mi piaceva immensamente vedere la parola svolgersi sul foglio. La parola è tutto: ferisce e placa. È la base della comunicazione e della sapienza. Davvero non si può chiedere di più a dei piccoli segni sulla carta! Io l’ho sperimentata al cinema, a teatro, nel giornalismo e non ho ancora finito di scoprirla. La nera è arrivata tardi, ma è stata lo sviluppo inevitabile della mia immensa passione per il mistero, che è nata già quando andavo alle medie. Io credo che il mistero sia una chiave di lettura straordinaria della realtà. Attualmente con Armando lavoriamo, come sempre, ad almeno un paio di progetti contemporaneamente, se non tre: lo facciamo sempre. E poi sto lavorando anche a due storie di tutt’altro genere, un giallo e una storia gialla, sì, ma più brillante, in tono lieve di commedia.

Al giorno d’oggi, complici anche il grande e il piccolo schermo, i casi di cronaca nera suscitano molto interesse. Che consiglio daresti a un giovane scrittore, che voglia fare di questa passione un mestiere, perché sia in grado di fare la differenza, realizzando un lavoro di qualità?

Ovviamente di partire dagli atti. Di perdere tempo a ricostruire i passaggi, i collegamenti, i dettagli. Poi di essere sempre aggiornato sull’evoluzione scientifica e di non accontentarsi di avere un’infarinatura. Di leggere una tonnellata di roba sulla nera, per distinguere le fonti buone da quelle cattive. Di prendersela quando la giustizia non c’è, ma anche di essere compassionevole verso le vittime e gli errori, perché in fondo siamo esseri umani e dobbiamo capire che il male è un gesto inevitabile del nostro vivere.

E ora immagina di avere una bacchetta magica: di quale libro scritto da un illustre collega del passato ti impossesseresti volentieri per farlo tuo in qualità di autore? Si tratta, forse, di un romanzo giallo?

No, se potessi ruberei ad Ann Rule il suo “Un estraneo al mio fianco”. Dico, quando ti ricapita di conoscere da vicino uno come Ted Bundy tanto da poterci scrivere sopra un libro così sconvolgente? Se fosse un giallo, uno qualunque di quelli di Mc Bain: ah, saper scrivere un decimo bene di come faceva lui…!

Già in occasione dell’uscita del precedente libro, “Omicidio a Piazza Bologna. Una storia di sicari, mandanti e servizi segreti”, Sovera Edizioni, avevamo avuto modo di farci i fatti di Armando Palmegiani, grande esperto della scena del crimine. Di seguito vi riproponiamo la recensione del testo e l’intervista rilasciataci lo scorso anno e notiamo con piacere che le promesse fatte sono state tutte mantenute!



