Visualizzazione post con etichetta Newton & Compton. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Newton & Compton. Mostra tutti i post

venerdì 13 luglio 2018

“L’assassino della porta accanto” di Manuela Dicati. Romantic Suspense Made in Italy



Michela Bellani, una talentuosa Chef che gestisce un piccolo ristorante nel cuore di Firenze, assieme all’amica Chiara, si è appena trasferita nel suo nuovo appartamento. Una notte qualcuno si introduce furtivamente in casa sua, ma il tempestivo intervento di Gabriele Vittori, affascinante Ispettore di Polizia e dirimpettaio di Michela, riesce a mettere in fuga l’intruso. La ragazza sporge denuncia, ma quello strano episodio sembra essere solo il primo di una serie di sfortunati eventi che mettono in pericolo l’incolumità stessa di Michela. Possibile che si tratti solo di coincidenze? Nel frattempo lo scontroso e irritante Ispettore ha fatto breccia nel cuore della giovane Chef: riusciranno i due a far luce sul misterioso disegno che condiziona le loro vite, proteggendo il sentimento che li unisce? Bisogna dirlo: non sono molte le autrici italiane che si cimentano efficacemente nel cosiddetto romantic suspense, un genere molto in voga oltreoceano, che unisce l’amore e il mistero.
“L’assassino della porta accanto”, edito da Newton Compton, consacra l’autrice, Manuela Dicati, come una nuova e promettente firma del genere.
L’intreccio è piuttosto bilanciato e lo stile, semplice e diretto, fa di questo romanzo una lettura davvero piacevole, soprattutto per coloro che amano il giallo, ma non vogliono rinunciare a un pizzico di sentimento qua e là. La psicologia dei personaggi inizialmente può sembrare ordinaria e mediocre, ma viene sottilmente approfondita nel corso della narrazione, man mano che il mistero mette alla prova i protagonisti, sconvolgendo le loro vite. Le pagine d’azione sono convincenti tanto quanto quelle d’amore e il ritmo è piuttosto incalzante. I colpi di scena e l’ambientazione totalmente italiana, in una grande città d’arte come Firenze, sono i punti di forza di un libro che ci auguriamo sia solo il primo di una lunga serie per un’autrice che, dall’autopubblicazione, è meritatamente approdata alla grande editoria.


martedì 10 luglio 2018

“Un lungo fatale ultimo addio” di Velonero. Un bestseller della rete



Londra, 1819. Valéry Campbell è una giovane di origini nobili, assennata e di rara bellezza che, per mantenersi, fa l’istitutrice in un collegio femminile. Quando, una sera come tante, viene avvertita che suo padre sta finendo di sperperare al gioco ciò che resta della fortuna di famiglia, non esita a raggiungerlo nella bisca di Lady Venom, per impedirgli di distruggere per sempre il suo futuro. Sir Arthur Campbell, però, ha già perso tutto e, dopo aver tentato di “cedere” anche la stessa Valéry a Lord David Baxton, un ricco e discusso aristocratico dal passato misterioso, si suicida, sparandosi davanti a tutti. Inizia così “Un lungo fatale ultimo addio”, della scrittrice ligure celata dallo pseudonimo Velonero, un romanzo edito da Newton Compton e precedentemente bestseller nato dal passaparola in rete, approdato alla grande editoria dopo un riuscitissimo tentativo di autopubblicazione.
Da quella fatidica notte il destino di Valéry sembra segnato e la sua reputazione compromessa per sempre. Invaghita del giovane Charles Baxton, nipote del famigerato nobile che ha cercato di “comprarla” e non perde occasione per tentare di sedurla, i trascorsi di Valéry e della sua famiglia le impediscono di coronare il suo sogno d’amore, mettendola in aperto contrasto col cinico e inflessibile Lord Baxton. Ma siamo sicuri che quel che Valéry pensa di lui corrisponda alla realtà? Cosa si nasconde davvero nel cuore del tenebroso Lord David Baxton?
Da Jane Austen, a Louisa May Alcott, passando per le sorelle Brontë, fino a Georgette Heyer e Kathleen Woodwiss, i richiami alle grandi del passato, e non solo, ci sono proprio tutti. Si tratta, allora della solita solfa smielata? Non esattamente! Velonero ha studiato e messo in pratica la lezione alla perfezione, confezionando un romance non troppo originale, visto che segue il canone, ma decisamente piacevole, in cui la ricostruzione storica è accettabile e amore e mistero sono ben dosati. Le descrizioni non sono pesanti e un pizzico di eros e di comprensibile attrito tra i protagonisti rende la storia godibile fino alla fine. Si tratta, dunque, di un romanzo in grado di intrattenere efficacemente dalla prima all’ultima riga, emozionando in alcuni punti, senza tentennamenti nell’intreccio e col pregio di riuscire a valorizzare la coerenza del personaggio di Valéry, che, pur crescendo e maturando come donna, rimane sempre sé stessa: romantica, ironica e intelligente.


giovedì 21 giugno 2018

“Storia Erotica d’Italia” di Cinzia Giorgio. L’Italia è una Repubblica fondata sul piacere



