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mercoledì 18 aprile 2018

Manuela P. Kane: tutti i Colori dell’Amore


Si dice che, quando si è innamorati, si riesca a percepire il profumo della primavera anche in pieno inverno, come in un’eterna stagione di rinascita e fioritura, anche se ci si trova nelle avversità più drammatiche. È proprio questo ciò che accade a Gabriel e Michelle, i protagonisti di “Mille Primavere” di Manuela P. Kane, Lettere Animate, un uomo, medico e soldato, e una donna forte e fragile allo stesso tempo, molto diversi tra loro, ma inaspettatamente legati da un sentimento puro e profondo che sboccia e cresce tra i meravigliosi paesaggi naturali del Ruanda, una terra difficile, martoriata da una guerra civile che sembra non finire mai.
Tra il sogno e la realtà, tra il passato e il presente, Manuela P. Kane affronta tematiche storicamente complesse con la delicatezza e la vitalità del linguaggio dell’amore e di tutti i suoi colori. Lo slancio e la naturalezza dello stile, evocativo e scorrevole, con cui l’autrice intreccia i destini di Gabriel e Michelle assieme alle vicende della guerra civile e della società ruandese, le fanno perdonare qualche descrizione forse troppo dettagliata. L’accuratezza di alcune ricostruzioni, invece, sorprende, ricordandoci come siano le storie a fare la Storia, nel bene e nel male, e portandoci a riflettere sulle radici della nostra attualità. Protagonisti, infatti, oltre all’amore che si trova a dover superare ostacoli impensabili, come la guerra, il tempo e lo spazio, sono la curiosità e il rispetto per la diversità dell’altro e la forza della solidarietà e della comprensione come armi non-armi così potenti, da poter vincere qualsiasi battaglia.
Sono proprio i mille colori dell’amore a rendere magica la lettura di questo romanzo d’esordio, assieme all’entusiasmo che traspare da parte dell’autrice verso una storia e dei personaggi in cui ha investito molto di se stessa e della sua vita, intraprendendo un percorso che la porterà lontano.


Una delicata ma difficile storia d’amore in grado di travalicare perfino i confini del tempo, sullo sfondo della guerra civile ruandese: sono questi gli ingredienti di “Mille Primavere”, Lettere Animate. Raccontaci la genesi di questo romanzo: cosa ti ha ispirato durante la stesura? Cosa vuoi comunicare?

Ho iniziato a scrivere i miei pensieri e le mie emozioni a quattordici anni.  Avevo un diario pieno di parole, di sentimenti, di frasi che attraversavano la mia mente ogni giorno. Solo nel 2015 ho deciso di provare a comunicare ciò che ogni giorno da anni la mia anima mi trasmetteva. Avevo bisogno di urlare al mondo il dolore che assorbo guardando documentari, ascoltando storie vere e leggendo racconti di persone che ogni giorno soffrono all'insaputa dei più fortunati. Fortunati come me, come chiunque oggi cammina con dignità. E proprio in quel periodo mi sono imbattuta in un documentario sul genocidio del Ruanda. Ho capito che avevo bisogno di un pezzo di storia umana, di storia vera per poter dar voce alle emozioni.

Da cosa nasce la tua esigenza di scrivere? Che autrice sei: segui l’ispirazione in qualsiasi momento della giornata o hai un metodo collaudato al quale non sai rinunciare?

Sono una persona molto sensibile ed empatica. Somatizzo fisicamente molto il dolore, la tristezza e i problemi personali e degli altri. Scrivere è stata la mia ancora di salvataggio. Riesco a esprimere tutto ciò che mi riempie il cuore e la mente, è liberare l’anima e sollevarsi verso il cielo.
Una tela bianca su cui dipingere le mille emozioni.

Gabriel e Michelle, due protagonisti indimenticabili, legati da un sentimento puro e profondo, ma segnati da un destino triste. Come li definiresti? In generale come delinei i personaggi delle tue storie e le vicende che li coinvolgono?

Gabriel e Michelle rappresentato l’amore in tutte le sue sfumature.
L’amore vero, quello per cui si combatte, si piange e si sorride. L’amore che si vive una sola volta nella vita, l’amore che tutti vorremmo. Sono entrambi dei sognatori, buoni nell’animo ma anche pieni di paure e fragilità. Nei primi capitoli sono ancora molto fanciulleschi, il loro amore sembra essere quasi adolescenziale.  La guerra trasformerà i loro caratteri, fortificherà i loro cuori e spezzerà quel lato ancora così infantile.
La prima parte di “Mille Primavere” la definirei una vera crescita spirituale per entrambi.
Per delineare i personaggi mi sono ispirata a me stessa e alle persone a me più care. Hanno molti tratti fisici e caratteriali delle persone che amo di più. Non solo i protagonisti, ma anche gli altri personaggi della storia.
Le vicende invece sono nate grazie alle mie esperienze da lettrice compulsiva e alla mia forte curiosità e passione per le diverse culture e i popoli più bisognosi.

L’Africa è un’ambientazione affascinante e quanto mai attuale: una terra bellissima, dilaniata da guerre e povertà che rendono difficile credere nel futuro. Come mai l’hai scelta come sfondo del tuo romanzo? Cosa hai voluto trasmettere?

L'Africa fa da sempre parte della mia vita.
Mia nonna è nata in Tunisia, mio marito è senegalese e le mie bambine hanno quindi per meta il sangue di quella meravigliosa terra. Il Ruanda è un paese che non conoscevo e ho deciso di scoprirlo grazie a un dossier sul genocidio ruandese del 1994.
Credo che l’Africa in sé trasmetta forza, coraggio e bellezza. Ma vi è dell’altro, l’Africa ha una morale per noi occidentali da non sottovalutare. Ci ricorda la fortuna di vivere in un paese libero da guerre, dallo schiavismo legalizzato dalle multinazionali. Ci ricorda che la fortuna a volte è semplicemente la normalità.
Mi ha colpito molto la forza di questo popolo che è riuscito a rialzarsi dopo una tragedia così grande e ho voluto raccontarlo attraverso il linguaggio di una storia d’amore senza tempo.

A cosa stai lavorando attualmente? Raccontaci quali sono i tuoi programmi per il futuro come scrittrice.

