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mercoledì 16 maggio 2018

Fatti i fatti tuoi! ha fatto goal: Giulia Ianni, in ricordo di mio fratello, Antonio



Mancano ormai poche settimane alla chiusura del Campionato e, con un pizzico di scaramanzia, come spesso accade sul campo da gioco, anche l’avventura di “Fatti i fatti tuoi!” al fianco dell’A.S.D. Antonio Ianni volge al termine. Dopo esserci fatti raccontare da Maurizio D’Onofrio cosa significa essere il Presidente di una squadra di calcio di Terza Categoria e da alcuni dei componenti della squadra quali sono i loro sogni e le motivazioni che li spingono a scendere in campo ogni domenica anche in ricordo di Antonio, abbiamo voluto chiedere a Giulia Ianni, sorella di Antonio, chi fosse per lei suo fratello e cosa rappresenti oggi, per la sua famiglia, l’impegno della squadra che porta il suo nome per tenerne viva la memoria.
Ultima di tre fratelli, oggi quasi ventenne, Giulia conserva un ricordo molto tenero di Antonio, fatto della complicità e della spensieratezza dell’infanzia e dell’adolescenza che non sono state spezzate neppure dalla drammaticità del destino. Tutta la famiglia, infatti, è stata sin da subito coinvolta nel progetto di fondazione e creazione della squadra dedicata ad Antonio e soprattutto Giulia segue i ragazzi in campo, facendo il tifo dagli spalti ogni volta che le è possibile e sostenendoli anche sui Social. Questa vicinanza dei compagni e degli amici di Antonio a tutta la famiglia Ianni ha contribuito e contribuisce quotidianamente a riempire un vuoto che mai sarà possibile colmare del tutto, ma che, grazie a questa iniziativa, viene affrontato col coraggio e col sorriso che contraddistinguevano lo stesso Antonio.
Come ci ha raccontato Giulia, l’assenza di Antonio è solo fisica, perché il suo spirito, oltre che nei cuori di tutti i suoi familiari, è presente ogni domenica, grazie al valore e all’anima sportiva dei suoi compagni, su quei campi da gioco che per lui hanno rappresentato non solo un passatempo, ma una vera e propria ragione di vita.


Quando una vita viene spezzata in modo prematuro, il compito di proteggerne il valore e lo spirito spetta a chi resta. Chi era Antonio? E chi è oggi?

Antonio è mio fratello. Parlo al presente da sempre, perché l'assenza è soltanto fisica. I suoi compagni lo hanno già descritto in modo perfetto: un ragazzo completo in tutto e per tutto, semplice e leale.
Non c'è una definizione esatta, credo che "fratello" sia un concetto difficile quanto bello da spiegare.
Da quando Antonio non c’è più è cambiato tutto, non si può negare, ma la famosa frase che recita: "Nessuno muore finché vive nel cuore di chi resta", è più che veritiera. Le assenze le colma soltanto chi le lascia. È difficile, ma mollare complicherebbe le cose, quindi è "giusto" tenere duro e andare avanti per tutti noi.

La passione per il calcio ha sempre accompagnato Antonio sin da bambino. Qual è stata la vostra reazione come famiglia quando avete saputo che i suoi amici e compagni avrebbero fondato una squadra a lui dedicata?

Quando ci hanno comunicato l'idea della nascita della squadra siamo rimasti colpiti. Io soprattutto ero, e sono, molto contenta. Sono gesti che valgono più di qualsiasi dichiarazione di amore o di amicizia. I fondatori della squadra li conoscevamo già da un po' poiché giocavano con Antonio nel Quadraro e poi nel Capannelle e con loro abbiamo un rapporto speciale da tempo.
Seguiamo la squadra in modo assiduo e abbiamo molto a cuore la situazione.
La squadra principalmente si basa sui principi che caratterizzavano Antonio come calciatore e come persona, cioè l’amicizia, il coraggio e la lealtà verso il prossimo, oltre all’amore per lo sport.
Inutile dire che mi definisco in un certo qual senso la "Mascotte" e il "Capo Ultras" della squadra, perché sono sempre lì a fare il tifo. Prima e dopo le partite soffro quasi quanto i giocatori, da fuori mi si sente!

Tu e tutta la tua famiglia seguite da sempre le vicende della squadra che porta il nome di Antonio: raccontaci un episodio, un aneddoto, una storia che è rimasta particolarmente impressa nel tuo cuore di tifosa in questi anni.

