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domenica 13 marzo 2016

Barbara Impat: emigranti, istruzioni per l’uso tra integrazione e disintegrazione


Il tuo Paese natio ha poco da offrirti e sogni un futuro altrove? Prepara la valigia, fai un biglietto di sola andata e inizia a pianificare la tua vita all’estero. Facile a dirsi, ma concretamente quanti ci riescono nel lungo periodo? All’inizio, a causa dei tanti problemi pratici coi quali si scontra chi decide di espatriare, si fa poco caso a ciò che comporta emotivamente la prospettiva di trascorrere tutta la propria vita in un altro Paese. “Via da qui”, di Barbara Impat, scrittrice di grande talento e traduttrice naturalizzata in Provenza da oltre un decennio, non è certo un manuale pratico per districarsi tra le noie burocratiche di chi sta progettando una vita lontano dall’Italia, ma un’intensa raccolta autopubblicata di emozioni, sensazioni e sentimenti che molti, tra coloro che hanno scelto di espatriare, hanno provato almeno una volta nel corso della loro esperienza di migranti. Ventuno racconti brevi su sogni e paure, illusioni e disillusioni di chi ha sperimentato il coraggio che occorre per integrarsi senza disintegrarsi, inseguendo le proprie aspirazioni anche a costo di lasciare il proprio Paese, ma senza dimenticare le proprie origini. Una esilarante, quanto amara, selezione di racconti in bilico tra insoddisfazione e nostalgia, realtà e luoghi comuni, incoscienza e tolleranza, che, complice lo stile brioso e accattivante dell’autrice, farà sorridere chi ha già fatto il grande passo, ma anche riflettere più a fondo chi sta cercando il proprio angolino di mondo dove iniziare a sentirsi a casa.


“Via da qui” è un variegato mosaico di storie che raccontano paure, sogni e delusioni di chi ha scelto di emigrare, lasciando il nostro Paese in cerca di realizzazione. Raccontaci la genesi di questo libro: cosa ti ha ispirato durante la stesura? E cosa vuoi comunicare?

Mi ha ispirato la “crisi di mezzo espatrio”, rovinosamente coincisa con quella di mezza età! Più seriamente: all’origine c’è stato quel sentimento di sottile frustrazione che provano - prima o poi - tutti gli italiani all’estero. Quando? Nel momento in cui intuiscono di aver fatto un biglietto di sola andata. Momento seguito da un’altra sconcertante intuizione: quella che il ritorno definitivo in patria potrebbe avvenire solo… in posizione orizzontale! Cosa voglio comunicare? Non saprei. Non c’è un messaggio particolare, parlerei piuttosto di stati d’animo, emozioni che si provano vivendo fuori dall’Italia - come la crisi di identità culturale che ti può colpire quando ti accorgi di sentirti straniero un po’ ovunque, nostalgico di più vite e Paesi allo stesso tempo. Un pasticcio interiore, sicuramente, ma dipinto con ironia, spero.

Quanto c’è di vero nei personaggi e nelle esilaranti, ma, a tratti, toccanti vicende che narri? C’è qualcosa di autobiografico?

Le storie – ci tengo a dirlo – sono tutte inventate. Tuttavia c’è molto, anzi moltissimo di autobiografico nei personaggi. Non a caso, la protagonista di molti racconti (Agata, l’expat imbranata, traduttrice maniacale e tendenzialmente a dieta) somiglia a qualcuno che conosco come le mie tasche. Probabilmente il racconto più autobiografico è Quassù e laggiù (che è anche il titolo del mio Blog), in cui narro il gustoso rientro in patria di un’emigrata che si cambia in aereo per vestirsi “all’italiana”, cercando così di eludere le inevitabili – seppur bonarie - critiche di chi la troverà ingrassata, malvestita e trascurata. Non più italiana, insomma.

Raccontaci la tua esperienza nel self publishing: come sei approdata a questo mondo? Quali sono i pro e i contro?

Mi sono lanciata nel self publishing perché consapevole della difficoltà di farsi pubblicare dalle case editrici. Ho letto vari e-book sull’argomento e devo dire che, a distanza di qualche mese, confermo quanto scritto da molti autori: quando ci si autopubblica, scrivere qualcosa di valido è solo la condizione necessaria per vendere, ma è assolutamente insufficiente se manca una promozione a tamburo battente. Ergo: cercare blog dove farsi intervistare, condividere estratti dell’opera, usare i social in modo assiduo e, aggiungo, spammare un po’ ovunque la propria opera. Un lavoro quotidiano, insomma, che non ho il tempo, né la costanza di fare, purtroppo. Tuttavia, marketing a parte, consiglio vivamente di provare, perché il self publishing è un’esperienza interessantissima. Anche se, rimanga tra di noi, il mio sogno è passare al cartaceo...

