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mercoledì 16 maggio 2018

Fatti i fatti tuoi! ha fatto goal: Giulia Ianni, in ricordo di mio fratello, Antonio



Mancano ormai poche settimane alla chiusura del Campionato e, con un pizzico di scaramanzia, come spesso accade sul campo da gioco, anche l’avventura di “Fatti i fatti tuoi!” al fianco dell’A.S.D. Antonio Ianni volge al termine. Dopo esserci fatti raccontare da Maurizio D’Onofrio cosa significa essere il Presidente di una squadra di calcio di Terza Categoria e da alcuni dei componenti della squadra quali sono i loro sogni e le motivazioni che li spingono a scendere in campo ogni domenica anche in ricordo di Antonio, abbiamo voluto chiedere a Giulia Ianni, sorella di Antonio, chi fosse per lei suo fratello e cosa rappresenti oggi, per la sua famiglia, l’impegno della squadra che porta il suo nome per tenerne viva la memoria.
Ultima di tre fratelli, oggi quasi ventenne, Giulia conserva un ricordo molto tenero di Antonio, fatto della complicità e della spensieratezza dell’infanzia e dell’adolescenza che non sono state spezzate neppure dalla drammaticità del destino. Tutta la famiglia, infatti, è stata sin da subito coinvolta nel progetto di fondazione e creazione della squadra dedicata ad Antonio e soprattutto Giulia segue i ragazzi in campo, facendo il tifo dagli spalti ogni volta che le è possibile e sostenendoli anche sui Social. Questa vicinanza dei compagni e degli amici di Antonio a tutta la famiglia Ianni ha contribuito e contribuisce quotidianamente a riempire un vuoto che mai sarà possibile colmare del tutto, ma che, grazie a questa iniziativa, viene affrontato col coraggio e col sorriso che contraddistinguevano lo stesso Antonio.
Come ci ha raccontato Giulia, l’assenza di Antonio è solo fisica, perché il suo spirito, oltre che nei cuori di tutti i suoi familiari, è presente ogni domenica, grazie al valore e all’anima sportiva dei suoi compagni, su quei campi da gioco che per lui hanno rappresentato non solo un passatempo, ma una vera e propria ragione di vita.


Quando una vita viene spezzata in modo prematuro, il compito di proteggerne il valore e lo spirito spetta a chi resta. Chi era Antonio? E chi è oggi?

Antonio è mio fratello. Parlo al presente da sempre, perché l'assenza è soltanto fisica. I suoi compagni lo hanno già descritto in modo perfetto: un ragazzo completo in tutto e per tutto, semplice e leale.
Non c'è una definizione esatta, credo che "fratello" sia un concetto difficile quanto bello da spiegare.
Da quando Antonio non c’è più è cambiato tutto, non si può negare, ma la famosa frase che recita: "Nessuno muore finché vive nel cuore di chi resta", è più che veritiera. Le assenze le colma soltanto chi le lascia. È difficile, ma mollare complicherebbe le cose, quindi è "giusto" tenere duro e andare avanti per tutti noi.

La passione per il calcio ha sempre accompagnato Antonio sin da bambino. Qual è stata la vostra reazione come famiglia quando avete saputo che i suoi amici e compagni avrebbero fondato una squadra a lui dedicata?

Quando ci hanno comunicato l'idea della nascita della squadra siamo rimasti colpiti. Io soprattutto ero, e sono, molto contenta. Sono gesti che valgono più di qualsiasi dichiarazione di amore o di amicizia. I fondatori della squadra li conoscevamo già da un po' poiché giocavano con Antonio nel Quadraro e poi nel Capannelle e con loro abbiamo un rapporto speciale da tempo.
Seguiamo la squadra in modo assiduo e abbiamo molto a cuore la situazione.
La squadra principalmente si basa sui principi che caratterizzavano Antonio come calciatore e come persona, cioè l’amicizia, il coraggio e la lealtà verso il prossimo, oltre all’amore per lo sport.
Inutile dire che mi definisco in un certo qual senso la "Mascotte" e il "Capo Ultras" della squadra, perché sono sempre lì a fare il tifo. Prima e dopo le partite soffro quasi quanto i giocatori, da fuori mi si sente!

Tu e tutta la tua famiglia seguite da sempre le vicende della squadra che porta il nome di Antonio: raccontaci un episodio, un aneddoto, una storia che è rimasta particolarmente impressa nel tuo cuore di tifosa in questi anni.

Di episodi rimasti nel cuore ce ne sono tantissimi. Ho così a cuore la squadra e anche tutti i ragazzi, che è difficile preferirne uno, piuttosto che un altro.
Forse però quello più recente e che ancora dà brividi al pensiero è la partita del 17 dicembre, in casa, A.S.D. ANTONIO IANNI contro LUCKY JUNIOR. Andammo in vantaggio, l'esultanza del momento provocò un’emozione forte. Poco dopo, però, arrivò il pareggio, noi in tribuna eravamo nervosi. Quasi allo scadere del primo tempo, l'autore del goal, Stefano, si scontrò con un avversario e cadde a terra. All'inizio ci fu il silenzio, subito dopo sentimmo le urla, l'arbitro fermò il gioco, ci fermammo tutti, attoniti. Ricordo le facce di ciascuno tese per la grande preoccupazione. Stefano dopo svariati minuti venne portato via e disse una cosa importantissima ai ragazzi: "Vincete questa partita", poi uscì in barella con un’espressione mista tra dolore, rabbia e senso di colpa.
Riprese il secondo tempo e i ragazzi scesero in campo con tanta grinta, erano rimasti segnati da ciò che era accaduto. Eravamo tutti con il fiato sospeso.
A 2 a 1 per noi tutti esplosero di gioia. Fu una scena a dir poco da brividi, dalla panchina entrarono tutti in campo, ancora però si respirava aria di tensione, almeno finché non arrivò il terzo goal.
Riuscirono ad accontentare Stefano e soprattutto noi!
Tornammo a casa contenti ma con il dispiacere per ciò che era successo al nostro giocatore.

