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mercoledì 13 giugno 2018

“Bridget Jones. Un amore di ragazzo” di Helen Fielding. Il romanzo che ha ispirato “Bridget Jones’s baby”



A chi non è mai capitato di ritrovarsi in una imbarazzante situazione alla Bridget Jones? E chi di noi donne, almeno una volta nella vita, non ha tenuto un diario, provando a emulare l’eroina inglese, alla quale sembra succedere proprio di tutto? L’abbiamo lasciata, ormai qualche anno fa, felice e pazzamente innamorata del suo Mark Darcy, dopo pagine e pagine di risate, passate tra strategie per accalappiare l’uomo perfetto, l’incessante lotta ai chili di troppo e la scelta delle mutandine giuste per ogni occasione, e l’abbiamo recentemente ritrovata in tutte le librerie e poi in tutti i cinema alle prese con nuove e spassosissime avventure dai risvolti davvero inaspettati. Ma andiamo con ordine.
In “Bridget Jones. Un amore di ragazzo”, edito da Rizzoli, la scrittrice Helen Fielding infatti, vera pioniera del chick lit, ha sconvolto i milioni di fans in tutto il mondo con una mossa davvero audace: Bridget è di nuovo sola e nel modo peggiore possibile, è rimasta vedova e con due figli piccoli, Billy e Mabel. Lo sconcerto è stato grande, me ne rendo conto, ma, ragazze, dobbiamo farci coraggio!
Anche io sono stata tentata di chiudere il libro e di lanciarlo disgustata contro il muro, ma non l’ho fatto, e non solo perché lo stavo leggendo sul mio affezionato lettore, in versione e-book. A Bridget bisogna sempre concedere una possibilità. E Bridget, infatti, non mi ha delusa neppure stavolta.


Alle soglie dei cinquanta, disperata, depressa e con due figli piccoli, Bridget è la stessa pasticciona di sempre, che ne combina una al minuto, manda a fuoco la cucina per fare le salsicce, fa mille buoni propositi e poi non ne mantiene nemmeno uno, e ha un pessimo rapporto con la tecnologia, dal telecomando della TV, allo smartphone di ultima generazione. Dopo un lungo periodo di lutto però, la nostra amata Jones decide di darsi una mossa: si mette a dieta e finalmente riesce a perdere tutti i chili di troppo, smette definitivamente di fumare e si iscrive a Twitter, lasciandosi prendere dal vortice dei Social Network. Circondata dagli amici di sempre, Tom, Jude, Talitha e Daniel, il solito marpione che al cinema era stato interpretato da Hugh Grant, e ora è il padrino di Billy e Mabel, ma non sembra essere cambiato più di tanto, Bridget cerca di essere una madre migliore possibile per i suoi figli e, nello stesso tempo, decide di tentare una nuova carriera come sceneggiatrice di soggetti cinematografici, riscoprendo il talento per la scrittura.
Il risultato è una miscela esplosiva di esilaranti episodi di vita quotidiana, tra il comico e il grottesco, che vi faranno ridere a crepapelle e vi strapperanno anche qualche lacrima, facendovi spesso riflettere su voi stesse e sul vostro modo di affrontare il futuro anche nelle difficoltà.


Gli spunti di critica ironica verso la nostra routine giornaliera sono sempre più acuti e spassosi, pagina dopo pagina: lo scorrere del tempo, la capacità di superare le avversità più imprevedibili, lo sforzo di essere buoni genitori, alle prese con una scuola sempre più esigente e con giochi elettronici di ogni tipo, che sembrano venir fuori come funghi dopo la pioggia e, last, but not least, la volontà di coltivare la propria femminilità, cercando di non cedere troppo agli stereotipi o ai sensi di colpa o, magari, a qualche bottiglia di vino. Brigdet è tutto questo e molto di più. È uno specchio della donna di oggi, fragile e spesso disorientata, ma coraggiosa e incosciente quanto basta per sopravvivere a qualsiasi cosa. Ed ecco che la nostra inarrestabile beniamina si barcamena tra improbabili appuntamenti, un toy boy davvero travolgente di nome Roxster, imbarazzanti avventure, tra sbronze e pidocchi, e i sempre più numerosi scontri con un arrogante, quanto affascinante, insegnante di Billy, Mr. Wallaker.
Questo libro scorre che è una bellezza, frizzante e divertente, non deludendoci nemmeno nel finale, che potrebbe essere, addirittura, l’inizio di nuove avventure che, ancora una volta, non sapremo lasciarci sfuggire.


Non molto tempo dopo l’uscita del romanzo, i cinefili appassionati di sequel hanno iniziato a scalpitare in attesa di capire come si sarebbero sviluppate sullo schermo le avventure della Jones interpretata da Renée Zellweger. La trama di “Bridget Jones’s baby” è decisamente diversa da quella del romanzo e vede la nostra eroina, ormai più adulta, che, dopo ave rotto con Mark Darcy, immancabile e sempre più affascinante Colin Firth, si butta sul lavoro di produttrice e conosce Jack, uno spericolato americano che ha il sorriso irresistibile di Patrick Dempsey, e intreccia con lui una relazione. Dopo poco Bridget scopre di essere incinta, ma non sa chi dei due uomini della sua vita sia il padre del bambino. Questo è solo l’inizio di una gravidanza davvero esilarante, complice anche una spassosa ginecologa interpretata da Emma Thompson, verso un epilogo in cui non si può far altro che seguire il cuore. Insomma, neppure la Fielding, che ha firmato il soggetto del film e poi un nuovo romanzo sotto forma di diario che segue le vicende della pellicola, “Bridget Jones’s baby. I diari”, edito da Rizzoli, sembra aver avuto il coraggio di far fuori il nostro amato Darcy-Firth, colonna portante di quella che anche al cinema si sta trasformando in una vera e propria serie. Chissà cosa riserverà il futuro per Bridget e per la sua nuova famiglia…


venerdì 23 dicembre 2016

Rujada Atzori: un vulcano di scrittrice!