Il seguito di “Mille Primavere” è già nelle mani della mia splendida casa editrice e spero che presto sarà pronto per farvi conoscere il destino di Michelle e Gabriel. In questo momento sto lavorando a un nuovo romanzo, una storia tra le foreste e i grandi laghi del South Dakota, tra i fili d’erba increspati delle Black Hills, tra i forti guerrieri Lakota e i nuovi coloni di un’America che saluta un Ottocento pieno di scoperte e conquiste.
Scrivere è la mia più grande passione, il futuro è imprevedibile, il destino è, ahimè, sconosciuto.
Ma credo che questa passione sia l'unico modo per dirottare entrambi dalla parte giusta, tra l'inchiostro e infinite pagine tutte da riempire.

domenica 25 settembre 2016

Alessandra Toti: il fantasy, tra romanticismo e mistero


Astrid è una ragazza timida e insicura, convinta che la sua vita sia vuota e che il destino non le riserverà mai nulla di interessante. Conosce molte persone, ma ha pochi amici e si confida solo con Ginger che, al contrario di lei, è una giovane solare e soddisfatta della propria esistenza, ma che non fa mai mancare il suo sostegno ad Astrid, alla continua ricerca del proprio posto nel mondo. Quando tutto sembra procedere senza prospettive, un incontro inaspettato sconvolgerà per sempre la vita di Astrid. Il misterioso e affascinante Connor le svelerà la sua vera identità, iniziandola a un percorso di crescita che la condurrà a conoscere finalmente le proprie radici, facendole guadagnare quella fiducia in se stessa che le servirà per affrontare tutte le avversità che il futuro le riserverà.
“La via del richiamo”, Lettere Animate Editore, è l’ultimo romanzo di Alessandra Toti, una promessa del fantasy made in Italy. Nonostante uno stile ancora acerbo in alcuni punti, l’autrice esprime tutto il proprio talento nella struttura del racconto, originale e complesso, sia per quanto riguarda la caratterizzazione dei personaggi, sia per ciò che concerne le ambientazioni. Gli elementi del fantasy, legati sia al mondo naturale, sia alla dimensione soprannaturale, sono coniugati alla perfezione con le sfaccettature del romance che accompagnano i sentimenti che nascono tra i protagonisti, Astrid e Connor. Un romanzo che ha il suo punto di forza nella narrazione vivida di un cammino verso la consapevolezza del proprio essere, compiuto da una ragazza come tante, nella quale chiunque può rispecchiarsi con un pizzico di nostalgia.


Astrid sembra una ragazza come tante, almeno finché il giovane Connor e il tenebroso Leopardo del Crepuscolo le sconvolgeranno l’esistenza, indicandole quale sarà il suo destino. Inizia così “La via del richiamo”, Lettere Animate, un fantasy tra romanticismo e mistero. Raccontaci la genesi di questo romanzo: cosa ti ha ispirato durante la stesura?

“La via del richiamo” è nato dal mio desiderio di crescita e cambiamento. Ciò che mi ha ispirato a narrare questa storia è proprio il sentiero che ho iniziato a percorrere un paio di anni fa, in un gruppo guidato da un “maestro”, per l'appunto, che posso dire con certezza mi stia aiutando davvero a crescere e migliorare. Proprio l'esistenza di questa persona e la mia evoluzione mi hanno ispirata per tutta la stesura del romanzo.

Quando e da dove nasce la tua esigenza di scrivere? Che autrice sei: segui l’ispirazione a qualunque ora del giorno o hai un metodo collaudato al quale non puoi rinunciare?

La scrittura è una dolcissima sfumatura nella mia vita che mi accompagna dalla più tenera età, da quando, alle elementari, scrivevo temi scolastici e così è continuato. Ho cominciato a scrivere romanzetti ispirati ai cartoni animati e ai fumetti già all'età di dodici anni, poi ho sviluppato storie e personaggi miei. La mia esigenza di scrivere nasce dall'insoddisfazione per la mia vita, che non sempre è perfetta, come del resto può accadere a tutti. Dato ciò, mi piace usare la mia fantasia per trasformare gli sfoghi dati dall'insoddisfazione in storie a lieto fine, augurandomi che il karma le renda reali.

Come definiresti Astrid e Connor, i protagonisti della storia, così apparentemente diversi, eppure tanto legati? Come delinei, in generale, i personaggi dei tuoi romanzi?

Astrid è la classica allieva che ha sempre i puntini sulle “i” da mettere quando un argomento non le è chiaro. Connor, non solo è il severo Maestro, ma anche il giovane protagonista misterioso delle favole che svela i propri segreti con l'andare della storia. Di solito costruisco i miei personaggi sulle caratteristiche di persone che realmente conosco, ne faccio un miscuglio, prendendo pregi e difetti, e in base ai loro aspetti fisici, di solito ispirati a persone reali, ne faccio il mio protagonista, antagonista, aiutante, e così via.

Come sei riuscita a coniugare l’elemento fantasy della tua storia con l’aspetto romance? Quali autori e letture ti hanno influenzata nelle tue scelte stilistiche?

Leggo soprattutto young adult, urban fantasy e romance e, talvolta, anche qualche erotico, ma non ho autori particolari a cui mi ispiro. Fantasy e romance sono i generi, credo, più facili e malleabili, infatti non ho faticato a trovare i giusti punti d'incontro tra generi. Ci sono riuscita perché... beh, non so se sia un pregio o un difetto, ma sono la sognatrice dell'amore delle favole!

A cosa stai lavorando attualmente? Svelaci quali sono i tuoi progetti per il futuro.