È il ricordo a mantenere vive le persone che non ci sono più e a dare alle famiglie la forza andare avanti. Qual è il tuo ricordo più vivo di Antonio?

Non ci sono ricordi più forti di altri. Antonio è, e sarà un pensiero continuo e soprattutto forte, un ricordo dopo l’altro. Il suo modo di essere e di fare così prezioso lo rende unico.
Il suo essere affettuoso, onesto, leale, gentile con noi, con gli amici, con i colleghi, con chiunque lo conoscesse. Chiunque lo ricorda in modo positivo, e tutti hanno ricordi bellissimi. Ricordi che hanno un sapore un po' amaro, ma che fanno comunque sorridere, come, siamo certi che lui avrebbe voluto.

Cosa ti auguri per il futuro della squadra A.S.D. Antonio Ianni? Fai un appello a tutti i ragazzi della squadra…

Per il futuro della squadra ci auguriamo il meglio, sia io, che i miei genitori e mia sorella. Come ho già detto, mi sento molto legata alla squadra e con alcuni ragazzi ho un rapporto particolare, soprattutto con Riccardo, l'ex capitano, visto che fa parte della mia famiglia già da un po' di tempo.
Spero che la squadra possa continuare a crescere, e che possa andare più avanti possibile e continuare a darci emozioni di tutti i tipi.
Di appelli ai ragazzi ne ho fatti molti, ne sanno qualcosa dei miei discorsi negli spogliatoi, ho sempre detto le stesse cose, sanno benissimo cosa vogliamo e cosa ci aspettiamo.
Mi sento soltanto di dire loro di giocare e dare sempre il massimo, di rispettare i valori dello sport in cui mio fratello credeva, di metterci impegno e passione, di crederci, di non mollare per nessun motivo al mondo, di dimostrare che possono fare di più, e soprattutto di essere una squadra unita in tutto e per tutto. Voglio molto bene ai ragazzi! Soprattutto perché alcuni di loro mi hanno "adottato". Mi piace scherzare con loro e chiacchierarci e, perché no, anche tirare due calci al pallone ogni tanto. Anche se non sono ai livelli di un dilettante, mi piace giocare nel vero senso della parola. L'ultima cosa che mi sento in dovere di dire ai ragazzi è: CUORE, GRINTA E POLMONI, PAURA DI NESSUNO! FORZA ASD ANTONIO IANNI SEMPRE E COMUNQUE!



mercoledì 14 febbraio 2018

Fatti i fatti tuoi! ha fatto goal: i ragazzi dell’A.S.D. Antonio Ianni


Dopo aver conosciuto Maurizio D’Onofrio, il Presidente dell’A.S.D. Antonio Ianni, continuiamo il nostro viaggio all’interno di questa squadra di calcio dilettantistico conoscendo alcuni dei suoi giocatori e componenti. Destreggiandosi tra le difficoltà della vita quotidiana, i ragazzi della squadra, ogni domenica, scendono in campo onorando la maglia bianconera che indossano, sulla quale Fatti i fatti tuoi! è orgoglioso di vedere stampato il proprio logo in questo campionato, inseguendo ciascuno non solo il pallone, ma anche il proprio bagaglio di sogni.
Oltre a condividere i novanta minuti in campo, gli allenamenti e le trasferte, i componenti dell’A.S.D. Antonio Ianni tengono alti i valori dell’amicizia e della solidarietà che, sin dalla fondazione della squadra, ne hanno caratterizzato il percorso sportivo, in memoria di Antonio, il ragazzo prematuramente scomparso da cui prende il nome la società. Ciò che colpisce di questo gruppo unito e coeso, nonostante i singoli componenti abbiano tutti personalità molto forti, sia dentro, sia fuori dal campo, è proprio il profondo affetto e rispetto verso Antonio, anche da parte di chi lo ha conosciuto solo attraverso i racconti dei compagni e dei suoi familiari che seguono da sempre le vicende della squadra.
In rappresentanza di tutti i membri dell’A.S.D. Antonio Ianni abbiamo chiesto a cinque di loro, Alessandro Mattiacci, Giorgio Turini, Fabio Ferretti, Vincenzo Santini Calisti e al capitano Valerio Scaramastra, cosa rappresenti per loro il calcio giocato e di fare per noi un bilancio del loro personale percorso all’interno della squadra, ricordando assieme gli aneddoti e gli episodi che sono rimasti maggiormente impressi nei loro cuori, oltre ai loro progetti futuri. Le loro storie di vita hanno in comune la passione, la sensibilità e il sacrificio che, come stiamo imparando seguendoli in questo combattuto campionato di Terza Categoria, contraddistinguono questo sport davvero a tutti i livelli. Cuore, grinta e polmoni, come avrebbe detto Antonio.


