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mercoledì 11 marzo 2020

Tre buone ragioni per… leggere durante la “quarantena”



L’emergenza Coronavirus in Italia è arrivata inaspettata come un temporale estivo, ma non scomparirà altrettanto facilmente. Per questa Pandemia, che ha colpito il nostro Paese più duramente degli altri, scopriranno, senza dubbio, una cura adeguata. Tuttavia, per curare l’animo ferito degli Italiani ci vorrà molto più tempo. Per quanto siamo un popolo energico, noto per l’entusiasmo che, spesso, ci fa mettere da parte i ricordi negativi, per esaltare maggiormente quelli positivi, qualcosa rimarrà marchiato a fuoco nel nostro cuore e, probabilmente, anche nelle nostre abitudini.
Chi ci governa ci ha chiesto coraggio e pazienza nell’affrontare un nemico microscopico e letale come un virus, restando in casa e stravolgendo la nostra esistenza, almeno momentaneamente. Non è facile reagire alla frustrazione continua che risiede nella sensazione di stare perdendo tempo. O meglio, di vedere il nostro tempo passare rimanendo impotenti, senza poterlo impiegare in ciò che più amiamo e che, fino a pochi giorni fa, poteva costituire, perfino, noiosa routine. L’unico modo per affrontare a testa alta le quattro mura della nostra casa è convincerci che ci proteggeranno e che, anche al loro interno, può germogliare la primavera del nostro cuore e del nostro intelletto, sempre più bersagliato dalla frenesia del quotidiano. La ‘cura’ migliore è, senza dubbio, la lettura. Ecco, dunque, le nostre tre buone ragioni per leggere durante la “quarantena” obbligata.

1.      Leggere in “quarantena” è viaggiare con la fantasia, senza uscire di casa. Leggere è il modo migliore di viaggiare, senza bisogno di alzarsi dal divano di casa. Esplorare generi diversi e, magari, tuffarsi indietro, nel passato e in avanti, verso un futuro ancora da scrivere, sono i segreti per non sentirsi rinchiusi e oppressi e non lasciarsi sopraffare dalla noia. Come ogni buona abitudine, leggere fa bene anche al nostro fisico, oltre che alla nostra mente, e sarà un ottimo modo per tenere in esercizio anche la fantasia dei bambini, apprendendo senza fatica.
2.      Leggere in “quarantena” è recuperare i tanti libri lasciati sul comodino. Chissà quanti libri avrà, ciascuno di noi, “parcheggiati” sul proprio comodino e mai finiti o, addirittura, mai iniziati. E ciò per motivi diversi. Chi acquista e legge molti libri, a volte ne lascia indietro qualcuno. Chi legge poco e acquista libri raramente non trova mai le motivazioni giuste per iniziare o finire. Il tempo in casa e l’impossibilità di uscire, anche per acquistare nuovi libri, può far riscoprire il piacere di completare la lettura di quelli lasciati a metà o di iniziarne alcuni mai letti prima.
3.      Leggere in “quarantena” è affacciarci e consolidarci nell’utilizzo dei libri digitali, grazie alla disponibilità di alcuni editori e piattaforme. Anche chi legge molto, a volte, preferisce le edizioni cartacee a quelle digitali. Per quanto il mercato dell’ebook sia stabile nel nostro Paese, la diffidenza dei lettori è sempre troppa. Questo periodo di impossibilità ad uscire, tuttavia, può farci scoprire o consolidare la lettura di libri digitali, anche grazie alla disponibilità di editori e piattaforme che stanno mettendo a disposizione di tutti i lettori una gran quantità di titoli gratuiti o a prezzi irrisori per passare il tempo. Questa forma di lettura sostenibile va favorita e incentivata sempre di più.


mercoledì 11 settembre 2019

Tre buone ragioni per… annoiarsi una volta ogni tanto



In un mondo sempre più frenetico, nel quale chi non è continuamente “connesso”, impegnato e, possibilmente, felice ed euforico, rischia di sentirsi isolato e messo da parte, quello di annoiarsi sta diventando quasi un lusso senza prezzo.
Molti esperti, soprattutto per quanto riguarda il mondo dell’infanzia, lo definiscono “diritto alla noia”, affermando che in quel “niente da fare” è celata, in realtà, la scoperta di noi stessi, grandi e piccini, sottratti all’iperstimolo della tecnologia. La “noia”, inoltre, incoraggia la fantasia, la creatività, l’introspezione e, perfino, il problem solving.
Ecco, dunque, le nostre tre buone ragioni per annoiarsi una volta ogni tanto.