Di episodi rimasti nel cuore ce ne sono tantissimi. Ho così a cuore la squadra e anche tutti i ragazzi, che è difficile preferirne uno, piuttosto che un altro.
Forse però quello più recente e che ancora dà brividi al pensiero è la partita del 17 dicembre, in casa, A.S.D. ANTONIO IANNI contro LUCKY JUNIOR. Andammo in vantaggio, l'esultanza del momento provocò un’emozione forte. Poco dopo, però, arrivò il pareggio, noi in tribuna eravamo nervosi. Quasi allo scadere del primo tempo, l'autore del goal, Stefano, si scontrò con un avversario e cadde a terra. All'inizio ci fu il silenzio, subito dopo sentimmo le urla, l'arbitro fermò il gioco, ci fermammo tutti, attoniti. Ricordo le facce di ciascuno tese per la grande preoccupazione. Stefano dopo svariati minuti venne portato via e disse una cosa importantissima ai ragazzi: "Vincete questa partita", poi uscì in barella con un’espressione mista tra dolore, rabbia e senso di colpa.
Riprese il secondo tempo e i ragazzi scesero in campo con tanta grinta, erano rimasti segnati da ciò che era accaduto. Eravamo tutti con il fiato sospeso.
A 2 a 1 per noi tutti esplosero di gioia. Fu una scena a dir poco da brividi, dalla panchina entrarono tutti in campo, ancora però si respirava aria di tensione, almeno finché non arrivò il terzo goal.
Riuscirono ad accontentare Stefano e soprattutto noi!
Tornammo a casa contenti ma con il dispiacere per ciò che era successo al nostro giocatore.

È il ricordo a mantenere vive le persone che non ci sono più e a dare alle famiglie la forza andare avanti. Qual è il tuo ricordo più vivo di Antonio?

Non ci sono ricordi più forti di altri. Antonio è, e sarà un pensiero continuo e soprattutto forte, un ricordo dopo l’altro. Il suo modo di essere e di fare così prezioso lo rende unico.
Il suo essere affettuoso, onesto, leale, gentile con noi, con gli amici, con i colleghi, con chiunque lo conoscesse. Chiunque lo ricorda in modo positivo, e tutti hanno ricordi bellissimi. Ricordi che hanno un sapore un po' amaro, ma che fanno comunque sorridere, come, siamo certi che lui avrebbe voluto.

Cosa ti auguri per il futuro della squadra A.S.D. Antonio Ianni? Fai un appello a tutti i ragazzi della squadra…

Per il futuro della squadra ci auguriamo il meglio, sia io, che i miei genitori e mia sorella. Come ho già detto, mi sento molto legata alla squadra e con alcuni ragazzi ho un rapporto particolare, soprattutto con Riccardo, l'ex capitano, visto che fa parte della mia famiglia già da un po' di tempo.
Spero che la squadra possa continuare a crescere, e che possa andare più avanti possibile e continuare a darci emozioni di tutti i tipi.
Di appelli ai ragazzi ne ho fatti molti, ne sanno qualcosa dei miei discorsi negli spogliatoi, ho sempre detto le stesse cose, sanno benissimo cosa vogliamo e cosa ci aspettiamo.
Mi sento soltanto di dire loro di giocare e dare sempre il massimo, di rispettare i valori dello sport in cui mio fratello credeva, di metterci impegno e passione, di crederci, di non mollare per nessun motivo al mondo, di dimostrare che possono fare di più, e soprattutto di essere una squadra unita in tutto e per tutto. Voglio molto bene ai ragazzi! Soprattutto perché alcuni di loro mi hanno "adottato". Mi piace scherzare con loro e chiacchierarci e, perché no, anche tirare due calci al pallone ogni tanto. Anche se non sono ai livelli di un dilettante, mi piace giocare nel vero senso della parola. L'ultima cosa che mi sento in dovere di dire ai ragazzi è: CUORE, GRINTA E POLMONI, PAURA DI NESSUNO! FORZA ASD ANTONIO IANNI SEMPRE E COMUNQUE!



mercoledì 20 dicembre 2017

Fatti i fatti tuoi! ha fatto goal: Maurizio D’Onofrio racconta l’A.S.D. Antonio Ianni

Il Logo di Fatti i fatti tuoi! accanto allo stemma della squadra sulla maglia dell'A.S.D. Antonio Ianni