Tra le tue attività gestisci un Blog davvero interessante: quali sono le regole d’oro per avere un Blog di successo?

Ti ringrazio! Beh, dipende da cosa intendi per “successo” – il mio è un blog neonato (ha appena un anno) oltre che atipico, perché non tratta gli argomenti classici della vita all’estero – quelli legati alla vita pratico-amministrativa, per intenderci. Insomma: ha un taglio editoriale abbastanza umoristico e scanzonato, che lo rende un “prodotto di nicchia”, per così dire. Comunque, ritornando alla definizione di “blog di successo”, gli ingredienti indispensabili sono: articoli validi (interessanti, innovativi, non troppo brevi e mai scopiazzati da altri blog), stile accattivante e originale; infine – come sopra – un ottimo lavoro di marketing. Se non hai una bella pagina Facebook, non spendi qualche soldino per promuovere sito e pagina, e – soprattutto – non dedichi un paio d’ore al giorno a rispondere ai “fan”, pubblicare post attinenti al blog ed essere presente sui vari social, difficilmente arriverai a raggiungere un vasto pubblico. E credo che il vero successo sia proprio essere letti il più possibile, giusto?

A cosa stai lavorando attualmente? Raccontaci quali sono i tuoi progetti per il futuro.


Attualmente sto scrivendo un romanzo. Visti i ritmi con cui procedo mi sono data una scadenza: dicembre 2020 – che per me è come dire dopodomani! Poi sto leggendo varie cose interessanti sul web marketing – anche per motivi professionali, poiché sono traduttrice e devo aggiornarmi costantemente – e, last, but not least, sto valutando alcune idee di sviluppo professionale per poter tornare in Italia. Anche qui, viste le tempistiche, non credo di concretizzare prima del 2020. Come dicono i francesi: “chi va piano, va sano” – e omettono stranamente l’ultima parte dell’adagio… che sia un presagio? Cara Alessandra, ti ringrazio per l’intervista. Un saluto al gusto lavanda dalla Provenza!

venerdì 31 luglio 2015

Laura Schiavini: Amore, Yoga e tanto Divertimento


Mimì è una giovane psicologa in cerca di lavoro che, come tutti, subisce la crisi economica e si ritrova costretta ad accettare una collaborazione temporanea con un’azienda che concede prestiti, in attesa di tempi migliori. Mimì è un ragazza semplice, intelligente e così sensibile da avere l’abilità di capire istintivamente se qualcuno le sta mentendo, ma in una routine piena di preoccupazioni questa capacità non sempre le è utile. Per distrarsi dallo stress di una vita quotidiana che sembra scarseggiare di prospettive, Mimì, incalzata dall’amica Franca, si iscrive a un corso di Yoga e conosce l’affascinante e magnetico insegnante Swami, col quale scocca una scintilla tutt’altro che mistica. Quando, a complicare la situazione, ci si metterà anche Enrico, il capo di Mimì, bello e presuntuoso, il precario equilibrio della ragazza sarà messo a dura prova da emozioni del tutto inaspettate, costringendola a fare una scelta tra due uomini e due vite che non potrebbero essere più diverse.
Tra una posizione di yoga e un battibecco di lavoro, Laura Schiavini ci cattura col suo nuovo libro, “Tutta colpa dello yoga”, edito da Newton Compton e appena arrivato sugli scaffali delle nostre librerie, replicando il successo di “A qualcuno piace dolce” e “Quando il marito è in vacanza”.
“Tutta colpa dello yoga” è un romanzo che si divora letteralmente: ironico, brillante, divertente e profondamente attuale, tanto per l’energia dei personaggi, quanto per la vivacità dei dialoghi, che confermano il talento di un’autrice che ha il dono di incuriosire e intrattenere con uno stile semplice e spassoso. Un libro imperdibile, comico e romantico, ideale per chi ama le storie d’amore, senza mai rinunciare ai sogni e all’ironia.
   