Provate a immaginare la forza inarrestabile della fantasia e della creatività di uno scrittore di talento. Questa energia ha nome, cognome e un gran senso dell’umorismo: si tratta di Rujada Atzori, una giovane autrice che, con la sua sottile ironia e le sue irresistibili trame d’amore, ha conquistato ormai centinaia di lettrici e lettori, grazie anche al passaparola sul Web e sui Social Network.
Classe 1990 e origini sarde, Rujada ha scoperto la passione per la scrittura da giovanissima e ha deciso di dedicarvisi con quello slancio speciale, fatto di impegno e incoscienza, che preclude ai grandi successi.
Dal self publishing, che le ha permesso di farsi notare per le sue capacità di narratrice, ha ottenuto numerose collaborazioni con medi e grandi editori, come la Butterfly Edizioni, per la quale è un’autrice di punta, e Rizzoli You Feel, e ha instaurato profonde amicizie con molte colleghe autrici, che sono sfociate in vari progetti a quattro mani, per la gioia di lettrici e lettori. Ciò che colpisce di Rujada Atzori, oltre allo stile frizzante e ironico e ai personaggi impossibili da dimenticare, è l’incredibile inesauribilità delle storie da raccontare, sempre originali e creative, ma, allo stesso tempo, costruite con l’accortezza di un’autrice di esperienza e inglobate in strutture narrative di magistrale precisione.
Inarrestabile, proprio come un vulcano, la capacità di Rujada dedicarsi a più progetti contemporaneamente le garantisce una continuità e una prolificità che fanno invidia ai grandi autori professionisti e le assicurano un ruolo di primo piano tra le scrittrici più seguite della nuova generazione, soprattutto sul Web. Insomma, quando esce una nuova storia di Rujada Atzori, non passa mia inosservata!  



Dal self publishing, alla grande editoria con Rizzoli, passando per la Butterfly Edzioni, la casa editrice per la quale hai pubblicato numerosi best sellers: che autrice sei? Ti lasci trasportare dall’ispirazione in ogni momento possibile, o hai un metodo collaudato al quale non puoi rinunciare?

Innanzitutto grazie mille per questa intervista! Che autrice sono? In realtà non lo so, tendo al genere ironico, ma perché mi viene spontaneo pensare, dire e scrivere in questo modo, visto che in primis sono così: amo ridere e ho sempre la battuta pronta.
Non ho nessun metodo: penso alla trama, la scrivo e poi inizio la stesura, infatti ho una marea di file sul mio computer, alcune storie scritte a metà, altre concluse e altre ancora da rivedere.


Quando e da dove nasce la tua esigenza di scrivere? È ancora possibile oggi, secondo te, fare della scrittura un mestiere a tempo pieno? Tu come ti barcameni tra le varie collaborazioni che porti avanti con tanta soddisfazione?

La voglia di scrivere nasce nel 2011. Si tratta di una storia che ancora non ho pubblicato e non so quando lo farò, visto che in parte è vera. È stata 2quella storia” e la mia fervida fantasia ad avvicinarmi al mondo della scrittura.
Sarebbe davvero bello poter dedicare il mio tempo solo ed esclusivamente alla scrittura e fare della mia passione anche un mestiere a tempo pieno, ma è impossibile…
Come mi barcameno? Bella domanda… Quando scrivo qualcosa a quattro mani, ci passiamo il file su Facebook, scriviamo capitoli alterni e, ogni volta che mi arriva nuovo materiale, apro il documento e scrivo, lasciandomi trasportare! Spesso scrivo più storie contemporaneamente: una un giorno, una un altro giorno, o, se necessario, anche entrambe nello stesso giorno. Detto così sembra impossibile, ma non lo è!



L’amore non passa mai di moda e il rosa è, senza dubbio, la tua dimensione più congeniale, in tutte le sue sfaccettature. Cosa pensi di questo genere: a cosa è dovuto tanto successo e a quali bisogni dei lettori risponde?

Io penso che il rosa andrà sempre alla grande, perché noi donne siamo sognatrici. Ammetto che io adoro anche i thriller, soprattutto quelli psicologici, però il rosa è il rosa e venderà sempre, le classifiche parlano chiaro.


Quanto c’è di vero nei personaggi e nelle esilaranti vicende che racconti? Come delinei, in generale, trame e protagonisti? Hai autori di riferimento che hanno contribuito alla tua formazione di autrice? Svelaci qualche tuo segreto…

Di vero? Oltre alla gatta psycho-killer di “Una sorpresa per te”, c’è il mio carattere, il modo di parlare delle protagoniste dei libri, i pensieri, i gesti…
Come ho scritto prima, butto giù la trama, cerco di avere in mente il finale, altrimenti non riesco a scrivere, poi i personaggi si creano da soli, anche perché io inizialmente pianifico alcuni personaggi principali, ma poi se ne aggiungono sempre altri: un amico, un’amica, l’antipatico della situazione, l’antagonista e così via.
Una delle mie autrici di riferimento è Bianca Cataldi che continuerò a citare, perché la sua scrittura mi fa sciogliere il cuore ogni volta che leggo un suo libro. Leggo anche la Hoover e tante altre che adoro, più o meno famose.
Quali sono i miei segreti? Eh, eh… se te li dicessi, poi dovrei ucciderti!



A cosa stai lavorando attualmente? Raccontaci quali sono i tuoi programmi per il futuro.


Sono troppi! Oltre a quelli che sto scrivendo per conto mio, ci sono i libri con Vanessa Vescera, ne è appena uscito uno, “Quel bacio inaspettato” (La serie degli imprevisti) che è il primissimo, poi c’è quello con Antonella Maggio, “Conquistami se ci riesci” e un altro per me molto importante, ma non svelerò con chi lo sto scrivendo, “Remember”, il mio primo thriller.




domenica 18 settembre 2016

Antonella Maggio: come sono diventata Scrittrice


Come si diventa scrittori al giorno d’oggi? Quali sono gli ostacoli che deve superare un autore emergente in un contesto editoriale sempre più diviso tra il cartaceo e il digitale? E il talento che ruolo occupa in questa interminabile partita a scacchi governata dalla fortuna? Abbiamo rivolto queste e molte altre domane ad Antonella Maggio, una scrittrice ormai affermata e molto apprezzata per il suo stile fresco e i suoi intrecci briosi, nei quali è facile immedesimarsi, soprattutto per i lettori più curiosi ed esigenti.
Non è da tutti gli autori confidare apertamente i segreti del loro successo, raccontando qual è stato il loro percorso, dai primi passi come emergenti, alle soddisfazioni derivanti dalle pubblicazioni sempre più numerose, ma Antonella Maggio si è confessata senza riserve, con la semplicità e la modestia che ancora la caratterizzano, nonostante il cammino fatto. Come in ogni mestiere, anche nella scrittura ciò che conta sono gli incontri, catalizzatori di sinergie in grado di far germogliare i frutti delle collaborazioni nate dall’impegno e dalla dedizione verso i lettori. A tal proposito, come sottolinea Antonella, la fiducia e la cooperazione tra autore ed editore sono fondamentali per lavorare serenamente. In particolare l’incontro con Argeta Brozi, fondatrice e Direttrice Editoriale della Butterfly Edizioni, è stato fondamentale per Antonella, soprattutto perché entrambe hanno saputo imparare l’una dall’altra, dando vita, oltre a una collaborazione lunga e fruttuosa, anche a una sincera amicizia.
Oltre a essere una delle autrici di punta della Butterfly Edizioni, Antonella Maggio scrive per molte altre case editrici, tra cui Rizzoli, per la collana Youfeel, un progetto interamente digitale che ha contribuito a lanciare con successo sul mercato dei big molti nuovi autori e che le ha permesso di mettersi alla prova nella collaborazione con molti editori dalle esigenze differenti: i primi passi di una carriera che, non abbiamo dubbi, sarà lunga e ricca di soddisfazioni.   