Dall’inizio del Campionato di calcio dilettantistico di Terza Categoria 2017/2018 il Blog Fatti i fatti tuoi! è partner ufficiale della squadra Antonio Ianni (Girone D – Roma). Tutte le domeniche scendiamo in campo coi ragazzi della squadra, sia in casa, quando giocano allo Stadio De Rossi, sia in trasferta, e siamo accanto ai loro cuori con il nostro logo su quelle maglie bianconere tanto sognate e tanto amate.
Se anche solo qualche settimana fa ci avessero raccontato che, al fianco dei giocatori dell’A.S.D. Antonio Ianni, ci saremmo destreggiati tra campi, gironi, classifiche e partite, gioendo e soffrendo con loro e imparando a capire come è composta una squadra di calcio, come si allena e come concilia la passione per questo sport con la vita di tutti i giorni, visto che non si tratta di atleti professionisti, davvero non ci avremmo creduto, data la nostra inesperienza. Eppure conoscere la storia di questa squadra è stata una sorpresa entusiasmante. Dietro ai milionari campionati delle serie maggiori, infatti, c’è un universo di emozioni che va ben oltre la partitella tra ragazzi e vede tante famiglie, amici e appassionati seguire e sostenere questi giocatori che, per novanta minuti a settimana, diventano gli eroi di tutti, ben più dei campioni famosi. E forse è proprio da queste radici così profonde che il calcio dei grandi prende la linfa per essere lo sport più amato dagli italiani. Ogni squadra, infatti, ha una storia unica e persegue valori che vanno oltre il campo ed entrano a far parte della quotidianità di tutti i componenti.
Antonio Ianni era un giovane appassionato di calcio che dedicava tutto il suo tempo libero a questo sport con la grinta e la tenacia che lo contraddistinguevano, mettendo lo spirito di squadra al primo posto. È per questo che, quando un tragico incidente lo ha portato via prematuramente all’affetto dei suoi cari, i suoi compagni di squadra hanno deciso di fondarne una nuova alla quale dare il suo nome e i suoi colori preferiti. Sono passati quattro anni da quel giorno triste e, grazie all’impegno profuso per dare vita a questa nuova squadra, i compagni di Antonio continuano a sentirlo più vicino che mai, sia sul campo, sia fuori dal campo, condividendo anche con la sua famiglia la gestione del team sotto tutti gli aspetti.
Ma cosa significa coordinare una squadra di calcio dilettantistico? Come si coniuga questa passione con le difficoltà della vita quotidiana? E come si condividono quei valori di amicizia e solidarietà su sui la squadra Antonio Ianni è nata?
Nel corso di questo Campionato impareremo a capire le dinamiche che si innescano in questo universo di emozioni nuove facendo conoscenza con tutti i protagonisti di questa storia, a iniziare da Maurizio D’Onofrio, oggi Presidente dell’A.S.D. Antonio Ianni e tra i fondatori della squadra. Insieme a Maurizio D’Onofrio ricorderemo Antonio Ianni e guarderemo al futuro di questo gruppo tra amicizia, lealtà, condivisione e un pizzico di sano tifo…    


Il calcio non è solo denaro, sponsor e ambizione, ma soprattutto passione, condivisione e amicizia. Raccontaci come e perché è nata l’idea di fondare l’A.S.D. Antonio Ianni.

Condivido assolutamente quanto dici: eccezion fatta per un pizzico di sana ambizione, necessaria in ambito sportivo. Per noi il calcio è fondamentalmente passione, condivisione e amicizia, in una parola sola: sentimento.
Miriamo alla realizzazione di un progetto che abbia costantemente in primo piano non solo il piazzamento di fine campionato ma anche e soprattutto la creazione di un gruppo coeso, formato da persone pronte a collaborare tra di loro per un fine comune.
Il gruppo viene prima di tutto, prima dell’ambizione individuale; quando si riesce a realizzare questo, quando si lavora tutti verso una metà comune, quando ognuno mette in campo tutto se stesso per i compagni, allora lì si raggiunge il vero scopo di una squadra.
L’idea di fondare una squadra a nome di Antonio ci è venuta in mente poco dopo il tragico incidente che ce lo ha portato via 4 anni fa. Ne abbiamo parlato io e altri membri della squadra in cui ai tempi militava Antonio e, in accordo con la famiglia, abbiamo deciso di dare vita a questo progetto.


Chi era Antonio Ianni, il giovane al quale è dedicata la squadra, e cosa rappresenta oggi per tutti i componenti del gruppo?

Rispondere a questa domanda è quanto di più complicato io possa fare. Necessiterei di pagine e pagine per raccontare chi era e chi continua a essere Antonio per me, per tutti noi...
Antonio era davvero un ragazzo fuori dal comune, di una serietà granitica, poiché formato da principi morali elevatissimi e, allo stesso tempo, una vera e propria forza della natura in grado di scuotere ed illuminare la giornata di chiunque avesse il piacere di trascorrere del tempo con lui. Era integerrimo nella sua condotta ma era anche un pazzo scatenato, eclettico come pochi: questa dicotomia lo contraddistingueva rendendolo veramente un essere unico e speciale. Leale, onesto, sempre sincero: chi ha avuto la fortuna di essergli amico sa quanto fosse sempre presente e disposto a farsi in quattro per chiunque avesse bisogno di lui.
E poi era un bellissimo ragazzo, dedito allo sport, un salutista, curioso ed intelligente e mille altre cose, che purtroppo non riuscire a elencare per intero.
Antonio era un grandissimo amante dello sport a tutto tondo. Praticava calcio e boxe era tifoso juventino e anche un ottimo giocatore che ha calcato i campi della Seconda e della Terza Categoria romana.
Un suo motto, che abbiamo inserito nel logo della squadra, era: “Cuore, grinta e polmoni”. In queste parole è racchiuso il suo modo di vivere il calcio, lo sport e, credo, anche la vita stessa.
Cuore, grinta e polmoni come passione, voglia di non mollare e sacrificio: impegnarsi fino all’ultimo, senza mai dare nulla per scontato.
Se mi chiedi cosa rappresenta Antonio per noi, non posso non risponderti che ognuno, a modo suo, ha il proprio ricordo, il proprio dolore, e le proprie emozioni in merito.
Una cosa però posso dirla con certezza: per la squadra quel “Cuore, grinta e polmoni” è sempre un monito da tenere a mente prima di ogni allenamento e di ogni partita. Così facendo, continuiamo a onorare giorno dopo giorno quanto Antonio ci ha lasciato in eredità, certi del fatto di essere sempre una Squadra, con la ‘S’ maiuscola, a prescindere dal risultato. 