Alessandro Mattiacci

Il calcio è una parte molto importante della mia vita. Ma non nel modo più diffuso, per me il calcio “vero” è quello che si gioca a livello dilettantistico, dove non ci sono quei grandi interessi che suscitano sospetto e odio. Il calcio per me dovrebbe essere un modo di tenersi in forma fisicamente, un modo di passare del tempo con i tuoi amici e compagni, un modo di condividere con gli altri, che hanno la tua stessa passione, quelle sensazioni forti che provi ogni volta che scendi in campo. Significa combattere uno accanto all’altro aiutandosi quando il tuo compagno non ce la fa e avere la certezza che lui farà lo stesso per te. Il calcio è anche competizione con l’avversario della domenica con il quale ti affronti al massimo delle tue capacità, non regalandogli niente e con il quale alla fine della partita è bello potersi stringere la mano o darsi un abbraccio, perché è stato bello e stimolante affrontarlo.
Faccio parte di questa squadra da quando è nata, facevo parte della squadra da cui poi è nata la Comit, poi Quadraro, poi Capannelle ed oggi Antonio Ianni. Ne abbiamo fatta di strada insieme. Gioco con questo gruppo da tanti anni, almeno dieci e non ho mai più cambiato, perché è veramente un gruppo con cui mi trovo bene. I miei compagni sono anche miei amici e non intendo staccarmi da loro. Dopo tanti anni da giocatore, oggi sono un dirigente dell’A.S.D. Antonio Ianni. Continuo ad allenarmi con la squadra, perché a me il gruppo piace viverlo innanzitutto dentro il campo di gioco, sudare e mettere insieme gli sforzi per creare qualcosa di grande. In quanto a vittorie non abbiamo avuto grandi soddisfazioni ancora, ma per quanto riguarda la crescita personale, penso di aver ricevuto tanto, da ogni componente della squadra o della società c’è sempre qualcosa da imparare, nel bene o nel male e per gli altri sarà lo stesso nei miei confronti. Per il futuro spero che continui così! Spero che questa squadra e questa società riescano a portare avanti quei principi che rappresentano lo sport: lealtà, sacrificio e disponibilità e sono sicuro che, con questi punti ben saldi nella testa di ognuno di noi, le soddisfazioni sul campo non tarderanno ad arrivare.
Con Antonio ho giocato e anche sofferto, fianco a fianco. Lui era un elemento fondamentale nel gruppo, era un ragazzo pieno di vita e di voglia di fare, era molto competitivo e ci metteva tutto se stesso in quello che faceva. Quando penso ad Antonio mi viene in mente la sua grinta infinita. “Cuore, Grinta e Polmoni” è il motto della squadra che porta il suo nome e non sono parole a caso. A ogni allenamento lui era lì, primo del gruppo a tirare la corsa, alle partitelle non ci stava a perdere, te lo sentivi addosso quando ce l’avevi contro e lo vedevi sbucare in tuo aiuto quando giocava con te. In campionato, poi, dava tutto; a volte la sua carica andava anche oltre il dovuto, in una circostanza me lo ricordo correre da una parte all’altra del campo come un pazzo per poi girarsi verso la panchina e dire: “Aò! Non ce sto a capì un cazzo! Che devo fa!?”. Me lo sono guardato e gli ho detto: “Stai calmo Anto’, tu corri nella zona tua e fa quello che sai fare in maniera semplice, questi te li magni!” lui non ha detto niente, ha fatto come gli abbiamo suggerito ed è stato eccezionale. Una sua caratteristica fondamentale, veramente difficile da trovare, era la sua capacità di caricare tutta la squadra con racconti al limite della fantasia. Prima di una finale alla quale non poteva partecipare è venuto negli spogliatoi e ci ha parlato dei Masai, di come quel popolo lo affascinava e di come era in grado di difendersi dagli attacchi dei leoni armato solo di lance. All’inizio mi sembrava un racconto insensato, ma quando ha finito di parlare dentro di me avevo il fuoco! Siamo usciti da quello spogliatoio pronti a combattere con il leone, con o senza lance.
Antonio lo ricordo anche fuori dal campo, era sempre fra i più “festaioli” quando si scherzava e rideva lui si buttava in mezzo. Nei locali lo vedevi girare come una trottola, sembrava che non fosse finito l’allenamento per lui!
Se penso ad Antonio ho sempre in mente una figura forte, importante e alla quale potersi appoggiare. È così che lo vediamo tutti ed è così che vogliamo che lo vedano anche gli elementi della squadra che non hanno avuto la fortuna di conoscerlo. In base a questa immagine che abbiamo di lui cerchiamo di costruire la nostra squadra, provando a dare, per quanto possibile, ai nuovi compagni il sostegno che noi abbiamo sempre ricevuto da Antonio.
Di esperienze vissute che potrei raccontare ce ne sono diverse: partite in cui abbiamo lottato per poi vincere o perdere, ma uscendo comunque dal campo convinti di aver dato tutto. Ricordo la coppa persa ai rigori con la squadra dimezzata, una partita di campionato a Tor Bella Monaca vinta 3 a 0 dove abbiamo dato una dimostrazione di quanto l’unione di intenti e l’aiuto reciproco possano portare lontano, ma soprattutto mi viene in mente la partita giocata il 9 febbraio 2014, il giorno dopo la scomparsa di Antonio.
Quella partita era contro l’Esercito Calcio e nessuno voleva giocarla, purtroppo la federazione non ha accettato la nostra richiesta di rinvio e la decisione della squadra alla fine è stata di presentarsi. Prima della partita si è fatta la conta di chi se la sentisse di giocare e chi no, quando è stato chiesto a me erano già arrivati troppi no e, nonostante io fossi contrario a giocare una partita con quello stato d’animo interiore, ho deciso di farlo. Prima di entrare in campo ho pensato: “Se proprio devo giocarla, questa posso solamente vincerla”. Da che ero vuoto, senza la solita voglia e senza grinta, con un solo pensiero in testa, quando è iniziata la partita ho cominciato a scaricare la tensione, mi è venuto in mente come Antonio aveva affrontato tutte le partite giocate insieme e ho capito come era giusto comportarsi. Alla prima lamentela di un loro attaccante la mia risposta è stata: “Oggi perdi. Lascia sta’…”. La partita è andata avanti così per tutti i miei compagni, noi non eravamo disposti a non vincere e così è stato. Al fischio finale tutta la carica e la tensione accumulate sono calate e ci siamo stretti in un abbraccio in mezzo al campo senza che nessuno avesse voglia di festeggiare una partita che, in altre circostanze, lo avrebbe meritato. Quella giornata mi ha dimostrato ancora una volta cosa significa far parte di un gruppo del genere. Avevamo il vuoto dentro e avremmo preferito rimanere ognuno a casa propria, ma lo stare insieme sapendo che tutti provavamo la stessa sensazione di dolore ci ha aiutato. Giocare la partita alla fine è stato meglio che guardarla, in qualche modo ho potuto scaricare parte di quello che avevo dentro e quell’abbraccio collettivo a fine partita non si può spiegare che emozioni mi ha fatto provare… Pensando a questi motivi mi convinco sempre di più di quanto sia bello far parte di un gruppo di amici che condividono una passione, quanto sia forte lo sport e soprattutto lo sport di squadra, sia per tenere il proprio fisico in forma, sia per la crescita personale di chiunque.