Quando e da dove nasce la tua esigenza di scrivere? Che scrittrice sei: segui l’ispirazione in qualunque momento della giornata o hai un metodo ben preciso al quale non puoi rinunciare?

Per prima cosa ringrazio Alessandra e il suo Blog per avermi ospitato, per me è davvero un onore. Sorrido quando leggo “la tua esigenza di scrivere”. Queste parole sintetizzano tutto alla perfezione, perché in realtà è proprio così, per me scrivere è diventato un bisogno primario, come quando da bambini si pensa al futuro e con convinzione si afferma di voler fare, ad esempio, l’astronauta. Io sognavo di fare altro, mi ci vedevo a scrivere un libro, ma credevo si trattasse di uno di quei sogni che il tempo ti fa dimenticare, invece, con la scrittura, ho trovato il mio posto nel mondo e se per una ragione qualsiasi non posso mettere nero su bianco le mie idee, vado nel panico, ma, nonostante tutto, non amo molto definirmi “scrittrice”. Mi piace semplicemente scrivere, assecondare la mia ispirazione, che arriva sempre nei momenti meno opportuni, o prendere in carico le trame che qualche volta mi affida Argeta Brozi, la mia editrice, senza seguire un metodo, lascio fare al mio istinto. 


Raccontaci il tuo percorso di autrice, dagli inizi a oggi: qual è il segreto del tuo successo? Svelaci qualche tuo segreto…


Ho scritto il mio primo romanzo oltre otto anni fa, ma il mio vero esordio è “Profumo d’amore a New York”, edito da Butterfly Edizioni. Fino a un anno fa non sapevo come muovermi, come pubblicizzarmi e propormi ai lettori o sul vasto mercato editoriale. Se oggi posso vantare una piccola cerchia di lettori è solo grazie alla mia casa editrice che ha saputo darmi tanto. Il segreto del mio successo è che non ci sono segreti! Mi sono semplicemente affidata a una casa editrice che non conoscevo, ma mi ispirava tanta fiducia ed è nato uno splendido rapporto di collaborazione. Ecco, la collaborazione è tutto, lavorare insieme per raggiungere un obiettivo comune non è solo un modo di dire. Io cerco di metterlo in pratica ogni giorno.



È ancora possibile oggi, secondo te, fare della scrittura un mestiere a tempo pieno? Cosa significa collaborare con diversi Editori? Dai un suggerimento a un giovane come te che volesse seguire le tue orme.

Partiamo dal presupposto che in una nazione dove i lettori scarseggiano, diventa impossibile vivere di scrittura e farne un mestiere. Io ho avuto la fortuna/sfortuna di ritrovarmi senza lavoro per problemi di salute e ho riempito il mio tempo con storie e parole. Oggi sono qui, mi piace quello che faccio, riesco ancora a dedicare tutto il mio tempo alla scrittura e spero di continuare in questo modo. Al momento collaboro con tre editori, in ordine Butterfly Edizioni, Les Flaneurs Edizioni e da pochissimo anche Rizzoli per la collana digitale Youfeel. Ognuno di loro mi ha dato tanto, mi spronano a fare meglio, a continuare a mettermi in gioco e, come ho già detto prima, adoro la collaborazione. L’unico suggerimento che posso dare a chi, come me, ama scrivere è quello di restare sempre con i piedi per terra, umili e non sentirsi mai arrivati per non perdere il piacere vero della scrittura.


Per saper scrivere bene occorre, certamente, leggere tanto: che generi e quali autori prediligi? Che libro c’è sul tuo comodino?


Io, infatti, mi reputo prima lettrice e solo dopo amante della scrittura. Le mie letture sono per lo più leggere, perché quando stringo un libro tra le mani, ho voglia di sognare, di vivere mille vite diverse, visitare posti nuovi per mano dei protagonisti e questo non toglie che anche una lettura meno impegnativa possa poi insegnarci qualcosa di nuovo. Per i generi vado un po’ a periodi, così come per gli autori. Questo, ad esempio, è il mio periodo romance al quale alterno qualche classico, perché solo ora, lontano dagli anni di studio, ne riesco ad apprezzare la bellezza e il senso. Sul mio comodino ci sono tanti libri incastrati come al gioco del Tetris e sono i cartacei delle mie colleghe e amiche che stimo tanto.

A cosa stai lavorando attualmente? Raccontaci quali sono i tuoi programmi per il futuro.

Al momento sto terminando l’editing di tre romanzi che usciranno con le mie rispettive case editrici. Inoltre scrivo a quattro mani con due mie colleghe scrittrici e, anche se a rilento a rilento, procedo con una nuova storia che spero possa regalare nuove forti emozioni. Non so se si è capito, ma ne ho per le lunghe con la scrittura e le trame non fanno altro che moltiplicarsi…