Facciamo un bilancio della tua attività di Presidente: quali sono gli obiettivi raggiunti e quali le difficoltà contro cui vi scontrate quotidianamente?

Come accennavo prima, l’obiettivo principale che credo abbiamo raggiunto, ma per cui dovremo sempre impegnarci, è mantenere alti i principi che erano alla base di come Antonio viveva lo sport, quel famoso “Cuore, grinta e polmoni”. Da un punto di vista più pratico, siamo riusciti a sfiorare la promozione in Seconda Categoria, senza purtroppo riuscire a centrare l’obiettivo, ma resta comunque un ottimo inizio su cui fondare il percorso della squadra negli anni a venire.
Per quanto riguarda le difficoltà, purtroppo, essendo un gruppo completamente autofinanziato, annovero l’impegno e i sacrifici che annualmente dobbiamo affrontare per garantirci l’iscrizione al campionato, il pagamento dell’affitto del campo, le divise, i palloni e tutto il necessario per poter gareggiare.
 
Antonio Ianni in campo

Raccontaci un episodio, un aneddoto, una storia legata a questa esperienza di vita all’interno della squadra che, in questi anni, è rimasta impressa nel tuo cuore di uomo e di Presidente.

L’evento che più mi ha reso orgoglioso di questo progetto è accaduto durante il primo anno in cui ci siamo iscritti al campionato di Terza Categoria, al termine del quale abbiamo vinto la “Coppa disciplina”, trofeo che viene consegnato alla squadra più corretta durante l’intera stagione. Per noi fu un momento davvero importante, perché, oltre i buoni risultati sportivi che ottenemmo quell’anno, iniziammo col piede giusto il nostro percorso all’insegna di quanto detto finora.
Sia chiaro, il risultato conta, e non poco, ma diciamo che per noi un’ulteriore fondamentale prerogativa, essendo la squadra di Antonio, è il modo in cui questo viene raggiunto. Il fatto che quell’anno ci venne riconosciuto pubblicamente dalla Federazione, e che ebbi l’onore di andare a prendere quella Coppa insieme al padre di Antonio e al capitano della squadra, rimane per me il momento di maggiore soddisfazione vissuta insieme a questo gruppo.



A cosa state lavorando attualmente? Svelaci quali sono i vostri progetti per il futuro e come possiamo aiutarvi e sostenervi concretamente.

Il nostro progetto futuro è l’ambizione di poter salire di categoria, regalandoci una soddisfazione sportiva che credo sarebbe la ciliegina sulla torta di questo splendido progetto. Non è semplice, e sappiamo che bisogna lavorare duro, ma siamo qui per questo e speriamo di conseguire questo risultato.
Oltre ciò, avremmo piacere che questo progetto venisse conosciuto anche al di fuori delle persone che compongono la squadra e di coloro che attualmente vi orbitano attorno, a testimonianza di cosa lo sport, quello vero, possa smuovere dentro i cuori delle persone. Chiunque leggendo queste poche righe si sentisse attratto da questo progetto può venirci a trovare per fare la nostra conoscenza e fare il tifo per noi.
In ultimo, per quanto riguarda una possibilità di aiuto concreto, essendo una squadra completamente autofinanziata, non posso che pensare a un piccolo contributo per la squadra, che sia un pallone, una borraccia o qualsiasi altro supporto alla nostra causa.