A cosa serve la Storia? Bella domanda, vero? Chissà quante volte ce lo siamo chiesti, da bambini, sui banchi di scuola, forse un po’ confusi e annoiati, tra cronologie, battaglie ed eventi da ricordare. Fortunatamente ormai siamo abbastanza grandi per prenderci una rivincita e iniziare a leggere una Storia d’Italia decisamente insolita grazie a Cinzia Giorgio che, con la sua “Storia Erotica d’Italia”,
edita da Newton & Compton, ci farà vedere le cose da un punto di vista completamente nuovo.
Che le doti amatorie degli Italiani siano leggendarie è risaputo in tutto il Mondo, ma quanto sarà vero che sono così imbattibili? L’autrice non pretende certo di rispondere in modo assoluto a questa domanda, ma compie un’operazione decisamente intelligente: mette da parte le dicerie e affonda il naso nelle fonti storiche, facendo rivivere personaggi che tutti siamo convinti essere stati solo, re, dame, generali, artisti o politici e invece, proprio come noi, spesso sono stati guidati dalle passioni, generando intrighi e scandali che nessuno aveva mai osato raccontare prima.
Così dall’Antica Roma, agli scandali sessuali di Berlusconi e Marrazzo, passando per il Medioevo di Boccaccio, le cortigiane rinascimentali e gli amori ai tempi del Fascismo, pagina dopo pagina, scopriamo una sorprendente Storia di relazioni intrecciate come e, perfino, meglio che in un romanzo, in cui uomini e donne, contribuiscono equamente ad arricchire un quadro assai intrigante.
Lo stile è limpido, scorrevole e accattivante, col chiaro intento di divulgare e far riflettere, non solo attraverso figure chiave, assolutamente esemplari dei periodi storici presi in esame, ma anche grazie a ricostruzioni storiche impeccabili e fondamentali per inquadrare ogni fatto. Un saggio in piena regola, col pregio di riuscire a informare e approfondire, ma tenendo più che alta l’attenzione, quasi come quando si legge un romanzo avvincente e non si vede l’ora di sapere come va a finire.
Deliziosamente evocativo e divertente, sorprendente e mai banale, semplice ma estremamente accurato, questo libro è scritto un’autrice di talento, che è stata in grado di rendere alla portata di tutti, con innata eleganza, un tema spinoso e delicato, con la giusta dose di irriverenza e compostezza, non scivolando mai in facili ovvietà. Del resto dal passato c’è sempre da imparare…


mercoledì 14 marzo 2018

Alessandra Angelini: i miei ‘ragazzacci’ dal cuore tenero



Chi di noi non ha mai desiderato, almeno una volta nella vita, di incontrare il proprio cantante preferito? Quando, poi, si tratta di una band composta da ragazzacci irresistibili che si raccontano, senza riserve, attraverso la musica, il desiderio diventa un vero e proprio sogno a occhi aperti, che si realizza attraverso i romanzi di Alessandra Angelini, editi da Newton Compton. I protagonisti della Bad Attitude Series, infatti, sono proprio i tormentati e ribelli musicisti dei Bad Attitude, ragazzi come tanti che hanno in comune la bruciante passione per la musica, ai quali il destino riserva storie d’amore talvolta tenere, talvolta complicate, con interessanti eroine femminili 3.0.
Dopo il successo di “Non dirgli che ti manca”, inizialmente autopubblicato, la pazienza dei lettori è stata recentemente premiata dall’uscita di “Nati sotto la stessa stella” e, come ci ha svelato la stessa Alessandra Angelini, è già in programma la pubblicazione del terzo capitolo della serie, oltre ad alcune imperdibili novità in formato digitale.
Per Alessandra Angelini, laureata in chimica industriale, ma attualmente autrice molto amata dal pubblico, il passaggio dall’analisi delle molecole, allo studio dei cuori è venuto naturale, tanto quanto la sua predisposizione a raccontare storie in grado di farci volare lontano con la fantasia. Le dinamiche tra i due romanzi finora pubblicati sono differenti: se tra Isabella e il batterista Denis la scintilla è immediata e le peripezie sono molteplici, tra Amelia e il bassista Nico il sentimento sboccia più lentamente da un’amicizia che tortura il musicista pagina dopo pagina.
Aspettando di scoprire cosa accadrà al cuore di Julian, il frontman del gruppo, probabile protagonista del prossimo capitolo della serie, per ingannare il tempo non ci resta che leggere e rileggere le storie che già abbiamo amato così tanto grazie allo stile semplice e leggero di un’autrice che ha ancora molto da dare ai suoi lettori.


Dalla chimica studiata in laboratorio, a quella che si accende tra due innamorati, il passo è stato veramente breve per te, chimica di professione, ma anche autrice di successo, e lo dimostra il clima di grande attesa che c’è stato tra i lettori prima dell’uscita del secondo volume della Bad Attitude Series. Raccontaci la genesi di queste storie: cosa ti ha ispirato durante la stesura? Cosa vuoi comunicare?

Sei troppo buona, mi auguro di non deludere nessuno con questo secondo capitolo della serie dei Bad Attitude. Guardiamo sempre oltreoceano per cercare storie capaci di farci volare lontano con la fantasia. Con questi libri mi auguro di riuscire a raccontare qualcosa in grado di intrattenere i lettori, strappare loro un sorriso e, perché no, farli sognare perché con l’impegno si posso realizzare anche quei sogni che sembravano irraggiungibili. Volevo raccontare le storie di un gruppo di ragazzi che amano, vivono, sbagliano e non hanno paura di ammettere i loro errori. Sono persone come noi, che cercano la felicità e per raggiungerla affrontano le sfide della vita, quelle con il lavoro e la famiglia. Sono persone determinate che si guadagnano una seconda possibilità. Se possibile con questi libri vorrei passare questo messaggio, un messaggio di speranza.

Che autrice sei? Da dove nasce la tua esigenza di scrivere? Segui l’ispirazione in qualunque momento della giornata o hai un metodo collaudato al quale non riesci a rinunciare?

Sono un’autrice istintiva, scrivo quando sento il ‘bisogno’ di raccontare una storia. Purtroppo questo si traduce, tra il lavoro e gli impegni con la famiglia, in tempi di gestazione di ogni libro piuttosto lunghi. Sono una scrittrice che ama i personaggi sfaccettati e le storie tormentate, mi piace inserire storie di fantasia in un contesto reale. Di solito scrivo la sera nella tranquillità del mio soggiorno, sotto lo sguardo vigile del mio gatto. Posso scrivere ovunque, ma non posso fare a meno di una cosa: la musica è la mia compagna, è la mia musa immancabile.