Amore, ironia e yoga quanto basta: ecco gli ingredienti del tuo nuovo libro “Tutta colpa dello yoga”, edito da Newton Compton. Raccontaci la genesi di questo romanzo: cosa ti ha ispirato durante la stesura?

Mi piaceva l’idea di questa ragazza con un dono: la capacità istintiva di capire se qualcuno mente. Confesso di aver tratto spunto dalla fiction “Lie to me” anche se la protagonista, pur essendo una psicologa, è lontana anni luce dal dottor Lightman. Il resto è cresciuto piano piano intorno a Mimì, dall’ambientazione tutta triestina ai personaggi secondari. Per Swami, il maestro di yoga, ed Enrico, ho tratto ispirazione dalla realtà, romanzandola. Inoltre, avendo praticato yoga per molti anni, è stato stimolante poterne parlare dal mio punto di vista.     

Da dove nasce la tua esigenza di scrivere? Che autrice sei: segui l’ispirazione a qualunque ora del giorno o hai un metodo collaudato al quale non puoi rinunciare?

L’esigenza di scrivere l’ho sempre avuta, ma per molti anni non l’ho messa in pratica. Diciamo che mi piaceva raccontarmi le storie che inventavo. Ho sempre letto molto e a un certo punto è scattato qualcosa che mi ha spinto a provarci. Prima con dei racconti, che mi sono stati subito pubblicati da una rivista e poi cimentandomi con il mio primo romanzo. Che giace ancora nell’archivio del mio computer. Difficilmente il primo romanzo, a meno che uno non sia un genio, è destinato a vedere la luce. Bisogna lavorare molto, provare e riprovare, affinare la tecnica e il mestiere. Perché alla fin fine è di questo che si tratta: di mestiere. 
L’ispirazione, per quanto mi riguarda, a parte rare eccezioni, non mi fulmina all’improvviso. In genere parte da un’idea, che poi elaboro mentalmente. Se funziona la metto in pratica, altrimenti la lascio andare. Ho sempre avuto difficoltà a scrivere le scalette, ci sono riuscita solo con “A qualcuno piace dolce”, un romanzo che mi ha dato molte soddisfazioni. Sarà per questo che ha avuto successo?
Quanto al mio metodo, se così si può definire, scrivo in genere al pomeriggio e, se serve, anche di sera. Raramente al mattino.  

Sei riuscita a fare del tuo più grande talento un mestiere: che ostacoli hai incontrato e incontri ancora adesso nel tuo percorso? Cosa significa, al giorno d’oggi, collaborare con un grande Editore?

Gli ostacoli che si incontrano in questo campo sono tanti e a volte sembrano insormontabili. Per contare i rifiuti che ho ricevuto dagli editori non bastano le dieci dita, ma vincere un concorso, pubblicare con le riviste o con qualche piccolo editore che credeva in me, mi ripagava delle delusioni e mi stimolava ad andare avanti. Quando io ho iniziato, arrivare al grande editore era pressoché impossibile. Negli anni seguenti le cose sono cambiate, ma la svolta si è avuta con il self publishing. Una sfida in cui mi sono buttata con entusiasmo. Ho pubblicato “A qualcuno piace dolce” in e book su una piattaforma on line, che lo ha diffuso nei principali store. Il romanzo è salito subito in classifica e Newton Compton mi ha fatto un’offerta per acquisirne i diritti.
Certamente collaborare con un editore importante è tutta un’altra storia. A cominciare dall’editor. Per quanto l’autore sia scrupoloso e attento non ha, non può avere una visione distaccata dell’opera. Gli altri due fattori fondamentali sono la promozione e la distribuzione, che solo un editore importante può garantire. Anche se hai scritto il più bel romanzo del mondo, è difficile che venga letto se non si trova nelle librerie.   

Il rosa è, senza dubbio, la tua dimensione più congeniale: cosa pensi di questo genere? Come mai non passa mai di moda?

A quanto pare, mi riferisco alle recenti statistiche, le donne leggono più degli uomini. Credo che, nonostante l’emancipazione, le donne amino sempre sognare il grande Amore. Quello che arriva metaforicamente sul cavallo bianco a salvarti. A meno che non sia tu a volerlo salvare a ogni costo: ma questa è un’altra, più complessa questione. Certo i costumi cambiano, i gusti si affinano, ma i sentimenti rimangono sempre gli stessi. Inoltre, secondo me, il rosa ha saputo reinventarsi offrendo varie declinazioni sul tema. Basti pensare al chick lit, un genere scacciapensieri che diverte e rilassa.