Segui i ragazzi della squadra Antonio Ianni anche su Facebook





sabato 2 aprile 2016

Autismo e Mondo del Lavoro: quando la Vita entra nelle Aziende


Da Roma a New York, da Toronto a Rio, alcuni tra i principali monumenti e palazzi istituzionali di tutto il mondo oggi torneranno a tingersi di blu, perché il 2 aprile è la data scelta dall’Organizzazione delle Nazioni Unite come Giornata Mondiale della Consapevolezza dell’Autismo.
Si sta facendo molto per comprendere la realtà che si cela dietro a chi soffre di questi disturbi, caratterizzati da una gamma piuttosto ampia di manifestazioni e che costituiscono, dunque, un mondo parallelo col quale è doveroso e necessario entrare sempre più in contatto.
Se, da una parte, la ricerca sta facendo dei passi in avanti per la diagnosi precoce di tutti i Disturbi dello Spettro Autistico, grazie anche allo stanziamento di nuovi fondi da parte del Ministero della Salute, dall’altra è importante che tutti acquisiamo una consapevolezza sempre maggiore del fatto che l’autismo è una condizione che va compresa, accettata e valorizzata all’interno della società per il contributo sorprendente che può dare nella vita di tutti i giorni.
Non solo, dunque, una patologia da studiare, ma anche una qualità che caratterizza migliaia di persone al mondo che hanno il dovere e il diritto di integrarsi il più possibile in una società che non dovrebbe mai stancarsi di promuoverne l’autonomia e la dignità.
Cerchiamo di andare oltre l’immagine del bambino autistico, spesso isolato perché comunica con difficoltà e segue fasi di sviluppo differenti dagli altri, e immaginiamo questo bambino diventare adulto e desiderare nient’altro che realizzazione personale e felicità. Da sempre una delle principali fonti di soddisfazione e rispettabilità per l’uomo è proprio il lavoro e dunque, anche a chi viene diagnosticato un Disturbo dello Spettro Autistico deve essere garantito il diritto a una edificante occupazione lavorativa, compatibile con le sue qualità e con l’intensità della patologia diagnosticata.
In un mondo del lavoro dilaniato dalla crisi economica è facile che i pochi autistici che riescono a trovare un lavoro finiscano col perderlo dopo poco tempo, poiché le aziende non attuano piani idonei all’inserimento di queste persone nel tessuto aziendale, affinché i benefici tratti siano reciproci.
Coniugare autismo e mondo del lavoro non è, tuttavia, una semplice utopia. Ci sono realtà aziendali d’eccellenza in cui questo traguardo è diventata una tangibile realtà di vita, grazie all’impegno di tutti.
Lorenzo Arpea ha quasi ventiquattro anni, due grandi occhi castani e un folto garbuglio di capelli ricci. È un ragazzo timido, spiritoso, appassionato di fotografia e di computer. Da oltre un anno Lorenzo lavora in FIT, Federazione Italiana Tabaccai, nel gruppo Press & Image 2001, la società che, per contro della Federazione, cura la comunicazione e i rapporti con i tabaccai associati. Lorenzo ha la Sindrome di Asperger, uno dei disturbi pervasivi dello sviluppo classificato tra i Disturbi dello Spetto Autistico comunemente definiti ‘ad alto funzionamento’.
La Blog-Inchiesta che segue racconta la storia di Lorenzo e del suo ingresso nel mondo del lavoro attraverso le voci e le testimonianze di Lorenzo stesso e di tutti coloro che lo hanno affiancato e sostenuto:
  • Simona Datti, la Tutor di Lorenzo, fondatrice e Presidente di Giuliaparla Onlus, un’Associazione che si occupa di seguire gli autistici in molte attività della loro vita, incluse le ore lavorative, per promuoverne l’inserimento e la comunicazione con gli altri;
  • Anna Maria Alonzi, la mamma di Lorenzo, che, non solo ha imparato a conoscere la lingua dei suoi figli, ma si batte perché siano loro stessi a insegnarla al mondo, anche grazie all’aiuto di Associazioni no profit come il Gruppo Asperger Onlus;
  • il gruppo di lavoro di Press & Image 2001, la società che cura la comunicazione di FIT e presso la quale Lorenzo svolge il suo lavoro, una squadra affiatata che ha saputo accoglierlo senza pregiudizi, superando insieme le paure e le difficoltà iniziali e accogliendo in pieno la filosofia di Giovanni Risso, Presidente Nazionale FIT, sempre attento alle iniziative di carattere sociale;
  • Massimo Piano, Direttore del Personale della Federazione Italiana Tabaccai, che ha avuto il merito di comprendere non solo i benefici che la presenza di Lorenzo avrebbe portato all’azienda dal punto di vista lavorativo, ma anche e soprattutto per quel che riguarda l’aspetto umano.

Una storia di vita e di lavoro, di speranza e di quotidianità, di coraggio e di confronto, dove la vera normalità è l’orgoglio di essere eccezionali.


“La mia esperienza lavorativa è iniziata come tirocinante nel 2010, quando ho vinto il concorso fotografico “Vivere di Periferia”. La fotografia, infatti è la mia passione e, nel 2011 sono riuscito a prendere l’attestato di Synergia per Illustrator e Photoshop.Nel 2012 ho lavorato come tutor d’aula per un corso di formazione dell’Istituto Agrario ed è stata davvero una bella esperienza: ho conosciuto nuovi amici e ho imparato tante cose, così mi sentivo pronto a fare di più.Nel 2014, infatti, ho ottenuto il mio primo stage in FIT, Federazione Italiana Tabaccai. L’anno dopo ho ottenuto il mio primo contratto: ho iniziato a lavorare il 3 febbraio 2015, credo che non lo dimenticherò mai. Mi trovo bene, ci sono delle colleghe tanto belle, simpatiche e a volte ‘comiche’, come Federica e Lucrezia. Al momento lavoro tutti i giorni, tranne il giovedì, per quattro ore al giorno. Il mio lavoro consiste principalmente nel trovare su Excell i documenti scaduti dei tabaccai e nel geocodificare su Google Maps le varie tabaccherie, perché di computer me ne intendo. Ora che mi hanno assunto e avrò anche dei giorni di ferie a disposizione! In effetti lavorare durante l’estate mi fa scaldare troppo il cervello! E poi tutti i lavoratori hanno diritto a una bella vacanza ogni tanto. Spero che in futuro, con tutti gli sforzi e il duro lavoro che sto facendo per avere una posizione, avrò una mia vita tutta felice!”