Giorgio Turini

Per me il calcio, ad oggi, è il mio secondo grande amore, perché il primo è mio figlio, ma resta comunque è il mio primo amore della vita. Quell’ amore per il quale stai male se non giochi. Il calcio è un sogno che ti spinge a trentadue anni a giocare ancora e ad allenarti, perché ancora pensi che “da grande” potrai fare il calciatore professionista. Il calcio è appartenenza, amicizia, gioia e dolore. Il calcio rappresenta la vita su un rettangolo di gioco.
Sono fiero di dire che, con un piccolo contributo, ho partecipato a far nascere questa squadra, l’Antonio Ianni, ma già da diversi anni prima facevo parte di questo gruppo che all’inizio era Quadraro, poi Capannelle.
Il mio bilancio come giocatore sul campo si è concluso due anni fa, quando sono diventato padre. Con la nascita di mio figlio, per problemi famigliari, ho dovuto smettere di giocare le partite, ma tuttora ancora mi sento parte integrante del gruppo, visto che mi alleno con la squadra. Dal futuro mi aspetto che i miei compagni riescano a raggiungere la promozione di categoria, visto che ne hanno le potenzialità.
Per me Antonio era un grande amico, di cui conservo tanto ricordi. L’ho conosciuto il primo anno che ho iniziato a giocare con il Quadraro Cinecittà, poi da allora è nata una amicizia dentro e fuori dal campo, visto che abbiamo condiviso uscite e vacanze extracalcistiche che rimarranno dentro il mio cuore e che conservo gelosamente. Per chi lo ha conosciuto sicuramente rappresenta un meraviglioso ricordo. Penso che noi tutti che abbiamo avuto il piacere di condividere con lui delle esperienze dovremmo essere grati al Signore di averci dato la possibilità di conoscere Antonio. Per quanto riguarda i nuovi ragazzi, spero che, attraverso i nostri racconti, Antonio rappresenti un esempio da seguire, perché in fondo per tutti noi lui era ed è un esempio.  
Ho così tanti ricordi di Antonio, che è difficile sceglierne uno. Posso dire che ho deciso, subito dopo la sua morte, di dedicargli un tatuaggio che poi oggi insieme a quello di Fabio Ferretti, detto Fettucina, hanno dato vita allo stemma della nostra squadra.        
Avendo passato con Antonio molti momenti dentro e fuori dal campo, molti dei miei ricordi sono anche personali. Antonio ed io ci confidavamo molto. Per far capire che tipo di persona era posso raccontare un episodio accaduto all’ interno della sfera calcistica. Una domenica Mister D’Onofrio, l’attuale Presidente, decise di schierare Antonio titolare nel ruolo di terzino sinistro dove per tutta la settimana di allenamento avevo giocato in prova io stesso. Poco prima dell’inizio della partita Antonio si avvicinò a me dicendomi: “Giorgio, perdonami se gioco io al posto tuo, mi dispiace, mi sento in colpa!”.  Antonio era questo, dentro e fuori dal campo, una persona che si faceva in quattro per gli altri ed era in grado anche di scusarsi per cose che non dipendevano dalla sua volontà perché si metteva sempre nei panni degli altri.