Isabella e Amelia: due moderne eroine alle quali ispirarsi per trovare sempre il coraggio di inseguire i propri sogni. Come le definiresti? In generale, come delinei i personaggi dei tuoi romanzi e le vicende che li coinvolgono?

Isabella e Amelia sono due personaggi molto diversi tra loro, sono due ragazze moderne, hanno grandi aspirazioni e già un bagaglio di esperienze a pesare sulle loro spalle. Isabella è introversa quanto Amelia è comunicativa, vengono da famiglie con estrazioni sociali molto diverse, eppure hanno in comune due cose: la passione per la musica, una band in particolare, e la volontà di non arrendersi mai davanti alle difficoltà. Sono donne di carattere, che è il motivo che me le ha fatte amare, anche quando hanno preso decisioni controverse. Entrambe hanno dei demoni interiori da affrontare: nel caso di Isabella sono legati alla famiglia, per Amelia sono le sue paure. Loro sono due donne forti e fragili allo stesso tempo, protagoniste che decidono di combattere, di mettersi in gioco, per inseguire i loro sogni e la felicità.
Quando costruisco una trama i personaggi sono già delineati nella storia, nella loro evoluzione e nel carattere. I personaggi costituiscono un ‘pacchetto unico’ con la storia, che poi viene arricchita di sfumature e particolari in stesura.

Dal successo sul Web, a una collaborazione collaudata con un grande editore: facciamo un bilancio del tuo percorso d’autrice tra difficoltà e obiettivi raggiunti. Che consigli daresti a un giovane aspirante esordiente? Si può ancora vivere di scrittura oggi?

È ancora presto per me per fare dei bilanci. Ho frequentato il mondo del self publishing solo per qualche mese e sono al mio secondo libro con un grande editore, ho ancora tutto da imparare. Posso però dirti che ogni tappa mi ha insegnato qualcosa, per ora cerco di procedere un passo per volta e migliorare sempre.
Per chi inizia adesso posso solo dire di non mollare mai, di non lasciarsi scoraggiare e ricordare sempre cosa lo ha spinto a scrivere.

A cosa stai lavorando attualmente? Svelaci quali sono i tuoi programmi per il futuro e se già stai lavorando al terzo volume della Bad Attitude Series.

Il terzo volume della serie (#LMDA) è concluso, devo solo revisionarlo. Devo iniziare a lavorare alla novella della serie, ma prima mi vorrei dedicare a una storia che ho nel cassetto da qualche tempo. Questa è una storia a cui sono molto affezionata, si tratta di uno young adult sempre ambientato in Italia. In questo caso conoscerete una protagonista forte e battagliera, un ragazzo schivo che vorrebbe solo finire la scuola senza troppo affanno e una città che, suo malgrado, li metterà l’uno contro l’altro.

www.alessandraangelini.com




mercoledì 10 gennaio 2018

Tania Paxia: le “strane” logiche della scrittura

Le storie sono al centro di tutto. E quando le storie sono romantiche, divertenti e imprevedibili come quelle che scrive Tania Paxia, anche le “strane” logiche della scrittura hanno un senso, prendendo in prestito uno dei titoli dei suoi romanzi più apprezzati dai lettori, “Le strane logiche dell’amore”, Newton Compton.
Saper mettere al centro dei propri obiettivi di scrittrice semplicemente quello di essere letta, a prescindere dal supporto, è la filosofia di quest’autrice dallo stile ironico e graffiante. Dopo essersi cimentata a lungo nel fantasy, Tania Paxia si è messa alla prova, quasi per gioco, anche con il romance, il genere che l’ha portata dal selfpublishing a confrontarsi con “nuove” logiche, quelle del grande mercato editoriale, senza mai perdere il suo spassoso disincanto e la capacità di far sorridere attraverso gli intrecci che vivono i suoi personaggi.
Per quanto, all’apparenza, fantasy e romance siano due generi diametralmente opposti, l’impronta di Tania è ben chiara in ogni sua storia nella quale spiccano sempre la forte personalità dei protagonisti e quell’aura magica di un destino inaspettato, in cui tutto ciò che accade sembra casuale, ma, in fondo, ci piace pensare che sia semplicemente lì ad attenderci. Come quando Cameo, la protagonista di “Le strane logiche dell’amore”, si ritrova dalle mani quel libro misterioso dal quale avranno inizio tutte le sue avventure. O quando May, la protagonista di “Ti amo già da un po’” e “Ti amo ma non lo sai”, decide di tornare nella sua cittadina d’origine e inizia a fare i conti con un amore non ancora dimenticato che ha ignorato per troppo tempo, nonostante abbia segnato la sua adolescenza. Sono solo attimi di vita quotidiana, apparentemente come tanti altri e simili a quelli vissuti da ciascuno di noi, ma che, nelle storie di Tania cambiano la vita di due eroine degne di popolare l’inarrestabile fantasia di noi lettori, già in attesa della prossima avventura…


 Romantici equivoci, sogni da realizzare e un imprevedibile destino sempre pronto a metterci lo zampino: questi sono solo alcuni degli ingredienti dei tuoi romanzi, storie di vita quotidiana, ma con protagonisti eccezionalmente vividi. Da cosa nasce la tua esigenza di scrivere? Che scrittrice sei: segui l’ispirazione in qualunque momento della giornata o hai un metodo collaudato al quale non puoi rinunciare?