1.      Noia come solitudine. Stare soli è difficile e spesso spaventa tutti per i “vuoti emotivi” che rischia di aprire. Ma cerchiamo di guardare il lato positivo: la solitudine è tempo totalmente dedicato a noi stessi e può significare riposo, relax, ma anche stimolo all’autonomia, all’indipendenza e alla capacità di reinventarsi quando necessario.
2.      Noia come fantasia. Nulla come la noia ci permette di vivere il “qui e ora”, lasciandoci trasportare dalla fantasia, senza perdere niente della realtà del presente. E, si sa, l’immaginazione è portatrice di creatività, di nuove idee e di nuovi obiettivi, oltre che di desiderio di infrangere i propri limiti, uscendo dalla propria comfort zone.
3.      Noia come leadership. Chi pensa che annoiarsi sia da sfigati, si prepari a cambiare idea. La prima regola per essere un buon leader è la capacità di saper prendere decisioni e chi è in grado di “mettersi in moto dopo essere stato fermo”, esercitando il proprio libero arbitrio senza timore, sarà più pronto e più coraggioso nel fare altrettanto in contesti di gruppo in cui prendere decisioni significa anche assumersi responsabilità per il benessere altrui.

mercoledì 17 luglio 2019

Tre buone ragioni per… stampare le proprie foto



Se ne stampano sempre meno, soprattutto da quando le fotocamere di smartphone e tablet hanno raggiunto livelli di qualità paragonabili a quelli delle fotocamere professionali, permettendo, inoltre, di modificarle attraverso App sempre più intuitive e di condividerle sui Social Network. Naturalmente ci riferiamo alle numerose foto che ciascuno di noi scatta sia nelle occasioni speciali, sia nella vita di tutti i giorni. Ma siamo davvero sicuri di non sentire più la necessità di stampare le nostre foto? Archivi digitali e Social Network stanno definitivamente soppiantando il nostro desiderio di sfogliare album e tappezzare pareti di casa con gli istanti più belli della nostra vita? A molti sembrerà solo un’operazione nostalgia, ma ecco le tre buone ragioni che ciascuno di noi dovrebbe tenere in considerazione per stampare le proprie foto.

1.      Il bello di scegliere. Se i rullini di un tempo ci portavano alla spasmodica ricerca del momento perfetto, dell’inquadratura impeccabile o della posa plastica per non sprecare neanche uno scatto utile, col digitale l’unico limite ai nostri click risiede nella memoria libera del nostro smartphone. Ma a cosa serve questa grande libertà, se non è seguita da un’attenta selezione dello scatto migliore da stampare e appendere a una parete o esibire sulla mensola del caminetto?
2.      Sfogliare è ricordare attivamente. Neanche il touchscreen più sofisticato potrà mai sostituire la sensazione emotiva e la percezione sensoriale che si provano sfogliando un “vero” album di fotografie. Potrà sembrare ridondante retorica, ma non c’è archivio digitale, per quanto ordinato che sia, che possa reggere il confronto col vecchio album rilegato in pelle di foto in bianco e nero della nonna o col faldone che contiene gli ingrandimenti, ormai un po’ ruvidi, delle foto del matrimonio di mamma e papà. Se tutto ciò ci provoca emozioni tanto profonde una ragione deve pur esserci, e allora perché non tentare di ricreare la stessa magia con gli scatti più belli della nostra vita?
3.      L’arte di stampare. Esistono talmente tanti nuovi supporti su cui far imprimere una foto, da avere l’imbarazzo della scelta per dare spazio alle nostre emozioni. Tazze, cuscini, orologi, charms possono essere, di tanto in tanto, divertenti alternative ad album, fotolibri e cornici. Cambiano le mode, la tecnologia avanza, ma l’esigenza di riprodurre per “toccare con mano” noi stessi e i nostri ricordi resta intatta, pur continuando a evolversi e mutare. Ecco perché anche stampare foto può essere considerata una vera e propria forma d’arte e di narrazione di noi stessi.

mercoledì 12 giugno 2019

Tre buone ragioni per… fare giochi da tavolo



Stanno tornando di moda, o forse non sono mai del tutto passati, e si trovano in tutti i formati, compreso quello pocket, adatto da portare perfino in vacanza. Si tratta dei giochi da tavolo e saranno senz’altro una bella scoperta, ma soprattutto un gradito ritorno per tutti coloro che, tra giochi di abilità, strategia o puro divertimento, hanno trascorso infanzia e adolescenza, imparando a “usare la testa” anche “per gioco”, con la famiglia e con gli amici. Ma perché preferirli a smartphone, tablet e consolle almeno una volta ogni tanto oltre al fatto che non necessitano di caricabatterie e prese di corrente o connessione Internet e WiFi? Ecco le nostre tre buone ragioni per fare giochi da tavolo!

1.      Sono adatti a tutte le età. Dal Memory, al Gioco dell’Oca, passando per il celeberrimo Monopoly, ci sono dei ‘classici’ intramontabili adattai a ogni età. Oltre a mettere alla prova e a mantenere in allenamento abilità mentali di ogni tipo, per i più piccoli è un ottimo esercizio di concentrazione, per gli adulti è un buon momento di condivisione e flessibilità, per gli anziani può essere lo spunto ideale per il confronto.
2.      Si può giocare in famiglia o con gli amici. Dedicare un pomeriggio o una serata a un gioco da tavolo è possibile sia in famiglia, sia con gli amici, poiché permette di conoscersi meglio, ma anche di mantenere ancor più stretti legami già esistenti che troppo spesso si danno per scontati, trovando nuove occasioni di conversazione. Da Risiko a Scarabeo, fino a Cluedo, inventiva, intuizione, competizione e pazienza possono esaltare sintonia e gioco di squadra.
3.      Anche in coppia o da soli, ce n’è per tutti i gusti. Oltre ai classici mazzi di carte che tutti conosciamo, ci sono moltissimi giochi di carte, e non solo, ideali da fare in coppia o perfino da soli, e tutti richiedono fantasia e capacità. Insomma, invece di mettere mano allo smartphone e di scaricare il corrispettivo digitale, tenere a portata di mano un vero mazzo di carte, una scatola dell’indimenticabile Uno, o una di quelle piccole scacchiere portatili coi i pedoni magnetici per la Dama o gli Scacchi potrebbe essere, al giorno d’oggi, una scelta davvero originale per ingannare qualsiasi attesa o momento di noia.