Lorenzo Arpea



“Sono Simona Datti, tutor di Lorenzo e Presidente della Cooperativa Giuliaparla Onlus. L'inserimento lavorativo di Lorenzo presso la Press & Image, all’interno di FIT, da principio con due stage di sei mesi ciascuno e poi con un contratto annuale, ha richiesto diverse fasi. Il primo incontro, al quale sono andata da sola, con lo staff delle risorse umane e con i colleghi è stata una lunga chiacchierata introduttiva su caratteristiche personali, difficoltà, punti di forza, storia personale e diagnosi di Lorenzo. La tensione che ho letto sui volti di tutti all’inizio dell’incontro, l’ho vista svanire pian piano fino a scomparire completamente. In questo processo, infatti, lavorare sulla consapevolezza dei colleghi ha avuto la stessa importanza del lavoro diretto su Lorenzo.
Per un paio di mesi ho affiancato Lorenzo in ogni turno di lavoro, fungendo da mediatore comunicativo fra lui e i colleghi solo in caso di bisogno, mentre, per il resto del tempo, ho tentato di rendermi ‘invisibile’. La mia presenza è andata lentamente sfumando e ora, a distanza di più di un anno, passo in ufficio circa una volta al mese, solo per vedere come procedono le cose. L'inserimento di Lorenzo è stato estremamente fluido, perché curato e seguito nei minimi dettagli. Il suo lavoro all'interno dell'azienda è apprezzatissimo e, col tempo, si sta rendendo indispensabile. Tutto questo sarebbe stato impossibile senza un intervento mirato alle sue difficoltà e senza un approccio specifico per le persone con DSA (Disturbo dello Spettro Autistico). Le persone con Autismo, infatti, trovano un'occupazione in percentuali bassissime e, quando ci riescono, spesso vengono licenziate dopo poco.  Tutto ciò per mancanza di strumenti comunicativi comuni tra "neurotipici" e "neurodiversi ". Giuliaparla Onlus interviene in tutto l'arco di vita delle persone con Autismo e lo fa operando direttamente sul campo: a casa, a scuola, nelle attività ludiche e sportive, all'università, nell'ambiente di lavoro, in pizzeria, in discoteca... proprio dappertutto! Tutte le nostre iniziative sono sul sito www.giuliaparla.it,  visitarlo è il modo migliore per conoscerci e sostenerci concretamente e quotidianamente.”

Simona Datti,
Tutor di Lorenzo e Presidente di Giuliaparla Onlus


“Non è affatto facile il ‘linguaggio autistico’. Lo so bene: come mamma, avendo due figli autistici ho dovuto addirittura imparare, nella lingua, almeno due “dialetti” diversi. Ma appunto, ho imparato, ho acquisito un’abilità che mi rende in un certo senso più “ricca”. Ho imparato tantissimo, al di là dell’immaginabile. Occorrono traduttori interni ed esterni, attenzione, ‘inter-esse’, nel senso letterale ed etimologico, ma, con un po’ di impegno, si scopre che il linguaggio autistico è una realtà parallela che può dire, a un mondo sfortunatamente distratto come il nostro, molto di noi stessi e di tanto altro. A questo proposito la condivisione e il confronto sono importantissimi. All’interno dell’Associazione Gruppo Asperger Onlus, con la collaborazione di Giuliaparla Onlus, ho conosciuto una grande energia, impegnata in maniera attenta e fattiva a promuovere la conoscenza del mondo Asperger con un deciso orientamento a individuare la “forza” dei ragazzi con questo disturbo proprio nel mondo del lavoro. Senza questa conoscenza è impossibile arrivare a un dato fondamentale e cioè che con tutti gli interventi non si deve mirare a ‘normalizzare’ nessuno: non solo è impossibile, ma addirittura non è ‘giusto’, sarebbe un peccato, un sacrificio incongruo di specificità assolute che nel mondo del lavoro possono risultare non solo preziose, ma insostituibili. Un autistico, se conosciuto nel suo sistema di funzionamento, può dare tantissimo dove i normotipici sembrano non adattarsi. Mio figlio Lorenzo è stato compreso, accolto, sostenuto, non normalizzato, ma ‘utilizzato’ nelle sue caratteristiche, come ognuno di noi dovrebbe essere nel mondo del lavoro. Una mente giusta nel ruolo giusto può diventare quella marcia in più che aggiunge l’anello mancante, e questa mente può essere il cervello di un autistico! Come mamma, da quando lavora, ho visto venir fuori la sua bellezza autistica e la sua funzione autistica ed è giusto che sia così: una bellezza specifica e funzionante. Il mondo si conosce e funziona per differenze, non per omologazione a modelli che non ci appartengono più.”