sabato 26 marzo 2016

Lorena Bianchi: quando l’amore è più prezioso dell’oro


Esiste qualcosa di più prezioso dell’oro? Fiamma è convinta dell’eternità dell’oro, tanto quanto dell’immortalità dei sentimenti. È una fanciulla giovane, coraggiosa e piena di talento. Fiamma è cresciuta in fretta imparando con curiosità, insieme all’apprendista Menico, il mestiere del padre, Messer Vincenzo Giraldini, uno degli orafi più ricercati della Capitale. Ma, come tutte le donne di Bottega, il suo percorso è più tortuoso di quello degli uomini che la circondano, nonostante la sua abilità. Quando i committenti iniziano a prediligere i gioielli raffinati ed eleganti di Benvenuto Cellini, Fiamma decide di recarsi proprio nella sua Bottega, per apprendere tutti i suoi segreti, ma non immagina che ad attenderla ci sia proprio il destino. È negli occhi verdi di Lorenzo de Luna, giovane orafo prediletto da Cellini, che Fiamma trova il gioiello più prezioso, vedendo sbocciare la propria femminilità, senza inibizioni. La passione che li unisce è travolgente, ma si interrompe bruscamente. Così Fiamma si ritrova sola, ancora una volta costretta a reinventarsi nel ricordo del suo grande amore e accanto al compagno più fedele che abbia mai avuto: l’oro che continua a forgiare con perizia e entusiasmo, giorno dopo giorno.
“Il Profumo dell’Oro”, di Lorena Bianchi, edito da Rizzoli, è molto più di una emozionante storia d’amore tra due anime inquiete, come quelle di Fiamma e Lorenzo. Si tratta infatti di un romanzo storico che ricostruisce in modo meticoloso la fastosa Roma della metà del Cinquecento, divisa tra i capricci del Papato e la severità dell’Impero. La capacità con cui Lorena Bianchi ci restituisce l’atmosfera vibrante e competitiva delle botteghe orafe del tempo, un mestiere che è una vera e propria arte anche oggi, fatta di estro e sensibilità verso il materiale forgiato, è sorprendente tanto quanto la credibilità dei personaggi, sia storici, sia di fantasia. I dialoghi sono impreziositi da un linguaggio che sembra portarci davvero indietro nel tempo, così come le descrizioni, puntuali, ma mai artefatte e arricchite da suggestioni che rendono la lettura una vera e propria esperienza sensoriale. Un romanzo delicato e coinvolgente, per chi desidera lasciarsi travolgere dalla forza dei veri sentimenti, più preziosi di qualsiasi gioiello.


L’oro è eterno, proprio come l’amore: questa è la principale convinzione di Fiamma, la giovane orafa protagonista di “Il Profumo dell’Oro”, Rizzoli. Raccontaci la genesi di questo romanzo: cosa ti ha ispirato durante la stesura? Cosa vuoi comunicare?

Amo molto l’arte e la storia, e l’oro è il metallo che accompagna l’uomo fin dai tempi più antichi. L’arte orafa è sempre presente anche nella nostra vita: si pensi al dono per celebrare la nascita di un bambino o agli anniversari, ai regali tra innamorati e agli anelli di fidanzamento. I gioielli non sono solo ornamenti, ma esprimono la personalità di chi li indossa e i sentimenti di chi ha voluto farne un dono. L’oro è dolce, malleabile e duttile, ma anche inalterabile e indistruttibile: profondamente femminile, con la sua bellezza, la sua forza e la sua capacità di trasformarsi. È nata così l’idea dell’oro e di una giovane donna, capace di svelare i suoi segreti, di fondere nel metallo prezioso ricordi e sentimenti.

Non solo una travolgente storia d’amore, ma anche un emozionante romanzo storico dalla ricostruzione precisa e accurata. Quanto tempo hai dedicato alla ricerca e qual è stato il tuo primo approccio al mondo dell’oreficeria e delle pietre preziose della Roma di Benvenuto Cellini?

La ricerca storica è una fase fondamentale del lavoro, per me tra le più divertenti: inizia molto prima che abbia anche solo un’idea della trama e non termina mai. Benvenuto Cellini ci ha lasciato un’autobiografia che si legge come un romanzo: era un artista geniale e un mascalzone incorreggibile e nelle sue pagine si assapora quella Roma da Dolce Vita ferocemente distrutta dal Sacco del 1527.

Chi è Fiamma, la protagonista del tuo libro e quanto c’è di vero nelle vicende che la coinvolgono? Come la definiresti e, in generale, come delinei i personaggi dei tuoi romanzi, tra storia e fantasia?

Fiamma è vicinissima a noi donne di oggi nel suo desiderio di affermarsi nel mondo, nell’amore che prova per gli uomini della sua vita, nel modo in cui affronta le avversità senza arrendersi mai. È appassionata, intelligente e coraggiosa. Non accetta schemi prestabiliti da altri e sa che dovrà sempre dimostrarsi più scaltra e abile di qualunque uomo. I miei personaggi sono figli dell’epoca in cui vivono, ma sono convinta che le emozioni e i sentimenti siano immutabili e universali, indipendentemente dal tempo e dallo spazio.

Da dove nasce la tua esigenza di scrivere? Che autrice sei e quando ti sei resa conto che questa grande passione sarebbe potuta diventare un mestiere?

Per me scrivere è come innamorarsi. Provo l’emozione di incontrare i personaggi per la prima volta e voglio sapere tutto di loro. A volte è un colpo di fulmine, altre volte è una storia che mi cresce accanto, si allontana e poi ritorna e non posso più lasciarla andare. Sento la mancanza dei personaggi quando sono lontano dal manoscritto e sono molto gelosa del tempo che dedico alla stesura di un romanzo. È un amore passionale, che non considero affatto un mestiere: è qualcosa che sento e che sono.

A cosa stai lavorando attualmente? Svelaci quali sono i tuoi progetti per il futuro.


Ho in mente tantissime trame! Ma non posso svelarvi nulla di nuovo, per il momento. Spero di cuore di avere sempre la fortuna di poterle condividere con i miei meravigliosi lettori.