Sto scrivendo i seguiti de “La via del Richiamo” che diventerà una trilogia: il secondo volume è già in valutazione, il terzo è in fase di stesura. Un'altra serie si avvia alla conclusione con il quarto volume, anche quello in fase di stesura e poi ho una mini saga di cui ho già il primo volume in fase di valutazione, senza contare altri libri fermi con le quattro frecce... Non ho mai un attimo di tregua con la mia adorata scrittura!


domenica 26 giugno 2016

Matteo Silanus: il mio supereroe senza superpoteri

Jason è un giovane insegnante dell’Università di Philadelphia, ma non è un ragazzo come tutti gli altri. Dietro alla sua insospettabile figura si nasconde un’identità segreta: Jason altri non è che Lampo Oscuro, un supereroe decisamente sui generis. Lampo Oscuro, infatti, è tutt’altro che invincibile: non ha costume, né mantello, è vulnerabile e può provare dolore come qualsiasi altro essere umano. L’unica facoltà che possiede è quella di percepire la paura delle persone in pericolo e di tele-trasportarsi da loro per difenderle, sostenuto più dall’incoscienza e dal coraggio, che da veri e propri superpoteri. Accanto a Jason ci sono Peter, l’amico di sempre, e Renée, la ragazza di cui è innamorato, compagni di vita e di avventura soprattutto nella lotta contro Heinz, un crudele nemico dal quale difendersi con tutta l’astuzia possibile. Riuscirà Lampo Oscuro a vincere la sua battaglia contro le forze oscure che si celano nella stessa natura umana, a costo di mettere in discussione persino sé stesso? Per scoprirlo non vi resta che leggere “Lampo Oscuro”, Lettere Animate, il primo originale romanzo dell’emergente Matteo Silanus. L’idea di creare un supereroe 2.0 senza dei veri e propri superpoteri, oltre al proprio profondo senso di umanità, è innovativa e divertente, al di là dello stile dell’autore ancora acerbo e della struttura del romanzo non sempre scorrevole. L’introspezione del protagonista e di aiutanti e antagonisti, pur nello schema tipico del fumetto, è profonda e intrigante e il ritmo incalzante dei dialoghi rende quest’opera prima un interessante esperimento che ci auguriamo abbia presto un seguito.



Un supereroe tutt’altro che invincibile che impara a convivere con degli inaspettati superpoteri, facendo i conti anche con le debolezze della natura umana: sono questi gli elementi di “Lampo Oscuro”, Lettere Animate. Raccontaci la genesi di questo romanzo: cosa ti ha ispirato durante la stesura?

Da sempre sono appassionato di fumetti che abbiano per protagonisti supereroi, però, ultimamente, mi è capitato spesso di pensare che i personaggi di queste storie siano talmente forti, talmente invicibili, talmente “super”, che si finisce per perdere parte dell’emozione che caratterizzava i loro ruoli al principio. Insomma, per farla semplice, credo che se un supereroe non corre nessun rischio, allora perde di significato quella che è, a mio parere, la cosa più importante: la sua fermezza nel sacrificare tutto per raggiungere il suo scopo.

Chi è Jason, alias Lampo Oscuro, il supereroe alle prime armi, protagonista del tuo libro? Come lo definiresti e, in generale, come delinei personaggi dei tuoi romanzi?

Jason è un ragazzo come tanti: ha dei traumi infantili che a volte lo tormentano, una vita sociale e lavorativa in linea coi tempi moderni, una “cotta” non corrisposta... Ma ció che lo caratterizza maggiormente, credo, sia la sua voglia di essere riconosciuto, o meglio di lasciare un segno, che sia attraverso le sue lezioni all’università o attraverso le sue azioni nei panni di Lampo Oscuro.
  
Che autore sei: segui l’ispirazione in qualunque momento della giornata o hai un metodo collaudato al quale non puoi rinunciare? Quando e da dove nasce il tuo bisogno di scrivere?

Non mi definirei un autore vero e proprio, semmai un ragazzo appassionato di libri, che ha sempre desiderato scrivere qualcosa di suo e che, spinto da alcune sue fantasie, è riuscito a creare una piccola storia, poi fortunatamente convertita in un libro.

Per saper scrivere bene, occorre, senza dubbio, lettere tanto: che generi e quali autori prediligi? Che libro c’è sul tuo comodino?

Effettivamente leggo abbastanza, anche se non so se questo si evinca dal mio livello di scrittura, alquanto acerbo. Per quanto riguarda i generi, spazio dal fantasy al filosofico, alllo storico. Tra i miei autori preferiti non posso non menzionare Paulo Coelho e Anthony de Mello.

A cosa stai lavorando attualmente? Svelaci quali sono i tuoi programmi per il futuro.


Come ho detto prima, il mio sogno era di scrivere qualcosa e per ora posso considerarmi soddisfatto. Sono sicuro che nei prossimi anni riprenderó la penna in mano, anzi sarebbe meglio dire la tastiera del PC, e scriveró qualcos’altro, ma non saprei dirlo con certezza. Se avró qualcosa da raccontare, qualcosa che mi interessi e mi colpisca personalmente, lo scriveró senza dubbio.


domenica 21 febbraio 2016

Diego Cocco: sogni e speranze di un poeta metropolitano


Tra personaggi surreali e atmosfere oniriche, ogni parola è una lama affilata, pronta a trafiggere la percezione del quotidiano di ogni lettore: “Lame senza memoria”, Lettere Animate Editore, è una toccante raccolta di poesie e racconti in versi di Diego Cocco, un autore dotato di un talento e di una profondità innate. In una società caotica come quella in cui viviamo non è facile ritagliarsi il tempo e lo spazio necessario per riflettere sulla nostra interiorità, spesso consumata dalle frenesie della routine. È qui che, come un balsamo rigenerante, si inseriscono i percorsi di Diego Cocco, molto più di viaggi virtuali fatti di parole e rime, ma veri e propri specchi nei quali chiunque di noi può riflettersi, in cerca di una cura per l’anima. La definizione di poeta metropolitano, dunque, calza alla perfezione a questo autore che è riuscito a coniugare lo stile graffiante ed evocativo della letteratura horror, con l’immaginario fantastico del fumetto, miscelandoli al fascino della poesia, nient’affatto lontana dal nostro quotidiano, come falsamente si è portati a pensare al giorno d’oggi. Solitudine, indifferenza, discriminazione. Bullismo, precarietà, inadeguatezza. Questi sono solo alcuni dei temi di grande attualità dei quali Diego Cocco riesce a occuparsi con la perizia del saggista e lo slancio del poeta, in bilico tra la paura della quotidianità e la voglia di credere nei propri sogni.



“Lame senza memoria”, Lettere Animate Editore, è una struggente raccolta di poesie e racconti in versi, grazie alla quale si compie un meraviglioso viaggio nell’animo umano. Raccontaci la genesi di questo libro: cosa ti ha ispirato durante la stesura? Cosa vuoi comunicare?