“11 settembre 1958. Quando la signora Maria Teresa Viti, di professione domestica, suona più volte  il citofono di via Monaci 21, a Roma, e non riceve risposta, si preoccupa subito. La padrona di casa, Maria Martirano, 49 anni, moglie dell’imprenditore Giovanni Fenaroli, è una donna puntuale, precisa, a tratti maniacale. Non è mai successo che non le abbia risposto a quelle tre scampanellate concordate da sempre. Ma la Viti non sa che Maria Martirano non potrà più risponderle: la ritroveranno poco dopo strangolata sul pavimento della sua sempre impeccabile cucina all’americana. Questo è solo l’inizio di un giallo che ha tenuto col fiato sospeso l’Italia intera per molto tempo e sul quale ancora non è stato detto tutto. Fortunatamente a far luce sulla vicenda, giungendo a delle conclusioni che, naturalmente, non vi sveleremo, ci hanno pensato Fabio Sanvitale e Armando Palmegiani col loro libro “Omicidio a Piazza Bologna. Una storia di sicari, mandanti e servizi segreti”, pubblicato da Sovera Edizioni.
I protagonisti di questa intricata faccenda, subito in cima alla lista dei sospettati, sono l’Ingegner Giovanni Fenaroli, piccolo imprenditore in crisi e marito della vittima, e il giovane elettrotecnico Raoul Ghiani: il primo accusato di essere il mandante, il secondo l’esecutore materiale del delitto. In accordo con l’impianto accusatorio Fenaroli avrebbe incassato, in seguito alla morte, anche violenta, della moglie, una cospicua polizza assicurativa che gli avrebbe permesso di risollevare le sorti della sua ditta, e Ghiani avrebbe ricevuto una lauta ricompensa in denaro per i suoi servigi. Dopo un processo ricco di sorprese, nel giugno del 1961, i due vengono condannati in prima istanza all’ergastolo, pena esemplare, che viene confermata dalla Cassazione solo due anni dopo, nel 1963. Fenaroli muore in carcere nel 1975, mentre Ghiani, che si è sempre dichiarato innocente, ottiene la grazia nel 1983 dal Presidente Pertini e attualmente vive a Firenze. Le indagini e i processi ebbero un’enorme risonanza a livello mediatico, spaccando letteralmente l’opinione pubblica, come accade anche oggi, in innocentisti e colpevolisti, complici i continui colpi di scena, a partire da alcune perquisizioni dai risultati inaspettati, passando attraverso testimonianze fin troppo dettagliate per essere verosimili e coincidenze tanto incredibili da risultare insolite perfino per un romanzo, fino all’ipotesi di un rocambolesco coinvolgimento dei servizi segreti.
Sanvitale e Palmegiani ci accompagnano per mano attraverso tutta la vicenda, dal dettagliato sopralluogo della scena del crimine, fino alle fasi processuali, non tralasciando nessuna pista investigativa, battuta e non, da inquirenti e giudici. La narrazione è veloce e coinvolgente e gli autori non sono solo investigatori onniscienti, sapientemente distaccati, ma veri protagonisti della ricostruzione dei fatti, grazie a una tecnica tutta basata sulla vivacità dei dialoghi e sulla continua presenza di colpi di scena e flashback. Scorrevole, ma circostanziato, estremamente tecnico, ma piacevolmente colloquiale, questo libro, complice il ricco apparato di foto, piantine, documenti e pagine di giornale, si legge tutto d’un fiato, anche per la non comune capacità degli autori di ricostruire, con perizia e sufficiente maestria, l’affresco di un’epoca difficile e di un’Italia vorace perché ancora affamata, ma, tutto sommato, non molto diversa da quella di oggi. Di certo lo stile non è squisitamente narrativo e raffinato come ci hanno abituato altre coppie di scrittori del genere, che affollano gli scaffali delle librerie, ma la grande professionalità e il fiuto investigativo degli autori sono indiscutibili, e la competenza tecnica, che potrebbe risultare monotona è, in fin dei conti, ben stemperata dal tocco discorsivo e informale.”

Abbiamo domandato allo stesso Armando Palmegiani di confidarci, in esclusiva, le impressioni e i commenti sulla composizione di questo libro, che recensiamo in anteprima, e i progetti futuri di questa coppia di autori di talento.

Armando, raccontaci la genesi di questo libro: come nasce l’idea di approfondire le vicende legate a questo caso? E, più in generale, come scegli i casi sui quali concentrare la tua attenzione in vista della stesura di nuovo libro? Come organizzi il lavoro col tuo collega?

La scelta, ovviamente, la facciamo in due: con Fabio c’è un affiatamento che ha quasi dell’incredibile. Generalmente scegliamo storie dove c’è qualcosa da raccontare, e qualcosa da scoprire, insomma: casi sui quali non è stato detto ancora tutto. Per prima cosa acquisiamo e studiamo attentamente tutti gli atti e poi iniziamo a strutturare il libro nella maniera migliore possibile, per fare in modo di tenere alta l’attenzione del lettore fino all’ultima pagina. Ciò che scrive uno è sempre riletto e integrato dall’altro e l’intera stesura avviene in totale collaborazione, fino alla correzione delle bozze prima della stampa.

“Omicidio a Piazza Bologna” è l’ultimo libro di una fortunata serie scritta in collaborazione col giornalista investigativo Fabio Sanvitale: come vi siete incontrati e cosa vi ha spinto a unire le vostre forze con così proficui risultati, soprattutto per la gioia di noi lettori appassionati del brivido?