giovedì 17 marzo 2016

Roberto Genovesi: i segreti della scrittura 2.0


Ogni storia ha il proprio linguaggio. Anche un romanzo, se decodificato nel modo giusto, rivela di essere ben più di ortografia, sintassi e suggestione. In un momento di grande cambiamento del mondo dell’Editoria come quello che stiamo vivendo, chiunque desideri diventare uno scrittore deve abituarsi all’idea che non ci sono più i lettori di una volta. E non è affatto un modo di dire. Cosa si aspettano, dunque, i lettori 2.0? Quelli cresciuti a merendine e videogiochi, per intenderci, in grado, ormai, di utilizzare lo smartphone ben prima di imparare l’alfabeto? A queste e a molte altre domande ha risposto Roberto Genovesi, giornalista, sceneggiatore, autore televisivo e scrittore di romanzi storici e non solo, in grado di entusiasmare, grazie al suo stile ammaliante e alle sue tecniche innovative, generazioni sempre nuove di lettori. Esperto di videogiochi e Docente di Teoria e Tecnica dei linguaggi interattivi e cross-mediali in varie Università, Roberto Genovesi riesce non solo a far vivere i suoi personaggi anche fuori dalle pagine dei libri, ma anche e soprattutto a far entrare i lettori nella storia. Che si tratti di Roma Imperiale, Germania Nazista o Londra Vittoriana, la lettura di uno dei romanzi di Genovesi è emozionante proprio come un viaggio, coinvolgente come un videogame e avvincente come una serie TV. A comporre questa miscela di grande efficacia, oltre alle storie interessanti e ai personaggi credibili, contribuisce una struttura solida, costruita con grande attenzione, che ha nella semplicità delle descrizioni e nell’immediatezza dei dialoghi le sue colonne portanti, sfruttando la potenza narrativa di alcune tecniche che rendono il ritmo sempre più incalzante, come continui cambi di punto di vista, molti simili agli stacchi di un’inquadratura in una fiction TV. E così, pagina dopo pagina, un libro non solo si divora, ma sembra proprio di vederlo, una scena dopo l’altra, senza rinunciare al piacere della lettura di testi di grande qualità. A tutto ciò bisogna aggiungere l’impatto social che ogni nuovo libro di Genovesi ha, grazie alla grande attenzione dell’autore per questi nuovi mezzi di comunicazione, in grado di rendere virale ogni contenuto. I Tweet e le pagine Facebook dedicate a ogni romanzo, infatti, ne allungano sorprendentemente la vita, attraverso la condivisione di foto, citazioni e talvolta perfino di capitoli aggiuntivi che coinvolgono anche i lettori più esigenti, i quali necessitano di stimoli sempre nuovi. Del resto la creatività è la vera anima della scrittura, anche e soprattutto nell’era digitale.   

Dall’Antica Roma, alla Germania della Seconda Guerra Mondiale, passando per la Terrasanta delle Crociate e la Londra di fine Ottocento, chi legge i tuoi romanzi ha la fortuna di viaggiare nel tempo e nello spazio. Tu che scrittore sei: segui l’ispirazione in qualunque momento della giornata o hai un metodo ben preciso dal quale non puoi prescindere?

Le idee per un romanzo o per una storia, più in generale, arrivano sempre quando meno te l’aspetti. Anzi, se ti metti seduto alla scrivania con l’intento di creare, è il momento in cui non viene fuori niente. Spesso le idee migliori arrivano dalla metabolizzazione di immagini, letture, eventi accaduti anche molto tempo prima che sedimentano e poi, filtrate dalle esperienze personali, si trasformano in un plot. Il lavoro più importante a monte della stesura di un romanzo o di una sceneggiatura è quello di capire se ciò che stai inventando è davvero originale e se valga la pena di raccontarlo. Scrivere rimasticature non ha senso e non è rispettoso per i lettori. La creazione di un romanzo, per quanto mi riguarda, si sviluppa in tre fasi. La prima è quella della raccolta della documentazione storica. La seconda è quella della scrittura di uno storyboard nel quale viene delineata tutta la storia a grandi linee e i suoi passaggi dettagliati con indicazione di tempi e location. A quel punto il grosso del lavoro è fatto. La terza fase, quella della scrittura del testo è la più semplice e consequenziale rispetto alle prime due.

La maggior parte delle tue storie possono essere lette a tutte le età: qual è il tuo segreto per riuscire a coinvolgere tanto efficacemente anche un pubblico di giovani adulti? E come riesci a conciliare tutto ciò con le esigenze dei lettori più grandi?

Io cerco di scrivere storie che abbiano diversi livelli di lettura, ognuno dedicato a una fascia d’età diversa, ma in linea di massima convergenti verso il target medio dei miei lettori che è quello dei giovani adulti. Non sottovaluto la maturità dei ragazzi che oggi, anche grazie alla frequentazione dei videogiochi, è molto più importante di quella dei loro coetanei delle generazioni passate. Non puoi rappresentare il male se non metti in evidenza il suo potere e le conseguenze delle sue azioni. Se edulcorassi le mie storie i lettori si sentirebbero presi in giro.

È ancora possibile oggi, secondo te, fare della scrittura una professione a tempo pieno? Che consiglio daresti a chi, come te, volesse intraprendere questo percorso?

Una risposta per volta. Alla prima domanda rispondo che la situazione del mercato dell’editoria è sotto gli occhi di tutti, ma è anche vero che i romanzi per bambini e ragazzi sono quelli che soffrono meno di questa situazione. Io dico che non è solo questione di crisi ma anche di come si approccia il lavoro di scrittura. Uno scrittore dovrebbe essere sempre in grado di rimettere in discussione il suo stile e i contenuti delle sue storie. La professione di autore non può essere un lavoro monotono e monotematico. Quelli che dicono: “Io scrivo così e scrivo da sempre queste storie, ma purtroppo è il mercato che ci penalizza tutti,” non hanno capito la bestia con la quale hanno a che fare. I lettori di oggi non sono quelli di cinque o dieci anni fa. Senza scomodare troppo l’abusato termine di ‘nativi digitali’, dobbiamo immaginare che il potenziale lettore di oggi si aspetta qualcosa di diverso da un romanzo. Il lettore, abituato a interagire con il racconto tramite i videogiochi, abituato a comporre la storia attraverso i fumetti, abituato a correre dietro alla storia attraverso i ritmi delle fiction televisive di ultima generazione, si aspetta qualcosa di più di un racconto didascalico, ma esige un’esperienza multisensoriale nuova. Se questa capacità creativa non è nelle corde dell’autore è inutile scomodare il destino cinico e baro o fantomatici lettori ignoranti e superficiali. Per farsi capire da qualcuno che parla una lingua diversa, nuova bisogna scrivere usando quella lingua e tutti i suoi parametri. Ci troviamo di fronte ad una progressiva mutazione genetica dei linguaggi e non si torna più indietro.
E veniamo ai consigli. Per imparare a scrivere bisogna prima di tutto imparare a leggere. E questo non significa semplicemente riconoscere i vocaboli e il loro significato, ma riuscire a comprendere la magia che si nasconde dietro al racconto. Bisogna lasciarsi stupire. Solo provando direttamente lo stupore si è in grado di riprodurlo. Leggere molto, possibilmente autori che prediligano stili diversi, sperimentali, innovativi e poi scrivere. Provare e riprovare, non accontentarsi della prima stesura, non fidarsi delle stroncature ma nemmeno dei grandi elogi. Ma soprattutto, non cedere agli editori a pagamento. Non è importante pubblicare subito ma pubblicare qualcosa che poi resti. Molti grandissimi autori hanno scritto solo uno o due romanzi nella loro vita e molti grandissimi autori sono stati regolarmente rifiutati dalle case editrici prima di pubblicare qualcosa. Di fronte a un rifiuto non bisogna abbattersi o cedere alle lusinghe di chi ti dice che sei bravo perché punta al portafogli. Gli editor delle case editrici per cui io lavoro sono molto competenti e non è vero che i manoscritti inviati finiscono nel cestino. Alle elementari avevo un’insegnante di italiano che un giorno mi disse che tutto avrei potuto fare da grande, tranne che il giornalista e lo scrittore. Le due professioni che poi ho finito per fare per vivere. Probabilmente a quei tempi aveva ragione lei, ma io presi il suo parere come una sfida e probabilmente dovrei ringraziala per ciò che mi disse allora.