Per spiegare la genesi di questa raccolta devo partire raccontando in breve la mia esperienza di autore. Circa sei anni fa ho iniziato a partecipare a innumerevoli concorsi letterari sparsi per il web e non solo, raccogliendo qualche buon risultato, ma anche parecchie delusioni.
Poi, un giorno, ho capito che il mondo delle letteratura, con tutte le sue derivazioni (case editrici, comitati organizzatori, gli autori stessi) è l’amplificazione distorta del reale, nel bene e nel male. Se è vero che in qualche oasi c’è del buono, il sentiero su cui si è costretti a camminare è un deserto pieno di serpenti sempre pronti a giocarti qualche velenoso scherzetto. L’invidia spadroneggia e spesso anche gli amici indossano maschere per confonderti le idee.
Insomma, ad un certo punto ho sentito la necessità di dire la mia in un modo nuovo, liberandomi dall’ansia dell’aspettativa e dagli schemi imposti dai meccanismi dell’editoria moderna. Ho capito che la poesia avrebbe potuto fare al caso mio, a patto che avessi trovato uno stile personale di espressione, libero da rime, metriche e vecchi cliché.
“Lame senza memoria” nasce da questa necessità: raccogliere le sensazioni del quotidiano e trasmetterle, attraverso il potere dei versi, in maniera semplice e diretta sulla pagina. Ogni singola parola acquista, infatti, un valore e una forza senza pari e lo scrivere diventa un’arma da utilizzare per condividere pensieri, realtà, incubi e speranze.
I personaggi all’interno dell’opera e il modo in cui agiscono sono frutto di incontri reali, chiacchierate con amici o semplici impressioni dettate da uno sguardo. Ai lettori risulterà difficile crederlo, ma ho avuto veramente a che fare con una vecchietta che voleva mostrarmi il Basilisco, così come ho parlato a un bambino che aveva le caramelle al miele e ne sapeva più di me. Ho subito il dramma tragicomico delle voci nelle sale d’attesa degli ospedali e lo sguardo dei manichini in carne e ossa nelle vetrine dei negozi di abbigliamento.
Insomma, la mia fonte d’ispirazione migliore è la vita di tutti i giorni, con i paradossi, i drammi e le illusioni dei suoi protagonisti, troppo spesso testimoni impotenti del ristagno di idee e intenti dell’era in cui si ritrovano a vivere.

Cosa significa essere un poeta al giorno d’oggi? Che ruolo ha, o potrebbe avere, la poesia in un periodo di crisi come quello che stiamo vivendo nella nostra società?

Credo che essere un poeta moderno significhi tradurre gli stimoli del nostro tempo in versi che facciano riflettere, dando anche la possibilità di osservare la vita e il mondo che ci circonda da punti di vista differenti.
Sono consapevole che si tratta di un ruolo di nicchia, ascoltato e seguito solo da chi possiede una certa sensibilità d’animo e non è assorbito dall’affanno del sistema.
Un altro fattore rilevante è che, in generale, le persone hanno perso la capacità di ritagliarsi uno spazio di “meditazione”, non saprei come definirlo meglio: sono talmente presi dalla frenesia del quotidiano che vanno avanti perdendo i pezzi migliori. La mia sfida è tentare di scuotere almeno una parte di queste coscienze, precipitate nel torpore del vivere, affogate dal lavoro, dai social, dai problemi della famiglia.
Scrivo poesie e racconti in versi per cercare consapevolezza: personale innanzitutto, ma anche quella dei lettori. Mi piacerebbe incontrarli un giorno e sentirmi dire: non sei solo.

La particolarità della tua poetica e, in generale, del tuo percorso di scrittore, è l’interesse per la letteratura del terrore e per le forti emozioni: da dove nasce quest’esigenza? È possibile coniugare horror e poesia?

Sono cresciuto leggendo libri e fumetti che spaziavano nei generi più vari: fantascienza, western, avventura, thriller e horror; ed è appunto una particolare declinazione del macabro che mi ha colpito più di tutte: l’orrore quotidiano. Non quello fatto di sangue e ossa spappolate, ma un’ombra più indefinita e terribile, la paura scaturita dalle situazioni di ogni giorno: il bullismo, l’indifferenza, le dodici ore chiusi dentro un buco di ufficio, la fila alle poste, l’abbandono, l’incertezza di riuscire ad arrivare alla fine del mese, la preoccupazione di poter dare un futuro decente ai propri figli. Potrei continuare per ore.
Questi sono gli incubi con cui dobbiamo fare i conti; i mostri del cinema e della letteratura, se messi a confronto con tutto ciò, fanno quasi tenerezza.
Credo, per questo, che il mio non sia un desiderio di declinare ciò che scrivo in ambiti di terrore e raccapriccio, ma si tratti più semplicemente del risultato scaturito da un’attenta analisi di quello che mi sta intorno. Di materiale a disposizione – purtroppo – ce n’è davvero tanto; io scelgo di imprimerlo sulla pagina con forza, senza mezzi termini, per aprire al lettore un varco in cui abbia la possibilità di chiedersi finalmente: dove stiamo andando?

A quali grandi movimenti del passato ti rifai? Hai dei grandi Maestri di riferimento?

Non esiste un movimento particolare del passato nel quale mi riconosco. Nel mio piccolo provo a offrire qualcosa di nuovo nel già vasto panorama letterario, con la speranza di ritagliarmi uno spazio dignitoso nel complicato sistema di cui ho accennato prima.
Se devo nominare alcuni grandi maestri che più di tutti hanno influenzato – e ancora influenzano – i miei lavori, non posso fare a meno di citare Stephen King, per la sua capacità di narrazione, Charles Bukowski, per la schiettezza e la lucidità con cui riusciva a trasmettere le sue tragiche esperienze di vita, e, ultimo ma non ultimo, Tiziano Sclavi, per avermi fatto conoscere l’orrore in nuove forme, lontano anni luce dai vecchi stereotipi del genere.
Un altro importante autore italiano, che mi ha colpito con un’opera particolare è Cesare Pavese con la sua raccolta di poesie “Verrà la morte e avrà i tuoi occhi”. Uno stile che si discosta parecchio dal mio, ma che mi è rimasto nel cuore.

A cosa stai lavorando attualmente? Raccontaci quali sono i tuoi progetti per il futuro.