Fabio Ferretti

Sono entrato a far parte di questa squadra in un momento della mia vita in cui avevo maggiormente bisogno di stimoli, adrenalina, competizione e di mettermi in gioco, cambiare aria e soprattutto riprendermi il mio ultimo gioco da bambino. Il gioco del calcio è condiviso con molte persone, ma al tempo stesso è un angolo fanciullesco che custodisco gelosamente dentro di me. La mia storia parla di un ragazzo che ha provato a diventare uomo, districandosi tra difficoltà e responsabilità, ma mosso sempre e comunque da passione e divertimento. Finché il fisico e gli impegni me lo consentiranno, il calcio rappresenterà quella scintilla che arderà dentro di me quotidianamente: è la cosa più importante fra le cose meno importanti.
Antonio è quello che cercavo, tutto quello che in un compagno bisognerebbe sempre trovare. Lealtà, dedizione, complicità, se avevo perplessità su qualche mio modo di seguire le attività agonistiche, ne parlavo con lui, mi rincuorava. Era la risata al momento giusto, la pacca sulla spalla nel momento del bisogno. Antonio è quel ragazzo che anche quando impossibilitato ad allenarsi e scendere in campo, faceva di tutto per caricarci, aiutarci, sostenerci fino a straziarsi, lui per noi, nelle avversità.
Per il gruppo, il suo motto, CUORE-GRINTA-POLMONI, deve essere uno stile di vita dentro il campo. Noi, pochi rimasti ad averlo avuto come compagno di squadra, cerchiamo anche con l'aiuto
dei genitori, delle sorelle, di sensibilizzare i nuovi che non lo hanno vissuto.
Una delle prime partite che riuscii a disputare dopo quel maledetto 8 febbraio 2014 che ci ha portato via Antonio, ci vedeva di fronte a una squadra ostica e abbastanza detestata, il Dacica. In casa loro, decimati dagli infortuni, siamo riusciti a mettere la partita sul binario giusto, 0 a 1. Dopo l’intervallo, subentro nella ripresa, un secondo tempo molto combattuto nonostante avessimo messo a segno lo 0 a 2. Mi piace pensare che sul finale di gara, con le forze che venivano a mancare, Antonio sia venuto in nostro aiuto: ricordo che mi lanciai in un pressing disperato, senza mai sapere da dove tirai fuori quella tenacia, rubai palla sulla trequarti di campo avversaria, dal limite dell'area beffai il portiere con un pallonetto onestamente tanto bello quanto insolito per me. Gioco, partita, incontro. Non so descrivere che emozione provai, viene la pelle d'oca e qualche lacrima solo a ricordarlo e il mio più grande rimpianto sarà sempre di non aver potuto gioire con lui fisicamente di questo gesto anche se, come detto, niente mi leva dalla mente, che quel giorno lui era lì con noi. Come sempre. Non solo sulle spalle della nostra maglia da gioco, lui vive con noi. Racconterò di lui, sempre, ai miei figli, ai miei nipoti, dirò di non smettere mai di sognare, di credere sempre nel raggiungimento di un obbiettivo che uno nella vita si prefissa. Si lotta fino alla fine per arrivare alla meta, questo ci ha lasciato Antonio, questo è quello che va fatto.



Vincenzo Santini Calisti

Dire cos’è per me il calcio è molto complicato, perché porta con sé molti significati, ma se dovessi sintetizzare questi concetti e dirlo in poche parole, direi che il calcio è ciò che mi rende libero.
Sono entrato a far parte di questa squadra otto anni fa, tramite un amico, di un amico, di un amico…
Le cose belle, però, nascono quando meno te lo aspetti, e infatti ho trovato un gruppo unico, ormai per me quasi una famiglia. Spero per il futuro che la squadra possa continuare a crescere e togliersi qualche soddisfazione.
Antonio era unico. Inizio con una frase forse scontata ma che racchiude tutto. Per la nostra squadra rappresenta l’ideale a cui tutti ci ispiriamo, non solo quando siamo nel rettangolo di gioco. Antonio era una persona fantastica, sempre sorridente, sempre pronto a darti una mano e ad aiutarti. Corretto e leale. Ti bastava starci insieme pochi minuti per capire quanto fosse speciale. Non posso dimenticare quando, durante la malattia di mio padre, mi scrisse per dedicarci (a me e mio padre) la vittoria della nostra squadra. Una cosa che può sembrare sciocca, ma che riuscì a regalarmi un sorriso in quel momento, e a farmi sentire la vicinanza di Antonio e di tutto il gruppo. La dedica finiva con il suo motto “cuore, grinta e polmoni”.
Il momento che più mi ha segnato è stato proprio il giorno in cui Antonio scomparve. Dovevamo giocare una partita contro l’Esercito Calcio. Negli spogliatoi ci siamo guardati perché non tutti se la sentivano di scendere in campo. Io ero fra quelli che volevano giocare, ma non biasimo chi non ce la faceva, ognuno ha il suo modo di reagire agli eventi della vita. Volevo giocare, perché entrare in campo significava per me essere vicino ad Antonio. È stato grazie a questa passione che avevamo in comune che ci siamo conosciuti. Io lo volevo salutare giocando, perché sapevo che lui in quel momento era con ognuno di noi, e so quanto ci teneva a scendere in campo e lottare con i compagni. Vincemmo la partita 1 a 0. Quando segnammo il gol della vittoria, ricordo solo un’esplosione di una gioia strana. Era mista a troppe cose, c’era rabbia, dolore, tristezza, ma anche gioia. La gioia per me di sentire Antonio ancora una volta esultare insieme a me, come avevamo fatto tante altre volte.