Anna Maria Alonzi,
mamma di Lorenzo




“La Federazione Italiana Tabaccai è da sempre attenta al “sociale” - dichiara Giovanni Risso, Presidente Nazionale FIT - e quando ci si è presentata l’opportunità, perché di opportunità si tratta, non abbiamo esitato un minuto a coglierla.Avere Lorenzo nel nostro staff è un’avventura, è un confronto continuo con la diversità e con le difficoltà che questo comporta, ma al tempo stesso è una crescita di vita continua per chi quotidianamente lavora al suo fianco. Lui da noi sta imparando il confronto e il dialogo, noi da lui stiamo imparando l’umiltà, la forza di volontà, la fierezza. E soprattutto a dare il giusto peso ai problemi veri della vita…Lorenzo è stato inserito nella Press & Image, la società che per conto della Federazione cura a tutto tondo la comunicazione e i rapporti con i tabaccai associati alla stessa FIT.La sua “diversità” è un valore aggiunto per tutti i suoi colleghi, in quanto a lui piacciono dei lavori che altri pesano. Lui li porta a termine con entusiasmo sincero e loro si sentono “meno in colpa” ad affidarglieli.
Lorenzo lavora in Press & Image da circa un anno, prima tre volte ora quattro giorni la settimana, dalle 9 alle 13, con un contratto a tempo determinato fino a dicembre.
Inizialmente, come Press & Image siamo stati aiutati dalla sua tutor, Simona Datti, presenza fondamentale e anello di congiunzione tra lui e noi, la quale, nelle prime settimane, ci ha fatto entrare in “punta di piedi” nel mondo dell’autismo e più ancora nel mondo di Lorenzo, aiutandoci a comprendere meglio quelle che sono le sue attitudini e le sue tipicità.Lorenzo ha incontrato le difficoltà che ogni impiegato deve affrontare nel momento in cui inizia un nuovo lavoro; ciononostante ha affrontato la situazione in maniera decisamente positiva e, nel giro di qualche settimana, ha dimostrato di saper gestire tanto i macchinari, quanto il lavoro d’ufficio.Ora è integrato molto bene nel nostro gruppo e sta facendo grandi passi in avanti. È migliorato, non evita il contatto visivo e dimostra affetto sincero.All’inizio parlava solo con poche e selezionate persone ora invece interagisce con tutti senza problemi, accettando anche le critiche. Abbiamo avuto, dopo qualche settimana di timidezza, il piacere di poterlo guardare negli occhi, prima sempre bassi, e di vederlo quindi ridere e scherzare con i colleghi. Sta, pian piano, imparando a controllare le reazioni agli imprevisti lavorativi che inizialmente lo destabilizzavano, rendendolo agitato e nervoso. Dopo una prima fase in cui aveva difficoltà a comunicare dubbi e perplessità, è andato via via integrandosi sempre di più, lavorando in maniera sempre più efficiente ed autonoma.Lavorare con Lorenzo è semplicemente straordinario. Sedersi accanto a lui a spiegargli un lavoro ed entrare per un momento nel suo mondo, dove vive i rapporti e le esperienze in modo così incondizionato, ci lascia sempre spiazzati in senso positivo e ci fa nascere un sorriso. I suoi tempi di apprendimento sono stati molto veloci e presto ha dimostrato di avere un suo gusto ed una sua sensibilità, qualità che rappresentano un potenziale arricchimento per ogni tipo di ambiente lavorativo.Ecco cosa ha detto un collega che, ultimamente, lavora al suo fianco più di tutti, rappresentando nel modo migliore il pensiero dell’intero gruppo: “Lorenzo è diligente come lavoratore e affettuoso come collega. Sinceramente vederlo terminare i progetti a lui affidati, con risultati ottimi, e vederlo sorridere è una delle parti più appaganti del mio lavoro e delle mie giornate”.Crediamo non ci sia altro da aggiungere!”  

Gruppo di Lavoro Press & Image 2001



“Quando abbiamo conosciuto Lorenzo abbiamo pensato immediatamente che, per la sua indole e per le sue caratteristiche, fosse perfetto per essere inserito nel gruppo Press & Image, che si occupa della comunicazione e dei contatti con l’esterno di FIT, e, a distanza di più di un anno, possiamo dire che è stata una scelta vincente per tutti.
L’inserimento di Lorenzo è iniziato con due stage di sei mei ciascuno che sono serviti a conoscerci reciprocamente e, solo nel primo periodo, ci siamo avvalsi dell’affiancamento di Simona Datti, la Tutor di Lorenzo, che ci ha fatto da tramite nella conoscenza, aiutandoci in tutte le criticità che si sono presentate, ma anche valorizzando i successi che sono arrivati quasi subito.Lorenzo è una persona preziosa per l’azienda e speciale dal punto di vista umano e ciò ci ha convinti a prolungare questa esperienza dopo lo stage con un contratto che al momento è a tempo determinato part-time.
FIT ha avuto molto benefici dalla presenza di Lorenzo, non solo dal punto di vista lavorativo. Venire a contatto quotidianamente col suo mondo è un arricchimento dell’intera organizzazione. Spesso nei luoghi di lavoro ci si perde dietro a delle sciocchezze, dunque, quando la vita vera entra in azienda, chiunque ha dei vantaggi, riposizionando la propria scala dei valori e migliorando di conseguenza il clima aziendale. Solo così si esaltano le cose veramente importanti del lavoro in gruppo, ridimensionando le dinamiche negative per esaltare la sinergia del contatto e della condivisione.”