Un autore non si ferma mai, nonostante il poco tempo, il sonno e le notti troppo corte. Al momento sto lavorando al mio secondo libro di poesie e racconti in versi, il cui titolo provvisorio è “Ti abbandonano presto”. Sarà una raccolta molto simile a “Lame senza memoria”, poco meno di sessanta opere per raccontare tante vite/non vite con cui ci troviamo a condividere la stessa aria ogni giorno.
E poi c’è un racconto lungo (potrei quasi definirlo un romanzo breve) che ogni tanto mi richiama a sé come se avesse urgenza di essere scritto. La storia è incentrata sulle visioni di un bambino e il dramma della solitudine, ma è ancora presto per svelare i dettagli, soprattutto perché non prevedo di finirlo in tempi brevi.
La poesia, se messa a confronto con qualsiasi altro genere letterario, ha un vantaggio non indifferente: offre la possibilità di raccontare una sensazione, un’idea, un mondo in poche righe. Io utilizzo parole taglienti e le metto in fila come fossero coltelli da conficcare direttamente nel cuore del problema.
Credo che il titolo della mia raccolta, in questo senso, sia piuttosto azzeccato.


martedì 29 dicembre 2015

Annarita Tranfici: l’amore a Nuova Delhi

Quando Kajal e Kiran, due giovani poco più che adolescenti, si incontrano in un variopinto e caotico mercato di Nuova Delhi, nasce un amore tenero e delicato come un virgulto, che entrambi si troveranno a difendere dalle invidie e dai pregiudizi di chi li circonda e vuole ostacolarli.
“I due volti di Nuova Delhi”, di Annarita Tranfici, una vera e propria perla de “I Brevissimi” di Lettere Animate, è l’affresco di una città difficile, nella cui crudele poesia si intrecciano molte vite, oltre a quelle dei due protagonisti, legati da un sentimento molto profondo.
Il ritmo che l’autrice riesce a imprimere al racconto è incalzante fino all’inaspettato epilogo. Il linguaggio è sempre misurato, elegante ed evocativo. Nella trattazione di temi tanto spinosi, come la violenza che sembra regnare in questa parte del mondo solo apparentemente molto lontana da noi, Annarita Tranfici riesce a trasmettere il pathos e l’emozione che ci sono nel coraggio di portare avanti le proprie idee e i propri sentimenti, anche quando tutto sembra perduto.


Lo scorcio inedito di una Nuova Delhi intensa e pericolosa fa da sfondo al racconto evocativo e toccante “I due volti di Nuova Delhi”, edito da Lettere Animate. Raccontaci la genesi di questa storia: cosa ti ha ispirato durante la stesura?

Questo racconto, come tutti gli altri che scrivo, è ispirato a un fatto di cronaca realmente accaduto. Sebbene, come tanti lettori, cerchi nei libri un’evasione dalla realtà quotidiana, in genere preferisco leggere e scrivere storie ispirate alla vita vera. Nei libri cerco spunti di riflessione e episodi che possano arricchirmi, oltre che emozionarmi. Il racconto pubblicato dalla Casa Editrice Lettere Animate è stato concepito con uno scopo ben preciso, ovvero quello di condurre il lettore in uno scenario distante da quello in cui vive, nel quale, però, al contempo, si verificano gli stessi avvenimenti di cui legge sui giornali o che guarda alla televisione. La vita è la mia più grande fonte di ispirazione.

Da dove nasce la tua esigenza di scrivere? Che autrice sei: segui l’ispirazione a qualunque ora del giorno o hai un metodo collaudato al quale non puoi rinunciare?

In passato ero solita dedicarmi alla scrittura solo quando l’ispirazione veniva a bussare alla porta del cuore. Ritenevo di poter scrivere qualcosa che mi soddisfacesse solo quando percepivo l’urgenza che le parole avevano di oltrepassare i pensieri e cristallizzarsi sulla pagina bianca. Da qualche tempo, però, per lavoro e minor tempo a disposizione, tendo a dedicare alla scrittura dei momenti precisi, generalmente la sera dopo cena e nel fine settimana, quando possibile. Mi sforzo di portare a termine dei “compiti” che io stessa mi assegno, evitando di rimaneggiare quello che ho già scritto e tentando di proseguire la stesura della storia che desidero raccontare.

Chi sono Kajal e Kiran, i protagonisti del tuo racconto? Come li definiresti e, in generale, come delinei i personaggi delle tue storie?

Kajal e Kiran sono due ragazzi come tanti. Due giovani che hanno da poco superato il periodo dell’adolescenza e non hanno paura di lasciarsi andare ai sentimenti. Una tenera coppia che desidererebbe vivere il proprio rapporto alla luce del sole, ma che, al contempo, lo reputa troppo prezioso per rischiare che questo venga compromesso e svilito dalla mancata approvazione della comunità in cui vivono. I miei protagonisti sono due giovani semplici e pieni di sogni, speranze e progetti per l’avvenire, proprio come tutti i ragazzi della loro età, indipendentemente dalla provenienza geografica o dall’estrazione sociale.
In generale, per delineare i personaggi delle mie storie, mi ispiro a persone reali, ai tratti fisici e caratteriali di coloro che ho accanto, purché compatibili con l’intero contesto, chiaramente. Cerco di delineare dei profili quanto più vicini al vero, nei quali quasi ogni lettore possa specchiarsi, immedesimandosi in pensieri, azioni e reazioni

È ancora possibile oggi, secondo te, fare della scrittura una professione a tempo pieno? Che ostacoli hai incontrato e incontri ancora oggi lungo il tuo percorso?

La scrittura può diventare una professione a tempo pieno. Tuttavia, non tutti coloro che “maneggiano le parole” possono fare di quest’arte il proprio pane quotidiano. E non mi riferisco esclusivamente agli autori che non hanno la fortuna di veder pubblicato il proprio romanzo da un editore maggiore e famoso, dei cui compensi potrebbero, forse, vivere. Mi riferisco piuttosto a coloro che pensano al “vivere di scrittura” facendo riferimento solo ai guadagni che potrebbero ricavare dalla pubblicazione di un’opera letteraria.
A mio parere, Internet offre un mare di possibilità alle persone animate da buona volontà e spirito di sacrificio. Non tanto in Italia quanto maggiormente all’estero (e specialmente nei paesi di lingua anglofona) le possibilità di guadagnare con la scrittura aumentano in maniera esponenziale. Tanti sono, infatti, i portali che offrono, a chi mostra buone capacità di scrittura, svariate possibilità di guadagno. Sono quasi certa che la tua domanda facesse riferimento ad una sfera più “limitata” della scrittura. In quel caso mi sento di risponderti che è difficile ma non impossibile. Se invece si tende ad osservare l’attività di scrittura da una prospettiva più ampia, sono assolutamente convinta che questa possa trasformarsi a tutti gli effetti in qualcosa che occupa a tempo pieno.