La scrittura per me è sempre stata una necessità senza la quale non avrei mai avuto l’opportunità di sfogare tutte le mie ansie quotidiane; questa esigenza nasce quindi dal bisogno di trovare un metodo antistress per evadere – anche se per mezz’ora o, nei casi più fortunati, poche ore – dalla realtà.
Dunque… per quanto riguarda l’ispirazione, dipende. Sono sempre stata abituata a scrivere ovunque e a qualunque ora del giorno – porto sempre con me il mio fedelissimo portatile – per cui a volte scrivo tutto quello che mi passa per la testa, di getto, e poi lo correggo con calma nel tempo libero o, se proprio non sono convinta, durante la prima rilettura del capitolo. Quando mi capita di scrivere nel weekend o di notte me la prendo comoda e mi posso “permettere” un attimo di riflessione in più. E allora sì che incominciano i dubbi e i dilemmi della serie: “L’avrò scritta giusta questa frase?” oppure “Si capisce cosa intendo oppure ho ancora scritto in taniesco e riesco a decifrarlo solo io?”. Mi capita di trovare nel testo riflessioni della “me passata” che consiglia la “me presente” per eventuali modifiche. Sono un po’ confusionaria, lo so, ma alla fine tutto prende forma e trova il posto giusto.



May e Cameo: ragazze apparentemente molto diverse tra loro, ma protagoniste ugualmente indimenticabili delle tue storie. Come le definiresti? In generale, come delinei i personaggi dei tuoi romanzi e le vicende che li coinvolgono?

Sì, May e Cameo sono due ragazze diverse, ma hanno in comune qualche lato del carattere, come per esempio l’inclinazione a volerci vedere chiaro in determinate situazioni, la caparbietà e anche l’istinto (o il fiuto investigativo, in entrambi i casi). Un’altra cosa che le accumuna è l’ironia, ma questo perché io sono ironica per natura, quindi riverso qualche pizzico di me in ogni personaggio, anche secondario! In ogni libro ho lasciato un pezzettino del mio carattere o qualcosa che mi è davvero capitato nella vita. Per lo più prendo spunto dai sogni, ma anche da piccoli avvenimenti che mi sono davvero successi, come per esempio aver ricevuto un certo libro in anteprima. Cameo Pink è nata nel preciso istante in cui mi sono ritrovata tra le mani quel romanzo in particolare…



Per saper scrivere bene, occorre, certamente, leggere tanto. Quali sono le tue autrici e i tuoi autori di riferimento? Come mai hai deciso di dedicarti a un genere così amato come il rosa e cosa caratterizza il suo stile in questo senso?

Sembra strano, ma non ho mai amato particolarmente il genere rosa come lettrice; questo perché, fino a qualche anno fa, non mi ero mai avvicinata sul serio al romance, nel senso che le uniche autrici di cui io abbia mai letto qualcosa – moderno e non di base classica – per quanto riguarda il genere rosa sono state Sophie Kinsella e Lauren Weisberger col mitico “Il diavolo veste Prada”. Tutto il resto per me era un mistero. A scuola sono stata indirizzata verso un certo tipo di lettura definita dai più “letteratura impegnata” (dai classici, alla narrativa moderna). Forse è per questo che a un certo punto ho sentito la necessità di evadere e dedicarmi ad altro, come per esempio al fantasy. Anche quella è letteratura impegnata, per chi non lo sapesse. Solo perché in alcuni testi vengono citate creature immaginarie o fatti non appartenenti a questo mondo non vuol dire che abbiano minore importanza dal punto di vista psico-filosofico. Molti fantasy hanno una base filosofica e svariati richiami alla psiche, alle religioni o alla mitologia. Forse a confondere è la parola usata per definire un genere così vasto che va dai mondi alternativi, passa attraverso la magia e rivive anche nei “sogni”. I miei primi lavori sono stati dei romanzi in cui la magia è l’elemento centrale, ma mi sono ispirata anche ai miti e alle leggende. E dato che ho tanta fantasia le mie amiche hanno visto bene di lanciarmi una sorta di sfida: “Basta con questi fantasy, scrivi un rosa se ne sei capace!”. Sono una persona cocciuta – una testona! – e pur di non perdere la scommessa ho scritto la mia prima commedia a tinte rosa (Sono io Taylor Jordan!). E mi sono divertita un sacco! Ma proprio tantissimo! Così ho continuato per quella strada, perché sorridere mentre scrivi è una delle cose più belle del mondo.



Dal successo sul Web, a una collaborazione collaudata con un grande editore: facciamo un bilancio del tuo percorso d’autrice tra difficoltà e obiettivi raggiunti. Che consigli daresti a un giovane aspirante esordiente?

Il vero obiettivo è far leggere quello che scrivo. Il canale attraverso il quale avviene per me è indifferente, purché sia lecito e non a pagamento. Si è scrittori a prescindere dal marchio o non marchio in copertina. Le storie sono al centro di tutto. Nel mercato editoriale non funziona così, lo so bene, ma il mio pensiero è e resta questo. Ho sempre scritto per passione e per far divertire gli altri con le storie che mi saltano in testa. Non ho mai pensato (e non lo penso tuttora) di essere all’altezza della situazione. Cioè, è sempre stato un sogno irraggiungibile quello di avere un mio romanzo esposto nelle librerie. È il sogno di qualsiasi racconta-storie; passare dal digitale e dalla stampa ondemand agli scaffali è stato un salto nel buio ma non è sicuramente la fine di tutto il percorso. Da quanto ne so, certe occasioni capitano poche volte nella vita e bisogna imparare a riconoscere le buone possibilità dalle false speranze, perché il “fitto bosco”, Cappuccetto Rosso ci insegna, “è sempre pieno di insidie”. Per adesso sono stata fortunata, sarà che ho fiuto come May e Cameo! Ma anche qui ci vado con i piedi di piombo.
Per quanto riguarda i consigli, non so se sono in grado di elargire suggerimenti, ma alcune cose le ho imparate con l’esperienza (vedi “a forza di capocciate”): rimanere con in piedi per terra sempre e comunque perché non si è mai “arrivati”. E non fermarsi mai ai “no” o “Il tuo lavoro non è nelle nostre corde”. Le corde di cosa, non l’ho mai capito (che abbia contattato delle filarmoniche e non degli editori?), ma l’importante è non arrendersi mai e poi mai nell’inseguire i propri sogni. Basta avere tanta, tantissima, pazienza. “Che poi”, mi sono sentita dire, “se lo hai scritto non vuol dire che qualcuno debba pubblicarlo”. Faccio da sola, non ti preoccupare! Grazie al selfpublishing sono riuscita a raggiungere tante persone che mi hanno scaldato il cuore e che altrimenti non avrei mai avuto il piacere di conoscere attraverso i loro messaggi, le piccole recensioni e anche attraverso le critiche, che non fanno mai male.