Ci siamo conosciuti proprio per il caso Fenaroli: Fabio stava preparando una recita teatrale sul caso, un monologo, e aveva saputo da un comune amico della mia passione per la cronaca nera e in particolare per questo caso così contorto. Quasi subito è nata un’amicizia molto forte, fino a quando un giorno gli telefonai e gli proposi di scrivere un libro insieme sul caso Girolimoni, il primo di cui ci siamo occupati e che ha avuto un discreto successo. Fabio ne fu entusiasta e iniziammo a investigare insieme, accorgendoci subito che era nato un sodalizio di rara forza. Tutto scaturì proprio da quella telefonata e sono sicuro che andrà avanti ancora a lungo.

Svelaci in anteprima quali sono i vostri progetti per l’immediato futuro: state già studiando gli atti per fare luce su nuovi crimini? O magari state pensando di sperimentare generi differenti, strizzando l’occhio alla narrativa, per esempio?

Forse deluderò qualcuno, ma non credo che faremo insieme della narrativa, per il semplice fatto che abbiamo già tanto di quel lavoro in programma, che sarà difficile pensare a qualcosa di differente per un bel po’ di tempo! Prima di tutto abbiamo il prossimo libro in cantiere che, posso già anticiparvi, uscirà a novembre. Leggerete storie romane davvero incredibili! Poi abbiamo almeno altri quattro casi in fase trattazione, nel senso che abbiamo già avuto l’accesso agli atti processuali e stiamo acquisendo il materiale per iniziare a scrivere. Ecco, diciamo che anche noi lavoriamo in serie alcune volte, pur essendo bel lontani dall’essere seriali!

Sappiamo che Fabio è giornalista e scrittore, ma tu, in qualità di esperto delle scene del crimine, hai una formazione e un percorso professionale decisamente differenti: come nasce la tua passione per la scrittura? È un talento che coltivi da sempre o lo hai scoperto solo ultimamente?

Scrivere è una passione che ho scoperto da poco, ma che ho deciso di coltivare, anche se non mi reputo un vero scrittore. Mi piace parlare delle mie passioni e condividerle, così mi limito a tradurle in forma scritta, tutto qui. Il mio stentato italiano scritto è in realtà un italiano orale, scrivo come parlo, mi spiace per i lettori più esigenti, ma spero di comunicare così il mio coinvolgimento e di arrivare a più persone possibile, anche a chi potrebbe non possedere tutti gli strumenti tecnici per raccapezzarsi di fronte a casi che a volte sembrano grovigli impossibili da districare.

Ogni scrittore che si rispetti è senza dubbio un lettore attento: cosa ami leggere nel tempo libero? Dacci qualche consiglio di lettura.

Ovviamente mi piace molto leggere e amo spaziare da Jeffery Deaver a James Patterson, passando per Valerio Evangelisti e Stefano Benni e poi, naturalmente, molti saggi su casi di cronaca nera e, più in generale, sulla criminologia e sulla criminalistica.

giovedì 22 gennaio 2015

Mauro Rubini: l’Amore per l’Arte a servizio di Tutti

Una laurea in architettura in tasca e una sconfinata passione per qualsiasi forma d’arte, unita al grande entusiasmo per la condivisione di quello che non è più solo un semplice passatempo: Mauro Rubini, Presidente dell’Associazione Artistica e Culturale ABC art di Roma, è pronto a raccontarsi in un’intervista esclusiva e noi non vediamo l’ora di farci i fatti suoi.

Quella per l’Arte è una passione che coltivi da sempre: cosa ti ha spinto a fondare un’Associazione che si occupi di questi temi? Che messaggio ti preme diffondere? Spiegaci come è nata quest’avventura e quali sono stati gli ostacoli che hai dovuto superare.