A cosa stai lavorando attualmente? Raccontaci quali sono i tuoi progetti per il futuro.

In questo periodo il mio lavoro di traduttrice freelance mi sta assorbendo completamente. Mi sto dedicando infatti alla revisione di due classici della letteratura inglese mai tradotti in italiano (“The White People” di Frances Hodgson Burnett e “May Flowers” di Louisa May Alcott), i quali saranno pubblicati nei prossimi mesi, con mia enorme gioia e soddisfazione.
Per quanto riguarda la scrittura, ho diverse idee in cantiere, tutte, a mio parere, molto valide e alle quali sarei contenta di dedicare lo spazio e il tempo che meritano. Tuttavia, da inguaribile perfezionista quale sono, preferisco riservare la stesura a un momento più “tranquillo”, quando avrò terminato l’attività di ricerca necessaria a conferire al mio racconto la credibilità di cui necessita. Di sicuro entrambe le storie a cui conto di lavorare nell’anno che sta arrivando saranno ambientate nella mia amata città, Napoli, nei luoghi in cui ho trascorso la mia giovinezza. Il mio primo romanzo mira a far entrare il lettore a contatto con una realtà conosciuta da pochi e in maniera piuttosto sommaria. Probabilmente la storia che sto scrivendo non incontrerà il gusto di coloro che preferiscono lasciarsi trasportare in storie d’amore da sogno o thriller da fiato sospeso. Forse l’argomento trattato, il contesto in cui i personaggi evolvono e la crudezza della realtà che voglio dipingere si allontanano dalle visioni oniriche e delicate di alcuni romance e dalle vicende classiche dei tanto amati polizieschi. Di certo non tutti proveranno empatia con il mio protagonista, almeno non subito. Alcuni lo ammireranno, altri ne condanneranno le scelte, altri ancora ne stimeranno il coraggio. Ma non svelerò di più, sperando di aver già incuriosito abbastanza. Proseguirò, invece, a scrivere con la consapevolezza di avere una storia che merita di essere raccontata per il seme di speranza che intende piantare nei cuori che si mostreranno aperti alla semina. Una storia vera che vuole ribadire una verità che ho fatto mia tanto tempo fa: il vero limite al raggiungimento dei nostri sogni siamo soltanto noi stessi. La tenacia, l’impegno e la fiducia nel proprio valore sono capaci di fare miracoli. Ed io voglio raccontare di un “piccolo grande miracolo” che si compie nella terra che è Paradiso e Inferno insieme, tra i sorrisi della mia gente.
Io scriverò la storia che vorrei leggere, quella i cui protagonisti vorrei avere di fronte per chiacchierare fino a tarda notte, quella che racchiude un po’ del mondo di ognuno, un po’ della realtà che vorremmo cambiare, un po’ del sentimento di speranza che vorremmo regalare nei momenti più bui a chi ci è intorno.

Scrivo perché è ciò che mi rende felice. E credo sia la cosa più bella che ci sia.



sabato 7 novembre 2015

Rossella Padovano: il fascino del fantasy, tra passato, presente e futuro

Devo ammetterlo: non sono un’esperta di fantasy e le mie letture in merito non vanno oltre i classici del genere, ma la scoperta del romanzo di Rossella Padovano, “La Grazia dell’Acqua”, edito da Lettere Animate, è stata piacevolmente sorprendente e mi auguro davvero che questa autrice, dal talento tutto da scoprire, si cimenti presto nella stesura di un nuovo romanzo.
Magari la struttura di questo libro non sarà perfetta e lo stile non sempre coerente, ma i punti di forza del romanzo sono la capacità di unire il racconto di sentimenti universali nel tempo e nello spazio, come l’attaccamento alle proprie origini e la passione dell’amore giovanile, con gli ambienti fantastici di un mondo futuro, che ricorda molto le atmosfere medievali.
Rosensin e Ardesiani, le due razze che abitano il pianeta descritto da Rossella Padovano, non potrebbero essere più diverse tra loro, ma cosa potrebbe accadere se i due rampolli dei popoli rivali si innamorassero perdutamente l’uno dell’altra? Le pagine scorrono, come un fiume in piena, e le avventure non mancano, tra echi shakespeariani e rievocazioni della mitologia classica, trasportandoci in un mondo pieno di sorprese, che ha una sola cosa in comune col nostro: l’acqua, limpida e rassicurante fonte di vita, ma anche di insospettabili insidie.


“La Grazia dell’Acqua”, edito da Lettere Animate, è un fantasy dalle atmosfere medievali decisamente sui generis, intriso di storia e di passioni inaspettate. Raccontaci la genesi di questo libro: cosa ti ha spirato durante la stesura?

Non ho avuto un'unica fonte d’ispirazione. La musica classica e i soggetti dell'opera sicuramente mi hanno sempre affascinato. Poi, come molti, attingo idee e spunti anche da ambiti apparentemente distanti dai temi del racconto, come l'arte classica, il cinema d'autore, il fumetto. Un elemento, credo, importante, è stato sicuramente il luogo dove vivo da alcuni anni, una terra amata e celebrata da Luchino Visconti, dove è stato girato il suo più grande capolavoro.

Da dove nasce la tua esigenza di scrivere? Che autrice sei: segui l’ispirazione a qualunque ora del giorno o hai un metodo collaudato al quale non puoi rinunciare?

La voglia di scrivere non nasce ma emerge lentamente. Non la vedi, né la senti subito. Sono convinta che per scrivere un racconto sia necessaria disciplina e dunque un metodo. Tuttavia spesso mi capita di avere idee estemporanee o frames da registrare in momenti inusuali della giornata.

Come definiresti i protagonisti della storia, appartenenti a “razze” contrapposte, ma profondamente legati da un amore segreto? Come delinei, in generale, i personaggi dei tuoi romanzi?