A cosa stai lavorando attualmente? Raccontaci quali sono i tuoi progetti per il futuro.


Credo che il mio prossimo romanzo sarà un po’ meno scacciapensieri e un po’ più profondo e drammatico. Ma è troppo presto per parlarne.  

venerdì 24 luglio 2015

Linda Bertasi: sulle ali della Storia e della Fantasia


Un passato difficile, una nuova vita al di là dell’Atlantico e il coraggio di un’eroina moderna, in grado superare perfino gli orrori della guerra per realizzare i propri sogni di donna: questi sono gli ingredienti del nuovo romanzo storico di Linda Bertasi, “Il Profumo del Sud”, giunto alla sua seconda edizione e disponibile anche sulle principali piattaforme online. Profonda conoscitrice della letteratura classica e moderna, Linda Bertasi è un’autrice talentuosa e realmente appassionata, oltre che una blogger brillante e sempre attenta alle nuove proposte.
La caratteristica vincente della grande competenza di scrittrice di Linda è la sua naturale capacità di essere versatile e a proprio agio in tanti generi apparentemente incompatibili, dal romanzo storico, al fantasy, senza mai dimenticare l’importanza di sentimenti universali per la sensibilità del lettore, come l’amore, l’amicizia e il coraggio.
I personaggi del suo ultimo libro, in particolar modo Anita, la protagonista del romanzo, e Justin, l’affascinante uomo d’affari che le farà battere il cuore tenendole testa e riuscendo a farla sentire realmente compresa, sono ben delineati e la struttura della storia è solida, credibile e coerente, grazie anche al tanto e tangibile studio preliminare e a uno stile scorrevole, sobrio e descrittivo quanto basta per sentire davvero il profumo delle piantagioni di cotone del Sud degli States.


Raccontaci la genesi del tuo ultimo romanzo “Il Profumo del Sud”, del quale è appena uscita la seconda edizione, con contenuti inediti e la prefazione di Adele Vieri Castellano: cosa ti ha ispirato durante la stesura?

Sono appassionata di storia da sempre, in particolare del periodo relativo alla Guerra di Secessione americana. Ho sempre desiderato utilizzarne l’ambientazione in un mio romanzo e finalmente ho potuto realizzare questo bel sogno. L’input è stata la visione di una rivisitazione di “Emma”, il famoso libro di Jane Austen, autrice che considero da sempre mia Musa. Ho spento la televisione, mi sono seduta al computer e nella mia mente si è affacciata una donna, ferma sul ponte di un piroscafo, che lanciava sguardi nostalgici alla banchina. Il resto è venuto da sé, io la considero sempre una specie di magia: non preventivo nulla, lascio che sia l’ispirazione a condurmi per mano.

La storia d’amore che coinvolge Anita, la protagonista, è il filo conduttore di un romanzo storico molto ben costruito. Quanto tempo ed energie hai dedicato alla ricerca storica e come mai hai deciso di ambientarlo nel Nuovo Mondo ai tempi della Guerra Civile?

Come dicevo prima sono appassiona della Guerra Civile americana. Ho impiegato più di un anno tra ricerche e stesura, tutto quello che il lettore leggerà nel testo è documentato, fatta eccezione per i personaggi e le loro vicissitudini. Ho studiato le rotte marittime, il clima, le culture, i profumi, i piroscafi, le condizioni degli schiavi, l’architettura di allora, persino i nomi hanno una loro attinenza geografica.

Dopo alcuni romanzi pubblicati da Case Editrici, hai deciso di autopubblicarti sfruttando la rete: come mai questa scelta? È ancora possibile oggi, secondo te, fare della scrittura una professione a tempo pieno?

Il sogno di poter diventare una scrittrice a tempo pieno è sempre lì che mi alita sul collo, ma sarà il futuro a decidere. Penso sia possibile sicuramente e moltissime brave autrici ce ne danno prova ogni giorno. L’autopubblicazione trovo sia un giusto compromesso per gli autori che non sono al loro esordio e conoscono già l’editoria e i suoi meccanismi. Oggi come oggi, con l’imperare del digitale e una piattaforma come Amazon, penso sia la soluzione ideale. Certo, se il Self sparisse, non smetterei comunque di scrivere e tornerei agli editori, non so vivere senza scrittura.