Per saper scrivere bene occorre, certamente, leggere tanto: che libro c’è sul tuo comodino? E se, come autore, potessi appropriarti del romanzo scritto da un collega del passato, quale sarebbe?

La mia esperienza quotidiana con la creatività altrui è multimediale. Leggo anche fino a cinque romanzi contemporaneamente ma allo stesso tempo leggo fumetti, divoro serie tv – anche in questo caso più di una alla volta – mi lascio coinvolgere in giochi di ruolo online. Cerco sempre di cogliere gli elementi comuni di questi tipi di scrittura apparentemente diversi, ma sempre più convergenti. Quanto alla appropriazione non parlerei tanto di titoli quanto di stili. Io adoro Michael Moorcock, Tim Willocks, David Foster Wallace, Murakami Haruki e, più in generale, tutti quegli autori che fanno della struttura della narrazione l’architrave che rende le loro storie inimitabili e ti fanno capire che solo nel modo che loro hanno scelto per raccontarle potevano essere effettivamente raccontate. E poi due colonne portanti come José Saramago e Marcel Proust che stanno lì in alto, dove nessuno può raggiungerli. Figuriamoci io.

A cosa stai lavorando attualmente? Ci sono nuovi libri in arrivo? Raccontaci quali sono i tuoi progetti per il futuro.


È in uscita l’intera saga della Legio Occulta in unico volume. Inoltre sto portando avanti due progetti diversi. Un romanzo thriller di ambientazione storica moderna e una nuova saga ambientata nella Roma di Traiano nella quale sovrappongo ad un impianto storico rigoroso la mia consueta visione allucinata e distorta dei fatti realmente accaduti. Collocarla in un filone storico horror sarebbe eccessivo, ma le suggestioni fantastiche per uno come me che viene dalla narrativa di genere sono inevitabili. Il primo volume della trilogia uscirà prima dell’estate 2016 per Newton Compton che è il mio editore per i romanzi storici. Gli altri due a cadenza regolare nei mesi successivi.



www.robertogenovesi.com



sabato 13 giugno 2015

Giulio Perrone: un editore approdato alla scrittura


Tutti scrivono e nessuno legge. Lo ripetiamo talmente tanto, che sembra diventato un proverbio. Una di quelle frasi fatte come si stava meglio quando si stava peggio. La realtà è che per scrivere è necessario, prima di tutto, leggere. Bisogna, inoltre, avere qualcosa da comunicare e possedere la capacità di farlo in modo efficace. Siamo quindi lieti di poter dire che, quando c’è il talento, ben venga che sia messo su carta e pubblicato a beneficio di tutti, come nel caso di Giulio Perrone. Editore di professione da oltre dieci anni, da quando ha fondato la casa editrice che porta il suo nome, oggi Giulio Perrone è anche scrittore emergente. Il suo primo libro, il thriller “L’esatto contrario”, edito da Rizzoli, sta ottenendo un grande successo di pubblico e il motivo è uno solo: è davvero un buon romanzo. Pulito, scorrevole, credibile, tanto nell’intreccio, quanto nella costruzione dei personaggi. Attuale nei temi, appassionante nello svolgimento e con un finale sorprendente. Nella carriera di Giulio Perrone editoria e scrittura procedono su binari paralleli, professioni affini, ma che, per portare frutti, non devono incontrarsi e proseguire il loro viaggio separatamente. Due navi di una flotta vincente che procede a vele spiegate e della quale tutti noi ci auguriamo di essere spettatori appassionati ancora per lungo tempo.


A dieci anni dalla fondazione della Casa Editrice che porta il tuo nome hai scritto e pubblicato il tuo primo romanzo con uno dei colossi dell’editoria italiana. Ma ti senti più editore o scrittore? E perché?

Penso di essere prima di tutto un editore perché adoro l'emozione che dà scoprire un autore, pubblicarlo, cercare di farlo conoscere al pubblico. Credo inoltre che i due percorsi, seppur vicini, debbano necessariamente viaggiare in parallelo. La scrittura è un'altra grande passione che spero di poter portare avanti nel tempo, soprattutto se questo libro porterà i risultati sperati.

Tra l’avvento dell’ebook e la diminuzione costante del numero dei lettori, cosa sta accadendo all’editoria nel nostro Paese? Che difficoltà affronti quotidianamente in qualità di editore?

Il problema, credo, non è assolutamente quello dell'avvento dell'ebook, semmai questa cosa rappresenta un'alternativa e un'opportunità per i lettori e per le case editrici. Sono invece d'accordo che sia necessario fare qualcosa per i lettori, non solo quelli forti, ma soprattutto quelli che si possono guadagnare nelle nuove generazioni. Scuola da una parte e università dall'altra devono tornare ad essere momenti fondamentali in cui cercare di far divampare la passione per la lettura.

Raccontaci la genesi del tuo romanzo: da dove nasce l’esigenza di scrivere? E come mai proprio un thriller?

Tutto nasce dalla voglia di raccontare una storia, quella di Riccardo, che rappresenta come non mai la mia generazione e che si troverà, un po' per caso, un po' per sfortuna, al centro di un intricato mistero, una storia che viene dal passato e lo tocca da vicino. Da questo punto di vista credo che la trama noir fosse la più adatta per raccontare questo personaggio e anche per poter in qualche modo riflettere la realtà che ci circonda.

Se lo domanderanno in tanti: come mai un editore di esperienza come te ha deciso di affidarsi alla concorrenza per pubblicare il suo primo libro? Raccontaci cosa stai imparando da questa esperienza.