Valerio Scaramastra

Il calcio giocato è una delle cose più importanti della mia vita, lo è sempre stato. Ho iniziato a giocare all'età di sei anni e da lì non ho mai smesso, e spero di poter giocare ancora per molto tempo. Sicuramente fino a che le gambe mi sosterranno ce la metterò tutta per andare avanti!
Mi potrei definire uno dei "fondatori" della squadra (anche se all'atto pratico non è stato cosi), ma mi piace pensare di esserlo, per quello che ho fatto prima di conoscere Antonio, mentre ci giocavo insieme, e dopo la sua morte. Gioco in questo gruppo da almeno undici anni, se non ricordo male, abbiamo cambiato diverse maglie, giocatori e società, ma alcuni di noi ancora sono presenti nel gruppo.
Il mio percorso tutto sommato è stato sempre un crescendo, ovviamente con alti e bassi, che fanno parte della vita. Il miglior anno calcistico lo abbiamo ottenuto nel penultimo anno di A.S.D. Capannelle quando, anche con Antonio in campo, siamo riusciti a raggiungere una promozione in seconda categoria, con una finale di coppa delle province persa solo ai rigori. Lì eravamo un grande gruppo, un gruppo di amici dentro e fuori dal campo, lo ricorderò sempre come l'anno migliore. Per quanto riguarda il bilancio con l'A.S.D. Antonio Ianni, devo dire che avrei sperato di ottenere molto di più, visto purtroppo anche il livello in cui si trova ora la terza categoria, ed il potenziale dei giocatori che sono passati in questi anni. Personalmente penso che a livello tecnico siamo andati sempre migliorando con gli anni, però forse c'è sempre mancata la fame di vittoria, che magari ti dava quella spinta in più per ottenere un traguardo migliore. Come si dice, la speranza è l'ultima a morire, quindi mi auguro che ogni anno che verrà sia sempre migliore e che magari ci faccia rivivere le emozioni provate in quell'annata accennata in precedenza. 
Antonio era un ragazzo magnifico, l'amico che tutti vorrebbero avere. Era una persona leale, generosa, simpatica e piacevole. A livello calcistico si può definire un "cavallo pazzo", forse un po’ indisciplinato tatticamente, ma la sua voglia, il suo cuore e la sua grinta, facevano sì che riuscisse a colmare alcuni limiti. Il sacrificio che metteva a disposizione della squadra era una cosa che è sempre stata apprezzata e lo ha sempre contraddistinto.  Era un combattente che non si dava mai per vinto e ce la metteva tutta fino alla fine. Ovviamente per noi che lo abbiamo conosciuto e giocato insieme rappresenta una figura molto importante, delle volte è l'unica ragione che mi dà la forza e mi spinge a non mollare o a cambiare squadra. Adesso mi rende orgoglioso essere il capitano di questa squadra e spero vivamente che anche lui da lì su sia fiero di me. Certo è difficile far capire alle persone che non l'hanno mai conosciuto il suo vero valore, anche se devo dire che diversi compagni sono riusciti a "prendere a cuore" questa squadra, facendosi motivare anche da tutto quello che ci circonda (le sorelle di Antonio e i suoi genitori) e cercare il più possibile di essere utili alla causa. Ci sono molte cose che mi ricordano di lui, sia dentro che fuori dal campo durante la giornata, dal suo improvvisare frasi rap, alla famosa "mossa del granchio", quando prese a cazzotti un albero perché era stato espulso ingiustamente, a tutto il suo impegno quando è dovuto star lontano dal campo per l'infortunio alle anche, e ogni domenica per motivarci al meglio preparava sempre qualcosa di nuovo: il pallone con gli aggettivi dove ognuno di noi doveva togliere il nastro che li copriva ma che poi uniti tutti insieme ci legavano in qualcosa; le lettere con dei riferimenti a racconti di storie accadute in passato; i suoi miti che per certi versi potevano essere anche i nostri oppure lo striscione "faber est suae quisque fortunae" creato il giorno della finale di coppa, con i fogli dei cori rivisitati in versione A.S.D. Capannelle che ha consegnato a tutti i tifosi che erano presenti quel giorno e così via, potrei tirarne fuori ancora molti di ricordi. Come detto ce ne sono diversi di ricordi che sono impressi nel mio cuore, però una cosa che prevale su tutte (forse perché l'ho vissuta in prima persona) è un fatto accaduto durante una partita di campionato che giocavamo in casa (in quell'annata "storica") contro il Real Aurora, avversari che avevamo già affrontato diverse volte e con cui non c'è mai stata molta simpatia. Quel giorno Antonio era in tribuna perché era da poco tempo che aveva scoperto questo problema alle anche che non gli permetteva di giocare. La partita ovviamente era calda e tirata, il clima tra tifosi e giocatori molto teso, quando verso la fine un avversario fece un brutto fallo ad uno di noi, ed ovviamente dalla tribuna (dove c’era Antonio) partì tutto l'accanimento possibile contro di lui. Poco dopo la partita finì e ovviamente gli animi erano ancora accesi e i battibecchi tra lui e questo avversario sono continuati anche fuori, quindi Antonio entrò negli spogliatoi cercando di andarsi a scontrare con questa persona. Ovviamente tutti cercammo di fermarlo (compreso io che ero in accappatoio e ciabatte) quindi in tre cercammo di riportarlo nello spogliatoio e una volta dentro riuscii a chiudere la porta spingendo Antonio dentro, ma lui che continuava a cercare di liberarsi, quando tutto a un tratto si fermò, mi abbracciò forte e scoppiò a piangere, urlando che voleva tornare a giocare, e non ce la faceva più a stare fuori dal campo e non poterci dare una mano, ed io l'unica cosa che ho potuto fare con le lacrime agli occhi è stato stringerlo forte a me dirgli che sarebbe tornato presto. In questo episodio ho capito ancora di più tutto l'amore che provava per il pallone e l'attaccamento e il bene che ci voleva, è stato nello stesso tempo un momento triste, ma davvero emozionante che mi è rimasto impresso in maniera incredibile. Per fortuna questa rivincita se l'è presa poco dopo, nei quarti di finale di coppa di provincia, partita secca in campo neutro e ovviamente ci capitò il Real Aurora, questa volta Antonio era in panchina (al fianco della squadra anche se infortunato), la posta in palio era alta e il caso ha voluto che sul risultato di 1 a 1 il Mister (al tempo Maurizio D'Onofrio) decise di farlo entrare nella ripresa, ed fu proprio lui che durante un calcio d'angolo nella mischia riuscì a segnare il goal del 2 a 1, scatenando l'apoteosi più totale, e permettendoci così di andare avanti in quella coppa persa poi in finale ai rigori.