mercoledì 9 gennaio 2019

Tre buone ragioni per… essere ordinati



Un nuovo anno, col suo carico di aspettative e sogni, è appena cominciato. Vi abbiamo già spiegato le nostre trebuone ragioni per non fare buoni propositi per il nuovo anno, ma, se proprio non potete farne a meno, c’è un obiettivo nobile che vale la pena di porsi e perseguire: essere ordinati. Spesso si dice, parafrasando un famoso detto, che ordinati si nasce, e non si diventa, ma perché escludere a priori che, con un po’ di disciplina, anche i più ribelli non possano riuscire nell’impresa? Ciò che più conta è capire perché essere ordinati possa diventare così utile e importante. E allora ecco le nostre tre buone ragioni per essere ordinati.

1.      Ordine è tranquillità. Immaginate un mondo in cui ogni cosa è al proprio posto. Le chiavi di casa, il tablet, l’agenda. I documenti delle tasse. Tutto è al suo posto e voi lo conoscete, perché siete stati proprio voi a sceglierlo accuratamente. Niente più ansia da ricerche disperate dell’ultimo minuto quando siete già in ritardo, non è un Paradiso?

2.      Ordine è rispetto per gli altri. Sia a casa, sia in ufficio, se tutto è in ordine, potrete stare tranquilli che, anche in vostra assenza, non creerete problemi a nessuno, anzi, potrete perfino essere utili agli altri e non c’è forma di rispetto più grande, a prescindere dal luogo.

3.      Ordine è condivisione. Sembra strano, ma, se non trovare una cosa, equivale a non averla affatto, sapere sempre dove individuarla, invece, ci permette di farne il miglior uso per noi a per gli altri, anche condividendola, sia dandola in prestito, sia regalandola a chi ne ha più bisogno di noi, quando non ci è più necessaria. Solo l’ordine, infatti, può impedirci di accumulare ciò che non ci serve, condividendone o cedendone l’utilizzo.

mercoledì 11 aprile 2018

Tre buone ragioni per… bere un bicchiere di vino al giorno



Sarà la grande varietà di tipi e gusti, sarà l’emblema di convivialità che da sempre rappresenta, o sarà semplicemente quel senso di allegra e meditabonda leggerezza che ci concede, già al primo sorso, ma sembra proprio che un bicchiere di vino al giorno stia soppiantando la cara vecchia mela nel noto proverbio che ci terrebbe lontani del medico grazie a un moderato consumo quotidiano.
Dai poemi omerici, alla contemporanea letteratura internazionale, fino al grande e al piccolo schermo, in tanti hanno tessuto le lodi del vino come fonte di ispirazione, esempio del frutto di un duro lavoro al servizio della natura e insostituibile mezzo di comunicazione. Inoltre, bisogna ammetterlo, la cultura del buon vino va ormai così tanto di moda, che chi di noi non ha, almeno una volta nella vita, fatto roteare il proprio vino nel calice, millantando di sentire incomprensibili note fruttate o analizzandone le sfumature del giallo paglierino, senza sapere affatto cosa stiamo bevendo?
Mentre i sommelier spopolano ormai più degli chef, siamo sicuri che anche chi beve vino campi cent’anni? Ecco le nostre tre buone ragioni per bere un bicchiere di vino al giorno dato che una cosa è certa: fa davvero bene all’umore!

1.      Il vino fa bene al cuore. In dosi moderate, anche per gli anziani, il beneficio per il cuore e per le malattie vascolari in genere è scientificamente provato. Naturalmente è necessario non eccedere, né quotidianamente, né sporadicamente, se non si vuole andare incontro a problemi al fegato e al pancreas.

2.      Il vino fa bene all’amicizia. Servire un buon vino, sia fuori, sia durante il pasto, è segno di attenzione e cura versi gli ospiti. Non occorre diventare degli esperti per fare gli abbinamenti più corretti, basta informarsi esattamente come si fa quando ci si cimenta con una nuova pietanza. Se, invece, si è invitati e non si conosce precisamente il menù, la mossa vincente è di sicuro portare una bollicina di qualità o un vino da dessert, magari made in Italy.