Tra le tue attività gestisci un Blog personale in cui dai spazio anche agli autori emergenti: quali sono i tuoi segreti per avere un Blog di successo?

Sono dell’opinione che il successo lo decretano i lettori del Blog, sicuramente un blog puntuale che rispetta le tempistiche e le scadenze e che si impegna a rispondere alle mail, tutte le mail siano esse di autori famosi e non, è fondamentale per la sua rispettabilità. Io mi impegno al massimo in questo e non è sempre facile, non attribuisco molta importanza all’estetica, ma più alla sostanza. Il mio è un blog pulito, semplice, con poche attività ma che so di poter seguire e gestire.

Sei un’autrice molto poliedrica, capace di passare efficacemente da un genere all’altro: a cosa stai lavorando attualmente? Raccontaci quali sono i tuoi progetti per il futuro.


In autunno vorrei riuscire a pubblicare il mio paranormal-fantasy “L’erede di Tahira”, anch’esso in seconda edizione. Poi lavorerò a due progetti storici che mi impegneranno tantissimo. Fatemi gli auguri!

www.lindabertasi.blogspot.it

martedì 5 maggio 2015

Corinne Savarese: l’Ironia fa bene all’Amore


Cara Corinne Savarese, noi ti amiamo! Per dirla parafrasando il titolo di uno dei tuoi libri più letti. E Corinne ci ricambia decisamente! Brillante, ironica, e scrittrice di grande talento: i suoi libri sono amati dalle donne di tutte le età e non solo. Anche il pubblico maschile la apprezza per il suo senso dell’umorismo e la capacità di calarsi perfino nei panni di lor signori, con la giusta dose di sarcasmo. È un’acuta osservatrice della realtà di tutti i giorni ed è proprio questo che ci piace di più: saper ridere delle piccole sventure quotidiane è una grande qualità, soprattutto se c’è di mezzo Cupido, e saper far sorridere scrivendo di situazioni in cui chiunque potrebbe ritrovarsi catapultato è davvero esilarante. Ma cosa bolle in pentola? Quali nuove avventure all’insegna del vero amore ha in serbo per noi? Sarà la stessa Corinne a raccontarcelo, svelandoci qual è il suo segreto per farci sognare a occhi aperti.

Da mesi sei indiscussa regina nelle classifiche rosa dei principali portali di letteratura digitale, ma facciamo un passo indietro: da dove nasce l’urgenza di scrivere? Che autrice sei e quando ti sei resa conto che questa passione sarebbe diventata un mestiere?

Ciao Alessandra. Prima di tutto permettimi di ringraziarti per questo tuo invito e la possibilità di parlare di me nel tuo blog. È un piacere e un onore.
Ho iniziato a scrivere poco più di due anni fa, come bisogno di esprimermi. Era un momento particolare della mia vita in cui ho sentito la necessità di esternare ciò che avevo dentro e così ho scritto un’autobiografia, che ovviamente rimarrà per sempre nel mio cassetto. Finita quella mi son resa conto che mi mancava scrivere e soprattutto, rileggendola, ho realizzato che avevo una vena ironica che usavo per affrontare anche i fatti più ostili. Mettevo ironia in tutto e mi sono stupita di me stessa, perché non mi sono mai reputata una persona di quelle capaci di intrattenere, anzi. Non so raccontare barzellette, evito di fare battute perché sono timida e penso sempre di non far ridere… ecco. È stata una sorpresa per me scoprire questo lato, molto nascosto, evidentemente.
J
Mi piace guardare il mondo, ciò che mi circonda, osservare le persone, i loro comportamenti, cosa li spinge a fare quello che fanno. Mi piace raccontare i personaggi, oltre alle storie. Analizzarli nel profondo. Dargli un’immagine a tuttotondo. I rapporti umani sono quello che prediligo nelle mie scritture. Infatti i miei libri sono principalmente questo. Cara cognata, ti odio! e Finché suocera non ci separi sono i miei primi due libri, pubblicati in self. Con loro sono stata notata e contattata poi per scrivere per la mia attuale Casa Editrice. Non ho mai realizzato, effettivamente, fino almeno alla fine del terzo libro, che ce l’avrei fatta. Che questo poteva davvero essere il mio lavoro. Sai, con quattro bambini non è semplice. Faccio moltissimi sacrifici. Scrivo di notte, fino a quando sveglio la famiglia per la colazione e poi affronto la giornata come una normale mamma.