A cosa stai lavorando attualmente? Svelaci quali sono i tuoi progetti per il futuro.


Adesso sto ultimando l’ultimo libro di una serie che è stata già acquisita in parte dalla Newton Compton. Sto scrivendo anche il seguito di uno dei miei romanzi self, ma preferisco mantenere ancora un alone di mistero, perché non sono sicura se il tutto andrà a buon fine o meno! Ho anche dei fantasy in sospeso, ma purtroppo non riesco a trovare il tempo per ultimarli ed editarli come vorrei. Colpa anche della vista che in questo periodo non mi aiuta a stare davanti a uno schermo. La me talpina soffre. Ma continuo anche con gli occhi incrociati!

mercoledì 20 settembre 2017

Alessandra Redaelli: Arte, Amore e tante storie da scrivere


A lei scrivere romanzi piace proprio tanto. Ce lo ha confessato col sorriso, nel suo stile scanzonato e senza prendersi troppo sul serio. Soprattutto perché sono loro a guidarla, prendendola per mano, capitolo dopo capitolo. Ma chi è lei? Si tratta di Alessandra Redaelli, critica d’arte e curatrice di mostre d’arte contemporanea e loro sono Martina, Ananda, Nirvana e un mosaico di coloratissimi personaggi, protagonisti del suo primo romanzo, “Arte, amore e altri guai”, Newton Compton Editore, una storia frizzante e fuori dagli schemi, il cui impatto può essere paragonato a quello della Pop Art di Andy Warhol nel secolo scorso.
A dare una marcia in più a questa opera prima, oltre all’impronta stilistica molto personale dell’autrice, che aveva già caratterizzato i suoi saggi sulla storia dell’arte, sono proprio i suoi protagonisti. Quelle creature nate a due dimensioni, tra inchiostro e tastiera che, sul più bello, prendono letteralmente vita e si mettono a fare tutto da soli. E noi, lettori, ma evidentemente anche scrittori, ci mettiamo l’anima in pace e li assecondiamo, soprattutto quando a ispirarci è stata la nostra quotidianità. Alessandra Redaelli scrive di ciò che conosce e di ciò che ama e questo genuino trasporto si percepisce, pagina dopo pagina.
Martina, la protagonista della storia, è una donna che ha da poco superato i quaranta e si divide tra gli impegni di mamma di due adolescenti, i suoi gemelli Ananada e Nirvana, e gli obblighi di redazione della rivista d’arte con cui collabora. Ha un marito bello e attraente che ama moltissimo, ma quando si rende conto che qualcosa nel suo matrimonio inizia a scricchiolare, sarà costretta a mettersi profondamente in discussione, cercando di non perdere l’ironia che la contraddistingue, nonostante i guai che sembrano darle la caccia. Quella di Martina è una vita nella quale è facile immedesimarsi, fatta di fragilità, ma anche di tanti colori diversi, come potrebbe essere quella di ciascuna di noi, eroine di noi stesse, sempre di corsa, ma mai troppo impegnate per guardarci dentro, alla ricerca di un pizzico di romanticismo e passione.



Il passaggio dalla critica d’arte alla narrativa sembra esserti stato particolarmente congeniale, vista la naturalezza con cui hai costruito una storia divertente e dissacrante al tempo stesso, anche se, in fin dei conti, non ti sei allontanata troppo dal tuo mondo, visto che tanti stravaganti artisti fanno incursione tra le pagine di “Arte, amore e altri guai”, Newton Compton. Come nasce questa esigenza di raccontare e cosa ti ha ispirata durante la stesura del tuo primo romanzo?

L’esigenza di raccontare una storia come quella di Martina nasce dalla mia lunghissima esperienza all’interno di un mensile specializzato. Ho lavorato per tantissimi anni come collaboratrice fissa per la rivista Arte – della Cairo Editore – e collaboro ancora, ma per un lungo periodo ho vissuto proprio la vita della redazione. Ho avuto a che fare con diversi direttori, ognuno con i suoi talenti speciali e con le sue peculiarità. Ho lavorato gomito a gomito con colleghi fantastici con cui c’era uno scambio continuo e ho conosciuto una quantità di artisti, giovani o già famosi, che mi hanno entusiasmato e mi hanno fatto amare immensamente questo mondo. E poi c’era il caporedattore storico, quello il cui nome, nella cerchia dei critici e dei giornalisti di settore di Milano, fa ancora “tremare le vene e i polsi”. Un individuo pazzesco, indimenticabile, a tratti feroce e a tratti tenerissimo, che mi ha insegnato tantissimo e che ho messo al posto d’onore nei ringraziamenti del mio primo saggio. A lui – che oggi è in pensione e si gode la vita in una tranquilla cittadina del Piemonte – mi sono ispirata per uno dei personaggi che amo di più di “Arte, amore e altri guai”: il terribile Pitbull.

Già nei panni di saggista e divulgatrice hai dimostrato come, anche un argomento serio come quello della storia dell’arte, possa essere raccontato col sorriso. Facciamo un bilancio dei tuoi primi passi come narratrice: è un’esperienza che pensi di ripetere in futuro? Che autrice sei e come hai dovuto adattare il tuo metodo a seconda dei vari generi in cui ti sei cimentata?