3.      Il vino fa bene solo se bevi responsabilmente! In medio stat virtus, dicevano gli antichi e, come al solito, avevano ragione: beviamo vino, e non solo, con la giusta moderazione sempre e comunque ed evitiamo il consumo di alcolici soprattutto se, subito dopo, dobbiamo metterci alla guida. Si tratta di un segno di civiltà verso noi stessi e verso la vita di chi ci circonda.

mercoledì 6 dicembre 2017

Tre buone ragioni per… non mettersi a dieta prima delle Feste


Alzi la mano chi, in vista degli stravizi delle Feste, ha iniziato a mangiare solo insalatina già da una settimana… ok, abbassate le mani! Non siamo nessuno per dirvi come, quando e perché mettervi a dieta, perché è sempre necessario consultare un professionista dietologo o nutrizionista, ma possiamo dirvi perché le diete improvvisate prima di pranzi e cenoni possono solo essere controproducenti e, talvolta, pericolose.
Per non correre rischi prima delle Feste, infatti, non è necessario seguire una dieta ferrea, nel senso comune del termine, ma solo un regime alimentare più accorto: non occorre dimagrire prima per potersi ‘abbuffare’ dopo, ma solo fare attenzione a non eccedere in entrambi i casi, per non appesantirsi. L’alimentazione equilibrata è decisamente una cosa seria, a prescindere dal vostro stile di vita e dalla vostra ‘filosofia’ alimentare. Ecco, dunque, le nostre tre buone ragioni per non mettersi a dieta prima delle Feste.

1.      Digiunare non brucia i grassi. È comprensibile che l’insalatina di oggi, vi farà sentire meno in colpa per il cotechino di domani, ma è bene non illudersi: digiunare prima dei cenoni delle Feste non brucia preventivamente i grassi dei bagordi natalizi.

2.      Diete last second? No grazie! Improvvisare una settimana di pane, acqua e riso in bianco prima del cenone di Capodanno è quanto di più sbagliato si possa fare. Non dimenticate che, anche se si desidera seguire un regime alimentare ipocalorico per qualche tempo, le diete squilibrate sono dannose e pericolose per l’organismo.

3.      Sì a più movimento e più attenzione alle quantità. Se proprio volete disintossicarvi e depurarvi prima di panettoni e pandori, mangiate di meno, ma un po’ di tutto, bevete più acqua possibile e cercate di fare più movimento del solito: anche semplicemente una bella passeggiata alla ricerca dei regali di Natale farà al caso vostro.

mercoledì 6 settembre 2017

Tre buone ragioni per… andare in vacanza a settembre


Siete stanchi di sgomitare per pochi centimetri di spiaggia in più e di fare la fila a caselli, porti e aeroporti per raggiungere le mete delle ferie tanto agognate? Una soluzione c’è e non è certo quella di smettere di andare in vacanza! Si sa, per noi Italiani il Ferragosto è sacro, ma se ciò che state cercando è meno confusione e più tranquillità, con prezzi più accessibili e servizi migliori, dovete rassegnarvi a trascorrere il mese di agosto in città e posticipare di qualche settimana le vostre vacanze, puntando tutto sulle prime settimane di settembre.
Sono sempre di più, infatti, i viaggiatori che considerano questo periodo dell’anno il migliore per spostarsi, tanto al mare, quanto in montagna e perfino nelle grandi metropoli, meno caotiche del solito. “Se ne riparla a settembre” è una frase che non fa più paura ormai, grazie alle nostre tre buone ragioni per andare in vacanza a settembre.

1.      Meno folla, più relax e ospitalità. I numeri sono in aumento, ma viaggiare a settembre è ancora controcorrente, ecco perché sarà più facile rilassarvi e godere della più meticolosa ospitalità da parte delle strutture da voi prescelte, a prescindere dalle vostre mete preferite.

2.        Meno caldo, più natura e cultura. Anche passeggiare per parchi, ville, mostre e musei sarà meno stancante, soprattutto nel nostro splendido Paese, grazie alle temperature più godibili e meno infuocate delle settimane passate.


3.      Meno programmi, più risparmio e buon senso. Desiderate partire senza una meta, ma anche senza spendere troppo? Se non amate programmare al minuto le vostre vacanze e volete lasciarvi andare all’ispirazione senza farvi spennare, vi basterà solo un pizzico di buon senso per comprendere che settembre è il mese ideale per l’avventura.

mercoledì 28 giugno 2017

Tre buone ragioni per… leggere Autori Italiani


Mettiamo subito in chiaro una cosa: leggere è importante, sempre e comunque, a prescindere da chi e cosa si stia leggendo. Libri in lingua originale o tradotti, autori stranieri o italiani: leggere è uno stile di vita, un modo di essere, una forma mentis nel senso che contribuisce a dare forma alla nostra mente, sin da quando impariamo l’A-B-C. Ma, una volta esauriti i classici e identificati più precisamente i nostri gusti letterari, è importante iniziare a guardarsi intorno e a selezionare, tra le nostre letture, anche autori italiani contemporanei vivi e vegeti. Ce ne sono tanti, infatti, più o meno conosciuti, che scrivono davvero bene e pubblicano con piccoli e grandi editori o, persino, autonomamente, ma che, prima di tutto, hanno molte storie da raccontare. Perché vale la pena conoscerli e valorizzarli? Ecco le nostre tre buone ragioni per leggere autori italiani e, perché no, “metterne uno in valigia”, prima di andare in vacanza!