Fin da piccolo sono stato affascinato dalle matite, dai colori e dai pennelli con i quali rendevo visibile il Mondo percepito da me. Non mi è mai interessato rappresentare il Reale per quello che effettivamente è, come nella fotografia, ma desidero trasmettere a chi guarda le mie opere un senso di tranquilla serenità attraverso paesaggi e ambienti naturali con pochi e essenziali elementi grafici.
L’Associazione che ho fondato, come lo stesso nome, ABC art, già lascia intuire, vuole dare spazio, non in modo accademico e pomposo, ma con semplicità, a tutti quelli che desiderano esprimere i propri sentimenti attraverso i canali del fare: un dipinto, una poesia, una scultura, una fotografia. Vorrei che nessuno giudichi severamente la tecnica, che a volte è pura sperimentazione e quindi può portare a imperfezioni, ma apprezzi la voglia di comunicare e condividere con la gente le proprie passioni.
In passato ho provato a entrare nel Mondo dell’Arte in modo tradizionale, sottoponendo i miei lavori a gente esperta, e mi sono sentito respingere perché, essendo giovane, non avevo un curriculum adeguato. Ciò che sempre mi veniva richiesto per crescere artisticamente era un contributo economico per poter esporre i miei lavori, spesso senza neanche avere il piacere di mostrarli preventivamente a chi avrebbe dovuto darmi spazio e credere in me come artista: ciò che contava era solo affittare una parete. Potete immaginare il dispiacere e la disillusione. Così ho deciso di dare voce a tutti quelli che, come me, credono nell’arte, semplicemente arte, senza altri fini legati, inevitabilmente, a fattori economici.
La parte più ostica dell’iter di creazione dell’Associazione è stata quella burocratica: ci è voluta molta pazienza, ma alla fine sono riuscito a snodare la matassa e a dar vita a quella che, credo, sia una realtà piccola, ma in continua crescita nella mia città.

Che artista sei? Come concili il tuo ruolo di Presidente con il tempo che dedichi alle tue Opere? Illustraci le tecniche che prediligi e perché.

Mi documento e seguo corsi di specializzazione, ma, fondamentalmente, sono un artista autodidatta: nel corso degli anni ho capito che mi piace sperimentare, ma soprattutto, dopo una “breve, ma intensa” parentesi lavorativa presso un grande negozio di bricolage, che mi piace il legno!
Le opere che attualmente mi gratificano maggiormente sono quelle realizzate con marmi e legni pregiati che ho definito “quadricultura”, perché non sono sculture a tutto tondo, ma neanche semplici bassorilievi: con i miei lavori voglio superare il vincolo delle due dimensioni della pittura, altezza e larghezza della tela,  per proiettarmi nella terza dimensione, la profondità reale, e entrare nello spazio, dialogando con lo spettatore.

A quale Movimento Artistico del passato ti rifai? Cosa ti ispira, invece, oggi? 

Non mi ispiro a nessun artista o Movimento in particolare, ma da tutti quelli che conosco, per studi o caso fortuito, soprattutto giovani artisti emergenti, cerco di trarre il meglio, che a mio avviso consiste nel trasmettere al fruitore emozioni che si legano alla bellezza e alla serenità d’animo.

Sei un artista, ma, in qualità di Presidente, curi anche la maggior parte delle Mostre organizzate in Galleria. Raccontaci pregi e difetti degli artisti di oggi.

Fondare e dirigere ABC art mi dà la grande opportunità di conoscere tanti artisti emergenti che molto spesso non sono legati a studi accademici e che mi offrono spunti sempre nuovi per i miei lavori. Di sicuro gestire tanti artisti, ognuno con la sua speciale visione della Realtà, non è facile, ma l’arricchimento che ne ricevo è tale da riuscire a sopportare, senza troppa fatica, anche i piccoli capricci dei miei colleghi.

Sappiamo che ABC art non è solo un’Associazione Artistica e Culturale,  ma anche un’interessante realtà profondamente legata al quartiere di Roma in cui si trova: Garbatella. Come siete stati accolti dagli abitanti della zona? Fai un bilancio di questi primi tre anni di attività e svelaci quali sono i buoni propositi e i progetti per il nuovo anno.