I protagonisti del mio romanzo li definirei “classici” nei sentimenti, ma “moderni e contemporanei” nell'approccio alla vita. Tratto ogni personaggio come se avesse una storia ben precisa alle spalle, cerco di dargli profondità, anche se spesso una parte dello studio su di loro non la utilizzo concretamente nel racconto.

Per saper scrivere bene occorre, certamente, leggere tanto: che libro c’è sul tuo comodino? Che generi prediligi?

Al momento sto leggendo “Chourmo”, il secondo libro della trilogia marsigliese di Jean-Claude Izzo. Più che determinati “generi”, prediligo gli autori irruenti e viscerali come Jean-Claude Izzo appunto, o Louis-Ferdinand Céline. Naturalmente sono convinta che una base di testi classici sia importante e per questo Tolstoj, Jane Austen, Virginia Woolf o Shakespeare, ancora oggi, costituiscono un punto di riferimento per la mia scrittura. Non sono una grande lettrice di romanzi rosa, i sentimenti raccontati mi piacciono quando si sviluppano e si intrecciano all’interno di altre storie.

A cosa stai lavorando attualmente? Raccontaci quali sono i tuoi progetti per il futuro.

In questo periodo sto lavorando a un progetto basato su tematiche più urbane e noir. Abbastanza diverso dal “La Grazia dell'Acqua”, con i cui protagonisti, per così dire, sono rimasta in ottimi rapporti, per cui, chissà, magari, un giorno, li potrete rincontrare.

I prossimi mesi li trascorrerò concentrandomi sulla revisione e riscrittura del mio secondo racconto, che prevedo di finire entro dicembre e spero mi riservi belle sorprese. Continuare a lavorare per diventare una scrittrice sempre migliore, rimane l’obiettivo principale, sono convinta che, alla fine, l’impegno porterà dei risultati.

Rossella Padovano Web Site

sabato 31 ottobre 2015

Simona Colaiuda: Storie d’Amore e di Donne come me


Il piacere di leggere racconti risiede nella capacità dell’autore di delineare tante situazioni differenti che seguano un filo conduttore ben preciso, lasciando, tuttavia, al lettore la libertà di spaziare con la fantasia, non soffermandosi solo sulle vicende narrate, proprio come un pittore che dà vita a un’opera d’arte, pennellata dopo pennellata. Questo è esattamente ciò che accade leggendo la raccolta di racconti di Simona Colaiuda dal titolo “Storie d’amore”, edita da Lettere Animate.  Lo stile dell’autrice è semplice, diretto, forse persino ingenuo, in alcuni punti, ma la brevità dei racconti rende queste storie di vita quotidiana delle piccole perle, che lasciano col sorriso e con la certezza che solo con la leggerezza nel cuore e con la spensieratezza dei sentimenti più profondi si può affrontare al meglio qualsiasi situazione, anche la più difficile. Le vere protagoniste sono le donne, forti e fragili al tempo stesso, e sempre pronte a capire che il vero amore sta nella dignità di rispettare i propri equilibri interiori, prima ancora di crearne di nuovi. Ma sentiamo dal racconto della stessa autrice, Simona Colaiuda, come e perchè è nata l’idea di comporre questo mosaico di storie da leggere tutto d’un fiato!


“Storie d’amore”: non potrebbe esserci titolo più idoneo, per la sua semplicità e leggerezza, per definire lo spirito di questa deliziosa raccolta di racconti, edita da Lettere Animate. Raccontaci la genesi di questo libro: cosa ti ha ispirato durante la stesura?

L’idea è nata per caso. Avevo scritto questi racconti per una rivista nazionale con la quale collaboro. Poi, a dicembre dello scorso anno, ho visto che Lettere Animate era in cerca di racconti, così ho raccolto i miei in base al loro ordine di pubblicazione sulla rivista e li ho inviati. Anche il titolo è nato per caso. Poiché, ogni capitolo è la storia di una donna e delle sue emozioni, ho pensato che “Storie d’amore” fosse il titolo più appropriato.

Da dove nasce la tua esigenza di scrivere? Che autrice sei: segui l’ispirazione in ogni momento della giornata o hai un metodo preciso al quale non rinunci mai?

L’esigenza di scrivere nasce da un particolare che mi colpisce, da un’emozione che mi stupisce. Poi le storie vengono da sole, come le parole. Non ho un metodo preciso. Non scrivo tutti i giorni. L’unica regola che rispetto è essere onesta con me stessa e con il lettore. Scrivo cose che anch’io leggerei volentieri. Seguo l’ispirazione, che definirei come un fuoco che mi arde dentro. Non so da dove provenga, so soltanto che devo dargli libero sfogo. Sono le storie che mi vengono a trovare. E io non posso fare altro che raccontarle.

Le protagoniste delle tue storie sono donne nelle quali ciascuna di noi potrebbe riconoscersi: tu a chi ti senti più legata? Come delinei, in generale, i personaggi dei tuoi racconti?

Sono una donna, descrivere l’universo femminile mi viene quasi automatico. Sono legata a tutte le protagoniste di “Storie d’amore”. Dicendo di preferirne una, mi sembrerebbe di fare torto alle altre. Scherzi a parte, mi appassiono a ogni storia, a ogni protagonista che prende vita sulle pagine che scrivo. Ognuna di loro affronta la propria pena e la propria gioia in modo diverso.

Per saper scrivere bene occorre, certamente, leggere tanto: che libro c’è sul tuo comodino? Che generi preferisci?

Amo leggere. Leggo ogni volta che posso. In media un libro alla settimana. Ora sto leggendo: “Essere leader. Guidare gli altri grazie all’intelligenza emotiva” di Daniel Goleman. Preferisco leggere libri di psicologia e narrativa.

A cosa stai lavorando attualmente? Raccontaci quali sono i tuoi programmi per il futuro.

In questi giorni mi sto dedicando al mio primo romanzo: “23”, 13Lab Edizioni, dal 25 settembre nelle migliori librerie e store on line. Sono occupata con la sua promozione. A breve, uscirà un altro mio lavoro: non si tratta di narrativa, ma di self-help. Anche a quest’ultimo libro tengo molto, poiché mette insieme due mie passioni: il coaching e la scrittura.

sabato 24 ottobre 2015

Eleonora Mandese: scrivo perché mi rende felice!