1.      Lingua è cultura. Oggi ci sentiamo tutti cittadini del mondo e la contaminazione tra le tradizioni provenienti da ogni parte del globo è tale, da provocare profonde modificazioni anche nel linguaggio di tutti i giorni, ma non bisogna dimenticare che lingua è anche sinonimo di cultura. Leggere autori che conoscono a fondo la lingua italiana e che raccontano storie nate e pensate in lingua italiana fa aumentare, di riflesso, la nostra stessa padronanza della lingua e, di conseguenza, il nostro vocabolario e la nostra capacità di formulare pensieri e concetti, proprio come accadrebbe con altre lingue. Solo con queste basi solide saremmo veramente pronti a lasciarci andare anche a tutto il resto e lo scambio tra culture sarà equo.

2.      Solo i lettori possono rendere gli scrittori dei veri professionisti. Ormai lo abbiamo imparato: scrivere, soprattutto nel nostro Paese, è sempre meno un mestiere e sempre più un semplice passatempo, perché l’editoria è in crisi e si legge così poco, da non permettere agli autori di vivere di scrittura. L’unico insindacabile giudice del lavoro dello scrittore, per quanto influenzato dalla pubblicità e dal marketing, è il lettore. Un lettore vorace, esigente, informato e in grado di andare oltre le classifiche delle grandi catene di librerie può trasformare un autore dilettante in un vero professionista, col suo seguito e col suo dignitoso stipendio per potersi dire tale, tra alti e bassi.


3.      Agli autori italiani potete “stringere la mano”. Ci lamentiamo sempre più spesso di quanto sia “costoso” il tempo libero, ma, se siete in cerca di un evento che potrebbe portarvi unicamente un guadagno a costo zero, dovete andare alla presentazione di un libro! È lì, infatti, che potrete stringere la mano ai vostri autori preferiti, in particolar modo italiani. Potrete fare loro domande, complimenti, critiche e, in ogni caso, chiedere conto del loro operato in uno spazio neutro, messo a disposizione da un libraio magari. E, solo se rimarrete soddisfatti di ciò che gli autori vi risponderanno, eventualmente, potrete acquistare il loro libro, dopo aver guardato negli occhi qualcuno che, come si dice, ci sta mettendo faccia, oltre che la penna. Nessun altro artista dà così tanta fiducia al proprio pubblico.

domenica 2 ottobre 2016

Tre buone ragioni per… andare all’Opera


Non manca molto all’apertura delle nuove stagioni teatrali che ci accompagneranno nel corso dei prossimi mesi invernali. Tra commedie, musical e concerti, l’Opera occupa ancora un posto importante tra le proposte dei teatri storici del nostro Paese, ma quanto è valorizzata di fronte al grande pubblico? Si dice che, di fronte all’Opera, non si possa restare indifferenti, le emozioni che si provano sono sempre piuttosto estreme: dall’apprezzamento incondizionato, alla diffidenza totale. Una cosa è certa, come spesso accade, una tradizione squisitamente italiana le cui origini affondano nella nostra cultura più che in qualsiasi altra, finisce per essere valorizzata molto più all’estero, che nel nostro Paese, dove è poco conosciuta, soprattutto dai più giovani, e poco studiata. Ma da cosa dipende realmente quest’apparente mancanza di interesse? Ecco le nostre tre buone ragioni per andare all’Opera, concedendoci la possibilità di conoscere un mondo dal valore unico, che dovrebbe tornare a occupare il posto d’onore che gli spetta tra gli svaghi che arricchiscono il nostro tempo libero.

1.   L’Opera è cultura da condividere. Scegliamo attentamente i compagni di avventura coi quali affacciarci a questo mondo nuovo: l’Opera, infatti, è cultura a tutto tondo che va condivisa con entusiasmo, documentandosi a dovere per scegliere quella più adatta da ricordare con la giusta emozione come il primo approccio a quella che potrebbe diventare una piacevole abitudine, anche grazie al legame che ha creato con chi era seduto al nostro fianco.

2.      L’Opera è musica, racconto e attualità. L’Opera è uno spettacolo unico, un classico eterno che unisce, alla potenza della musica, delle storie emblematiche che svolgono una funzione catartica nell’intimo dello spettatore, mantenendo inalterata una sorprendente attualità, per quanto apparentemente lontane nel tempo. È sempre bene, quindi, prepararsi prima di assistere allo spettacolo, leggendo il libretto e ascoltando le arie più note, in modo tale da lasciarci coinvolgere completamente dall’atmosfera unica che ci sarà in sala, senza il timore di non capire cosa stia accadendo sul palco.