Massimo Piano,
Direttore del Personale Federazione Italiana Tabaccai


martedì 5 gennaio 2016

Italiani a Londra: storie di cervelli in fuga e non solo...


Dall’altra parte della Manica, ma a sole due ore di volo da casa: che si tratti di studio o di lavoro, Londra è, da sempre, tra le mete preferite degli Italiani che decidono di partire in cerca di opportunità e fortuna. Ma cosa li spinge realmente a partire? Qual è l’impatto iniziale con la Capitale inglese? Quanti rimangono nel Regno Unito e quanti, invece, scelgono di tornare nel Bel Paese?
Venti amici e lettori di Fatti i fatti tuoi! hanno deciso di sottoporsi volontariamente al nostro questionario, scegliendo una sola opzione in risposta alle seguenti domande chiuse:

1.      Perché sei partito per Londra?
Ø  Solo per imparare o migliorare il mio inglese
Ø  Per fare un’esperienza lavorativa all’estero
Ø  Perché non vedevo più prospettive per il mio futuro in Italia.

2.      L’impatto iniziale è stato:
Ø  Negativo, ma sono riuscito a cavarmela
Ø  Positivo, ma non è stata una passeggiata
Ø  Equilibrato, tra alti e bassi.

3.      Facciamo un bilancio della tua esperienza: quali sono i tuoi progetti per il futuro?
Ø  Tornerò in Italia
Ø  Resterò a Londra dove ho trovato la mia dimensione ideale
Ø  Londra è stata solo la prima tappa della ricerca del mio posto nel Mondo!

I venti anonimi partecipanti a questa Blog-Inchiesta sono ragazze e ragazzi tra i venti e i trentacinque anni provenienti da ogni parte d’Italia, tutti diplomati e con una conoscenza base della lingua inglese. La metà di loro, inoltre, è in possesso di un diploma di Laurea Triennale, Specialistica o Magistrale.
Alla prima domanda, quattro partecipanti su venti hanno scelto la prima opzione, cinque la seconda e undici la terza, sottolineando la sfiducia nel futuro che i giovani Italiani nutrono nella prospettiva di costruire la loro vita nel nostro Paese.
Alla seconda domanda, otto partecipanti su venti hanno scelto la prima opzione, nove la seconda e solo tre la terza, evidenziando la volontà di essere ottimisti anche di fronte alle difficoltà che si incontrano trasferendosi in un Paese straniero.
Alla terza e ultima domanda, otto partecipanti su venti hanno scelto la prima opzione, sette la seconda e cinque la terza, mostrando chiaramente che la maggioranza di coloro che decidono di allontanarsi dall’Italia scelgono, poi, di continuare a costruirsi un futuro all’estero, che si tratti di Londra o di altre parti del Mondo.
Alla domanda aperta nella quale abbiamo chiesto ai nostri amici e lettori di raccontarci un aneddoto della loro vita a Londra, continuando a rimanere anonimi, sono emerse storie meravigliose, divertenti e toccanti al tempo stesso, che hanno evidenziato alla perfezione il grande estro italiano. Dalle disavventure coi coinquilini provenienti da ogni parte del Mondo, a chi si è trovato alla guida della sua auto aziendale dal lato sbagliato della carreggiata, passando attraverso chi ha avuto l’onore di servire un drink a Paul McCartney o di cucinare la cena a Elton John, gli Italiani a Londra ne hanno fatte davvero di tutti i colori, dimostrandosi perfino dei leali sudditi di Sua Maestà!

La crescente voglia di migrare di molti giovani meritevoli e di talento deve davvero far riflettere tutte le nostre autorità. Quella che, un tempo, era la cosiddetta fuga dei cervelli, oggi è sfiducia sempre più diffusa verso sistemi logori, che sta facendo aumentare a dismisura il desiderio di partire, anche verso mete ben più lontane di Londra. In questo modo rischiamo di essere tutti vittime e carnefici, in balia di flussi migratori incontrollabili e poco fruttuosi. Allo stesso tempo, tuttavia, sono tanti i giovani che decidono di partire e poi, costretti dalla necessità, si ritrovano a fare all’estero le stesse esperienze lavorative poco gratificanti che spesso hanno snobbato in Italia. Insomma, partire, lasciando la propria terra è sempre una scelta coraggiosa, ma, alle volte, come ci hanno raccontato alcuni dei nostri intervistati, lo è altrettanto rimanere e cercare di migliorare le cose dove siamo nati e cresciuti, restando sempre e comunque noi stessi.