Assolutamente sì: è un’esperienza che intendo ripetere. E già mi frullano mille idee per la testa.
Scegliere un tono leggero, apparentemente facile (e dentro quell’ “apparentemente” c’è tanto) e uno sguardo scanzonato e dissacrante nei confronti di una materia considerata ostica come l’arte contemporanea è stata la mia sfida, e credo di averla vinta. Tanti colleghi – che peraltro stimo moltissimo e da cui ho imparato tanto – si affidano per parlare d’arte a un linguaggio erudito e complesso. Io ho voluto dimostrare che per parlare di cultura si può usare un linguaggio diverso e che la leggerezza, a volte, è la chiave migliore, perché non fa paura, non è respingente, non mette l’interlocutore in soggezione, ma al contrario lo fa sentire a suo agio. Già dimostrare che un mucchio di caramelle o una stanza vuota sono opere d’arte non è la cosa più semplice del mondo, se poi lo si fa arrotolandosi dentro frasi involute il lettore rischia di mettersi a prendere a testate il muro per poi passare a una fiction in tv. Far capire invece anche a chi non bazzica la materia, che l’arte contemporanea può essere assaporata col piacere di una fiction – ma una fiction che ti lascia dentro qualcosa, ti apre la mente e ti rende felice – ecco, è una bella soddisfazione.
In realtà non c’è tanta differenza tra il linguaggio di “Keep Calm e impara a capire l’arte” o di “I segreti dell’arte moderna e contemporanea” e quello del romanzo. L’idea – sostanzialmente – è la stessa: parlare di cose serie (in questo caso il matrimonio a una svolta, i deragliamenti amorosi, il ruolo della donna, l’amicizia, il sesso) in maniera leggera ma precisa e senza sconti. Diciamo che, ora che conosco Martina, la protagonista del romanzo, penso che “Keep Calm” e “I segreti” potrebbe averli scritti proprio lei.




Come definiresti Martina, l’indimenticabile protagonista della tua storia? In generale, come hai delineato tutti i personaggi, più o meno importanti, che le ruotano attorno, a partire dai suoi figli adolescenti, Ananda e Nirvana?

Martina è una donna multitasking tipica del nostro tempo: mamma acrobata, moglie, massaia (più o meno…), professionista. Vorrebbe dare il meglio di sé in tutti i suoi ruoli, ed è sempre in corsa contro il tempo: sia quello della quotidianità – che le sembra perennemente insufficiente – che quello degli anni che passano, del corpo che cambia. Quello che succede al suo matrimonio è come uno schiaffo in piena faccia, e tuttavia è la chiave che le permette di rileggersi come una donna nuova, capace ancora di sedurre e di salvarsi attraverso la passione per il suo lavoro, l’aiuto delle amiche e – arma fondamentale – l’autoironia. Diciamo che per lei si chiude una porta e si apre un portone (o un burrone, come direbbe Fedez… sta a voi decidere).

Immagina di avere una macchina del tempo: quale grande artista o scrittore del passato ti piacerebbe conoscere e intervistare? E quali domande gli faresti?

Oh… Vorrei essere Berthe Morisot e – cavolo – giuro che riuscirei a sedurre Manet, a fargli lasciare la moglie (tanto non l’amava: la tradiva compulsivamente) e a farmi sposare da lui. Altro che accontentarmi del fratello! Ok, seriamente? Vorrei incontrare Artemisia Gentileschi anziana – è morta a sessant’anni… per quegli anni era anziana – e farle una lunga intervista, capire come ha fatto allora, in una delle epoche più buie, lei, donna, indifesa e sola, a farsi strada in quel mondo di lupi (maschi) che è l’arte e a uscirne come la più vittoriosa delle guerriere.



A cosa stai lavorando attualmente? Svelaci quali sono i tuoi progetti per il futuro.


La mia professione ufficiale è quella della curatrice di mostre, e per i mesi a venire ho tanti appuntamenti (si trova tutto sulla mia pagina Facebook). Per Newton Compton, poi, sto lavorando a un nuovo saggio. Sarà completamente diverso dai due precedenti, perché non sarà scandito in microcapitoli monografici su un’opera, ma avrà un andamento fluido e consequenziale. Anche se il tono – dont’t worry – sarà assolutamente il mio. E poi… chissà. Ti dirò: a me scrivere romanzi piace proprio tanto. 

mercoledì 14 giugno 2017

Viviana Leo: il filo magico che lega alla scrittura


Credete nella magia dell’amore a prima pagina? Succede solo coi libri scritti col cuore di iniziare a leggerli quasi per caso e ritrovarsi, qualche ora dopo, a sentirne già la mancanza, perché li abbiamo divorati tutto d’un fiato. La magia è senza dubbio un ingrediente importante delle storie di Viviana Leo, soprattutto nel suo ultimo libro, “Questo piccolo grande errore”, Newton Compton, perché è proprio da uno stravagante incantesimo che tutto ha inizio. Ma, anche quando non è la magia a dare il via ai suoi romanzi, Viviana Leo riesce a creare la giusta atmosfera per incantare i suoi lettori, legandoli a sé con quello stesso invisibile filo rosso che lega Lucy e Steven, i protagonisti del suo ultimo libro.
Lucy è una ragazza come tante, piena di insicurezze e con qualche rotondità che, però, non le impedisce di andare a divertirsi con le amiche. Ed è proprio dopo una serata in discoteca che hanno inizio una serie di eventi così incredibili, da sembrare solo frutto della fantasia. Lucy, infatti, si sveglia nel letto di Steven Darrin, un famoso attore per il quale ha un debole da sempre e, come se non bastasse, i due solo legati da un sottile filo rosso che solo loro sembrano poter vedere e che non riescono a tagliare in nessun modo. Come è stato possibile? E cosa fare per rimediare? Sembra proprio che neppure il mago al quale Lucy ha fatto visita per gioco la sera precedente possa spezzare l’incantesimo. Chissà che, tra una peripezia e l’altra, non sia l’occasione per Lucy e Steven di scoprire lati inaspettati delle reciproche personalità, fino a capire che l’amore è più imprevedibile della magia stessa.
Lucy non è il solo personaggio del quale vi innamorerete: Alice e Lisa, infatti, protagoniste rispettivamente di “Fammi dimenticare la pioggia” e “Sei solo mio”, entrambi editi da Newton Compton, sono molto diverse tra loro, ma rispecchiano la crescita di un’autrice ormai pronta per affrontare temi sempre più complessi, accanto all’amore e all’amicizia.
Eclettica, romantica e determinata, Viviana Leo ha il pregio di saper mettere su carta storie semplici che riescono a far sorridere, regalando quelle emozioni che si provano solo quando un personaggio nel quale è facile immedesimarsi, realizza un sogno, trova un amore o si rende conto che, anche nelle avversità, un pizzico di dolcezza fa vedere tutto più rosa.