Ho fatto la scelta più giusta, cioè quella di affidarmi alla selezione e poi alla pubblicazione da parte di un altro editore. In caso contrario avrei saltato un passaggio fondamentale che è quello di trovare un editore che creda nel mio lavoro. E qui ritorno a quanto dicevo prima. Scrittura ed editoria viaggiano in parallelo ma senza mai incontrarsi. Quello che sto imparando è sicuramente ad essere più indulgente verso i miei autori perché solo passando dall'altra parte della barricata si capisce come possa essere emozionante e coinvolgente l'esperienza della pubblicazione di un proprio libro.

Parlaci dei tuoi progetti per il futuro: stai già lavorando a un nuovo romanzo? Puoi svelarci di cosa si tratta?


Per il momento mi sto concentrando solo sulla promozione di questo, perché, purtroppo o per fortuna, un'occasione futura dipende naturalmente dai riscontri che otterrà questo libro. Non ti nascondo che delle idee ci sono e che a breve spero di potermi confrontare di nuovo con la parte creativa di questo bellissimo lavoro che è fare o scrivere libri.

martedì 5 maggio 2015

Corinne Savarese: l’Ironia fa bene all’Amore


Cara Corinne Savarese, noi ti amiamo! Per dirla parafrasando il titolo di uno dei tuoi libri più letti. E Corinne ci ricambia decisamente! Brillante, ironica, e scrittrice di grande talento: i suoi libri sono amati dalle donne di tutte le età e non solo. Anche il pubblico maschile la apprezza per il suo senso dell’umorismo e la capacità di calarsi perfino nei panni di lor signori, con la giusta dose di sarcasmo. È un’acuta osservatrice della realtà di tutti i giorni ed è proprio questo che ci piace di più: saper ridere delle piccole sventure quotidiane è una grande qualità, soprattutto se c’è di mezzo Cupido, e saper far sorridere scrivendo di situazioni in cui chiunque potrebbe ritrovarsi catapultato è davvero esilarante. Ma cosa bolle in pentola? Quali nuove avventure all’insegna del vero amore ha in serbo per noi? Sarà la stessa Corinne a raccontarcelo, svelandoci qual è il suo segreto per farci sognare a occhi aperti.

Da mesi sei indiscussa regina nelle classifiche rosa dei principali portali di letteratura digitale, ma facciamo un passo indietro: da dove nasce l’urgenza di scrivere? Che autrice sei e quando ti sei resa conto che questa passione sarebbe diventata un mestiere?

Ciao Alessandra. Prima di tutto permettimi di ringraziarti per questo tuo invito e la possibilità di parlare di me nel tuo blog. È un piacere e un onore.
Ho iniziato a scrivere poco più di due anni fa, come bisogno di esprimermi. Era un momento particolare della mia vita in cui ho sentito la necessità di esternare ciò che avevo dentro e così ho scritto un’autobiografia, che ovviamente rimarrà per sempre nel mio cassetto. Finita quella mi son resa conto che mi mancava scrivere e soprattutto, rileggendola, ho realizzato che avevo una vena ironica che usavo per affrontare anche i fatti più ostili. Mettevo ironia in tutto e mi sono stupita di me stessa, perché non mi sono mai reputata una persona di quelle capaci di intrattenere, anzi. Non so raccontare barzellette, evito di fare battute perché sono timida e penso sempre di non far ridere… ecco. È stata una sorpresa per me scoprire questo lato, molto nascosto, evidentemente.
J
Mi piace guardare il mondo, ciò che mi circonda, osservare le persone, i loro comportamenti, cosa li spinge a fare quello che fanno. Mi piace raccontare i personaggi, oltre alle storie. Analizzarli nel profondo. Dargli un’immagine a tuttotondo. I rapporti umani sono quello che prediligo nelle mie scritture. Infatti i miei libri sono principalmente questo. Cara cognata, ti odio! e Finché suocera non ci separi sono i miei primi due libri, pubblicati in self. Con loro sono stata notata e contattata poi per scrivere per la mia attuale Casa Editrice. Non ho mai realizzato, effettivamente, fino almeno alla fine del terzo libro, che ce l’avrei fatta. Che questo poteva davvero essere il mio lavoro. Sai, con quattro bambini non è semplice. Faccio moltissimi sacrifici. Scrivo di notte, fino a quando sveglio la famiglia per la colazione e poi affronto la giornata come una normale mamma.

Raccontaci la tua esperienza nel self publishing: come sei approdata a questo mondo? E, dopo il tuo grandioso successo con una grande Casa Editrice come Rizzoli, quali sono i pro e i contro di questi universi paralleli?

Essendo una divoratrice seriale di libri ero entrata in contatto con un’autrice self italiana per farle i complimenti dato che ho apprezzato molto la sua storia. Lei mi ha raccontato di come aveva pubblicato in self. Per me era una cosa assolutamente nuova, non sapevo ci si potesse pubblicare senza una Casa Editrice alle spalle. Mi ha dato la scintilla e il coraggio per buttarmi, nonostante mio marito fossero anni che ci provava. A volte semplicemente non è il momento giusto, altre, è proprio quello perfetto. Così ho iniziato a scrivere, senza grandi aspettative. Io ci ho provato, mi son buttata senza sapere minimamente che mondo fosse questo. Adesso mi darei dell’incosciente. Sono stata una kamikaze! Con il secondo romanzo, Finché suocera non ci separi, avevo già capito un po’ le dinamiche ed è stato più semplice. Nel frattempo ero stata contattata da una grande e importante agenzia letteraria per essere rappresentata da loro. Proprio poco prima dell’uscita del secondo romanzo è iniziata anche l’avventura con Rizzoli. Ero terrorizzata di non essere all’altezza. Il peso delle aspettative gravava sulle mie spalle, insieme a tutti i sacrifici fatti per scrivere il primo romanzo per loro, il mio terzo: (Es)Senza di te. La trama era deliziosa, per me. L’avevo nel cuore. Scriverlo è stato davvero faticoso perché i tempi erano ristrettissimi. Lavoravo tutte le notti dalla sera all’alba e di giorno revisionavo. Ero sfinita, ma sono stata felicissima di com’è andata. Poco dopo ho immediatamente dovuto mettermi sul quarto, senza respiro, Una Str… Ega sotto l’albero.
I pro e i contro tra self e Casa Editrice… è un tema spinoso e controverso, molto discusso. Sicuramente da ex self ero viziata ad avere un controllo totale sulle mie pubblicazioni: dal testo, alla copertina, al titolo e alle vendite. Con una Casa Editrice ci si affida a loro, si deve aver fiducia completa che faranno del tuo romanzo un ottimo lavoro, che lo renderanno appetibile. Non è stato facile per me, che sono un’amante dei titoli spumeggianti, quasi aggressivi, cedere questo ad altri, così come le copertine, che per i self avevo curato personalmente. Infatti Cara cognata, ti odio è stata fatta da una cara amica e collega, decisa insieme (Marie Albes), mentre per Finché suocera non ci separi è stata fatta proprio da me e da mio marito. Non sono una persona che vuole apparire tra la folla, ma mi piace che le mie copertine lo siano.
Le voglio colorate, che gridino “Guardami! Mi vuoi! Non puoi cedere. Toccami, annusami, prendimi!”, con Rizzoli ho dovuto lasciar andare tutto questo e, credimi, è stato davvero molto difficile. Così come tutta l’organizzazione dietro al battage pubblicitario prima della pubblicazione. Sono una persona precisissima e vorrei fare sempre tutto in maniera perfetta, con i miei tempi. Ecco, qui ho rischiato il collasso. Non avevo potere su nulla, non potevo organizzare niente. Ero completamente impotente. Dovevo solo aspettare. Però, nonostante tutto, non tornerei indietro. Sono felice e orgogliosa della strada che ho fatto, perché l’ho fatta con tanto sacrificio.