Raccontaci la tua esperienza nel self publishing: come sei approdata a questo mondo? E, dopo il tuo grandioso successo con una grande Casa Editrice come Rizzoli, quali sono i pro e i contro di questi universi paralleli?

Essendo una divoratrice seriale di libri ero entrata in contatto con un’autrice self italiana per farle i complimenti dato che ho apprezzato molto la sua storia. Lei mi ha raccontato di come aveva pubblicato in self. Per me era una cosa assolutamente nuova, non sapevo ci si potesse pubblicare senza una Casa Editrice alle spalle. Mi ha dato la scintilla e il coraggio per buttarmi, nonostante mio marito fossero anni che ci provava. A volte semplicemente non è il momento giusto, altre, è proprio quello perfetto. Così ho iniziato a scrivere, senza grandi aspettative. Io ci ho provato, mi son buttata senza sapere minimamente che mondo fosse questo. Adesso mi darei dell’incosciente. Sono stata una kamikaze! Con il secondo romanzo, Finché suocera non ci separi, avevo già capito un po’ le dinamiche ed è stato più semplice. Nel frattempo ero stata contattata da una grande e importante agenzia letteraria per essere rappresentata da loro. Proprio poco prima dell’uscita del secondo romanzo è iniziata anche l’avventura con Rizzoli. Ero terrorizzata di non essere all’altezza. Il peso delle aspettative gravava sulle mie spalle, insieme a tutti i sacrifici fatti per scrivere il primo romanzo per loro, il mio terzo: (Es)Senza di te. La trama era deliziosa, per me. L’avevo nel cuore. Scriverlo è stato davvero faticoso perché i tempi erano ristrettissimi. Lavoravo tutte le notti dalla sera all’alba e di giorno revisionavo. Ero sfinita, ma sono stata felicissima di com’è andata. Poco dopo ho immediatamente dovuto mettermi sul quarto, senza respiro, Una Str… Ega sotto l’albero.
I pro e i contro tra self e Casa Editrice… è un tema spinoso e controverso, molto discusso. Sicuramente da ex self ero viziata ad avere un controllo totale sulle mie pubblicazioni: dal testo, alla copertina, al titolo e alle vendite. Con una Casa Editrice ci si affida a loro, si deve aver fiducia completa che faranno del tuo romanzo un ottimo lavoro, che lo renderanno appetibile. Non è stato facile per me, che sono un’amante dei titoli spumeggianti, quasi aggressivi, cedere questo ad altri, così come le copertine, che per i self avevo curato personalmente. Infatti Cara cognata, ti odio è stata fatta da una cara amica e collega, decisa insieme (Marie Albes), mentre per Finché suocera non ci separi è stata fatta proprio da me e da mio marito. Non sono una persona che vuole apparire tra la folla, ma mi piace che le mie copertine lo siano.
Le voglio colorate, che gridino “Guardami! Mi vuoi! Non puoi cedere. Toccami, annusami, prendimi!”, con Rizzoli ho dovuto lasciar andare tutto questo e, credimi, è stato davvero molto difficile. Così come tutta l’organizzazione dietro al battage pubblicitario prima della pubblicazione. Sono una persona precisissima e vorrei fare sempre tutto in maniera perfetta, con i miei tempi. Ecco, qui ho rischiato il collasso. Non avevo potere su nulla, non potevo organizzare niente. Ero completamente impotente. Dovevo solo aspettare. Però, nonostante tutto, non tornerei indietro. Sono felice e orgogliosa della strada che ho fatto, perché l’ho fatta con tanto sacrificio.

L’amore non passa mai di moda: i tuoi romanzi sembrano essere in grado di annullare le differenze generazionali, passando dalle madri alle figlie. Il rosa è, senza dubbio, la tua dimensione più congeniale: cosa pensi di questo genere? A cosa è dovuto tanto successo e a che esigenze risponde secondo te?