Emozione, passione e un pizzico di magia: tre elementi che, in modi diversi e sempre nuovi, contraddistinguono le tue storie. Da dove nasce la tua esigenza di scrivere? Che autrice sei: segui l’ispirazione a qualunque ora del giorno o hai un metodo ben preciso al quale non sai rinunciare?

La mia esigenza di scrivere nasce da dentro ed è difficile da spiegare, è come un fuoco che mi scorre nelle vene e ha bisogno di essere liberato attraverso la tastiera del pc. Ecco, non riesco a trovare paragone migliore. Io di solito seguo l’ispirazione, ovvero accendo il computer, apro il file Word e spero che le parole vengano. Se non lo fanno, ascolto musica per un po’ e riprovo. Se ancora non succede nulla, spengo il pc e faccio una passeggiata immersa nella natura. Di solito questo metodo mi aiuta molto. Ma no, non ho degli schemi. La scrittura è prima di tutto passione e credo che la passione non possa essere imprigionata in qualcosa di rigido e schematico.

Di sicuro le storie d’amore non passano mai di moda. A cosa è dovuto, secondo te, l’enorme successo del rosa in tutte le sue sfaccettature? Come mai hai deciso di dedicarti a questo genere così fortunato e cosa ti caratterizza?

Credo che la maggior parte di noi abbia bisogno di un pizzico di romanticismo che colori le giornate, soprattutto perché si sente il bisogno di sognare. Non ricordo chi ha detto la frase: “Gli uomini di carta sono migliori di quelli di carne” e, anche se triste, temo sia vero. Nei libri possiamo cercare la perfezione che nella realtà non troviamo o che speriamo di trovare, o desiderare di essere qualcuno che non siamo. In fondo cosa c’è di male? Tanto poi ci pensa la realtà a riportarci con i piedi per terra, ricordandoci che la perfezione non esiste! A me il rosa è sempre piaciuto, sia leggerlo che scriverlo, ecco perché ho deciso di trattare questo genere. Quello che mi caratterizza? Non so, forse il fatto che i miei protagonisti siano persone normali. Nessun miliardario, nessun super uomo o super donna, solo ragazzi con i loro pregi e i loro difetti.  


Lucy, Alice e Lisa: le protagoniste dei tuoi romanzi sono ragazze molto diverse tra loro che, però, hanno in comune la perseveranza nel voler realizzare i loro sogni. Come le definiresti? In generale, come delinei i personaggi delle tue storie e le vicende che li coinvolgono?

Le definirei sicuramente testarde, perché tutte e tre sanno quello che vogliono, sanno come sono e non hanno problemi a cacciare le unghie quando serve.
I miei personaggi di solito nascono nella mia testa da qualche episodio che mi accade nella realtà o dai racconti della gente, la stessa cosa accade per quanto riguarda le vicende che ruotano attorno a loro. Sono una che ama ascoltare e mettere su carta…

Per saper scrivere bene occorre, senza dubbio, leggere tanto. Quali sono i tuoi autori e autrici di riferimento? Se avessi una macchina del tempo quale grande scrittore del passato ti piacerebbe incontrare e perché?

Avendo studiato Lettere sono partita dai classici, per poi arrivare ai contemporanei. Tra questi adoro Gabriel García Márquez, Patricia Cornwell, L. Hamilton, Amabile Giusti, Sara Pratesi, Laura Pellegrini, Fabiana Andreozzi, Alessia Cucé e tantissimi altri. Leggo davvero molto, sarebbe impossibile citarli tutti!
Mi piacerebbe tantissimo incontrare Dante, perché ho adorato la Divina Commedia e amo il fiorentino, quindi sarei felice di parlare con lui di letteratura. Un sogno!


A cosa stai lavorando attualmente? Raccontati quali sono i tuoi programmi per il futuro.


Attualmente sto lavorando a un libro molto più impegnativo rispetto ai miei precedenti, perché tratta la violenza sulle donne, in particolare la violenza domestica. Non so se vedrà mai la luce, ma lo sto scrivendo, poi si vedrà. I miei programmi per il futuro sono uguali a quelli di qualche anno fa: scrivere, scrivere e scrivere, impegnandomi a migliorare ogni giorno di più. Spero di riuscirci, perché la scrittura è la mia vita e ho intenzione di proseguire questa strada.

mercoledì 31 maggio 2017

Valeria Luzi: senza Amore non c’è Gusto!