3.      L’Opera è tendenza e attesa. Una volta scelti i posti e prenotati i biglietti, lasciamoci travolgere dal brivido dell’attesa, godendoci il sottile piacere che accompagna la partecipazione a un vero evento. Diamoci, quindi, allo shopping sfrenato per scegliere il vestito giusto, oltre a trucco e parrucco, non perché ci sia un’etichetta da rispettare, ma per la soddisfazione di conservare un ricordo prezioso anche del bell’abito che indossavamo o delle scarpe che desideravamo da tempo e abbiamo acquistato per l’occasione, portando un pizzico della magia del palco anche tra le poltrone della platea.

venerdì 19 agosto 2016

Tre buone ragioni per cui avere trent’anni è meglio che averne venti


Sembra incredibile, ma il terribile traguardo è stato raggiunto: ieri siamo diventati maggiorenni e oggi, non solo non siamo più teenager, ma abbiamo varcato la soglia dei trent’anni molto più in fretta di quel che credevamo. Niente panico, ormai ci siamo dentro, quindi facciamo un grosso respiro e… riflettiamo! Fine delle sbronze e tempo di bilanci? Non esattamente! Mettiamo da parte per un istante l’orologio biologico, il contratto di lavoro ancora precario e quel capello che… non può essere bianco, deve essersi schiarito con l’acqua del mare e la luce del sole dell’estate! Di sicuro la schiena qualche volta si fa sentire, i sabati sera sul divano cominciano a essere più allettanti delle ore piccole nel solito locale e, stipendio permettendo, stiamo iniziando a pensare sempre più seriamente di destinare a qualcun altro la stanza degli ospiti, ma non tutto è perduto! Ecco le nostre tre buone ragioni per cui avere trent’anni è meglio che averne venti…

1.      Siamo più consapevoli, ma non meno coraggiosi. Qualche sogno lo abbiamo già realizzato, ma non perdiamo la speranza per quelli che ancora sono rimasti nel cassetto. Smartphone, tablet e social network hanno influenzato la nostra crescita, ma siamo nati ai tempi dei videoregistratori e delle musicassette e sappiamo bene che non tutti i nastri possono essere riavvolti, ma ci si può sempre registrare sopra!

2.     Siamo più indipendenti, ma non meno incoscienti. Forse l’indipendenza economica sarà ancora lontana, ma l’indipendenza dello spirito è ormai a portata di mano. Siamo meno condizionati da amici, parenti e genitori perché conosciamo meglio noi stessi, ma quel pizzico di incoscienza che ci fa ancora sentire dei ragazzini con tutta la vita davanti non abbiamo nessuna intenzione di perderlo.


3.   Siamo più determinati, ma non meno divertenti. La determinazione che nasce dall’esperienza ci rende non solo più saggi, ma anche più indulgenti con noi stessi. Siamo meno intransigenti e più pazienti solo con chi merita realmente il nostro tempo e le nostre premure, perché abbiamo scoperto alcuni dei nostri limiti e sappiamo quando vale la pena di superarli, ma questo non ci rende meno divertenti, goliardici e scanzonati di prima. 

domenica 10 luglio 2016

Tre buone ragioni per cui i cruciverba non passano mai di moda


Nonostante l’onnipresenza di smartphone, tablet e PC, ancora oggi, sotto ogni ombrellone, asciugamano o sdraio che si rispetti sbucano le pagine a scacchiera di una raccolta di cruciverba. Si sa, l’enigmistica, oltre a divertire, allena la nostra mente ed è anche un ottimo passatempo tra un bagno e l’altro per grandi e piccini di tutte le età. Non pensate che si tratti di un diversivo per introversi, destinato a isolarvi dal resto del gruppo: ci sarà sempre quella parola apparentemente introvabile che sarà oggetto di scommesse e tentativi tra vicini di ombrellone. Ma come mai i cruciverba non passano mai di moda? Ecco le nostre tre buone ragioni in grado di coniugare cultura e pigrizia anche d’estate…

1.      I cruciverba mettono alla prova la nostra memoria e la nostra elasticità mentale. Completare un cruciverba è, senza dubbio, un esercizio mnemonico che richiede lo sforzo di recuperare informazioni molto spesso sepolte nei cassetti della nostra memoria. All’inizio ci sembrerà difficile e noioso, ma, con un po’ di impegno, supereremo limiti impensati.

2.        I cruciverba stimolano la nostra curiosità e la nostra autodisciplina. Ehilà, vi abbiamo beccati! Non arrendetevi al primo scoglio, andando a sbirciare le soluzioni là dove proprio non sapete come riempire le caselle. Volete mettere la soddisfazione di riuscire da soli, anche se trovare la parola esatta vi sembra un’impresa impossibile? Non c’è modo migliore di allenare la nostra curiosità!


3.     I cruciverba allenano il nostro intuito, ma anche la nostra intelligenza emotiva. Per mettere alla prova il nostro fiuto, pur restando comodamente seduti in spiaggia, non c’è niente di meglio dell’enigmistica. Risolvere un cruciverba, tuttavia, non è solo una questione di preparazione, ma mette in moto molti processi caratteristici della nostra intelligenza emotiva che ci permettono di conoscere meglio noi stessi.

domenica 1 maggio 2016

Tre buone ragioni per… diventare Blogger!


“Mamma, papà: da grande voglio fare il Blogger!” 