L’amore non passa mai di moda: i tuoi romanzi sembrano essere in grado di annullare le differenze generazionali, passando dalle madri alle figlie. Il rosa è, senza dubbio, la tua dimensione più congeniale: cosa pensi di questo genere? A cosa è dovuto tanto successo e a che esigenze risponde secondo te?

Ma… come ho detto nella prima domanda non mi sarei mai aspettata tutto questo, sono partita così, perché sentivo di farlo, ma senza sapere cosa aspettarmi. Mi piace scrivere di storie di vita vera, portate un po’ al paradosso e soprattutto situazioni in cui ognuna di noi possa ritrovarsi. La serie “Cara, ti odio” è nata proprio per questo. Perché ognuna si ritrovasse nella protagonista, vittima di una cognata impossibile, o nella nuora vessata e tormentata dalla suocera. Ce ne saranno altri a seguire di questa serie, che non voglio assolutamente abbandonare, ma per il momento dovranno attendere. Credo sia per questo che sia le madri, che le figlie mi hanno letta. Certo, qualcuna potrà essersi rivista nell’antagonista e di conseguenza chiamata in causa… ecco, forse a quelle non devono essere piaciuti più di tanto!
Il genere rosa fa sognare ogni donna, rimanendo al tempo stesso legato alla realtà. È questo che fa del genere un genere amato. Le donne vogliono poter sognare, sapendo comunque che potrebbe accadere davvero. Si è così sempre di corsa: la famiglia, il lavoro, i trasferimenti casa/ufficio/casa – spesa – posta – o vattelapesca, che alla sera vogliamo qualcosa che rilassi la mente, che avvolga le nostre membra stanche e ci scaldi il cuore. Questo è il romance!

Per saper scrivere bene occorre, certamente, leggere tanto: che libro c’è sul tuo comodino? E se, come autrice, potessi appropriarti del romanzo scritto da una collega, quale sarebbe?

Sicuramente leggo tanto. In certi periodi sono arrivata a un libro al giorno e se ci penso è un po’ un peccato, calcolando quello che ci vuole per scriverlo. Sul mio comodino c’è Charlotte Brontë “Jane Eyre” il mio libro preferito in assoluto. Mi ricorda la mia infanzia, quando l’ho letto per la prima volta in prima media. Ogni volta che sento il titolo mi ritrovo bambina, e avverto dentro il calore delle emozioni che mi diede allora, le sensazioni, e subito sto così bene. È meraviglioso quello che un libro può fare anche a distanza di così tanti anni, non trovi? Ovviamente a seguire viene Jane Austen, con Orgoglio e Pregiudizio, l’Abbazia di Northanger, Emma e gli altri…
Se potessi appropriarmi di un libro di una collega? Non ci ho mai pensato, però spesso, mentre leggo, penso “Oddio, questa sì che sa scrivere, mica come me! Io non arriverò mai a questi livelli. Ma che scrivo a fare?” e allora è meglio non pensarci, prima di essere tentata di appendere la penna al chiodo. J

Quanto c’è di vero nei personaggi e nelle esilaranti vicende che racconti? Cosa ti ispira maggiormente? Svelaci qualche progetto per il futuro.

Di vero, in genere, nulla. Preferisco ispirarmi ai caratteri. Diciamo che mi piace pensare al carattere di una persona e su questo, costruire la storia, inventare quello che farebbe una persona in base a com’è, le sue reazioni. La psicologia ha una grande parte nei miei libri.
A volte mi basta un’immagine perché nasca una trama nuova. Oppure una frase che mi colpisce. Come dicevo amo i titoli e quasi sempre intitolo ogni cosa nella mia vita. Questo mi fa sorridere, è come se dessi titoli a tutto, come se fossi una giornalista che deve intitolare un articolo. E allora magari mi colpisce uno di questi titoli che dico, così per gioco, e via: il libro è già scritto nella mia mente in un batter d’ali.
Progetti per il futuro… attualmente sto scrivendo due romanzi contemporaneamente, di generi diametralmente opposti. Sto sperimentando un genere molto diverso dal mio solito, è una scommessa con me stessa che mi terrorizza, ma io amo le sfide, amo spingermi sempre oltre. Anzi, spesso mi butto proprio in qualcosa che mi spaventa, per dimostrare a me stessa che posso farcela. Ho bisogno di questa adrenalina nella mia vita, altrimenti così piatta. Cosa assurda, vero? Quattro figli e una vita piatta. Non ci crede nessuno, finché non capisce che io non sono solo una mamma, ma anche una donna. Ed è quello che voglio sentirmi, sempre!
Oltre a questi due romanzi, partecipo a un progetto a più mani con altri colleghi. È una cosa nuova per me e divertente. Speriamo ne esca qualcosa di interessante.

Altra cosa nuova, che mi elettrizza, è un altro progetto, che sta prendendo piede ultimamente, è una nuova sceneggiatura che stiamo iniziando io e un’altra collega, per una serie. Sono davvero entusiasta all’idea di ampliare i miei orizzonti a questo nuovo esperimento. Il tema… ironia a tutto campo, amore e segreti!

Corinne Savarese