mercoledì 20 dicembre 2017

Fatti i fatti tuoi! ha fatto goal: Maurizio D’Onofrio racconta l’A.S.D. Antonio Ianni

Il Logo di Fatti i fatti tuoi! accanto allo stemma della squadra sulla maglia dell'A.S.D. Antonio Ianni

Dall’inizio del Campionato di calcio dilettantistico di Terza Categoria 2017/2018 il Blog Fatti i fatti tuoi! è partner ufficiale della squadra Antonio Ianni (Girone D – Roma). Tutte le domeniche scendiamo in campo coi ragazzi della squadra, sia in casa, quando giocano allo Stadio De Rossi, sia in trasferta, e siamo accanto ai loro cuori con il nostro logo su quelle maglie bianconere tanto sognate e tanto amate.
Se anche solo qualche settimana fa ci avessero raccontato che, al fianco dei giocatori dell’A.S.D. Antonio Ianni, ci saremmo destreggiati tra campi, gironi, classifiche e partite, gioendo e soffrendo con loro e imparando a capire come è composta una squadra di calcio, come si allena e come concilia la passione per questo sport con la vita di tutti i giorni, visto che non si tratta di atleti professionisti, davvero non ci avremmo creduto, data la nostra inesperienza. Eppure conoscere la storia di questa squadra è stata una sorpresa entusiasmante. Dietro ai milionari campionati delle serie maggiori, infatti, c’è un universo di emozioni che va ben oltre la partitella tra ragazzi e vede tante famiglie, amici e appassionati seguire e sostenere questi giocatori che, per novanta minuti a settimana, diventano gli eroi di tutti, ben più dei campioni famosi. E forse è proprio da queste radici così profonde che il calcio dei grandi prende la linfa per essere lo sport più amato dagli italiani. Ogni squadra, infatti, ha una storia unica e persegue valori che vanno oltre il campo ed entrano a far parte della quotidianità di tutti i componenti.
Antonio Ianni era un giovane appassionato di calcio che dedicava tutto il suo tempo libero a questo sport con la grinta e la tenacia che lo contraddistinguevano, mettendo lo spirito di squadra al primo posto. È per questo che, quando un tragico incidente lo ha portato via prematuramente all’affetto dei suoi cari, i suoi compagni di squadra hanno deciso di fondarne una nuova alla quale dare il suo nome e i suoi colori preferiti. Sono passati quattro anni da quel giorno triste e, grazie all’impegno profuso per dare vita a questa nuova squadra, i compagni di Antonio continuano a sentirlo più vicino che mai, sia sul campo, sia fuori dal campo, condividendo anche con la sua famiglia la gestione del team sotto tutti gli aspetti.
Ma cosa significa coordinare una squadra di calcio dilettantistico? Come si coniuga questa passione con le difficoltà della vita quotidiana? E come si condividono quei valori di amicizia e solidarietà su sui la squadra Antonio Ianni è nata?
Nel corso di questo Campionato impareremo a capire le dinamiche che si innescano in questo universo di emozioni nuove facendo conoscenza con tutti i protagonisti di questa storia, a iniziare da Maurizio D’Onofrio, oggi Presidente dell’A.S.D. Antonio Ianni e tra i fondatori della squadra. Insieme a Maurizio D’Onofrio ricorderemo Antonio Ianni e guarderemo al futuro di questo gruppo tra amicizia, lealtà, condivisione e un pizzico di sano tifo…    


Il calcio non è solo denaro, sponsor e ambizione, ma soprattutto passione, condivisione e amicizia. Raccontaci come e perché è nata l’idea di fondare l’A.S.D. Antonio Ianni.

Condivido assolutamente quanto dici: eccezion fatta per un pizzico di sana ambizione, necessaria in ambito sportivo. Per noi il calcio è fondamentalmente passione, condivisione e amicizia, in una parola sola: sentimento.
Miriamo alla realizzazione di un progetto che abbia costantemente in primo piano non solo il piazzamento di fine campionato ma anche e soprattutto la creazione di un gruppo coeso, formato da persone pronte a collaborare tra di loro per un fine comune.
Il gruppo viene prima di tutto, prima dell’ambizione individuale; quando si riesce a realizzare questo, quando si lavora tutti verso una metà comune, quando ognuno mette in campo tutto se stesso per i compagni, allora lì si raggiunge il vero scopo di una squadra.
L’idea di fondare una squadra a nome di Antonio ci è venuta in mente poco dopo il tragico incidente che ce lo ha portato via 4 anni fa. Ne abbiamo parlato io e altri membri della squadra in cui ai tempi militava Antonio e, in accordo con la famiglia, abbiamo deciso di dare vita a questo progetto.


Chi era Antonio Ianni, il giovane al quale è dedicata la squadra, e cosa rappresenta oggi per tutti i componenti del gruppo?