Chissà che effetto deve aver fatto ai nostri genitori sentirsi dire questa fatidica frase. Se i nostri nonni, infatti, temevano sesso, droga e rock’n’roll, oggi, tra smartphone, Social Network e Blogging, mamme e papà poco avvezzi alla tecnologia dovranno darsi davvero da fare per comprendere le aspirazioni dei loro rampolli nativi digitali. Una volta appurato che, possiamo assicurarvelo, non c’è nulla di illegale nel voler diventare Blogger, proviamo a rispondere alle tante domande che il buon senso ci fa venire in mente. Innanzitutto: si tratta davvero di un mestiere 2.0? Insomma, ci permetterà di mettere insieme il pranzo con la cena? E cosa occorre per diventare Blogger professionisti, oltre a tanto talento e a una buona dose di coraggio? Di sicuro, al momento, non ci sono titoli di studio, né corsi universitari che vi permetteranno di diventare Blogger, almeno sulla carta. Come ogni nuova professione, saremo noi audaci pionieri della scrittura sul Web a dettare le regole del gioco, perché, prima di tutto, il Blogging è istinto, sapientemente coniugato con qualche piccola regola d’esperienza. Ecco, dunque, le nostre tre buone ragioni per rompere ogni indugio e… diventare Blogger!


  1. Blogging è ispirazione e creatività. Se scrivere è la vostra passione, aprire un Blog sublimerà questo talento permettendovi di iniziare a interagire coi vostri lettori. Tra cibo, moda, letteratura e tecnologia, ce n’è davvero per tutti i gusti: basta trovare una nicchia in cui inserirvi e iniziare a creare contenuti di qualità che vi consentano di costruire una rete di contatti che vada oltre lo schermo del computer.
  2. Blogging è futuro e comunicazione. Che si tratti di un diario personale o di una piattaforma aziendale, il Blog è, certamente, tra i più efficaci mezzi di comunicazione del presente e del futuro, in grado di costituire una vera e propria professione a tutto tondo. Non occorre essere programmatori di computer o esperti di grafica, basta solo un po’ di intuito, tanta costanza e l’applicazione di qualche trucchetto molto semplice da imparare.
  3. Blogging è condivisione e coraggio. Come in ogni momento di crisi economica e culturale, inventare mestieri nuovi, in grado di contribuire alla crescita della nostra personalità e della nostra professionalità, è ciò che ci permette di non arrenderci allo sconforto dei periodi di difficoltà. Trasformare un semplice Blog in una fonte di guadagno che ci permetta anche di staccarci dalla tastiera richiede coraggio e, talvolta, un pizzico d’incoscienza, ma, con impegno ed entusiasmo, nulla è impossibile. 

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domenica 28 febbraio 2016

Tre buone ragioni per cui Leonardo Di Caprio merita di vincere l’Oscar


Manca davvero poco alla notte più attesa dalle Star di Hollywood e dagli appassionati di cinema e chi, come noi, era in piena adolescenza quando “Titanic” è approdato sul grande schermo, battendo ogni record, non potrà che fare il tifo per Leonardo Di Caprio, affinché, dopo numerose Nomination, riesca finalmente a portare a casa il suo primo Oscar come attore protagonista. La faccenda, ormai, è diventata un vero e proprio tormentone, che impazza sui Social a suon di like e twit, neanche si trattasse di uno strano incantesimo per cui il bell’attore statunitense sia destinato ad arrivare sempre a un passo dalla statuetta, senza mai aggiudicarsela. Ma, tra favorevoli e contrari, Leonardo se lo merita davvero questo Oscar? Sarà, finalmente, arrivata la volta buona? Per saperlo non ci resta che aspettare ancora qualche ora, ma non prima di avervi svelato le nostre tre buone ragioni per cui Leonardo di Caprio merita di vincere l’Oscar…

1.      Forever young. Chi ha seguito senza pregiudizi la carriera di Di Caprio ha potuto constatare come, dietro a quel sorrisetto da eterno ragazzino, ci sia grande versatilità. Fin da giovanissimo, infatti, Leonardo ha dimostrato di saper unire il proprio talento innato a un grande impegno, interpretando ruoli diversissimi tra loro, anche quando il suo aspetto da fidanzatino d’America sembrava penalizzarlo.

2.      We want you! Record dopo record, Leonardo non ha sbagliato un film. Dai primi passi nell’indimenticabile “Buon compleanno Mr. Grape”, fino a “The Revenant”, dove dà prova di catturare lo spettatore con una prestazione magnetica, Di Caprio ha dimostrato di saper valutare con cura ogni pellicola da interpretare, sia per migliorare sé stesso come attore, sia per riuscire a emozionare il pubblico, senza mai essere banale.