Ma… come ho detto nella prima domanda non mi sarei mai aspettata tutto questo, sono partita così, perché sentivo di farlo, ma senza sapere cosa aspettarmi. Mi piace scrivere di storie di vita vera, portate un po’ al paradosso e soprattutto situazioni in cui ognuna di noi possa ritrovarsi. La serie “Cara, ti odio” è nata proprio per questo. Perché ognuna si ritrovasse nella protagonista, vittima di una cognata impossibile, o nella nuora vessata e tormentata dalla suocera. Ce ne saranno altri a seguire di questa serie, che non voglio assolutamente abbandonare, ma per il momento dovranno attendere. Credo sia per questo che sia le madri, che le figlie mi hanno letta. Certo, qualcuna potrà essersi rivista nell’antagonista e di conseguenza chiamata in causa… ecco, forse a quelle non devono essere piaciuti più di tanto!
Il genere rosa fa sognare ogni donna, rimanendo al tempo stesso legato alla realtà. È questo che fa del genere un genere amato. Le donne vogliono poter sognare, sapendo comunque che potrebbe accadere davvero. Si è così sempre di corsa: la famiglia, il lavoro, i trasferimenti casa/ufficio/casa – spesa – posta – o vattelapesca, che alla sera vogliamo qualcosa che rilassi la mente, che avvolga le nostre membra stanche e ci scaldi il cuore. Questo è il romance!

Per saper scrivere bene occorre, certamente, leggere tanto: che libro c’è sul tuo comodino? E se, come autrice, potessi appropriarti del romanzo scritto da una collega, quale sarebbe?

Sicuramente leggo tanto. In certi periodi sono arrivata a un libro al giorno e se ci penso è un po’ un peccato, calcolando quello che ci vuole per scriverlo. Sul mio comodino c’è Charlotte Brontë “Jane Eyre” il mio libro preferito in assoluto. Mi ricorda la mia infanzia, quando l’ho letto per la prima volta in prima media. Ogni volta che sento il titolo mi ritrovo bambina, e avverto dentro il calore delle emozioni che mi diede allora, le sensazioni, e subito sto così bene. È meraviglioso quello che un libro può fare anche a distanza di così tanti anni, non trovi? Ovviamente a seguire viene Jane Austen, con Orgoglio e Pregiudizio, l’Abbazia di Northanger, Emma e gli altri…
Se potessi appropriarmi di un libro di una collega? Non ci ho mai pensato, però spesso, mentre leggo, penso “Oddio, questa sì che sa scrivere, mica come me! Io non arriverò mai a questi livelli. Ma che scrivo a fare?” e allora è meglio non pensarci, prima di essere tentata di appendere la penna al chiodo. J

Quanto c’è di vero nei personaggi e nelle esilaranti vicende che racconti? Cosa ti ispira maggiormente? Svelaci qualche progetto per il futuro.

Di vero, in genere, nulla. Preferisco ispirarmi ai caratteri. Diciamo che mi piace pensare al carattere di una persona e su questo, costruire la storia, inventare quello che farebbe una persona in base a com’è, le sue reazioni. La psicologia ha una grande parte nei miei libri.
A volte mi basta un’immagine perché nasca una trama nuova. Oppure una frase che mi colpisce. Come dicevo amo i titoli e quasi sempre intitolo ogni cosa nella mia vita. Questo mi fa sorridere, è come se dessi titoli a tutto, come se fossi una giornalista che deve intitolare un articolo. E allora magari mi colpisce uno di questi titoli che dico, così per gioco, e via: il libro è già scritto nella mia mente in un batter d’ali.
Progetti per il futuro… attualmente sto scrivendo due romanzi contemporaneamente, di generi diametralmente opposti. Sto sperimentando un genere molto diverso dal mio solito, è una scommessa con me stessa che mi terrorizza, ma io amo le sfide, amo spingermi sempre oltre. Anzi, spesso mi butto proprio in qualcosa che mi spaventa, per dimostrare a me stessa che posso farcela. Ho bisogno di questa adrenalina nella mia vita, altrimenti così piatta. Cosa assurda, vero? Quattro figli e una vita piatta. Non ci crede nessuno, finché non capisce che io non sono solo una mamma, ma anche una donna. Ed è quello che voglio sentirmi, sempre!
Oltre a questi due romanzi, partecipo a un progetto a più mani con altri colleghi. È una cosa nuova per me e divertente. Speriamo ne esca qualcosa di interessante.

Altra cosa nuova, che mi elettrizza, è un altro progetto, che sta prendendo piede ultimamente, è una nuova sceneggiatura che stiamo iniziando io e un’altra collega, per una serie. Sono davvero entusiasta all’idea di ampliare i miei orizzonti a questo nuovo esperimento. Il tema… ironia a tutto campo, amore e segreti!

Corinne Savarese