Il quartiere Garbatella, apprezzato in tutto il Mondo per il suo stile architettonico, abbraccia una concezione di vita nata nei primi anni del Novecento e che aveva come scopo quello di riportare la natura nella città, la cosiddetta Garden City. Anche se, ultimamente, la zona è stata trascurata dalle istituzioni, che la dovrebbero salvaguardare di più, rappresenta per me la culla ideale per le arti e la cultura!
In questi tre anni di attività, prima un poco in sordina, e poi sempre con maggiore interesse, la gente del posto ha manifestato grande apprezzamento per gli eventi che realizziamo, sia mostre di arti visive, sia presentazioni di libri di narrativa, poesia o saggistica.
Mi sento di parlare a nome di tutti gli artisti e collaboratori che, con me, si impegnano nelle attività dell’Associazione: ci auguriamo che con l’andare del tempo, grazie anche al nostro piccolo contributo, le Arti non siano più appannaggio di un ristretto pubblico di persone altolocate, ma che siano sempre più vive, pulsanti, propositive, e soprattutto un aspetto irrinunciabile della vita quotidiana di tutti, a tutte le età.



martedì 4 novembre 2014

Presentazione del libro "La Riva Verde" di Adriana Assini

Ciao a tutti!
Sono lieta di invitarvi alla presentazione del libro "La Riva Verde" di Adriana Assini, edito da Scrittura & Scritture, che si terrà sabato 8 novembre 2014, presso la Galleria Espositiva dell'Associazione Culturale e Artistica ABC art di Roma, in viale Guglielmo Massaia 23/b, alle ore 18 e sarà moderata dalla sottoscritta.
Si tratta di un romanzo storico per lettori decisamente esigenti, scritto con grande maestria da un'autrice che è una vera garanzia per gli appassionati del genere. Una storia dove le donne sono indiscusse protagoniste, in un periodo storico nel quale, invece, non avevano voce in capitolo, né in casa, né fuori. Le loro vite sembrano scorrere tranquille, tra doveri e restrizioni, eppure, ogni sera d'inverno, otto donne dalle personalità assai diverse, si incontrano in gran segreto, col desiderio di confrontarsi e tramandare le loro conoscenze alle future Dame della Compagnia della Conocchia, sfidando la sorte e le leggi degli uomini, tra contese e inaspettati colpi di scena.
Un romanzo elegante, dal ritmo cadenzato e rassicurante, come le acque della Riva Verde, ma anche squisitamente sorprendente, e dallo stile delicato e sottile, sigillo inconfondibile di un'autrice che è anche una grande artista.
Vi aspettiamo numerosi, non potete mancare!
Alessandra.

L’OPERA:
“Bruges, 1379. Sullo sfondo dello scisma d’Occidente, in piena guerra dei Cent’anni e in mezzo alle contese tra tintori del rosso e tintori del blu, le Dame della Compagnia della Conocchia si riuniscono ogni notte in gran segreto. Un nugolo di donne che, per sfuggire alla tirannia maschile, sfida la sorte per coltivare un diverso sapere, foriero di sciagure. Tra loro, Greta du Glay, additata come la fattucchiera, e Rose, innamorata di Robin, un tintore del rosso, ma imminente sposa di un tintore del blu. Sulle due corporazioni, da sempre rivali, d’improvviso piomba lo scompiglio, allontanando più d’una dalla Compagnia della Conocchia. Il sospetto di un assassinio e una fuga inaspettata agiteranno ancor di più le acque della Riva Verde.”

L’AUTRICE:
“Adriana Assini vive e lavora a Roma. Sulla scia di passioni perdute, gesta dimenticate, vite fuori dal comune, guarda al passato per capire meglio il presente. Dipinge splendidi acquarelli e ha pubblicato diversi romanzi storici, tra cui Le rose di Cordova (2007), Un sorso di arsenico (2009) e Il mercante di zucchero (2011), tutti editi da Scrittura & Scritture”.

INFORMAZIONI GENERALI SULLA PRESENTAZIONE:
Titolo dell’opera: La Riva Verde
Autore: Adriana Assini
Editore: Scrittura & Scritture
Sede dell’evento: Galleria dell’Associazione Artistica Culturale ABC art
Via: Viale Guglielmo Massaia 23b – Garbatella – Roma
Organizzazione e presentazione:  Alessandra Rinaldi e Mauro Rubini
Ospiti partecipanti: Adriana Assini (autrice)
Data: 8 NOVEMBRE 2014

Ore: 18:00
INGRESSO LIBERO