3.      Di Caprio Mania. Essere stato il protagonista di un Kolossal come “Titanic” ha di sicuro aperto molte porte al giovane Leo, dandogli una popolarità così improvvisa, che non ha più avuto uguali negli anni a venire, ma che ha rischiato di danneggiarlo. Nonostante ciò Di Caprio non si è adagiato e ha lavorato duramente per togliersi di dosso un’etichetta che non gli rendeva giustizia, scegliendo accuratamente i ruoli più interessanti per mettere in luce le sue doti. 

domenica 7 febbraio 2016

Tre buone ragioni per… visitare un Museo


Da secoli il nostro Paese è la culla della cultura, tanto che gran parte del patrimonio artistico a livello mondiale si trova proprio in Italia. Nonostante ciò ci si prodiga sempre in meno per tutelare questo tesoro così prezioso, non solo perché costituisce le nostre radici, ma anche perché potrebbe essere fonte inesauribile di ricchezza.
Dunque tra siti archeologici che crollano sotto il peso dell’incuria, musei che chiudono a causa dell’indifferenza e progetti di restauro e ricerca che falliscono per mancanza di fondi, come ci poniamo noi italiani? Pensiamo di continuare ad assistere a questa decadenza da pigri spettatori, incapaci di reagire, o vogliamo cercare di dare il nostro contributo perché le cose cambino? Il modo migliore per invertire la rotta sarebbe, senza dubbio, tornare a considerare l’arte come un elemento importante della nostra vita quotidiana. Da quanto tempo, ad esempio, non andiamo a vedere una mostra con gli amici o non portiamo la famiglia a visitare un museo? E abbiamo mai pensato di fare ciò con la stessa frequenza con cui andiamo al cinema o a mangiare la pizza? Forse, per far sì che la considerazione di chi ci governa verso il nostro patrimonio artistico aumenti, dovremmo cambiare innanzitutto le nostre abitudini.
Ecco, quindi, tre buone ragioni per visitare un museo sempre più spesso, sperando di non trovare le statue “impacchettate” nei corridoi…

1.      Arte è condivisione. Che abbiate in mente una giornata in famiglia, un pomeriggio con gli amici o un appuntamento romantico da lasciare senza fiato, perché non trascorrerlo in un museo? Se sarete circondati dall’arte, infatti, avrete continui spunti di conversazione che vi permetteranno di conoscere meglio voi stessi e i vostri cari e di passare il tempo libero in totale armonia.

2.      Arte è ispirazione. Come tutti sappiamo, l’arte nasce dall’ispirazione e l’ispirazione è contagiosa. Spendere qualche ora del nostro tempo a tu per tu con la bellezza può esserci concretamente d’ispirazione anche per le faccende che ci vedono protagonisti nella nostra vita quotidiana. Un’opera d’arte, infatti, per quanto stravagante o lontana possa sembrarci, è sempre una finestra sull’interiorità di qualcuno e una cura senza controindicazioni per la durezza dei nostri tempi.


3.      Arte è cambiamento. Un museo non è solo il luogo di conservazione e di tutela della cultura per eccellenza, ma anche e soprattutto un polo di apprendimento interattivo e di ricerca sul campo in grado di misurare praticamente i cambiamenti della nostra società, dovuti a un progresso sempre più rapido. È proprio questo a rendere i musei degli irrinunciabili termometri della nostra vita e delle nostre aggregazioni sociali.

giovedì 31 dicembre 2015

Tre buone ragioni per… non fare buoni propositi per il nuovo anno!


Capodanno: tempo di bilanci. Di solito sfogliamo l’agenda a ritroso di trecentosessantaquattro giorni e tentiamo di verificare quanti dei buoni propositi fatti siamo riusciti a mantenere. Programmi come andare in palestra, smettere di fumare, prenderci più cura di noi stessi e così via. E dopo esserci amaramente resi conto che ben pochi dei nostri spericolati progetti si sono realizzati nel modo in cui li avevamo pianificati, siamo pronti a farne di nuovi così stupidamente al di sopra delle nostre possibilità, da tornare a vivere la stessa triste scena anno dopo anno. Altro che diario di Bridget Jones, è quasi peggio di un girone dantesco! E allora perché, ogni anno, continuiamo a sottoporci a questa tortura? Ecco tre buone ragioni che vi convinceranno a mettere da parte i buoni propositi per iniziare a vivere davvero…

1.     Meno propositi, più obiettivi. La differenza tra propositi e obiettivi sta nelle nostre reali intenzioni di andare fino in fondo. Prima di stilare una lista di propositi futili e senza significato, proviamo a interrogarci su cosa vorremmo veramente, riducendo drasticamente il numero delle voci inutili. Solo così i propositi si trasformeranno in obiettivi reali, tangibili e che ci permetteranno di conoscere meglio noi stessi, spostando il confine dei nostri limiti.

2.      Meno propositi, meno frustrazioni. La sensazione di non aver mantenuto l’interminabile elenco di buoni propositi che facciamo ogni anno porta con sé una serie di frustrazioni che non ci permettono di accorgerci di tutte le cose positive fatte o ottenute nei dodici mesi appena trascorsi. Non tutto ciò che di buono ci è accaduto, infatti, lo abbiamo necessariamente pianificato: le cose succedono da sole, a volte, anche quelle belle, e la percezione di non aver portato a termine qualcosa di progettato ci fa perdere il piacere di traguardi inaspettati.


3.      Meno propositi, più sogni. È proprio nei momenti di crisi e di difficoltà che occorre trovare il coraggio di mettere da parte i buoni propositi, intrisi di buon senso, per inseguire i sogni nel cassetto. I sogni, infatti, rappresentano il nostro essere e non hanno di certo una data di scadenza: non finiranno nella spazzatura assieme all’agenda dell’anno passato e a tutti i buoni propositi non mantenuti!