Rispondere a questa domanda è quanto di più complicato io possa fare. Necessiterei di pagine e pagine per raccontare chi era e chi continua a essere Antonio per me, per tutti noi...
Antonio era davvero un ragazzo fuori dal comune, di una serietà granitica, poiché formato da principi morali elevatissimi e, allo stesso tempo, una vera e propria forza della natura in grado di scuotere ed illuminare la giornata di chiunque avesse il piacere di trascorrere del tempo con lui. Era integerrimo nella sua condotta ma era anche un pazzo scatenato, eclettico come pochi: questa dicotomia lo contraddistingueva rendendolo veramente un essere unico e speciale. Leale, onesto, sempre sincero: chi ha avuto la fortuna di essergli amico sa quanto fosse sempre presente e disposto a farsi in quattro per chiunque avesse bisogno di lui.
E poi era un bellissimo ragazzo, dedito allo sport, un salutista, curioso ed intelligente e mille altre cose, che purtroppo non riuscire a elencare per intero.
Antonio era un grandissimo amante dello sport a tutto tondo. Praticava calcio e boxe era tifoso juventino e anche un ottimo giocatore che ha calcato i campi della Seconda e della Terza Categoria romana.
Un suo motto, che abbiamo inserito nel logo della squadra, era: “Cuore, grinta e polmoni”. In queste parole è racchiuso il suo modo di vivere il calcio, lo sport e, credo, anche la vita stessa.
Cuore, grinta e polmoni come passione, voglia di non mollare e sacrificio: impegnarsi fino all’ultimo, senza mai dare nulla per scontato.
Se mi chiedi cosa rappresenta Antonio per noi, non posso non risponderti che ognuno, a modo suo, ha il proprio ricordo, il proprio dolore, e le proprie emozioni in merito.
Una cosa però posso dirla con certezza: per la squadra quel “Cuore, grinta e polmoni” è sempre un monito da tenere a mente prima di ogni allenamento e di ogni partita. Così facendo, continuiamo a onorare giorno dopo giorno quanto Antonio ci ha lasciato in eredità, certi del fatto di essere sempre una Squadra, con la ‘S’ maiuscola, a prescindere dal risultato. 



Facciamo un bilancio della tua attività di Presidente: quali sono gli obiettivi raggiunti e quali le difficoltà contro cui vi scontrate quotidianamente?

Come accennavo prima, l’obiettivo principale che credo abbiamo raggiunto, ma per cui dovremo sempre impegnarci, è mantenere alti i principi che erano alla base di come Antonio viveva lo sport, quel famoso “Cuore, grinta e polmoni”. Da un punto di vista più pratico, siamo riusciti a sfiorare la promozione in Seconda Categoria, senza purtroppo riuscire a centrare l’obiettivo, ma resta comunque un ottimo inizio su cui fondare il percorso della squadra negli anni a venire.
Per quanto riguarda le difficoltà, purtroppo, essendo un gruppo completamente autofinanziato, annovero l’impegno e i sacrifici che annualmente dobbiamo affrontare per garantirci l’iscrizione al campionato, il pagamento dell’affitto del campo, le divise, i palloni e tutto il necessario per poter gareggiare.
 
Antonio Ianni in campo

Raccontaci un episodio, un aneddoto, una storia legata a questa esperienza di vita all’interno della squadra che, in questi anni, è rimasta impressa nel tuo cuore di uomo e di Presidente.

L’evento che più mi ha reso orgoglioso di questo progetto è accaduto durante il primo anno in cui ci siamo iscritti al campionato di Terza Categoria, al termine del quale abbiamo vinto la “Coppa disciplina”, trofeo che viene consegnato alla squadra più corretta durante l’intera stagione. Per noi fu un momento davvero importante, perché, oltre i buoni risultati sportivi che ottenemmo quell’anno, iniziammo col piede giusto il nostro percorso all’insegna di quanto detto finora.
Sia chiaro, il risultato conta, e non poco, ma diciamo che per noi un’ulteriore fondamentale prerogativa, essendo la squadra di Antonio, è il modo in cui questo viene raggiunto. Il fatto che quell’anno ci venne riconosciuto pubblicamente dalla Federazione, e che ebbi l’onore di andare a prendere quella Coppa insieme al padre di Antonio e al capitano della squadra, rimane per me il momento di maggiore soddisfazione vissuta insieme a questo gruppo.



A cosa state lavorando attualmente? Svelaci quali sono i vostri progetti per il futuro e come possiamo aiutarvi e sostenervi concretamente.

Il nostro progetto futuro è l’ambizione di poter salire di categoria, regalandoci una soddisfazione sportiva che credo sarebbe la ciliegina sulla torta di questo splendido progetto. Non è semplice, e sappiamo che bisogna lavorare duro, ma siamo qui per questo e speriamo di conseguire questo risultato.
Oltre ciò, avremmo piacere che questo progetto venisse conosciuto anche al di fuori delle persone che compongono la squadra e di coloro che attualmente vi orbitano attorno, a testimonianza di cosa lo sport, quello vero, possa smuovere dentro i cuori delle persone. Chiunque leggendo queste poche righe si sentisse attratto da questo progetto può venirci a trovare per fare la nostra conoscenza e fare il tifo per noi.
In ultimo, per quanto riguarda una possibilità di aiuto concreto, essendo una squadra completamente autofinanziata, non posso che pensare a un piccolo contributo per la squadra, che sia un pallone, una borraccia o qualsiasi altro supporto alla nostra causa.

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