Tutti la chiamano La Scrittora e chi la conosce sa bene che non c’è modo migliore per definirla, visto che per l’instancabile Valeria Luzi scrivere è un mestiere a tempo pieno. Da quando ha raggiunto il successo con “Ti odio con tutto il cuore” e “Mi manchi troppo per dimenticarti”, i romanzi editi da Newton Compton che hanno fatto conoscere il suo talento al grande pubblico, infatti, non si è più fermata, continuando a deliziare i lettori con le sue storie tra amore, cucina e tanto altro.
Dopo una Laurea in Filosofia e un’esperienza di vita a New York che l’ha spinta a inseguire i suoi sogni senza riserve, Valeria Luzi ha deciso di coltivare la sua passione di bambina e ha ripreso in mano carta e penna, diventando in breve tempo una tra le scrittrici italiane più lette e amate degli ultimi tempi, soprattutto per la sua capacità di declinare l’amore in ogni sua sfaccettatura, con ironia e tenerezza, grazie ai suoi esilaranti personaggi, ai quali è facile affezionarsi.
In effetti, è proprio il caso di dirlo: senza amore non c’è gusto, ma oggi che, tra le altre cose, scrive sceneggiature per il cinema e si occupa di affiancare autori emergenti con corsi di scrittura creativa e editing, gli orizzonti di Valeria Luzi si stanno allargando. Non è passato molto tempo dalle avventure della testarda ristoratrice Susi e dell’orgoglioso chef Michael Di Bella, tanto diversi quanto innamorati, tuttavia Valeria è pronta per dare una svolta alla sua carriera di autrice, cimentandosi anche nella narrazione di altre forme di amore nei suoi romanzi di prossima uscita, iniziando col raccontare proprio la sua vera storia d’amore.
Nell’attesa non ci resta, dunque, che ingannare il tempo navigando sul ricco Blog diValeria Luzi - La Scrittora, dove, tra una video-recensione e l’altra, fa riflessioni e dà consigli col garbo e l’eleganza che la contraddistinguono, ma anche col coraggio e la leggerezza di chi ha avuto la fortuna e la perseveranza di trasformare un talento in una professione a tutto tondo.


Tra l’odio feroce e l’amore appassionato il passo sembra essere decisamente breve per Susi e Chef Michael, i protagonisti di “Ti odio con tutto il cuore” e “Mi manchi troppo per dimenticarti”, Newton Compton. Raccontaci la genesi di questi romanzi: cosa ti ha ispirato durante la stesura?

Quando ho letto il romanzo di Anna Premoli “Ti prego lasciati odiare”, edito sempre dalla Newton Compton e Premio Bancarella 2013, ho capito che anche io volevo scrivere una storia di amore e odio dalla forte componente ironica, e, pensando alle varie ambientazioni che avrei potuto utilizzare, ho scelto la città in cui ho vissuto per un anno, New York. Per quanto riguarda lo chef star della TV Michael Di Bella, il protagonista maschile, ho tratto ispirazione dallo chef Gordon Ramsey, di cui ho sempre seguito i programmi.

Quando i lettori si affezionano ai personaggi di una bella storia, scrivere un seguito è un po’ come tornare a sentire il calore di una famiglia virtuale per un autore che mette il cuore in ciò che scrive. Ma quali sono i trucchi per non ripetersi e mantenere alto l’interesse del pubblico? E, siccome non c’è due senza tre, forse stai preparando una trilogia?

Esatto! Alla fine della prima stesura di “Ti odio con tutto il cuore”, ero così affezionata ai personaggi, che ho deciso subito di scrivere un seguito. Solo che poi il problema era cercare qualcosa di nuovo e originale a proposito di Susi e Mike. L’espediente classico sarebbe stato farli litigare di nuovo, per gelosia o per qualsiasi altro motivo, ma li avevo fatti discutere così animatamente nel primo, che mi piangeva il cuore a farlo di nuovo. Così ho escogitato l’escamotage di un misterioso incidente e della conseguente amnesia di Susi, per costringere Mike a conquistarla di nuovo.
Avevo immaginato un terzo libro per raccontare la storia della nipote di Susi e il cugino di Mike, ma nel frattempo ho deciso di scrivere la mia storia d’amore e quindi credo proprio che quel filone sia esaurito.


Quando e da dove nasce la tua esigenza di scrivere? Che autrice sei: segui l’ispirazione in qualunque momento della giornata o hai un metodo collaudato al quale non sai rinunciare?

All’inizio scrivevo quando avevo tempo, soprattutto la notte, e non avevo un metodo o una pianificazione specifici. Da quando invece scrivere è diventato il mio lavoro a tempo pieno, ho dovuto necessariamente strutturarlo come un qualsiasi altro impiego, lavorando minimo otto ore al giorno e imponendomi delle scadenze. In ogni caso, cerco di seguire sempre l’ispirazione e di trasmettere nei libri tutte le emozioni che provo mentre scrivo.

È ancora possibile, secondo te, al giorno d’oggi, fare della scrittura una professione a tempo pieno? Cosa significa collaborare con un grande editore? Dai un suggerimento a un giovane che volesse seguire le tue orme.

È possibile, anche se molto molto difficile. Nel mio caso, oltre a scrivere libri, mi occupo anche di editing per aspiranti scrittori, lezioni di scrittura creativa e lavoro come sceneggiatrice. Quindi sempre tutti lavori in ambito editoriale, un mondo molto sfaccettato e controverso. Collaborare con un grande editore può essere molto stimolante ma anche pericoloso, perché le grandi case editrici sono delle aziende che badano soprattutto ai numeri. A tutti gli aspiranti scrittori che mi contattano consiglio di leggere tantissimo, soprattutto i classici, di frequentare un corso di scrittura creativa e di farsi aiutare nella correzione della prima opera da un editor, che può anche fargli da Virgilio nel complicato mondo dell’editoria.



A cosa stai lavorando attualmente? Raccontaci quali sono i tuoi programmi per il futuro.


Negli ultimi anni, anche grazie alla psicoterapia, ho capito che i romanzi rosa sono stati una tappa del mio cammino di scrittrice e che adesso sono pronta ad andare avanti. Oltre al libro sulla mia vera storia d’amore, che spero uscirà l’anno prossimo non con la Newton Compton, ho in programma di scrivere dei libri di narrativa, in cui ci sarà sempre l’amore, ma non per forza tra uomo e donna, come nel romanzo rosa, ma magari tra due sorelle, tra madre e figlio. Storie emozionanti e formative, senza uno scontato lieto fine.