Eleonora Mandese, classe 1995, è una giovanissima scrittrice di talento che, nonostante sia solo all’inizio di quello che le auguriamo essere un lungo percorso di vita, sa già il fatto suo. È romantica e ottimista, ma anche determinata e coi piedi per terra. Leggendo il suo romanzo, “Bastardi!”, edito da Lettere Animate, ci siamo accorti che l’ironia non le manca e che ha una capacità di tratteggiare personaggi e situazioni davvero non comune, evitando banalità e pregiudizi. “Bastardi!” è la storia di quattro ragazze molto diverse tra loro che hanno solo una cosa in comune: un bastardo, che ha tolto loro l’entusiasmo di amare. Tra tradimenti, inganni e sotterfugi, le risate sono assicurate, ma non mancano gli spunti di riflessione. Lo stile dell’autrice è fresco e frizzante, anche se, a tratti, ancora acerbo, e la trama è credibile e ben intrecciata, un colpo di scena dopo l’altro. Queste sono le qualità che fanno di Eleonora Mandese una giovane autrice da tenere d’occhio e di “Bastardi!” un libro da leggere a cuor leggero, senza dimenticare che tutto è tratto da una storia vera: probabilmente la tua!



Tratto da una storia vera, probabilmente la tua! Ecco lo slogan che ci ha fatto innamorare di “Bastardi!”, edito da Lettere Animate, un romanzo ironico, brillante e divertente proprio come le vicende che narra. Raccontaci la genesi di questo libro: cosa ti ha ispirato durante la stesura?

Ho scritto “Bastardi!” nel mese di agosto e l'estate è stata la mia prima fonte di ispirazione. Il romanzo è ambientato a Castellaneta Marina, località di mare nella quale ho sempre trascorso le vacanze estive e a cui tengo molto e devo tanto a livello di affetti ed esperienze personali. Una sera, sotto le insistenze di un mio amico, mi recai in discoteca dove ebbi modo di conoscere tre ragazze, ognuna con una storia diversa da raccontare, ognuna con un dolore amoroso da dimenticare. In un luogo in cui ci si aspetterebbe di divertirsi la loro infelicità galleggiava nell'aria, suggerendomi l'idea di avventurarmi in una nuova storia, un racconto che aiutasse loro ad andare avanti e a non avere paura dell'amore, infondendo a tutte il coraggio necessario per innamorarsi ancora.

Da dove nasce la tua esigenza di scrivere? Che autrice sei: segui l’ispirazione in ogni momento della giornata o hai un metodo preciso al quale non rinunci mai?

Mi affido molto all'istinto. Credo che l'ispirazione possa nascondersi ovunque e che l'abilità dello scrittore risieda proprio nel notare determinati particolari e trasformarli, arricchendoli con la propria esperienza personale. Quando ho in mente un progetto sono tutt'uno con la pagina bianca di Word, mi distacco dal mondo e vivo la storia che intendo descrivere facendo di tutto per stenderla come io, da lettrice, vorrei leggerla. Sono molto esigente e spesso mi ritrovo a fare le ore piccole scrivendo anche dieci volte la stessa pagina.

Chi sono Elisa, Antonella, Silvia e Marirosa, le protagoniste del tuo romanzo? Come le definiresti e, in generale, come delinei i personaggi delle tue storie?

Il romanzo è tratto da una storia vera, ragion per cui nelle protagoniste si rispecchiano personalità reali con le quali ho avuto modo di confrontarmi. Elisa è il mio alter ego, una ragazza riflessiva abituata a dare buoni consigli pur non riuscendo a fare altrettanto con sé stessa. Antonella, al contrario, è impulsiva, abituata ad ottenere ciò che vuole nella vita pur sentendosi intimamente fragile. Silvia è la classica ragazza casa e chiesa, un involucro di incertezze e paure, alla ricerca continua di un carattere che le dia un tono nella vita. Marirosa, infine, è il personaggio più complesso e interessante che mi sia mai capitato di delineare: sempre con la battuta pronta, in grado di mettere in soggezione chiunque con la sola presenza fisica, è, alla fine, la ragazza che più di tutte ha bisogno di supporto, poiché costantemente in lotta con i suoi demoni interiori.
Calarmi nella loro mente e dare ad ognuna di loro una voce è stata un'esperienza intensa, capace di farmi osservare il mondo con occhi diversi. Mi sono divertita!

È ancora possibile oggi, secondo te, fare della scrittura una professione a tempo pieno? Che ostacoli hai incontrato e incontri ancora oggi lungo il tuo percorso?

Confucio diceva: “Scegli il lavoro che ami e non lavorerai neppure un giorno in tutta la tua vita”.
Purtroppo ci ritroviamo a vivere in una società che ci ostacola continuamente, suggerendoci di abbandonare i nostri sogni per seguire vie più concrete, invece di fare di tutto per realizzarli.
Frequento Lettere Moderne presso l'Università degli Studi di Milano e, se mi avessero dato un Euro per tutte le volte in cui hanno storto la bocca alla mia scelta di studiare materie umanistiche, piuttosto che scientifiche, probabilmente mi manterrei fino alla pensione solo con questo.
Scrivere non è una professione, ma è una possibilità che ho scelto di considerare nella vita per essere felice. Mi basta pensarla così e continuare a camminare nella speranza di percorrere strade sempre più lontane.

A cosa stai lavorando attualmente? Raccontaci quali sono i tuoi programmi per il futuro.

Ho appena completato la stesura del mio ultimo romanzo “Tutta colpa del pallone”, che ho pubblicato autonomamente. Questa volta mi sono addentrata nel genere chick-lit, esplorando con ironia un campo dapprima sconosciuto per me, il calcio. È stata, inoltre, appena aperta presso il giornale “IlKim” la mia prima rubrica intitolata “Peccati D'Inchiostro”, nella quale esamino, con uno stile ironico, la società di oggi, nella speranza di indurre, tra una risata e l'altra, qualche riflessione.
I miei programmi per il futuro? Laurearmi, continuare a scrivere e sperare di arrivare sempre più lontano.

“I sogni son desideri”. Se lo diceva quella gran culo di Cenerentola, come si dice in “Pretty Woman”, per quale motivo non dovrei crederci anche io?